Omelia alla Messa di chiusura del Giubileo nelle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e
Anagni-Alatri.
Abbazia di Casamari – Festa della Sacra Famiglia, 28 dicembre 2025
Carissimi fratelli e sorelle, Spes non confundit, la speranza non delude!
Con questa certezza si apriva un anno fa il Giubileo. E mentre Papa Francesco, visibilmente provato
dagli anni e dalla malattia, apriva la Porta Santa della Basilica di San Pietro, nella Notte di Natale,
tanti cuori, sia pure sommessamente, si schiudevano a una speranza nuova. Un respiro sembrava
attraversarci e restituirci fiato: era ed è il soffio dello Spirito, che in questo Anno Giubilare ha
soffiato con abbondanza.
Dire che la speranza non delude significa crederlo. Significa discernere i segni del Suo passaggio
nelle nostre vite e nella vita del mondo, affinché la conclusione di questo tempo di Grazia sia un
ulteriore nuovo inizio, una ripresa del cammino che vede la Chiesa arricchita da un patrimonio
inestimabile. Per valorizzarlo, alla luce della Parola, vorrei porre tre domande: Cosa ha portato il
Giubileo? Cosa lascia? Cosa chiede? Provo a rispondere individuando, per così dire, tre Doni, tre
Porte aperte dal Giubileo:
1. La Speranza: Porta di una Chiesa in preghiera
2. L’Amore: Porta di una Chiesa in sinodo
3. La Fede: Porta di una Chiesa in cammino
Cosa ha portato il Giubileo? La Speranza, Porta di una Chiesa in preghiera
Se proviamo a rileggere la Bolla di Indizione del Giubileo scorrendo la storia dell’anno trascorso,
potremmo lasciarci cogliere da una certa disillusione rispetto a quanto all’inizio ci aveva fatto
“respirare”.
In quel prezioso Documento, infatti, Papa Francesco indicava alcuni «segni di speranza» e
rivolgeva alcuni «appelli»: la «pace per il mondo, che ancora una volta si trova immerso nella
tragedia della guerra»; «un’alleanza sociale… per un avvenire segnato dal sorriso di tanti bambini e
bambine che vengano a riempire le ormai troppe culle vuote»; dei segni di vicinanza concreta per «i
detenuti», «gli ammalati», «gli anziani», «i migranti», «i poveri»… e per «i giovani, gioia e
speranza della Chiesa e del mondo!» 1 . Tuttavia, il mondo brucia ancora di guerre, tanto da aver
portato Leone XIV ad affermare che «chi crede nella pace è spesso ridicolizzato» 2 ; le nascite in
Italia calano; il sostegno ai malati viene soppiantato da logiche di eutanasia e suicidio, i poveri
aumentano… Nulla sembra cambiato, eppure nulla è come prima.
Non possiamo vivere come se questo Giubileo non sia esistito! Come se tanti operatori di pace non
abbiano continuato a lavorare e dare la vita; come se tante famiglie non si siano aperte
generosamente alla vita di figli e anziani, anche malati e disabili; come se tanti giovani non
avessero invaso la spianata di Tor Vergata, rimanendo silenziosamente in Adorazione di Gesù e in
ascolto della Sua Parola portata dal Papa.
«La parola di Cristo abiti tra voi», abbiamo ascoltato dalla seconda Lettura (Col 3,12-21). La
speranza della Chiesa, che il Giubileo ci ha portato, si fonda sulla preghiera che bussa al Cuore di
Dio; sulla Parola di Dio, che è sempre creatrice e, bussando al nostro cuore, lo trasforma e ci
trasforma.
Quanta preghiera ha accompagnato il Giubileo! Preghiera consegnata alle Porte Sante da chi è
giunto a Roma o cresciuta in chi non ha potuto arrivare! Sì, la speranza è dono di una Chiesa che
prega e la preghiera è “porta” che apre il Cuore di Dio e apre il nostro cuore a essere come Dio. Ci
fa vedere ciò che non si vede; ci aiuta a leggere nella storia umana il compimento della salvezza
voluta dal Padre. Come non ricordarlo in questa splendida Abbazia di Casamari, simbolo della
nostra preghiera diocesana?
È quanto ha sperimentato San Giuseppe nel sogno (Mt 2,13-15.19-23), nel discernimento spirituale
che lo portato a fuggire in Egitto. Un viaggio drammatico, quello della Santa Famiglia, ma segnato
dalla speranza del ritorno, avvenuto poi, come alcuni esegeti commentano, quasi ripercorrendo il
cammino di liberazione del popolo di Israele. Dio è fedele: è questa la Speranza della Chiesa che
prega!
