
Le catechesi vissute con il nostro Arcivescovo Santo, sono state per me un vero passaggio dello Spirito, un tempo in cui ho compreso profondamente che la vocazione non è un’ambizione umana, ma la risposta decisa a un’iniziativa che parte da Dio. Meditando la chiamata di Abramo, ho maturato la consapevolezza che seguire il Signore significa “andare senza mappa”, abbandonando ogni falsa certezza per poggiare la vita unicamente sulla Sua Parola. Questo percorso mi ha insegnato che il discernimento autentico richiede di stare davanti a Lui senza difese: ho riconosciuto con chiarezza che l’opera del Signore in me si rafforza proprio davanti alle sfide, donandomi una stabilità che sento ormai radicata e pronta a farsi scelta definitiva.
L’incontro con la parola del Vangelo sulla chiamata degli Apostoli ha dato una direzione precisa al mio cammino. Gesù mi ha cercato nella concretezza della mia vita, tra le mie “reti” fatte di affetti e sicurezze personali. Lasciare le reti oggi rappresenta per me la volontà ferma di consegnarmi con docilità a un disegno più grande, superando il bisogno di controllo per abbracciare la Sua volontà. In questo senso, il riferimento al Vangelo di Marco (10, 17) e alla figura del giovane ricco è stato un monito che ha trasformato il mio sguardo: oggi scelgo di non lasciarmi “possedere” dalle mie certezze per correre con libertà dietro a Lui. La catechesi del 20 marzo sulla rivoluzione dell’amore ha confermato la mia convinzione: l’amore è una scelta concreta che si traduce nel servizio.
Seguendo l’insegnamento di Sant’Ignazio, riconosco nella pace profonda che abita il mio cuore il segno certo della Sua chiamata, una serenità che vince ogni agitazione. Sento forte il desiderio di mettere la mia sicurezza e la mia propensione al contatto diretto con gli altri al servizio della Chiesa, diventando un ponte solido tra il Signore e i fedeli. Non cerco protagonismi, ma intendo essere uno strumento che faciliti l’incontro dei fratelli con Dio, vivendo la fraternità come una missione quotidiana.
Facendo mie le parole del profeta Geremia, non temo la mia inadeguatezza perché so che il Signore rende capaci coloro che chiama. Esco da queste catechesi con una certezza rinnovata, pronto a mettermi definitivamente dietro a Lui e a fare della mia vita un’offerta di comunione per la Chiesa e per tutta la comunità.
di Gabriele Marcoccia
L’autore di questa testimonianza ha 40 anni, è originario di Castelmassimo di Veroli ed è in una fase pre-propedeutica all’ingresso in Seminario

Gabriele Marcoccia durante l’altra testimonianza, resa durante la Veglia di Pentecoste
