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are sorelle e cari fratelli,
questo tempo ci aiuta a tornare davanti al Signore dalla dispersione della nostra vita, per riscoprire la nostra realtà di donne e uomini fragili, bisognosi di misericordia, di perdono, di amore. Nella vita soffriamo di tante paure, a volte esse si impossessano di noi, ci fanno soffrire, ci isolano dagli altri, e il mondo si popola di estranei e di nemici.
Oggi il Signore ci viene incontro, ci parla, ci chiede di tornare a lui con tutto il cuore. E per prima cosa il Signore raduna il suo popolo, la comunità: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne; chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti, esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”. Il Signore vuole che in questo tempo siamo insieme, siamo un popolo, non individui separati, soli, magari in contrasto con gli altri. Abbiamo bisogno che il Signore ricostituisca il suo popolo, abbiamo bisogno di tornare ad essere il suo popolo, la sua famiglia, abbiamo bisogno che le nostre città e i nostri paesi siano comunità, non luoghi di solitudine, senza un centro e un cuore. Ma come essere un popolo? Come tornare a essere comunità nei luoghi dove viviamo, quando a volte fuggiamo gli altri, ci chiudiamo in noi stessi, siamo sempre di fretta, non ci ascoltiamo e non ci parliamo con pazienza, non abbiamo mai tempo perché presi da noi stessi? Il Signore ci conosce, comprende la nostra fragilità e le nostre paure. Il mercoledì delle Ceneri la Chiesa ripropone l’antico rito delle ceneri, che sono state poste sul nostro capo, mentre il sacerdote ripeteva: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”. Sì, siamo polvere, uomini e donne deboli, per quanto uno si sforzi di mostrarsi forte agli altri. Il Signore sa anche che la vita èa volte dura, non ci lascia tempo per fermarci. In questo tempo ci accoglie di nuovo,vorrebbe aiutarci, guarire il nostro cuore, farlo riposare con lui. Il Vangelo dell’inizio della Quaresima ci indica due modi di vivere. C’è chi vive per essere ammirato, considerato, apprezzato, nel bene e nel male. Infatti c’è persino chi fa del male, chi si impone sugli altri con prepotenza pur di essere ammirato e considerato. Basta pensare alla criminalità organizzata, in cui “uomini di onore” si diventa se si è forti e non si ha paura neppure di uccidere. Ma questo vale spesso anche nella vita di ogni giorno. L’uomo e la donna esteriori vogliono sempre essere al centro e vorrebbero che gli altri dessero loro l’attenzione che meriterebbero. Si arrabbiano e si intristiscono quando questo non avviene. Un mondo pieno di apparenza, di esteriorità. Ci si giudica e si guarda tutto dall’esterno, dall’aspetto fisico, dalla ricchezza, dalla forza, dalla capacità di imporsi sugli altri… Un mondo senza misericordia, perché chi guarda gli altri dall’esterno li giudica secondo quello che riesce a vedere, di solito quasiniente di vero! E infine un mondo pieno di protagonismi, di gente che farebbe di tutto pur di essere al centro dell’attenzione. Questo avviene anche tra i cristiani. Per questo Gesù torna in mezzo a noi e ci indica come vivere questo tempo, parlandoci dell’elemosina, della preghiera e del digiuno.
L’elemosina
Vogliamo essere il popolo della misericordia? L’elemosina, cari amici, è il gesto semplice della misericordia, è il gesto dellagratuità assoluta. Quando si fa l’elemosina nessuno si aspetta che chi la riceve dia qualcosa in cambio. Per questo l’elemosina è raccomandata anche dalle grandi religioni mondiali. In un mondo che ci abitua a dare per ricevere e in cui tutti ci aspettiamo sempre il contraccambio di attenzione, di amore, di qualcosa che diamo, di tempo che spendiamo, l’elemosina mostra che tutti siamo chiamati a dare con gratuità, e che la gratuità ci dona la libertà del cuore dal giudizio, dall’ansia, dall’attesa di essere contraccambiati. Il contraccambio lo abbiamo già nel gesto di dare gratuitamente, lo abbiamo nella misericordia. Per questo Gesù invita: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.Il libro del Siracide dice a proposito dell’elemosina: “L’acqua spegne il fuoco acceso, l’elemosina espia i peccati” (3,30). E un antico scrittore cristiano anonimo del II secolo scrive: “Buona cosa è l’elemosina come penitenza dei peccati. Il digiuno vale più della preghiera, ma l’elemosina conta più di ambedue: «La carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4,8). La preghiera, fatta con animo puro, libera dalla morte, ma è beato colui che è trovato perfetto mediante l’elemosina. Questa infatti libera dal peccato.” In questo tempocresca in noi l’attenzione ai bisognosi, ai poveri, alle famiglie in difficoltà, agli anziani. Ricordiamo sempre che nessuno è così povero da non poter aiutare uno più povero di lui. Così ci esorta Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima: “Questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spiritualeil messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà”. E nell’Evangelii Gaudium (“La gioia del Vangelo”) parla dell’elemosina “come esercizio concreto della misericordia” (n. 193).
