Le celebrazioni

Nel segno di Tommaso d’Aquino, a Monte San Giovanni, per una fede che illumina la vita

Riscoprire la fede come scelta “pensata” e consapevole, che si lascia verificare dalla testimonianza della carità nei luoghi della vita, alla scuola delle sollecitazioni che la Parola di Dio offre al cristiano nell’itinerario del tempo di Quaresima e della luce che emana da santi come Tommaso d’Aquino. È la consegna che il vescovo diocesano monsignor Santo Marcianò ha lasciato alla comunità di Monte San Giovanni Campano il 7 marzo, in occasione dell’annuale festa patronale in onore di San Tommaso d’Aquino, la prima con la presenza del presule dall’inizio del suo ministero episcopale in diocesi e la prima dopo l’intenso triennio tomistico 2023-2025 (otto secoli da canonizzazione, morte e nascita del Santo).

Nell’omelia nella celebrazione che ha presieduto nella Collegiata di Santa Maria della Valle, concelebrata dal  parroco don Stefano Di Mario e dai parroci delle parrocchie del comune, Marcianò ha messo in primo piano il brano evangelico della terza Domenica di Quaresima, rimarcando come l’incontro di Gesù con la donna samaritana proponga al cristiano un vero itinerario di ricerca e scoperta del volto di Dio che «nel Figlio si rivela come Padre per tutti, al di là delle appartenenze culturali, religiose, sociali» e che vuole saziare la sete di vita piena dell’uomo con il dono dello Spirito che si fa sorgente di vita eterna. Il vescovo ha dunque evidenziato la dignità battesimale dei figli di Dio, chiamati a rispondere al dono della Grazia con una vita conforme al Vangelo e non solo con una teorica professione di fede, con scelte fondate sulla novità cristiana e non tanto su una esteriore appartenenza religiosa: «Così ha fatto Tommaso d’Aquino», ha affermato il vescovo, «che di fronte alla prospettiva di una promettente carriera ecclesiastica, scelse lo stile di vita di un Ordine mendicante come quello dei Domenicani».

E proprio il valore di tale decisione è custodito dalla città di Monte San Giovanni, precisamente dalle mura del castello ducale in cui un giovanissimo Tommaso riaffermò la sua decisione di consacrarsi a Dio nella famiglia dei Frati Predicatori di Domenico di Guzman, contro la volontà dei familiari. Qui, prima della celebrazione eucaristica, è arrivato monsignor Marcianò che si è raccolto in preghiera nella cappella dedicata al Dottore Angelico e ha quindi benedetto, presso il contiguo Piazzale della Corte, una lapide posta a ricordo della missione animata nella settimana della festa da un gruppo di Padri, suore e laici domenicani, cento anni dopo quella che gli stessi domenicani avevano realizzato in paese (1926). L’arcivescovo ha quindi presenziato alla processione con il busto reliquiario di san Tommaso fino alla chiesa Collegiata, dove in mattinata aveva celebrato anche l’Abate cistercense di Casamari, dom Loreto Camilli.

La “missione domenicana” di cui si è detto si è dipanata per cinque giorni attraverso momenti di spiritualità, annuncio, formazione e convivialità. I missionari hanno animato incontri con operatori pastorali, alunni, docenti e personale della scuola, ragazzi della catechesi e dell’oratorio, istituzioni locali e associazioni del territorio, gruppo-famiglie e giovani. Non è mancata la loro vicinanza ai malati. Un positivo riscontro ha avuto ancora il concorso letterario, giunto alla terza edizione, ispirato alla santità e all’opera di Tommaso e rivolto agli alunni delle scuole dei comuni della Vicaria di Veroli.

Due i momenti di taglio artistico-culturale: lo spettacolo teatrale “Tentatio”, in cui la compagnia “Teatro dei mercanti” ha liberamente riletto l’episodio della tentazione contro la castità vissuto da Tommaso nel castello di Monte San Giovanni, e il concerto per il patrono dei cori parrocchiali riuniti della città. La celebrazione eucaristica conclusiva della festa è stata presieduta l’8 marzo da padre Antonio Cocolicchio, Priore provinciale della Provincia Romana dei Domenicani.

di Augusto Cinelli

 

 

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