Omelia del vescovo nella Messa Crismale del Giovedì Santo 2006.

"Gli occhi di
tutti erano fissi su di Lui". ( Lc. 4, 20)

Anche  noi abbiamo deciso di
tenere lo sguardo fisso su Gesù: in modo particolare noi presbiteri perché, lo
sappiamo bene, la nostra vitalità e fecondità di pastori, nasce e si rafforza
proprio nella stretta unione con Gesù.

"Uniti a Lui come il tralcio
alla vite
": il Vangelo che questa sera proclameremo alla nostra gente, dopo
il racconto della lavanda dei piedi, riferisce la struggente parabola
della vite e i tralci:  "Io sono la  vera vite – dice Gesù – voi siete
i tralci, rimanete uniti a me: chi rimane in me ed io in lui, fa molto frutto
perché senza di me non potete fare nulla
" (Gv. 15,5).

Ricordo che, in una Lettera a
noi Presbiteri per il Giovedì Santo, il Papa Giovanni Paolo II, ci esortava
ripetendo l'appello di Gesù: "…rimanete uniti a me, senza di me non potete
fare nulla
", ed aggiungeva: "cerchiamo di rinnovare in modo particolare
questa consapevolezza ed insieme la disposizione indispensabile per poter
rimanere uniti a Cristo, sotto il soffio dello Spirito di Verità, e poter recare
un frutto abbondante nella vigna di Dio".

Era preoccupato, il Papa, per  i
gravissimi e molteplici problemi che si addensavano sulla Chiesa e non vedeva
altra soluzione che nell'abbandono fiducioso al Signore Gesù Cristo Via, Verità,
Vita: "In manus tuas".

Non la politica, non l'economia,
non una filosofia, né una dottrina: ma Gesù Cristo è la salvezza dell'uomo.

Permettetemi ora, cari
confratelli, di parteciparvi anche la mia preoccupazione di Pastore di questa
chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino,  la vigna del Signore nella quale
siamo stati inviati come operai, dal Padre che è il vignaiolo.

In realtà "La nostra gente,
quasi dovunque, continua a chiedere il battesimo, la comunione e la cresima per
i propri figli; vuole celebrare il matrimonio in chiesa ed esige la sepoltura
religiosa…" – scrivo nella Lettera pastorale chi è Gesù per te ed
aggiungo – "…ma quanti sono consapevoli degli impegni di vita cristiana  che
conseguono?" (cfr. Lettera n. 9)

Il mio grido di allarme che
ormai da diversi anni sto lanciando, accolto all'inizio forse con una certa
insofferenza, non si riferisce assolutamente al fatto che la gente diminuisca
nella frequenza alle nostre Comunità cristiane ma, molto più grave, si riferisce
alla perdita tra i nostri fedeli della identità cristiana, ridotta a formali
gesti staccati dalla vita: alla perdita del senso soprannaturale della vita;
alla perdita dei valori, della Fede nell'azione della Grazia.

 

I Teologi ci dicono che assieme
alle Verità di fede da credere si esige anche la Fede con la quale
vi si crede  ( fides quae et fides qua).

Da noi le Verità di Fede,
più o meno, forse sono ancora salve; ma la Fede di "come si crede"
è incrinata, vacillante, spesso assente.

Come vedete, il rimedio non può
essere nelle parole perchè non sono più credute, ma nella testimonianza; la
storia del cieco nato, dei due di Emmaus in fuga, lo dice chiaramente (
cfr. Lettera, nn 5-8).

È indispensabile, allora,
ricostruire la relazione vera con Gesù in ciascuno dei nostri fedeli, non più
in massa
, ma persona per persona; faccia a faccia;  cuore a cuore.

Dobbiamo noi presbiteri, pastori
del gregge, operai nella vigna convertirci per primi; fare noi l' esperienza di
Gesù, con lo sguardo fisso su di Lui, per poterle far fare ai nostri
fratelli (cfr. Ebrei, 12, 1-13).

Nella Lettera Pastorale credo di
aver incentrato tutto sulla esigenza di conversione che individuo nell'ascolto
della Parola di Dio.

