
Don Angelo Conti, nominato dall’arcivescovo Santo Marcianò vicario generale della diocesi di Frosinone, si appresta a lasciare l’incarico di servizio, ricoperto per quasi 10 anni, di padre spirituale del Pontificio Collegio Leoniano, il seminario regionale di Anagni. Con lui tracciamo un bilancio di questa esperienza, parlando ovviamente soprattutto di vocazioni.
In sintesi, cosa vuol dire essere un padre spirituale?
«Vuol dire interrogarsi, assieme ai giovani del seminario, circa la bontà e la verità del loro cammino vocazionale; aiutarli a discernere, nella concretezza della loro vita, i segni della chiamata del Signore alla vita presbiterale.
Il padre spirituale è anche un amico di questi giovani?
«Il padre spirituale deve essere padre spirituale. Le amicizie no, nell’accezione classica del termine: nel rapporto di direzione spirituale si preferisce non invadere questa sfera».
Hai avuto un osservatorio privilegiato, in questi anni, dell’universo giovanile: sono cambiati, stanno cambiando questi giovani?
«Certo, i giovani cambiano come cambia la società, con un ritmo abbastanza rapido, accelerato, perché la società impone questi ritmi. Però i punti fondamentali del cammino spirituale rimangono sempre quelli».
La crisi della vocazioni è un “fenomeno” in atto: da cosa dipende?
«E’ dovuta a tanti fattori, ma non stiamo qui ad elencarli tutti perché il discorso sarebbe troppo lungo. Diciamo però una cosa: certamente c’è nella società attuale la difficoltà del trovare spazi di silenzio interiore, ed anche esteriori, per porsi all’ascolto del Signore, della Sua volontà, perché la frenesia della vita attuale cospira contro questi momenti di silenzio, di calma».
Quindi, la scelta che poi un giovane fa di entrare in seminario è ben ponderata?
«Certo, è ponderata. E prevede un percorso di vari anni e soprattutto il contributo di altri formatori, non solo del padre spirituale ma anche di altri formatori che hanno a cuore la crescita e il cammino vocazionale dei seminaristi».
Un luogo comune, retaggio del passato, vuole i seminari come posti oscuri, inaccessibili, ma sappiamo che oggi non è così…
«Ma no! Il seminario è un luogo dove si vive e si vivono determinati valori e dove ci si impegna ad assumere stili di vita evangelici. E questo significa sempre vivere appieno la vita. C’è gioia nel cammino del seminario, non ci sono ombre o zone d’ombra».
Quella gioia è stata anche la tua in questi anni al Leoniano?
«Sì, la mia gioia è stata grande! Anzitutto perché ho vissuto nel Leoniano che è stato il mio seminario, Ma gioia anche per aver contribuito al cammino vocazionale di tanti giovani, per aver dato il mio apporto alla loro maturazione spirituale. E tanta gioia perché anche io, con i giovani, mi sono messo all’ascolto della Parola del Signore. E’ stato un cammino di verità, da entrambe le parti».
L’arcivescovo Marcianò fin dal suo arrivo nelle due diocesi ha iniziato a curare in maniera particolare la pastorale giovanile e vocazionale, attraverso la “rivoluzione dell’amore”: è questa la chiave di volta per un nuovo impulso?
«Sì, ed è la chiave di volta giusta, perché rivoluzione dell’amore significa mettere al centro della propria esperienza di vita innanzitutto l’amore di Dio. E quindi saper mettere in gioco anche il nostro amore di risposta. Amore che poi si manifesta per coloro che il Signore ci mette accanto».
di Igor Traboni


Don Angelo Conti con Papa Francesco e con la comunità del seminario regionale Leoniano di Anagni
