L'intervista

Marcianò: «Le nostre comunità vicine a Papa Leone»

Per gentile concessione del quotidiano Ciociaria Oggi, riproduciamo l’intervista apparsa sabato 18 aprile 2026 sul quotidiano:

Di fronte agli attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che hanno recentemente investito Papa Leone XIV, il vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni Alatri, Santo Marcianò, propone una chiave di lettura che invita ad andare oltre la superficie delle polemiche, per riscoprire il significato più autentico del suo magistero. Non si tratta, infatti, solo di rispondere a critiche contingenti, ma di cogliere un messaggio più profondo che interpella la Chiesa e la società nel loro insieme.
Al centro di questa riflessione emerge con forza il richiamo a una “rivoluzione dell’amore”, intesa non come formula astratta o slogan, ma come percorso concreto e quotidiano fatto di prossimità, ascolto, riconciliazione e solidarietà. In questa prospettiva, monsignore Marcianò sottolinea come tale rivoluzione trovi le sue radici nella vita ordinaria delle comunità cristiane, chiamate a tradurre il Vangelo in gesti semplici ma significativi, capaci di incidere nel tessuto sociale. È proprio nella fedeltà a queste scelte quotidiane che si costruisce una testimonianza credibile, in grado di generare pace e giustizia anche nei contesti più complessi. Allo stesso tempo, viene ribadito il legame profondo tra la Chiesa locale e il Santo Padre, un rapporto fatto di vicinanza sincera, affetto e preghiera, che si rinnova proprio nei momenti di maggiore difficoltà e che rafforza il senso di comunione ecclesiale. Un percorso che, nelle sue parole, trova radici nella vita quotidiana delle comunità cristiane e si esprime anche nel forte legame tra la Chiesa locale di Frosinone e Anagni e il Santo Padre, a cui vengono rivolti sentimenti di vicinanza, affetto e preghiera.

Eccellenza, qual è il suo punto di vista sui recenti e ripetuti attacchi rivolti a Papa Leone XIV?

«Ritengo che gli attacchi non colpiscono solo l’uomo, ma la Verità del Vangelo che egli annuncia. Quando il Papa parla di “pace disarmata” scuote le coscienze e mette in discussione le logiche di potenza e di esclusione. Queste critiche sono la prova che la sua voce è libera e non asservita ad alcuna ideologia politica o nazionalistica. L’operato di Papa Leone XIV ci insegna che l’autorità non teme il dissenso. La sua risposta — “non ho paura, parlo del Vangelo” — è la misura della sua statura spirituale. Personalmente vedo in questi attacchi un invito per tutta la Chiesa a stringersi attorno a lui. La sua azione pastorale punta a riportare lo sguardo sull’essenziale: la dignità umana. Gli attacchi svaniranno come nebbia al sole, ma il magistero di Leone XIV resterà come una pietra miliare per la Chiesa».

In un tempo in cui la pace è fortemente minacciata, non sono certo queste sortite a costruire un mondo più giusto e fraterno. Cosa invece serve per invertire la rotta e iniziare quella “rivoluzione dell’amore” che lei ha richiamato più volte, ad iniziare dalla sua prima Lettera pastorale?
«Per invertire la rotta e dare vita alla rivoluzione dell’amore, occorre passare dalle parole ai gesti concreti di prossimità e riconciliazione. Non bastano i proclami; serve una conversione del cuore che ponga la dignità umana al di sopra di ogni interesse egoistico o logica di potere. Credo che sia necessario porre dei pilastri fondamentali per costruire questo cambiamento: partire, anzitutto, da un ascolto empatico, accogliere il grido di chi soffre senza pregiudizi, trasformando l’indifferenza in atteggiamenti di cura attiva.
In secondo luogo bisogna essere capaci di un perdono operoso superando le ferite del passato per tessere trame di pace dove ora c’è divisione. Infine, vivere una solidarietà radicale con la quale condividere non solo il superfluo, ma impegnarsi per una giustizia sociale che non lasci indietro nessuno. Questa rivoluzione inizia nel quotidiano, scegliendo la mitezza e la fraternità come bussole per ogni nostra relazione. Solo così il “mondo più giusto” smette di essere un’utopia e diventa una realtà vissuta».

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha espresso vicinanza, affetto e preghiera al Santo Padre. Immaginiamo siano questi anche i suoi sentimenti personali e delle Chiese di Frosinone e Anagni in tutte le sue componenti…
«Certamente. Sentiamo le parole della Presidenza della CEI come l’espressione più vera di ciò che custodiamo nel cuore. La vicinanza, l’affetto e la preghiera che la Chiesa italiana ha manifestato al Santo Padre sono, senza ombra di dubbio, i medesimi sentimenti che animano me personalmente e le nostre Diocesi. In ogni nostra parrocchia, in ogni realtà ecclesiale e nel silenzio della preghiera di tanti fedeli, pulsa un legame filiale e indistruttibile con Papa Leone. È una comunione profonda che coinvolge tutte le componenti ecclesiali: dai sacerdoti ai religiosi, dalle famiglie ai giovani, fino a chi vive momenti di fragilità. Ogni nostra celebrazione e ogni nostra intenzione di preghiera diventano un abbraccio corale verso il Papa, per sostenerlo nel suo ministero e testimoniargli che le comunità di Frosinone e Anagni sono con lui, unite in uno spirito di gratitudine e fedeltà incrollabile».

di Nicoletta Fini

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