L’Auricola di Amaseno torna all’antico splendore

Sono terminati nel mese di febbraio 2026 i lavori di risanamento conservativo, valorizzazione, recupero e abbattimento delle barriere architettoniche della chiesa di Santa Maria dell’Auricola in Amaseno. Un progetto realizzato interamente con i fondi del PNRR M1.C3 – INVESTIMENTO 2.2 finanziato dall’Unione europea – NextGeneration EU Tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico e del paesaggio rurale;- D.D. n. G04542 del 13 aprile 2022.

L’INTERVENTO

L’intervento ha riguardato essenzialmente lo spazio esterno della chiesa, ha avuto come obiettivo soprattutto quello di migliorare la conservazione del bene rurale storico, migliorarne la fruibilità e l’accessibilità attraverso diverse azioni:
-l’eliminazione delle barriere architettoniche, attraverso la realizzazione di nuova rampa esterna necessaria a
consentire l’accesso a persone con disabilità;
-recupero della scalinata del sagrato mediante pulitura e consolidamento degli elementi lapidei;
-pulitura della facciata principale con reintegrazione degli elementi decorativi lapidei;
-restauro di parti del pronao attraverso pulitura della pavimentazione , rifacimento
-parziale della stuccatura e degli elementi distaccati e levigatura finale;
-recupero e reintegrazione delle vetrate mediante verniciatura degli infissi in ferro e
sostituzione dei vetri mancanti.
-allestimento segnaletica esterna turistica-culturale interattiva.

L’intervento permetterà la riapertura della chiesa ai fedeli e ai visitatori. È prevista la celebrazione della
Messa tutte le domeniche alle 18.00

NOTIZIE STORICHE

La chiesa di S. Maria dell’Auricola è situata sul colle omonimo a circa 270 m. s.l.m. L’origine dell’Abbazia si ascrive a un periodo precedente al XIII secolo. Durante gli scavi nel 1896 per la ricostruzione si rinvenne un sigillo di bronzo recante la figura di un abate in cocolla con attorno una iscrizione in caratteri semigotici riconducibile al XIII secolo. Oltremodo l’abbazia si trova menzionata nei Regesti di papa Onorio III, agli anni 1203-1215-1223, come abbazia piuttosto cospicua e fiorente.
L’abbazia sopravvisse fino al tempo della Riforma cattolica del XVI secolo, quando per disposizione del Concilio di Trento vennero soppressi molti monasteri.
Dalle visite pastorali del XVI secolo si ricava che l’antica abbazia dell’Auricola è semplice beneficio di giuspatronato della Casa Colonna, affidato alle cure di un cappellano con l’obbligo di celebrarvi la Messa ogni domenica, a un reddito annuo di 100 ducati.
Nell’anno 1801 con la soppressione della cappellania le rendite dell’Auricola vennero devolute al Seminario di Ferentino, attuale proprietario dell’immobile, per il mantenimento agli studi di 5 chierici, di cui uno di diritto del feudo di Amaseno.
Nel 1893 l’Auricola con l’annessa proprietà veniva acquistata dagli Ecc.mi Vescovi, Mons. Diomede e Agapito Panici, i quali, volendo ridare ad essa l’antico lustro e decoro, l’affidarono ai Padri Francescani Recolletti della Provincia di Sassonia. Per l’opera zelante di questi benemeriti religiosi, specie del P. Bernardo Doebbing (che fu poi vescovo di Sutri e Nepi), l’anno 1896 si mise mano ai lavori di ricostruzione della vecchia fabbrica, quasi completamente distrutta per molti anni di abbandono.

I lavori su disegno dell’Arch. C. Wáldis, furono diretti dall’39;ingegnere Salvadori; essi procedettero speditamente, sicché l’anno
appresso, il 7 novembre, ebbe luogo l’inaugurazione del convento e la consacrazione della chiesa, fatta con grande solennità da Mons. Giuseppe Costantini, Arcivescovo di Patrasso ed elemosiniere di Sua Santità Leone XIII. Sventuratamente, appena 10 anni dopo, i Padri Francescani lasciavano l’Auricola, in seguito ad alcune discordie o malintesi sorti con gli eredi Panici, dopo la morte di Mons. Diomede e Mons. Agapito.
Questi poi, dispiaciuti per lo accaduto, si adoperarono a più riprese di riportare sull’Auricola altri Religiosi; ma i loro vari tentativi non sortirono l’esito sperato. Difatti nel 1907 vi chiamarono i Padri Cappuccini di Alatri, che vi si fermarono appena un anno. Nel 1933 poi la cedettero ai PP. Cistercensi di Casamari, che non vi stabilirono mai la residenza. Nell’ultimo dopoguerra furono riparati, a cura del Genio Civile, i danni più gravi, causati alla fabbrica prima dall’incuria e poi dagli eventi bellici.
La chiesa dell’Auricola è dedicata alla Vergine Maria, venerata sotto il titolo “del Perpetuo Soccorso”
La festa titolare ricorre la seconda domenica del mese di luglio.