Cosa lascia il Giubileo? L’amore, Porta di una Chiesa in sinodo
Il Dio Fedele è il Dio Amore. E «l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori»: ecco perché «la
speranza non delude» (Rm 5,5)! Il patrimonio del Giubileo è una vera eredità d’amore il cui segreto
– l’amore riversato dallo Spirito nei nostri cuori – non può che essere imparato in famiglia fin dai
primi istanti di vita. Lo testimonia la Liturgia di oggi, Festa della Santa Famiglia di Nazaret, nelle
Letture impregnate di questo amore familiare e della sua grammatica relazionale: dal Libro del
Siracide (Sir 3,3-7.14-17a) alle parole di San Paolo (Col 3,12-21), la famiglia emerge come scuola
di relazioni umane, da calare nel concreto della storia ma mantenendo fisso il timone del rispetto
dell’altro e del dono di sé in un “sinodale” clima di ascolto e accoglienza.
Una delle Porte che si è aperta nella Chiesa è di certo la dinamica sinodale, che lo stesso Giubileo
lascia in dono; c’è stata un’intersezione provvidenziale tra questi due preziosi eventi, nella Chiesa
universale e italiana; e mi piace pensare che la Festa di oggi, con la solenne chiusura diocesana del
Giubileo, quasi suggeriscano il binomio “sinodo – famiglia”.
Sì, la Chiesa in Sinodo è una Chiesa Famiglia! È una Chiesa Sposa e Madre, nella quale vivono
relazioni autentiche di filialità, paternità, fraternità. Credo che il Sinodo debba ancora maturare in
questa direzione, per coniugare il vero ascolto alla vera obbedienza, la «sottomissione nel Signore»
all’amore capace di valorizzare e donare tutto… è strada che seguiremo, è il cammino d’amore
lungo il quale desidero che la nostra Chiesa diocesana cammini.
Cosa chiede il Giubileo? La fede, Porta di una Chiesa in cammino
Nel Vangelo (Mt 2,13-15.19-23), la fuga della Sacra Famiglia appare come la storia di un cammino:
verso l’Egitto, dall’Egitto, verso Nazaret… E il Giubileo, Papa Francesco lo ha ricordato fin dal
principio, è questo: un cammino, un Pellegrinaggio.
«Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie», abbiamo cantato nel Salmo (Salmo 127 [128]).
Il riferimento al timore del Signore ci riporta all’essenza della vita cristiana: le fede. Nel cammino
la fede cresce, tra dure prove e corse gioiose, tra porte che si chiudono e porte che si aprono.
La Porta Santa tra qualche giorno si chiuderà. Ma si è aperta per sempre una Porta della fede, per
coloro che l’hanno attraversata, fisicamente o spiritualmente, e che si sono fatti attraversare da
Gesù, vera «porta» per la quale le «pecore» possono passare (Gv 10,7).
Come poche volte nella storia durante un Giubileo, abbiamo vissuto cosa significhi perdere il
Pastore, sentendoci smarriti alla morte di Papa Francesco; ma abbiamo sentito con quanta dolcezza
il Padre abbia provveduto per noi, quando Papa Leone si affacciato per la prima volta alla finestra.
La fede della Chiesa è fondata su Pietro, principio di unità assieme ai vescovi, successori degli apostoli.
E sono convinto che questo Giubileo abbia confermato come oggi il cammino di fede sia
cammino di unità. Anch’io l’ho sperimentato con forza venendo tra voi, come ho spesso ripetuto. In
tale unità, la Porta della fede lega la «città di Dio» alla «città dell’uomo»; ci aiuta a collaborare con
i responsabili della cosa pubblica, testimoniando la Speranza dell’“oltre”, che si raggiunge se siamo
ancorati al Cielo ma di cui tutti possiamo essere capaci, grazie a gesti di giustizia e pace, bene
comune e solidarietà, fraternità e amore.
Carissimi, solo se uniti, e insieme, pure dopo il Giubileo, «rimarremo pellegrini di speranza!», come
ha detto Papa Leone. Perché «sperare è vedere che questo mondo diventa il mondo di Dio: il mondo
in cui Dio, gli esseri umani e tutte le creature passeggiano di nuovo insieme, nella città-giardino, la
Gerusalemme nuova. Maria, speranza nostra, accompagni sempre il nostro pellegrinaggio di fede e
di speranza» 3 .
A conclusione canteremo il Te Deum che, aprendoci al ringraziamento, avvierà il giubileo della vita
attraverso le tre porte che rimarranno sempre aperte per noi e da noi: la speranza, l’amore, la fede.
Santo Marcianò
Arcivescovo
