
Un pellegrinaggio sulle orme di San Giovanni Paolo II, un viaggio della fede per continuare ad essere pellegrini di speranza anche nelle fatiche quotidiane e lievito per le comunità: questo, in estrema sintesi, il senso del pellegrinaggio che per cinque giorni ha portato un gruppo di fedeli delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri in Polonia, con tappe principali a Czestochowa e Cracovia, ma non solo, come diremo meglio tra poco. Sotto la guida dell’arcivescovo Santo Marcianò, al suo primo pellegrinaggio interdiocesano, al viaggio hanno partecipato anche don Mauro Colasanti, parroco a Frosinone e direttore dell’Ufficio diocesano pellegrinaggi, don Santo Battaglia, segretario del vescovo, don Luigi Crescenzi, parroco a Strangolagalli e che nel penultimo giorno del viaggio ha festeggiato anche il nono anniversario di ordinazione sacerdotale; presente nel gruppo di fedeli, provenienti da diverse parrocchie delle due diocesi, anche Bruno Calicchia, direttore dell’Ufficio pellegrinaggi di Anagni-Alatri.
Il primo giorno, il 6 luglio, partenza del viaggio, in collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, dall’aeroporto di Roma fino a Cracovia e subito trasferimento in bus a Czestochowa, con la visita al monastero dei padri Paolini (nella foto sotto), dove si trova il miracoloso quadro della Vergine Maria, detta anche la “Madonna nera”, uno dei più importanti e frequentati siti di pellegrinaggi di tutta Europa, con fedeli che arrivano da ogni parte del mondo. Proprio all’altare della Madonna, il vescovo Marcianò ha presieduto la Messa, conclusa con l’atto di affidamento a Maria, dopo averne ricordato lo sguardo e la presenza materna che sempre ci accompagna, in un clima carico di preghiera e commozione.


Il secondo giorno del pellegrinaggio è stato dedicato alla visita ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau dove, durante la seconda guerra mondiale e l’occupazione della Polonia, i nazisti internarono e uccisero più di un milione di persone innocenti. I pellegrini hanno visitato tra l’altro le celle dove furono rinchiusi Edith Stein, la monaca carmelitana che Giovanni Paolo II ha poi dichiarato patrona d’Europa, e padre Massimiliano Kolbe (entrambi poi santificati dal pontefice polacco), il fondatore della Milizia dell’Immacolata che più volte soggiornò anche nel convento francescano di Piglio, ospite del confratello e amico padre Quirico Pignalberi e che proprio nel paesino ciociaro iniziò a buttar giù le fondamenta di quel grande movimento di preghiera oggi presente in tutto il mondo.
Nel pomeriggio, trasferimento a Wadowice, la cittadina dove il 18 maggio 1920 nacque Karol Józef Wojtyła, La casa natale del futuro pontefice, in parte trasformata in museo, è stata visitata dalla comitiva ciociara, assieme alla dirimpettaia chiesa parrocchiale dove il piccolo Karol venne battezzato il 20 giugno 1920.
La mattinata del terzo giorno è stata interamente dedicata alla visita della città di Cracovia, con la sua Cattedrale, la collina e il castello di Wawel, la città vecchia, il palazzo degli arcivescovi, dove abitò il futuro Giovanni Paolo II da arcivescovo metropolita e poi da cardinale, la chiesa dei francescani, situata proprio difronte, dove Wojtyla si recava spesso a pregare e dove è stato conservato il banco dove era solito inginocchiarsi. Una immersione totale, dunque, nei luoghi del santo polacco e dove tutto parla di lui.
Nel pomeriggio, la visita a Lagiewniki, con la visita al santuario della Divina Misericordia dove è conservato il quadro “Gesù, in te confido”; un luogo che Giovanni Paolo II ha proclamato “il centro della Divina Misericordia”, durante la sua visita nel 2002, e che ha poi introdotto questa festa nella Domenica in Albis. Nel santuario, il vescovo Marcianò ha guidato la recita della coroncina alla Divina Misericordia.

Il 9 luglio, ultimo giorno effettivo di questo intenso pellegrinaggio, è proseguita la visita di Cracovia, con tappa anche presso la nuova Basilica dedicata a Giovanni Paolo II, e quindi partenza per Wieliczka, cittadina a 10 km, dove è presente la miniera di sale, una delle più antiche al mondo e ancora operativa (in funzione dal Medioevo), meta incessante di turisti da ogni dove che nel 1978 è entrata nella lista Unesco come patrimonio dell’umanità. La miniera forma una vera e propria città sotterranea, con laghi e tunnel e la più grande cappella sotterranea esistente al mondo, dedicata a Santa Kinga e interamente scolpita nel sale.

E proprio qui (nella foto sopra) monsignor Santo Marcianò ha presieduto la Messa, facendo opportuno riferimento al passo di Matteo “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini”, con l’invito ai pellegrini presenti, da estendere alle comunità di provenienza, ad esser per l’appunto sale di testimonianza e di speranza, ad avere sempre «il gusto della fede», facendolo assaporare anche agli altri nella vita di tutti i giorni, con una sempre più spiccata vita comunitaria anche tra le due Chiese diocesane di Frosinone e Anagni. Prima di preparare i bagagli per il viaggio di ritorno del mattino dopo, c’è stato anche un bel momento di svago serale in un locale tipico polacco, con danze e canti di quella tradizione.

Il prossimo pellegrinaggio interdiocesano, sempre guidato dal vescovo, si terrà a Lourdes dal 2 al 5 ottobre e ci si può ancora iscrivere. (Tutte le info e i contatti nel manifesto qui sopra)
di Igor Traboni
