Udienza del Santo Padre agli zingari

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"Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di
disprezzo. Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità,
la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della
sofferenza altrui". Lo ha auspicato il Papa ricevendo in udienza
stamane, sabato 11 giugno, nell’Aula Paolo VI, oltre duemila zingari
giunti da tutta Europa nel 150° della nascita e nel 75° del martirio
del beato gitano Zefirino Giménez Malla.
Organizzato dal dicastero
vaticano per i Migranti e gli Itineranti, dalla Fondazione "Migrantes"
della Cei, dalla diocesi di Roma e dalla Comunità di Sant’Egidio –
tutte realtà che si occupano quotidianamente dell’accoglienza e
dell’integrazione dei nomadi – l’incontro si riannoda a quello del 1965
con Paolo VI. "Il Servo di Dio – ha ricordato Papa Ratzinger – rivolse
agli zingari queste indimenticabili parole: "Voi nella Chiesa non siete
ai margini… Voi siete nel cuore della Chiesa". Anch’io ripeto oggi
con affetto: voi siete nella Chiesa".


Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

o Del si tumentsa! [il Signore sia con voi!]

È per me una grande gioia incontrarvi e darvi un cordiale benvenuto,
in occasione del vostro pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Pietro.
Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Antonio Maria Vegliò, Presidente del
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti,
per le parole che mi ha rivolto anche a nome vostro e per aver
organizzato l’evento. Estendo l’espressione della mia gratitudine anche
alla Fondazione «Migrantes» della Conferenza Episcopale Italiana, alla
Diocesi di Roma e alla Comunità di Sant’Egidio, per aver collaborato a
realizzare questo pellegrinaggio e per quanto fanno quotidianamente per
la vostra accoglienza e integrazione. Un «grazie» particolare a voi,
che avete offerto le vostre testimonianze, davvero significative.

Siete giunti a Roma da ogni parte d’Europa per manifestare la
vostra fede e il vostro amore per Cristo, per la Chiesa – che è una
casa per tutti voi – e per il Papa. Il Servo di Dio Paolo VI rivolse
agli Zingari, nel 1965, queste indimenticabili parole: «Voi nella
Chiesa non siete ai margini, ma, sotto certi aspetti, voi siete al
centro, voi siete nel cuore. Voi siete nel cuore della Chiesa».

Anch’io ripeto oggi con affetto: voi siete nella Chiesa! Siete
un’amata porzione del Popolo di Dio pellegrinante e ci ricordate che
«non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella
futura» (Eb 13,14).

Anche a voi è giunto il messaggio di salvezza, a cui avete risposto
con fede e speranza, arricchendo la comunità ecclesiale di credenti
laici, sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi zingari. Il vostro
popolo ha dato alla Chiesa il beato Zefirino Giménez Malla, di cui
celebriamo il centocinquantesimo anniversario della nascita e il
settantacinquesimo del martirio. L’amicizia con il Signore ha reso
questo Martire testimone autentico della fede e della carità. Con
l’intensità con cui egli adorava Dio e scopriva la sua presenza in ogni
persona e in ogni avvenimento, il beato Zefirino amava la Chiesa e i
suoi Pastori. Terziario francescano, rimase fedele al suo essere
zingaro, alla storia e all’identità della propria etnia. Sposato
secondo la tradizione dei gitani, assieme alla consorte decise di
convalidare il legame nella Chiesa con il sacramento del Matrimonio. La
sua profonda religiosità trovava espressione nella partecipazione
quotidiana alla Santa Messa e nella recita del Rosario. Proprio la
corona, che teneva sempre in tasca, divenne causa del suo arresto e
fece del beato Zefirino un autentico «martire del Rosario», poiché non
lasciò che gliela togliessero di mano nemmeno in punto di morte. Oggi,
il beato Zefirino vi invita a seguire il suo esempio e vi indica la
via: la dedizione alla preghiera e in particolare al Rosario, l’amore
per l’Eucaristia e per gli altri Sacramenti, l’osservanza dei
comandamenti, l’onestà, la carità e la generosità verso il prossimo,
specialmente verso i poveri; ciò vi renderà forti di fronte al rischio
che le sette o altri gruppi mettano in pericolo la vostra comunione con
la Chiesa.

La vostra storia è complessa e, in alcuni periodi, dolorosa. Siete
un popolo che nei secoli passati non ha vissuto ideologie nazionaliste,
non ha aspirato a possedere una terra o a dominare altre genti. Siete
rimasti senza patria e avete considerato idealmente l’intero Continente
come la vostra casa. Tuttavia, persistono problemi gravi e
preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società nelle
quali vivete.

Purtroppo lungo i secoli avete conosciuto il sapore amaro della non
accoglienza e, talvolta, della persecuzione, come è avvenuto nella II
Guerra Mondiale: migliaia di donne, uomini e bambini sono stati
barbaramente uccisi nei campi di sterminio.

