Amicizia, valori, Gen Rosso. E quell’abbraccio del vescovo Santo a padre Adelmo: i 50 anni dell’Olimpiade Victoria

Un lungo, caldo, affettuoso abbraccio, con la commozione che si è fatta evidente sul volto di tanti genitori e nonni assiepati sulla tribuna, ma che ha contagiato anche i più piccoli, che questa dimensione di amicizia e fratellanza stanno iniziando a viverla. L’abbraccio di cui parliamo è quello che il vescovo Santo Marcianò ha tributato a padre Adelmo Scaccia, “inventore” e anima di quelle Olimpiadi Victoria che proprio quest’anno celebrano il 50° e che si chiuderanno domenica 13 settembre, dopo 10 giorni intensi di gare ma soprattutto di incontro, allegria e gioia.

La presenza del vescovo Marcianò, sabato 5 settembre, ha un po’ suggellato questo anniversario di una manifestazione nata in punta di piedi nel 1971, nel quartiere frusinate di Madonna della Neve, dove era appena arrivato il giovane Agostiniano Scalzo padre Adelmo Scaccia, sull’allora campetto polveroso e spelacchiato di erba innaffiata al mattino dagli allora pochissimi volontari, qualche gara di basket e pallavolo sull’asfalto incerto dello spazio che si apriva allora come oggi dalla porticina della sagrestia, la vecchia pineta – dove ora sorge l’area ristoro e il palco – per il tiro alla fune al quale tutti richiamava l’allora unico altoparlante e la voce del caro, indimenticabile padre Michele Carusone.

Mezzo secolo dopo – fatto salve alcune interruzioni per motivi logistici e per il Covid – l’Olimpiade Victoria è cresciuta alla grande, in quello che è diventato un vero e proprio centro sportivo, con una bella pista di atletica, campetti per varie specialità e un’area per il ristoro, la musica, gli stand degli sponsor. E’ cresciuta sì, mantenendo però quello spirito iniziale di sport che fa rima con amicizia. E allora, le vittorie non contano, così come le classifiche delle squadre che ora hanno nomi di uccelli, rispetto a quelli iniziali dei vari rioni in cui era suddiviso il quartiere.

Il tutto grazie alla lungimiranza di quel sacerdote, oggi un simpatico giovanotto di 93 anni, di cui il vescovo Marcianò – che ovviamente non poteva conoscere, essendo arrivato a Frosinone solo da 1 anno – ha però voluto sapere tutto. E soprattutto incontrare, abbracciare, celebrare Messa insieme, unitamente al priore generale degli Agostiniani Scalzi, padre Nei Marcio Simon, e al parroco, padre Riche Porras. «Avevo tanta voglia di conoscere il mio vescovo». «E io di conoscere te», si sono detti Marcianò e padre Adelmo appena si sono incontrati in sacrestia. E poi ancora abbracci e saluti verso il campo, per celebrare la Messa, gioiosamente animata dal Gen Rosso, il gruppo del Movimento dei Focolari che la sera dopo, domenica 6 settembre, ha tenuto un applauditissimo concerto all’aperto, tornando ad esibirsi a Frosinone dopo oltre 40 anni.

Una felice coincidenza, ha voluto sottolineare Marcianò all’inizio della Messa, perché al mattino della stessa giornata aveva celebrato ad Anagni con il gruppo dei vescovi amici dei Focolari, ricordando l’invito della fondatrice Chiara Lubich «a vivere la fraternità, tutti fratelli e sorelle – ha detto il vescovo – perché questo è l’amore. E queste sono anche le Olimpiadi Victoria, che nascono proprio da questo profondo senso di fraternità. Da soli noi non possiamo vivere», ha aggiunto Marcianò, dialogando poi simpaticamente con i bambini presenti, anche sul significato dei cinque cerchi della bandiera olimpica, a rappresentare tutti i continenti, e sui colori della stessa, che sono poi gli stessi presenti in tutte le bandiere del mondo.

«Anche in queste Olimpiadi Victoria – ha rimarcato il presule – si respirano i valori della lealtà, del rispetto. L’intuizione che ha avuto padre Adelmo è stato un carisma, un dono di Dio. Perché ognuno di noi ha dei talenti ed è chiamato a farli fruttare, per essere felice. Tutto questo anche lo sport ce lo insegna e ce lo fa vivere. E rispettare le regole è rispettare la persona. Grazie a tutti quelli che da 50 anni, di padre in figlio, attraverso generazioni intere, portano avanti questa manifestazione. Grazie ai volontari, ai 100 ragazzi dello staff, ai 40 che stanno in cucina. Grazie perché l’amore è diffusivo, il vostro bene è silenzioso ma si diffonde e diventa festa, perché la vita è una festa», prima di abbracciare di nuovo padre Adelmo Scaccia, in una commozione generale che sul viso di più di qualcuno si è trasformata in lacrime. Di gioia.

di Igor Traboni

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