Marcianò al miracolo di Amaseno: «San Lorenzo ci faccia ritrovare la “consanguineità” di sentirci tutti fratelli»

Omelia alla S. Messa nella Festa San Lorenzo – Amaseno FR, 9 agosto 2026

Carissimi, la Festa di San Lorenzo, ogni anno, raduna la popolazione di Amaseno come comunità di fede, di speranza, di amore per questo grande Santo, che ha dato una testimonianza luminosa alla Chiesa di Roma e che ha accompagnato tutta la Chiesa, fin dai primi secoli.
Il messaggio che la Parola di Dio di questa domenica ci offre è davvero stupendo per tracciare la sua figura e il messaggio che San Lorenzo dona alla nostra comunità. E il messaggio fondamentale è uno: la Presenza del Signore!
Elia vede Dio nella brezza leggera, lo abbiamo ascoltato dalla prima Lettura (1Re 19,9a.11-13a). All’inizio, fa fatica a riconoscerLo, perché pensa che Egli sia nel vento impetuoso o nel fuoco. Ma poi impara. E anche noi dobbiamo farlo.
È l’esperienza della preghiera, che ci fa cogliere il soffio di Dio nel silenzio e nella Sua Parola di pace, di forza, di dolcezza. Incontriamo Dio nella lettura della Bibbia e in ogni Liturgia, come in quella di oggi. Ma Lo incontriamo anche nella dolcezza del servizio. Chi serve veramente il prossimo non fa rumore, è anch’egli come un venticello leggero che dona sollievo, consolazione, aiuto concreto, con la gratuità della carità.
San Lorenzo è stato un Diacono e il Diacono è proprio colui che è chiamato a servire. Il Diacono è segno della presenza di Dio per coloro ai quali il suo servizio è rivolto. Sì, è proprio attraverso il servire che Dio si manifesta. Ed è un servire che trova la sua sorgente nell’incontro con Lui nella preghiera, nella brezza leggera della lode, dell’ascolto della Parola, del silenzio, della Liturgia; del resto, come San Lorenzo, ogni Diacono è chiamato anche al servizio dell’altare e all’annuncio del Vangelo, Parola nella quale ogni giorno si incontra Gesù e si sperimenta la Sua Presenza.
Nel Vangelo ( Rm 9,1-5 ), i discepoli sperimentano la Presenza di Gesù nella tempesta; si accorgono ancor più di Lui, potremmo dire, attraverso la Sua mancanza. Essi, infatti, partono da soli sulla barca; ma presto si rendono contro che, senza Gesù, non riescono ad attraversare il mare. E hanno paura!
Il mare, nella Bibbia, rappresenta il mondo con le sue difficoltà e i suoi dolori, con i conflitti e le contraddizioni del cuore umano; e anche oggi noi siamo chiamati ad attraversarlo. Siamo certamente in un tempo difficile di guerre, ingiustizie, discriminazioni, calamità naturali,
devastazioni, sofferenze, solitudini. Ma non si può pensare che quello di Lorenzo fosse un momento storico più facile. La persecuzione contro la fede, che ai nostri giorni infiamma ancora tante parti del pianeta, era allora di casa proprio tra le nostre strade, specie nell’Impero Romano, che sentiva minacciata la sua grandezza dal cristianesimo.
Lorenzo ci insegna la forza di una testimonianza che non ha paura; egli, potremmo dire, ha già fatto sua quella «fede» in cui Pietro, invece, deve crescere, quando prova a camminare sulle acque per raggiungere Gesù. Pietro riuscirà a farlo solo guardando Lui, riscoprendo che Lui custodisce le nostre vicende personali e tutta la storia umana, anche quando sembra lontano. Soprattutto Pietro, come gli altri discepoli, come ciascuno di noi, dovrà imparare a fare spazio nella barca della sua vita al Gesù Vivo e Vero, non all’immagine che aveva di Lui. E questo tenere gli occhi fissi su Cristo porterà poi Pietro, così come porterà San Lorenzo, a dare nel martirio la vita per Lui, amando
come Lui, versando il sangue come Lui.
Nel brano riportato dalla seconda Lettura ( Rm 9,1-5 ) Paolo vede la Presenza del Cristo proprio nel «sangue». Egli parla – è un’espressione straordinaria e bellissima per noi oggi – di «consanguineità». Paolo, cioè, sente così forte in sé l’amore per gli altri, da chiedere addirittura di essere separato da Cristo pur di condividere la vita dei fratelli, essere in profonda comunione con loro, dare loro testimonianza dell’amore stesso di Gesù. E questo, se ci pensiamo bene, è proprio quello che ha fatto Cristo. Egli è stato apparentemente separato dal Padre quando, sulla Croce, ha condiviso la nostra condizione umana ed è morto per noi. Gesù è diventato, potremmo dire, «consanguineo» a noi, versando il Suo sangue per testimoniare l’amore con cui il Padre ci ama e attirare noi e ogni persona nell’amore eterno di Dio.
Ecco allora il miracolo del sangue che invochiamo dall’intercessione di San Lorenzo!
Gli chiediamo di aiutarci a ritrovare la “consanguineità” con gli altri. Poter chiamare e considerare tutti «fratelli», in nome del «sangue» che Gesù ha versato per noi e che Lorenzo e i martiri hanno versato e versano per Lui. Da questo piccolo borgo di Amaseno, stasera, vorremmo lanciare a tutta la Diocesi e al mondo un grido silenzioso di fraternità, di comunione, di pace. Vogliamo pregare, implorando che il sangue umano non sia mai più versato: nelle guerre e nelle violenze, nello scarto e nel rifiuto, in tutte le violazioni della vita umana, dal primo istante nel concepimento fino all’ultimo respiro nella morte naturale. Perché con tutte le creature umane siamo davvero fratelli, consanguinei, in quanto figli di Dio e consanguinei con Gesù, il Figlio di Dio fatto Uomo.
Lorenzo lo ha fatto. Accogliere l’amore di Cristo e la consanguineità con Lui gli ha rivelato che tutte le creature appartengono al Signore, sono Sue consanguinee, e così gli ha consentito di dimostrare che il valore e la dignità infinita di ogni creatura umana si testimoniano con il servizio, l’amore, il dono della vita, fino al martirio.
È un messaggio che ci commuove profondamente e ci trova grati per tutti coloro i quali, attraverso un servizio silenzioso e generoso, offrono la propria vita ai fratelli, anzitutto in questa nostra terra.
Penso al servizio di tanti tra voi: dai sacerdoti ai consacrati, dalle famiglie a tutti gli operatori pastorali, dai catechisti a coloro che insegnano e, infine, ai tanti che vivono nell’attenzione e nella cura dei fratelli più piccoli, emarginati, malati, stranieri, poveri di beni o di speranza.
Grazie, amici cari! E grazie, San Lorenzo, per la tua testimonianza, che questo paese e questa nostra Diocesi hanno la gioia, il privilegio, la vocazione di custodire!
Aiutaci a rispondere a questa vocazione con la tua fede, certi che il tuo sangue, assieme al Sangue di Gesù, sostiene il nostro annuncio evangelico di consanguineità e fraternità tra tutti gli uomini e, amati dal Signore.

 Santo Marcianò

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