Riaperta la Concattedrale di Veroli dopo il restauro. Marcianò: «La fede continua a generare bellezza»

Con la lettura, a cura del cancelliere della Curia Vescovile don Giovanni Magnante, del verbale di riconsegna della Concattedrale di Sant’Andrea Apostolo, la città di Veroli si è ripresa un luogo simbolo del suo passato di fede e di spiritualità. Liberato dai segni del tempo, che ne avevano ricoperto e offuscato la bellezza, il Duomo ritrovato ha destato stupore, meraviglia, devozione. Il restauro ha fatto riemergere dettagli dimenticati, particolari celati dal fumo e dalla polvere, restituendo il racconto di quella catechesi visiva custodita nei suoi dipinti e di cui si era persa la memoria.

«È un giorno che segna la storia della Chiesa verolana e di Veroli. Una cattedrale restaurata è una fonte che torna a scorrere verso la città – ha detto tra l’altro l’arcivescovo Santo Marcianò nella sua omelia – La nostra Cattedrale sorge di fronte al Municipio e nel cuore della piazza: la sua stessa posizione è una profezia: la casa di Dio non sta ai margini della vita della città, sta al suo centro perché da qui la grazia possa raggiungere ogni luogo. Queste pareti parlano e pregano da oltre sedici secoli. Abbiamo saldato il debito di gratitudine con i nostri padri che hanno costruito, riparato e custodito questo luogo. Nessuna generazione ha ricevuto questa chiesa intatta, ma tutte l’hanno riconsegnata risanata. Questa sera la Cattedrale torna a noi, non come proprietà: abbiamo il dovere di consegnarla al futuro più viva di come l’abbiamo trovata. Il restauro ci ha permesso di vedere ciò che era nell’ombra. Mi rivolgo agli artisti, alle maestranze, ai sovrintendenti, alla ditta, con le parole di Paolo VI: il mondo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. Restituire alla città di Veroli la bellezza della sua Cattedrale è un grande atto di speranza, di responsabilità e di impegno cristiano. Sarebbe una contraddizione avere una chiesa splendida ma una comunità divisa, pareti restaurate e relazioni ferite, una bella illuminazione e cuori spenti. La fede continua a generare bellezza. Resti aperta la Cattedrale, perché nessuno pensi che la bellezza sia un lusso per pochi. I visitatori che vengono per l’arte, possano trovare colui per il quale quest’arte è nata».
«Il mio è un semplice grazie – ha commentato don Dino Mazzoli, parroco di Veroli Centro – grazie a don Andrea Viselli che ha avviato l’opera e a don Tonino Antonetti che ha curato i lavori. Bentornati a casa, benvenuto a chi entra per la prima volta in questo gioiello della fede. Io sono arrivato da pochissimi giorni ma raccolgo, con l’orgoglio di chi si sente a casa, un’eredità importante».

«La nostra Cattedrale è un manifesto per i lavori finanziati con i fondi PNRR – ha affermato il sindaco Germano Caperna – nel cantiere hanno lavorato tanti verolani e l’hanno fatto con una cura ed una attenzione particolare, ed a loro va il mio grazie. La cittadinanza è stata così matura da sopportare i disagi causati dai lavori, ma Veroli ha sempre saputo rialzarsi dopo ogni evento tragico e riunirsi intorno alla sua Cattedrale. Grazie a Lei, Eccellenza, per essere sempre, tra noi, esempio di cuore aperto. La nostra amministrazione raccoglie l’eredità della res publica per consegnarla, a chi verrà dopo di noi, meglio di come l’abbiamo trovata. Questa Cattedrale è l’esempio di buona politica e di buona conservazione della cosa pubblica».
«È un giorno fausto. Riconsegniamo alla Chiesa verolana la sua Cattedrale. Grazie all’impegno diuturno di tutti, i lavori si sono conclusi entro i termini imposti dalla UE», ha ricordato il Sovrintendente Alessandro Betori.

L’importante opera è stata curata dal Ministero della Cultura e finanziato attraverso i fondi del PNRR, con la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina. I lavori sono stati eseguiti dall’impresa edile Lattanzi srl. Alla cerimonia hanno presenziato le massime autorità civili e militari della provincia di Frosinone; presenti anche il vicario generale, don Angelo Conti, e i sacerdoti verolano, unitamente ad una folla composta di fedeli.

di Lidia Frangione

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