 

In religioso ascolto della
Parola di Dio nella liturgia del Giovedì Santo, trovo una linea semplice di
conversione assieme ad alcune proposte concrete di pastorale attiva che
ripropongo a me ed a voi cari fratelli.

 

La linea di conversione:
dall'ascolto l'invito ad essere una sola cosa con il Signore:Unum
esse, unum velle, unum operari cum Christo!

–        
Il profeta Isaia
descrive l'Unto del Signore indicandone le caratteristiche e lo stile.

–        
Gesù attaglia su
di sé la figura  del Messia, dell' Unto del Signore e, davanti a tutti,
dichiara,  quasi con un manifesto programmatico, la sua missione nel mondo.

–        
Io presbitero, di
conseguenza, in stretta comunione con Gesù, dovrò realizzare nella mia
persona la profezia del Messia, Unto di Dio. Di fatto l'ordinazione
presbiterale, con la unzione crismale, mi ha reso idoneo ad esserlo non solo
nell'amministrazione dei sacramenti, ma nella vita. Ma non è automatico: lo devo
scegliere!

 

Questa è la nostra libertà non
un  "si" formale, ma il SI della vita, il Si di Maria.

Fratelli amati, come sento vivo
l'anelito di Gesù, "ho desiderato ardentemente mangiare questa pasqua con voi…"
espresso teneramente mentre si faceva carne e sangue che consegnava ai
discepoli nel Cenacolo, con l'attesa trepida del loro SI generoso. Oggi, nell'
Oggi di Dio, anche a noi viene partecipato quell'anelito che cerca il
nostro SI.

Quanto mi dispiace e quanto è
amaro per me riconoscere che in assenza di questo SI, assunzione coraggiosa di
coscienza e di responsabilità, l'alternativa, dolorosamente, è di essere solo
prete mercenario. La nostra gente non lo merita, vuole vedere in noi Gesù, il
pastore buono attento e rispettoso delle sue pecorelle. Lo sguardo di tutti è
fisso su di noi
: tutti vogliono vederci preti santi che pregano e vivono
sobriamente; preti che fanno crescere il gregge, non lo strumentalizza; vogliono
vedere in  ciascuno di noi Gesù servo di Dio e della Chiesa preoccupati più dei
fratelli che di noi stessi o dei nostri interessi.

Alcune proposte concrete
di pastorale dalle Letture della Liturgia
:

Mettere al primo posto i
piccoli, i poveri, gli ultimi: i poveri di pane, di denaro, di casa, di
amicizia, di amore. Ma anche poveri di salute, di serenità, di pace, di fiducia,
di Grazia di Dio.  Cosa deve finalmente cambiare nella mia vita per essere servo
dei poveri?

                              (
dalla Ia Lettura e dal Vangelo, cfr. anche Lettera n.12)

"Lavare i piedi" dei fratelli,
significa liberarli dal male, dal peccato, dai pregiudizi, dall'egoismo, dalla
miopia spirituale, dalla indifferenza, dalla sfiducia… quanto devo pregare per
lavare bene i piedi doloranti dei miei fratelli? ( dal Vangelo della Coena
Domini  cfr Lettera n. 21-22 e 23-25)

"Fate questo in memoria di me"
non è un rito, è la nostra stessa vita che si tuffa nella vita di Gesù.

Farsi con Gesù e per mezzo di
Gesù  carne e sangue  cioè "farsi mangiare" dai fratelli!

Tutto questo ci chiede Gesù
stesso quando dice: "rimanete in me, perché senza di me non portate frutto…."
Cosa deve cambiare della mia vita perché sia tutta offerta viva unita alla Croce
di Gesù?  (dalla IIa Lettura)..

 

Tra poco, cari fratelli,
rinnoveremo le nostre promesse sacerdotali, un giorno consegnate nelle mani del
vescovo: io per primo voglio dare al Signore la mia vita per la nostra Chiesa
Diocesana; senza remore, senza paura o rimpianti. Vi chiedo di consegnarci
insieme al Signore.

 

Voi sorelle consacrate e voi
fratelli Laici impegnati che condividete tanto della nostra vita presbiterale
nelle nostre parrocchie, aiutateci ad essere assieme a voi dono e servizio
per la nostra Chiesa di Frosinone-Veroli-Ferentino

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