Giubileo Santa Salome – Saluto del Vescovo e Omelia del Card. Tarcisio Bertone

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Saluto di Sua Eccellenza Mons. Ambrogio Spreafico
Vescovo della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino

 

Eminenza,

 

La ringrazio per aver accolto l’invito da me rivoltoLe per celebrare con noi questa tappa importante del giubileo della nostra patrona Santa Maria Salome. Oggi il nostro pensiero va anche al mio amato predecessore, Mons. Salvatore Boccaccio, che ci ha lasciato proprio un anno fa e che ricorderemo domenica prossima con una solenne celebrazione. Lo sentiamo parte di questa famiglia stretta attorno a Lei. Grazie a tutti voi per essere qui e per quanto avete fatto per rendere possibile questa celebrazione.

Siamo animati da uno stesso sentire e da un desiderio profondo di rinnovamento della nostra vita a partire dall’imitazione di Santa Salome, che fu discepola fedele e umile seguendo Gesù fin sotto la croce e accogliendo l’annuncio della sua resurrezione. La Sua presenza ci ricorda il legame antico di questa diocesi con la Chiesa di Roma e con il Santo Padre, di cui Ella è il collaboratore più prossimo. La tradizione infatti tramanda che Salome avrebbe accompagnato l’apostolo Pietro nel suo viaggio a Roma fermandosi a Veroli. Nella nostra patrona ritroviamo così la memoria e la forza della tradizione apostolica che ci chiama a seguire il Signore nell’ascolto fedele della sua Parola. Questa terra vive oggi momenti difficili. La crisi economica pesa su tante famiglie e rende più incerto il futuro soprattutto dei giovani. Nello spaesamento e nel pessimismo di questa stagione della storia, in cui la tentazione è vivere per se stessi e cercare solo il proprio interesse, nel convegno diocesano appena celebrato abbiamo espresso la ferma convinzione di porre la nostra vita sulla basi solide della Parola di Dio, perché sia luce e orientamento per la nostra vita e per la diocesi intera, memori delle parole rivolte da Benedetto XVI ai padri sinodali all’inizio del Sinodo sulla "Parola di Dio": "Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà…. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza."

Nella cripta di quest’antica basilica è conservato un affresco che rappresenta le tre donne, tra cui Santa Salome, che andarono a ungere il corpo di Gesù per una degna sepoltura e lì ricevettero l’annuncio della resurrezione. Vorremmo essere anche noi donne e uomini che diffondono il profumo prezioso del Vangelo del Risorto, profumo di vita e di amore, imparando ad amare la Chiesa, corpo di Cristo e nostra madre, e fermandoci con lei accanto ai sofferenti e ai poveri. All’offertorio le porteremo una copia di questo dipinto incisa su ceramica apposta per Lei, perché ricordi questo momento di comunione  e di intensa preghiera.

Eminenza, mentre le assicuriamo la nostra preghiera per il delicato e prezioso servizio alla Chiesa che Le è stato affidato, Le chiediamo di farsi portavoce presso il Santo Padre della nostra filiale obbedienza e del nostro affetto, ringraziandolo da parte di tutti noi per l’amore paterno e la sapienza evangelica con cui ci aiuta a seguire il Signore e a testimoniare al mondo l’amore di Dio insieme alla bellezza e alla gioia della vita cristiana.

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Vescovo della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino,
nella sezione Mass Media

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Omelia del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato

Ottavo centenario del ritrovamento del corpo di Santa Maria Sàlome, madre degli Apostoli Giacomo e Giovanni,

Patrona della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino

18 ottobre 2009

tarcisio-bertone.jpgCari fratelli e sorelle,


  
      ho accolto con gioia l’invito del vostro Vescovo, Sua Eccellenza Mons. Ambrogio Spreafico, ad essere qui, nel contesto dell’anno giubilare della patrona della vostra Diocesi, Santa Maria Sàlome.
           Lo ringrazio di cuore e lo saluto cordialmente, come saluto gli altri fratelli nell’episcopato, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i rappresentanti delle altre chiese e comunità cristiane, le autorità civili e militari e tutti voi che riempite le volte di questa bella e antica Basilica, orgoglio della città di Veroli.


           Un anno giubilare è sempre per tutti un tempo straordinario, che permette di riscoprire la bellezza e la gioia della vita cristiana. I santi ci aiutano con la loro testimonianza a riappropriarci dei valori fondamentali del cristianesimo, che sono alla base di ogni esistenza che si definisca umana. Un giubileo è memoria e si dice giustamente che un popolo senza memoria non ha futuro. Un giubileo è anche riconoscenza e imitazione, per non disperdere i doni della fede ricevuti. Ma la memoria si fa anche profezia. Bisogna far tesoro delle grazie ricevute, traducendole in fervore di propositi e in concreti progetti operativi.

La santa patrona di questa Diocesi è una donna audace. La tradizione ce la mostra tra quelle donne che hanno seguito il Signore Gesù con fedeltà e spirito di servizio, tanto da rimanere con lui nel momento della sofferenza sotto la croce, testimone coraggiosa della sua passione e morte. Questo è il primo messaggio che Maria Sàlome ci comunica: seguire il Signore, non separarsi da lui neppure nei momenti difficili.