È stato – come voi dite – il Porrájmos, il «Grande Divoramento», un
dramma ancora poco riconosciuto e di cui si misurano a fatica le
proporzioni, ma che le vostre famiglie portano impresso nel cuore.

Durante la mia visita al campo di concentramento di
Auschwitz-Birkenau, il 28 maggio 2006, ho pregato per le vittime della
persecuzione e mi sono inchinato di fronte alla lapide in lingua
romanes, che ricorda i vostri caduti. La coscienza europea non può
dimenticare tanto dolore!

Mai più il vostro popolo sia oggetto di vessazioni, di rifiuto e di
disprezzo! Da parte vostra, ricercate sempre la giustizia, la legalità,
la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della
sofferenza altrui!

Oggi, grazie a Dio, la situazione sta cambiando: nuove opportunità
si aprono davanti a voi, mentre state acquistando nuova consapevolezza.
Nel tempo avete creato una cultura dalle espressioni significative,
come la musica e il canto, che hanno arricchito l’Europa. Molte etnie
non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di
fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere
secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di
Cristo, verso un futuro migliore.

Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la
diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità. Vi
invito, cari amici, a scrivere insieme una nuova pagina di storia per
il vostro popolo e per l’Europa! La ricerca di alloggi e lavoro
dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire
quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società.
Date anche voi la vostra fattiva e leale collaborazione, affinché le
vostre famiglie si collochino degnamente nel tessuto civile europeo!

Numerosi tra voi sono i bambini e i giovani che desiderano istruirsi
e vivere con gli altri e come gli altri. A loro guardo con particolare
affetto, convinto che i vostri figli hanno diritto a una vita migliore.
Sia il loro bene la vostra più grande aspirazione! Custodite la dignità
e il valore delle vostre famiglie, piccole Chiese domestiche, perché
siano vere scuole di umanità (cfr Gaudium et spes, 52). Le istituzioni,
da parte loro, si adoperino per accompagnare adeguatamente questo
cammino.

Infine, anche voi siete chiamati a partecipare attivamente alla
missione evangelizzatrice della Chiesa, promuovendo l’attività
pastorale nelle vostre comunità. La presenza tra di voi di sacerdoti,
diaconi e persone consacrate, che appartengono alle vostre etnie, è
dono di Dio e segno positivo del dialogo delle Chiese locali con il
vostro popolo, che occorre sostenere e sviluppare. Date fiducia e
ascolto a questi vostri fratelli e sorelle, e offrite insieme a loro il
coerente e gioioso annuncio dell’amore di Dio per il popolo zingaro,
come per tutti i popoli! La Chiesa desidera che tutti gli uomini si
riconoscano figli dello stesso Padre e membri della stessa famiglia
umana. Siamo alla Vigilia di Pentecoste, quando il Signore effuse il
suo Spirito sugli Apostoli che cominciarono ad annunciare il Vangelo
nelle lingue di tutti i popoli. Lo Spirito Santo elargisca i suoi doni
in abbondanza su tutti voi, sulle vostre famiglie e comunità sparse nel
mondo e vi renda testimoni generosi di Cristo Risorto. Maria
Santissima, tanto cara al vostro popolo e che voi invocate come «Amari
Devleskeridej», «Nostra Madre di Dio», vi accompagni per le vie del
mondo e il beato Zefirino vi sostenga con la sua intercessione.

Naisìv tumenge savorenge katar o ilò kaj avilèn katè ande o kher le
Petrosko te sikavèn tumarò pačamòs aj tumarò kamimòs pe e khangherì taj
vi pe o Papa. O Blago Zefirino si tumende iek sičarimòs katar ek trajo
traimè e Kristòske taj vi pe e khangerì, ke dikàve o sičarimòs aj o
kamimòs pe sa le manušà. O Papa si pašè po svako iek anda tumende, taj
isarèl tumen ande pesko rugimòs. O Del del tumèn blàgosto, tumarè ženè,
tumarè familje, aj tumarò trajo ke avela maj anglè. O Del del tumén
sastimós te baxht acén e Devlesa.

[Ringrazio di cuore tutti voi giunti qui alla sede di Pietro per
manifestare la vostra fede e il vostro amore per la Chiesa e per il
Papa. Il Beato Zefirino sia per tutti voi esempio di una vita vissuta
per Cristo e per la Chiesa, nell’osservare i comandamenti e nell’amore
verso il prossimo. Il Papa è vicino a ognuno di voi e vi ricorda nelle
sue preghiere. Il Signore benedica voi, le vostre comunità, le vostre
famiglie e il vostro futuro. Il Signore vi doni salute e fortuna.
Rimanete con Dio!]

Qui i video dell’udienza http://benedictxvi.tv/site/2011/06/11/benedict-xvi-met-two-thousand-gypsies/

© http://benedictxvi.tv/

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