DESCRIZIONE

La chiesa, a pianta rettangolare, è modellata nelle eleganti linee del tardo romanico. Le strutture murarie sono in pietra calcarea locale, mentre, gli elementi decorativi sono in pietra bianca di Pescara. La facciata presenta un ampio portale con arco a tutto sesto, munito di un cancello di ferro.
Al di sopra del portale la facciata è movimentata da un’elegante loggetta, formata da una serie di sette finestre ad arco tondo, divise da sei colonnine con capitelli a foglie.
Più in alto un rosone con una raggiera di sedici colonnine. A coronamento un frontone triangolare, al centro, con cornicione a mensole.
Dietro la facciata un modesto atrio da cui si apre un portale interno, di forma rettangolare decorato da bassorilievi.
L’interno della chiesa è ad unica navata; robusti pilastri compositi sostengono gli archi a sesto acuto e le
volte a crociera.
Il presbiterio si innalza di un gradino rispetto al piano della navata ed è delimitato da una balaustrata in legno.
Nella parte antica della chiesa si conservano tuttora gli affreschi originali che denotano una rigorosa religiosità popolare, molto sentita nei secoli dopo il Mille.
Per lo più si tratta di figure di Santi commissionate per voto e per devozione dai fedeli.
Nello specifico si può ammirare: entrando a sinistra, frontalmente, in posizione eretta un  Francesco d’Assisi, ben conservato; sulla faccia del pilastro all’angolo vi è affrescata una bella immagine della Madonna della Rosa entro un riquadro centinato: opera di pieno rinascimento, rappresenta la Madonna assisa in trono, che tiene sul ginocchio destro il Figlio e con la mano sinistra una rosa sul petto; sui pilastri minori della prima cappelletta abbiamo una figura appena accennata, in saio bianco e imberbe, forse un S. Bernardo e, un’altra figura, molto sciupata, con il libro della Regola e il bastone a croce, probabile S. Antonio Abbate.
Il sottarco è decorato con girali vegetali, intercalati da tre medaglioni in cui sono effigiati, a mezzo busto, S. Pietro, S. Nicola e S. Paolo.
Nella lunetta dell’arco ogivale sono affrescati tre Santi in posizione eretta e frontale identificabili, nonostante il cattivo stato di conservazione, in S. Nicola, S. Tommaso e S. Stefano.
Al centro, invece, domina una grande figura del Salvatore di impronta bizantina. Sul pilastro sinistro della seconda cappelletta è raffigurato un maestoso guerriero, in cui si ravvisa S. Giorgio; di fronte un’immagine della Madonna col Bambino, molto rovinata.
Nella parete di fronte abbiamo un’altra scena, anch’essa molto rovinata, rappresentante la Trasfigurazione. Altri affreschi li troviamo entrando sulla destra nella grande cappella.
Qui, nella parete di fondo, abbiamo una fila di cinque figure, si tratta di due versioni della Madonna col Bambino, di S. Vincenzo martire, di S. Nicola di Bari, vescovo di Mira e, di un altro santo. Sulla parete sinistra si vedono altre cinque figure di cui ben riconoscibile S. Nicola.
Tali affreschi, secondo Zaccheo, sono stati eseguiti probabilmente da artisti della zona nei secoli XIV-XV-XVI.
Una delle pitture più importanti della chiesa è la pala collocata sull’altare maggiore raffigurante la Madonna col Bambino tra due Sante, accanto rispettivamente a destra e a sinistra di chi guarda, sono rappresentate le scene dell’Annunciazione e della Natività di Gesù.
Secondo il Tomassetti l’opera può essere attribuita ad un artista di scuola napoletana della, fine del XIII secolo.
Infine, il quadro, cosiddetto della Madonna dell’Auricola inserito in un'edicola di legno nudo, intagliata e decorata nell’anno 1897 da Vespasiano Tosti. In fondo alla fiancata sinistra della chiesa si leva alto il campanile ottagonale, a quattro piani. La torre è fornita di una comoda scala interna a chiocciola.

A cura di Luisa Alonzi

Ufficio Diocesano Beni Culturali-Edilizia di Culto

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