Omelia della Messa per l’erezione della Parrocchia S. Gerardo e del Santuario S. Maria delle Grazie e S. Gerardo – Frosinone

S. Messa ed Erezione della Parrocchia S. Gerardo e del Santuario S. Maria delle Grazie e S-
Gerardo – Frosinone, chiesa S. Gerardo – domenica 28 giugno 2026

Carissimi fratelli e sorelle, celebriamo stasera un importante anniversario: da 250 anni i carissimi padri Redentoristi sono presenti in questa Diocesi di Frosinone, presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie che, nel tempo, è divenuta un luogo di straordinaria devozione a San Gerardo, al quale la nostra gente è legata quasi come a un vero e proprio Patrono. Siamo qui per dire “grazie” a loro e, con loro, grazie al Signore.
Ma questo anniversario si arricchisce di un altro grande dono, uno di quei doni che la Provvidenza di Dio prepara nel tempo e, magari anche dopo una certa attesa, rende possibili nel momento opportuno secondo i Suoi disegni; quel tempo di grazia che la tradizione biblica e teologica chiama kairòs. Oggi la Grazia ci raggiunge e ci supera, perché ho la gioia di elevare questa chiesa a Santuario, dedicato a San Gerardo, proprio a motivo della devozione che qui gli si offre. Molti, venendo qui a pregarlo, si sono sentiti toccati dalla Grazia divina; e non solo attraverso le grazie che la sua intercessione ha ottenuto ma a motivo dell’esperienza spirituale consentita dall’incontro con
un santo come lui: mite, umile, caritatevole, mistico.
Oggi, infine, siamo inseriti in una grande Solennità della Chiesa: celebriamo infatti la Messa Vigiliare dei Santi Pietro e Paolo. Ed è davvero provvidenziale, è davvero una Grazia erigere un Santuario in una ricorrenza così.
Tutto questo ci svela il senso di questa nostra Festa: una Festa di Chiesa, una Festa di Santità!
La prima Lettura (At 3,1-10) ci racconta il cammino di santità della Chiesa nascente, guardando ai primi apostoli, instancabilmente impegnati a rendere testimonianza alla carità, con la forza della fede e generando speranza. Come interpretare in altro modo la guarigione dello storpio ad opera di Pietro e Giovanni? E come leggere tanti prodigi ottenuti da San Gerardo? Ma il testo biblico specifica che tutto questo si compie «nel nome di Gesù Cristo». La carità, per i cristiani, non può essere pura attività sociale; e, pur innestandosi concretamente nel sociale, persino nella vita politica – pensiamo al patrimonio inestimabile della Dottrina Sociale della Chiesa -, è forza che promana da Gesù, è la stessa carità di Cristo. È Lui che compie i miracoli ed è Lui che lo storpio incontra e riceve in Dono attraverso gli apostoli, ai quali egli ha chiesto l’elemosina; è Lui che tanti ricevono dalle mani di San Gerardo.
In questo Santuario, molti verranno a chiedere grazie: possano sempre trovare Gesù, vivendo la gioia dell’incontro e la grazia della conversione!
Di questa conversione parla Paolo nella seconda Lettura (Gal 1,11-20). Egli ci narra la sua esperienza di vita che, dopo un vero e proprio accanimento persecutorio contro i cristiani e contro lostesso Gesù, fa l’esperienza della Rivelazione del Cristo. È bellissimo. La sua conversione coincide con questa Rivelazione! E più volte, come sappiamo, egli la descriverà come una «Luce».
Anche San Gerardo, fin da piccolo, sperimenta il rivelarsi di Dio. Tante visioni, ascesi, fenomeni mistici… ma pure tanta sopportazione di umiliazioni e calunnie, persino degli insistenti attacchi del Maligno, che altro non sono se non il frutto di una vita di intensa preghiera, di relazione profonda, intima e perseverante con il suo Signore.
La preghiera di San Gerardo deve ora abitare nel nostro Santuario! Questa deve essere davvero unacasa di preghiera, un luogo dove si viene per pregare, si impara la preghiera, conforto nellatribolazione e luce nelle scelte.

