Omelia alla S. Messa nella festa di S. Cataldo
Supino, domenica 10 maggio 2026
Carissimi fratelli e sorelle, le parole della prima Lettura (At 8,5-8.14-17) esprimono il senso della
Festa che oggi celebriamo: la gioia: «E vi fu grande gioia in quella città»!
Ed è bello essere dentro questa festa e assaporare una tale gioia di popolo, di tutti gli abitanti di
Supino! E’ bello sapere che la nostra gente, di generazione in generazione, tramanda il culto dei
Santi, che sente vicini, quasi fossero parte della città!
Vedete, la Parola di Dio dice che siamo tutti «concittadini dei santi» (Ef 2,19), chiamati alla vita
eterna, nella cui luce essi ci precedono; ma potremmo dire che pure i santi sono “nostri
concittadini”, tale è la familiarità con cui li avviciniamo; e la familiarità – nella misura in cui resti
intatto il rispetto – incoraggia in noi l’imitazione e ci fa sentire la gioia do averli fratelli nel nostro
cammino. Ce lo ha ricordato Papa Francesco in una Lettera sulla santità, che ha voluto intitolare
proprio Gaudete et Exultate.
Ecco la gioia! Ecco la gioia di questo giorno, ecco la gioia di questa città! Sapere che possiamo
anche noi andare verso la santità che, in definitiva, è gioia piena.
La gioia di oggi è ringraziamento, solennità; ed è assunzione di responsabilità nell’impegno
quotidiano, dei singoli e dell’intera cittadinanza. È condivisione di una storia antica e, al contempo,
di un anelito spirituale che, quali che siano le convinzioni personali, accumuna ogni essere umano.
E la condivisione traccia solchi, segna vie lungo le quali la sinergia si trasforma in un sentire
comune, quasi in una evangelica compassione verso la gente che, certamente con ruoli diversi,
viene affidata alla guida della Chiesa e dei responsabili della cosa pubblica.
Sono dunque tante la ragioni per cui la gioia segna questa celebrazione, nella quale l’Eucaristia si
accompagna alla Processione, offrendo alla nostra festa un significato che mi piace esprimere con la
parola “insieme”!
Le Feste dei Santi Patroni e di coloro ai quali si dirige una grande venerazione di popolo sono
vissute così: insieme. Chiesa e Istituzioni, adulti e bambini, anziani e giovani, tante famiglie… La
santità di Cataldo nasce nella sua esperienza di famiglia, dall’educazione religiosa ricevuta, che lo
sostenne nella vocazione e nel cammino di perfezione; mi piace ricordarlo in un giorno in cui, tra
l’altro, celebriamo anche la Festa della mamma!
Care famiglie, cari sacerdoti e consacrati, cari insegnati, catechisti, operatori pastorali, educatori…
San Cataldo vi incoraggia a non demordere nel compito educativo, pur se nella cultura attuale esso
sembri talora fallimentare. Il seme di bene, verità, giustizia e, soprattutto, di fede e amore, sparso
nel cuore dei vostri figli, dei nostri ragazzi, è destinato a fiorire, con modi e tempi che solo Dio
conosce, diventando frutto prezioso per tutta la comunità.
Oggi noi, comunità, sperimentiamo quanto il senso di popolo si rinsaldi attorno al protagonista della
festa, che è certamente il nostro Santo, ma che in realtà è Dio, è il Signore Gesù Cristo, Sorgente di
ogni santità. È Lui che i Santi ci aiutano a incontrare. Lo fa anche San Cataldo, un monaco
irlandese, un vescovo che ha trovato spazio di devozione in alcuni luoghi d’Italia, nei quali pare
fosse approdato a motivo di una tempesta, rientrando in Patria dopo un Pellegrinaggio a
Gerusalemme. Il suo culto, assieme a Taranto, città in cui è presumibilmente sepolto, è molto forte
nella Diocesi di Rossano-Cariati, dove ho esercitato il ministero all’inizio del mio Episcopato, 20
anni fa; mi commuove vedere oggi, qui a Spupino, una sorta di comunanza tra le due Diocesi; un
invito a sperimentare “insieme” – torna la parola -, come Chiesa, la bellezza della santità radicata
nella comunione.
E la “comunione”, sappiamo, è il modo in cui l’Eucaristia che celebriamo declina la parola
“insieme”. Sì, nella Messa siamo radunati non semplicemente per un incontro fra noi ma per essere
uniti, per essere «uno» in Cristo Gesù. È nell’incontro eucaristico con Lui che noi accogliamo il
dono, la Grazia della comunione; un dono, una Grazia che ci è affidata, perché la custodiamo e la
facciamo crescere ogni giorno: nelle scelte delle persone, delle famiglie, della comunità ecclesiale,
della comunità civile. Sono scelte che indicano un cammino, come avviene nella Processione che,
se ci pensiamo bene, è un’altra sfumatura della parola “insieme”: è un “camminare insieme”. Tra
l’altro, la traduzione di “camminare insieme” è siùn odòs, ovvero “Sinodo”.
Che bello! La festa popolare, la Festa di San Cataldo mostra il cuore dell’essere Chiesa: la
comunione, che il Signore ci regala, in particolare nell’Eucaristia, perché la mettiamo a frutto in uno
“stile sinodale”; nel comune cammino di cui Egli – i Santi lo testimoniano – è la Meta!
Cari amici, in questo cammino non siamo soli: “insieme”, siamo accompagnati da Gesù. «Non vi
lascerò orfani: verrò da voi», Egli assicura nel Vangelo ( Gv 14,15-21 ), il che è certezza e
consolazione, in tutti i tempi della vita.
E’ proprio vero, il Signore entra nella storia, si incarna nelle tradizioni di un popolo, si presenta
come risposta vera ai dolori, alle fatiche, alle difficoltà, alle ingiustizie, alla violenza, alla morte. E,
questo, non perché credere in Lui idealizzi l’esistenza ma perché sono tutte situazioni che Cristo ha
attraversato personalmente, portandovi la speranza della salvezza. Tornando alla prima Lettura,
vediamo che la gioia è sperimentata dagli abitanti di quella città della Samaria quando ascoltano da
Filippo e dagli apostoli la predicazione del Vangelo, assistendo ai prodigi che esso genera:
guarigioni dalle malattie, liberazione dal male…
Così, la Parola di Dio e la Festa del nostro San Cataldo sono speranza vera di sostegno, guarigione,
conversione, per tante situazioni particolari che ciascuno di voi sta affrontando e altre che possono
segnare la vita di questo nostro paese di Supino, della nostra terra di Ciociaria, del nostro mondo
incerto sotto la minaccia continua di guerre, prevaricazioni, ingiustizie, distruzioni…
Lì dove lo scoraggiamento e la disperazione sembrano scrivere l’ultima parola, siamo «pronti
sempre a rispondere a chiunque ci domandi ragione della speranza che è in noi». Lo dice Pietro
nella seconda Lettura (1Pt 3,15-18), lo dice la vita stessa di San Cataldo, la devozione e la gioia con
cui lo ricordiamo a distanza di secoli, celebrando e camminando “insieme”.
Supino, fatti prendere per mano da San Cataldo e dalla Mamma Celeste e cammina così!
Supino, sii luogo di speranza!
E così sia.
