Solennità dell’Immacolata – omelia in Cattedrale

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Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

(dal salmo 97 – liturgia del giorno)

Quasi all’inizio del tempo di avvento la chiesa ci fa compiere una sosta con la Vergine Maria, in questa solennità dell’Immacolata Concezione, che pur essendo una festa relativamente recente, nasconde un mistero antico: Maria fu preservata dal peccato originale, quel peccato in cui tutti siamo nati.
Siamo nella nostra Cattedrale, dedicata alla Vergine Maria, nella quale attraverso l’arte pittorica siamo guidati a comprendere il mistero della sua vita.


 

La Madre di Dio ci risveglia al grido dell’avvento per liberarci dai confini stretti e tristi dell’amore per noi stessi ed aiutarci a volgere i nostri occhi verso il Signore che viene. 
Tuttavia, fratelli e sorelle, una cosa ci stupisce ascoltando le Scritture: nonostante il dono di grazia che Maria ricevette dalla nascita, il Vangelo di Luca ci aiuta a comprendere che anche lei imparò ad essere discepola prima di diventare madre, anzi potremmo dire che divenne la Madre di Dio perché come discepola ascoltò la parola di Dio. Lo dice bene Sant’Agostino: "Maria ha fatto la volontà del Padre,  perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo che essere stata Madre di Cristo…Fu per lei maggiore dignità e maggiore felicità essere stata discepola di Cristo che essere stata Madre di Cristo." Ecco la grandezza di Maria, quella che noi scopriamo leggendo il Vangelo di oggi, quando l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in quell’oscuro villaggio della Galilea, Nazaret, a una giovane donna, sconosciuta come il suo villaggio. Siamo nella periferia del grande e potente impero romano, eppure la Parola di Dio fu rivolta proprio a lei, per portare a compimento quel grande mistero di amore promesso da Dio al suo popolo Israele. Proprio il dipinto dell’Immacolata Concezione del Montanarini la dipinge  come la nuova Eva, che ascolta Dio che parla.

   Tutto comincia da lì, fratelli e sorelle. La storia dell’amore di Dio con gli uomini, iniziata nel giardino della creazione, quando Dio si avvicinò tanto da parlare con l’uomo e la donna, e poi continuò a parlare con Abramo, i patriarchi, i profeti, i sapienti di Israele. Dio è venuto a parlarci, per stabilire una relazione di amore con noi, perché noi lo ascoltiamo, perché non ripetiamo quel peccato dell’origine, di cui ci racconta il libro della Genesi, che consiste proprio nel rifiuto di quella parola di amore, quando l’uomo e la donna preferirono ascoltare il serpente, l’idolo, o chiamiamolo pure loro stessi, invece di ascoltare il Signore. Tutto sembra paradossale in quell’attribuirsi la colpa reciprocamente, perché quando non si ascolta, la colpa del male è sempre degli altri e ognuno di noi è portato a giustificare se stesso e le sue scelte. E poi l’uomo si scoprì nudo, perché senza la parola di Dio rimaniamo tutti senza protezione, senza difese di fronte al male, e nasce la paura.

   Dio allora entra di nuovo nella storia, e la sua parola è "grazia", perché il Signore può essere solo questo per noi uomini: "Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te". Possiamo comprendere il turbamento e l’interrogativo di Maria. La Parola di Dio suscita turbamento e pone domande. È sempre così. Lo stupore e il turbamento sono ogni volta all’inizio della vita del discepolo. Quando essa non stupisce più e non suscita domande, è perché non si è ascoltato, è il segno di uomini e donne che, pur vivendo nella casa di Dio, si sono abituati al suo benessere e hanno indurito il cuore. L’angelo della Parola di Dio ci invita a non temere, a porre la nostra fiducia nel Signore. Certo, persino a Maria parvero impossibili quelle parole. Che cosa poteva pensare quella donna piccola e giovane di Galilea di fronte a un annuncio così grande? Eppure non si tirò indietro. Il senso di impossibilità non le impedì di credere. Quando Dio parla, ci scopriamo tutti piccoli, fragili e deboli come bambini. È la condizione del cristiano: "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli". Il tempo di avvento è il tempo dei bambini, di chi non si chiude nell’arroganza e nella tristezza di una vita spesa per se stessi. In questo itinerario di fede e di conversione, fratelli e sorelle, come a Maria viene data anche a noi Elisabetta, una donna più anziana, che prima di noi ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore. Tanti testimoni dell’amore di Dio prima di noi si sono scoperti piccoli, ma non hanno vissuto nella paura, nella rassegnazione o nel vittimismo, non hanno scelto di vivere per se stessi, hanno creduto che davvero niente era impossibile a Dio. Sono i santi, come i patroni di questa città, Ormisda e Silverio, o i patroni della nostra diocesi, Santa Maria Salome e il martire Ambrogio.

    La fede crea unità tra uomini e donne deboli e diversi, ci fa ritrovare insieme anche se nella vita talvolta è difficile ritrovarsi gli uni accanto agli altri. La fiducia in quella parola antica di amore fa nascere un popolo nuovo, senza confini e distanze, che impara l’unica lingua dell’amore di Dio, di cui tutti possono nutrirsi. È la lingua della preghiera e della liturgia. Qui, nel tempo di avvento, noi, insieme, ma anche ciascuno personalmente, si unisce a Maria per dire: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola." Si tratta di una risposta semplice, ma essenziale, perché, al di là delle paure, delle incertezze, e anche del protagonismo nel quale talvolta si vive, lascia che sia il Signore a operare nella nostra vita e a compiere il miracolo del cambiamento del cuore. Non dipende tutto da noi, non dobbiamo fare tutto noi. In questo tempo siamo chiamati a fare silenzio, a volgerci verso il Signore per imparare di nuovo ad ascoltare. Questo fa il servo del Signore, come ci testimoniano le Scritture: ascolta, vive nell’amore e comunica agli altri la parola che ha ricevuto, come fecero Maria ed Elisabetta. 
   In Maria si compì allora il miracolo della nascita del Figlio di Dio, e Lei, da discepola divenne Madre perché ascoltò, e si realizzò così la risposta a quel peccato delle origini che ha segnato la storia dell’umanità fino ad oggi. Attraverso di lei il Figlio Gesù poté schiacciare la testa del serpente, lo spirito del male che insidia la vita del mondo. Dio ha fatto partecipi anche noi di questo grande mistero di bene rendendoci figli adottivi, come dice la lettera agli Efesini: "In Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci ad essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo". Possiamo non vivere più nella paura, perché l’adozione a figli ci rende donne e uomini liberi dalla schiavitù del maligno, ci permette di scegliere di ascoltare il Signore che parla, di gustare la libertà dall’amore per noi stessi, e nella carità ci rende santi e immacolati. Per questo rendiamo grazie al Signore con Maria, discepola e Madre, e preghiamo perché lei rivesta la nostra debolezza con il manto della benevolenza, protegga ognuno di noi, le nostre famiglie, la nostra diocesi, soprattutto i piccoli, i malati, i vecchi, e aiuti tutti ad ascoltare il Signore che ci parla.

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