Come Paolo anche san Gerardo, illuminato da Cristo, rilegge con tale luce tutta la sua vita e si rende conto di essere stato oggetto di una scelta di Dio «fin dal grembo materno» – come dice la Lettera ai Galati -, comprendendo così la sua vocazione, per rispondere alla quale lotterà tanto. Il valore della vocazione è profondamente legato al valore della vita, propria e altrui. E credo che, ai nostri giorni, venerare San Gerardo, Patrono delle gestanti, abbia un significato squisitamente profetico; farci percepire l’urgenza di annunciare che la vita è un dono intangibile, sacro, in ogni fase e in ogni situazione: dal grembo della mamma al grembo della vita eterna, con la morte naturale. Amici, se
davvero veneriamo San Gerardo, non possiamo non sentirci interpellati a testimoniare, proclamare, pregare – a ogni costo!- per quello che S. Giovanni Paolo II chiamava il Vangelo della Vita, senza il quale non ci può essere un annuncio evangelico vero, specie oggi. La Chiesa vive dell’annuncio del Vangelo: gli apostoli, Pietro e Paolo in particolare, ce lo dicono con chiarezza inequivocabile, nel loro insegnamento e nella testimonianza fino al martirio. Celebrando i 250 anni della presenza dei Redentoristi a Frosinone, noi siamo qui anche per metterci in ascolto di quanto il loro carisma riesce a dire e dare al mondo di oggi. E le parole del Salmista (Salmo 18 [19]), in certo senso, ce ne indicano l’attualità: «Per tutta la terra si diffonde il loro annuncio».
Ogni parola del Vangelo, della Sacra Scrittura, va diffusa ovunque, dunque va correttamente trasmessa, consegnata, spiegata con un linguaggio accessibile a tutti, soprattutto ai poveri e ignoranti, come vi esorta a fare il vostro Fondatore; ma anche a quei poveri che oggi abitano una società talmente secolarizzata da non dare spazio al trascendente, da non riuscire a verbalizzare non solo la realtà di Dio ma anche il bisogno di Lui.
Se oggi ci fosse Sant’Alfonso Maria de’ Liguori forse inizierebbe proprio da qui. Da un ritorno alle fondamenta della fede, dell’annuncio, del kérygma, della predicazione. E sarebbe bello se, fedeli al vostro carisma, voi redentoristi poteste fare di questo Santuario un luogo di annuncio della Parola di Dio, di catechesi per tutti, specie per le persone semplici o quelle che non conoscono il Signore, e di profondo ascolto e accoglienza di tutti Sareste segno di una Chiesa che è veramente «Maestra» che sa insegnare perché, come diceva Papa Giovanni, è «Madre», che sa parlare e accogliere. Il Vangelo di oggi ( Gv 21,15-19 ) mostra proprio l’Icona della Chiesa riassunta nell’imperativo rivolto da Gesù a Pietro: «Pasci!». Ciascuno di noi, specie noi sacerdoti, può testimoniare la commozione e la responsabilità di questa chiamata. Ma ciascuno può dire: «Signore, tu conosci tutto, tu sai che ti amo», rivivendo ogni giorno l’esperienza di Pietro: «Mi ami ?… Pasci», Egli ripete.
Andando con la mente e con il cuore al Lago di Tiberiade, oggi terra di guerra, conflitti, predominio, vorrei provare a immaginare questo Santuario così: un luogo in cui i pellegrini possano trovare ristoro e, soprattutto, possano trovare pascolo. Possano trovare un Santo come Gerardo che li attira e il Signore che li aspetta. Possano trovare voi, padri Redentoristi, e magari altri sacerdoti: pronti ad accogliere, facendo sentire ciascuno prezioso agli occhi di Dio; ad ascoltare, aiutando uomini e donne ad aprire il cuore sulle domande più profonde e divenendo strumenti di verità e consolazione; a confessare, restituendo la festa del perdono, senza la quale nessuna Festa Liturgica viene vissuta pienamente; a pregare, divenendo voi stessi modelli di preghiera per altri. Ad adorare e celebrare l’Eucaristia per dare Gesù, vero Cibo, medicina, salvezza. Cari amici, ecco, dunque, ciò che il nostro Santuario è chiamato ad essere: una Casa! Casa di San Gerardo, in cui ogni pellegrino si sente a casa per la devozione a lui, l’imitazione della sua santità, l’incontro con lui e, attraverso lui, con Dio.

Casa di preghiera, di intima e profonda relazione con Dio; specialmente, di preghiera per la Vita. Casa della Parola di Dio, in cui è curata la catechesi, la predicazione, il primo annuncio. Casa di tutti, cioè Chiesa che accompagna e pasce, offrendo Gesù, Vivente e Pane della Vita. San Gerardo interceda con Maria, Madonna delle Grazie.
Buon cammino. E così sia!

Santo Marcianò

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