La preghiera
La preghiera apre e guarisce il cuore. Lo apre al Signore, lo accorda con i sentimenti di Gesù, ci insegna le sue parole, i suoi gesti di amore. Gesù invita alla preghiera personale; “nella tua camera”, dice il Vangelo. Cari fratelli, preghiamo di più, meditiamo la Parola di Dio per entrare nel cuore di Dio, per imparare i sentimenti e i gesti di Gesù. Se ogni giorno leggessimo anche poche righe del Vangelo, saremmo tutti migliori, diversi, impareremmo la misericordia, libereremmo il cuore dai rancori, dalmale che a volte ci opprime, dalla tristezza, dall’egoismo. La preghiera apre ilcuore al prossimo, soprattutto a chi ha bisogno, rende attenti agli altri, ci rende come Gesù che sapeva ascoltare, parlare, sanare le ferite del dolore e della malattia. La preghiera ha una grande forza di riconciliazione. Dice Gesù: “Se due di voi sulla terra si accorderanno per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela accorderà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,19-20). E nella preghiera riceviamo il perdono di Dio, la sua misericordia. Non lasciamo passare questo tempo senza confessare il nostro peccato, perché possiamo ricevere il perdono nel Sacramento della Riconciliazione. Ci sarà proposto un giorno particolare per soffermarci davanti al Santissimo Sacramento e chiedere perdono confessando il nostro peccato. Il mondo ha bisogno di più preghiera. Approfittiamo diquesto tempo prezioso per pregare di più da soli e insieme. Penso in particolare alla Via Crucis e alla Settimana Santa, attraverso cui il Signore sofferente ci mette di fronte al dolore del mondo.
Il digiuno
Infine il digiuno. Certo la Chiesa invita in Quaresima al digiuno materiale, dal cibo, dal possesso, dalla smania di avere, dal correre ogni domenica a comprare invece di partecipare alla Santa Messa. Passiamo meno tempo nei centri commerciali e un po’ più di tempo con Gesù e saremmo tutti più felici. Ma c’è bisogno anche di un digiuno spirituale, un digiuno da se stessi, dal proprio io, a cui siamo tutti attaccati e che difendiamo ad ogni costo. Il digiuno libera dalla prigione dell’io, che rende la vita e il mondo menoumani. Vorrei ricordare che all’Assemblea Diocesana di settembre abbiamo deciso di praticare il digiuno della lingua o, come direbbe papa Francesco, dalle chiacchiere. In questo tempo, smettiamo di sparlare, di mormorare, di giudicare, di lamentarci, di denigrare. Se abbiamo qualcosa da dire a qualcuno, prendiamoci la responsabilità di dirlo all’interessato, non agli altri. La Bibbia chiama questo atteggiamento “correzione”. Il resto fa solo male ediffonde unicamente giudizi e condanne. “Le chiacchiere uccidono”, ha detto papa Francesco. Ed è proprio vero! Ciascuno di noi lo sa bene.
Cambiare se stessi
Cari amici, come vedete, in questo tempo ci viene offerta una grande opportunità: rientrare in se stessi, imparare a donare con gratuità vivendo la misericordia, pregare di più, digiunare. Ci potremmo chieder se tutto questo è possibile. Ognuno davanti a Gesù e alle sue parole porta le sue giustificazioni e fa fatica a prendere una decisione. Questo è il tempo delle decisioni, è il tempo per cambiare se stessi. Imponendo le ceneri sul capo il sacerdote può pronunciare una seconda frase: “Convertitevi e credete al Vangelo”. Sono le prime parole di Gesù riportate dal vangelo di Marco. Siamo fragili, deboli. Eppure il Signore ha tanta fiducia in noi e ci chiede di convertirci, cioè di cambiare noi stessi, perché la nostra forza è in lui, nell’amicizia con lui. Per praticare l’elemosina, la preghiera, il digiuno, ciascuno deve accettare perciò di cambiare se stesso credendo al Vangelo e meno in sestesso. Perché? Perché ne abbiamo bisogno, perché ne ha bisogno il mondo, perché ne hanno bisogno i poveri e gli oppressi. Scrive Martin Buber, un grande scrittore ebreo del secolo scorso: “Cominciare da se stessi: ecco l’unica cosache conta. In questo preciso istante non mi devo occupare di altro al mondo che non sia questo inizio. Ogni altra presa di posizione mi distoglie da questo mio inizio, intacca la mia risolutezza nel metterlo in opera e finisce per farfallire completamente questa audace e vasta impresa. Il punto di Archimede a partire dal quale posso da parte mia sollevare il mondo è la trasformazione di me stesso”. Non abbiamo paura di accettare questa sfida. Essa, ogni qual volta lainizieremo, ci renderà felici, perché ci avvicinerà al Regno di Dio, alla presenzadi Dio in mezzo a noi. Incamminiamoci insieme, come popolo di Dio, comela comunità di Gesù, i suoi amici, verso la Settimana Santa di Passione, morte e resurrezione del Signore. Come i discepoli, facciamoci guidare da lui, ascoltiamolo, riconosciamo la nostra fragilità e confessiamo il nostro peccato, perché la Pasqua sia davvero per ognuno e per tutti noi insieme una forza di vita e di resurrezione pur ancora in mezzo al dolore e alla sofferenza del mondo. Ringraziamo il Signore perché non ci abbandona mai, ci sostiene con la sua misericordia, ci perdona e ci guida nelle difficoltà. Vi ripropongo per la riflessione un bel testo diSan Pietro Crisologo, vescovo di Ravenna nella prima parte del V secolo, che già vi avevo letto lo scorso anno, perché aiuti ciascuno di noi in questo tempo:
“Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra. Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perchè non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chinel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di se il cuore di Dio non chiuda il suo a chilo supplica. Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. E’ un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per se. O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi miseri-cordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te. Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti. Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perchè non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: “Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non di- sprezzi” (Sal 50, 19). O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perchè sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perchè non può non avere se stesso da offrire. Ma perchè tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sràdichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia. O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perchè tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Dà a te stesso, dando al povero, perchè ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.”
(Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo, Disc. 43; PL 52, 320 e 322)
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