PRIMO ANNUNCIO

DOCUMENTO CEI SUL "PRIMO ANNUNCIO",

LA PARROCCHIA ACCANTO ALLE "FAMIGLIE IN DIFFICOLTA'",
AGLI IMMIGRATI

 

La preparazione al matrimonio, l'attesa e la nascita dei figli, la
richiesta di catechesi e di altri sacramenti per i bambini e i ragazzi, ma anche
l'incontro con situazioni di "famiglie in difficoltà" o con nuclei familiari di
immigrati. Sono queste alcune "occasioni particolari per il primo annuncio"
segnalate nella nota pastorale della Cei "Questa è la nostra fede", diffusa
oggi. In particolare nella vita di parrocchia, si raccomanda nel nuovo
documento, "vanno accostate con delicata premura pastorale le situazioni di
difficoltà delle famiglie, dovute a malattie o ad altre sofferenze, comprese
quelle derivanti dalla mancanza della pace familiare o dalla rottura del vincolo
coniugale: soprattutto ai margini della vita di fede vanno donate parole e gesti
che esprimano condivisione cristiana e aiutino a radiare la sofferenza nel
mistero della croce di Cristo". Senza contare la "grande occasione di
evangelizzazione offerta dal fenomeno delle migrazioni di tante persone di altre
religioni: non possiamo non preoccuparci di come far giungere anche ad essi la
buona notizia" del Vangelo, è l'esortazione dei vescovi italiani. Altre
occasioni da "valorizzare" per il primo annuncio, raccomanda la Cei, "sono
quelle collegate al tempo libero e alle situazioni informali, nei quali
soprattutto i giovani, tramontato il tempo delle contrapposizioni ideologiche,
appaiono sorprendentemente più aperti al Vangelo, se esso viene offerto in un
contesto di vera simpatia e di accoglienza amichevole, da una comunità cristiana
coraggiosa nel proporre la sua fede e al contempo capace di intessere relazioni
significative nell'oratorio, 'sulla soglia' e anche per strada".
Per la
Chiesa italiana, in particolare, c'è una "falsa alternativa da tener presente:
quella tra identità e dialogo. In realtà la Chiesa non vede un contrasto tra
l'annuncio del Cristo e il dialogo. Per essere corretto e autentico, il dialogo
richiede una chiara consapevolezza della propria identità e non può mai
degenerare nel relativismo o nel sincretismo". "Non è vero che una religione
vale l'altra", incalza il documento, anche se "il Vangelo è da annunciare, non
da imporre". Come ha fatto Gesù, che "l'ha proposto a tutti, l'ha testimoniato
con la sua vita, non è mai ricorso alla violenza per farlo accettare. Ha
sollecitato il consenso e accettato il rifiuto. Il messaggio dell'amore non si
annuncia se non attraverso l'amore. E' proprio la proclamazione del Vangelo a
spingere il cristiano al dialogo con tutti". La seconda occasione di primo
annuncio è costituita dai mass media, i cui "rischi e opportunità" non vanno
"minimizzati", considerati "una risorsa e una sfida anche bisogna raccogliere,
senza complessi di inferiorità". Non mancano, nel nuovo documento della Cei,
precise indicazioni sul rapporto tra i mezzi della comunicazione sociale e la
prassi pastorale quotidiana: "per quanto difficilmente programmabile, la
pastorale cosiddetta occasionale rimane la via comune e la più ordinaria per
l'annuncio del Vangelo. Anche nella comunicazione in forma pubblica e
collettiva, non si può mai prescindere dal contatto da persona a persona, come
chiaramente indicato dall'esempio di Gesù e dei primi missionari".
In un
momento in cui in Italia e in Europa si registrano "fenomeni positivi" (anche se
a volte ambigui e contraddittori) come "la considerazione data alla qualità
della vita; l'esigenza di autenticità e il desiderio di socialità;
l'internazionalizzazione della giustizia e della solidarietà; la ricerca della
pace tra i popoli; l'accresciuta sensibilità ai temi della salvaguardia del
creato", occorre raccogliere sfide e "opportunità" come il fenomeno del
pluralismo religioso, che "in se non rappresenta una minaccia alla fede
cristiana o all'appartenenza ecclesiale", o della "diffusione, sempre più rapida
e pervasiva", dei mass media, che "sono ovunque attorno a noi e non possiamo più
farne a meno". E' quanto si legge nella nota pastorale sul primo annuncio del
Vangelo, dal titolo "Questa è la nostra fede", diffusa oggi dalla Commissione
episcopale della Cei per la dottrina della fede, l'annuncio e la catechesi. "Mai
come oggi – scrivono i vescovi italiani – la Chiesa in Italia ha avvertito
l'urgenza di un rinnovato primo annuncio del messaggio cristiano, e oggi più che
in passato la Chiesa ha l'opportunità di far giungere il Vangelo, con la
testimonianza e la parola, a quanti hanno sete di Cristo". Una prima sfida, per
la Cei, è quella del pluralismo religioso: la società multietnica e
multireligiosa "non rappresenta una minaccia alla fede cristiana o
all'appartenenza ecclesiale", se affrontata con spirito di dialogo. Ma dialogare
non deve significare cedere al relativismo o al sincretismo", ammonisce la Cei,
secondo cui annunciare il Vangelo a persone di altre religioni richiede la
presenza di credenti "ben consapevoli della propria identità" e capaci di
rendere ragione della speranza cristiana"
da www.agenziasir.it

qui il Documento Pastorale
per intero

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