La troviamo anche fra le donne che si recarono al sepolcro per rivolgere le ultime cure al corpo di Gesù per la sepoltura. Così è rappresentata, con l’unguento fra le mani, nel mosaico che si trova nella cripta di questa Basilica, in cui sono custodite e venerate le reliquie della santa, e nel prezioso dipinto del Cavalier d’Arpino situato nell’abside. L’unzione del corpo per la sepoltura fa pensare ad un’altra donna, Maria di Magdala, che cosparse i piedi del Maestro con del profumo prezioso. Quel gesto sembrò uno spreco, ma Gesù disse di lasciarla fare perché, in certo modo, anticipava il giorno della sua sepoltura. Ci si potrebbe chiedere a che scopo ungere il corpo di un uomo ormai morto. Ebbene, quello di Maria Sàlome e delle altre donne non fu, come il precedente, un gesto superfluo, ma fu, invece, un delicato servizio di amore; servizio che va al di là delle cose indispensabili. Chi ama non si limita all’essenziale, sa compiere anche gesti e dire parole che i benpensanti possono considerare esagerate, mentre invece l’amore vero non bada a calcoli o a misure troppo ristrette. Lo sanno i genitori e i nonni quanto amore sia necessario per far crescere i bambini in modo umano e cristiano.

E’ essenzialmente nella famiglia, quando è sana, che si sviluppa quella cultura della gratuità, della prossimità, in cui è più bello fare un regalo ad un figlio che tenerlo per sé; è spontaneo spendere il proprio tempo accanto al familiare ammalato, piuttosto che dedicarlo al divertimento. La Chiesa insegna che la famiglia è la "cellula originale della vita sociale", poiché, "la vita di famiglia è una iniziazione alla vita nella società" (CCC, n. 2207). Per questo Benedetto XVI continua a ribadire come la famiglia, congegnata secondo il disegno di Dio, sia un valore irrinunciabile.

Facendo leva sul dono della fede cristiana che abbiamo ricevuto, non chiudiamo gli occhi alla domanda di amore che sale da questo mondo. Talvolta basta una parola, un’attenzione, una piccola solidarietà, un po’ di amicizia per rendere la vita migliore. Quell’unguento profumato e prezioso che Maria Sàlome portò quel giorno al sepolcro di Gesù è un segno di attenzione e di amore che può profumare la vita degli altri e umanizzare il mondo.

Sappiamo anche che la nostra Santa è presentata nel Vangelo come la madre di Giacomo e Giovanni, moglie di Zebedeo, un piccolo imprenditore, padrone di pescherecci. Essa desiderava qualcosa di grande per i suoi due figli e per questo rivolse a Gesù la domanda che potessero sedersi uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel suo regno. Questa madre certamente era stata colpita dal messaggio portato da Gesù e, in modo ancora velato, aveva percepito la novità del regno che questo Maestro voleva instaurare nel mondo, anche se lo vedeva in relazione alla sua famiglia, ai suoi figli.

E’ interessante constatare come Maria Sàlome entra lei stessa nella comunità dei discepoli; non lascia semplicemente andare i figli da Gesù. Ci va anche lei, lo ascolta quando lui parla. In seno alla prima comunità è attiva; ha senso pratico e rende tanti servizi concreti. Gesù conosce la sua generosità, non disprezza la sua richiesta, ma in un certo senso la corregge, la chiarisce, facendole capire che sedere accanto al Signore nel suo regno non esenta dalla sofferenza. Infatti Gesù chiede a Giacomo e Giovanni: "Potete bere il calice che io bevo?", intendendo riferirsi alla sofferenza e alla morte che avrebbe dovuto sopportare. A volte anche noi stessi abbiamo bisogno di chiarimenti e di correzioni per entrare pienamente nella logica del Vangelo. La Chiesa, istituita da Cristo stesso per continuare la sua opera in terra, con il suo magistero presta questo indispensabile servizio al popolo cristiano e aiuta nella comprensione del messaggio evangelico.

La vostra patrona, tuttavia, con il suo spirito di servizio, ci invita a non rinunciare all’ambizione di essere grandi nel diffondere il Regno di Dio; ci esorta a vincere la piccolezza e la grettezza del cuore. Talvolta ci si accontenta di una vita mediocre, alla giornata, senza interesse per gli altri, senza impegno per costruire una società più giusta, mentre il Signore vuole che mettiamo a frutto i talenti che possediamo e che lavoriamo per il bene comune. Come abbiamo ascoltato dall’Apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi, facciamo in modo che "…tutto quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri".  Riempiamo la nostra esistenza di questi sentimenti nobili e di questi atteggiamenti e sono certo che saremo tutti migliori e renderemo la società più bella e più umana.

So, infatti, che anche qui nella vostra terra la crisi economica si sta facendo sentire in maniera preoccupante. Un certo numero di persone hanno perso o rischiano di perdere il posto di lavoro con gravi conseguenze sulla vita familiare. Altri, soprattutto i giovani, guardano al futuro con preoccupazione e senza speranza. Non ho soluzioni da indicarvi, ma sono qui per dirvi, innanzitutto, che in queste circostanze, accanto al doveroso impegno delle istituzioni civili nel promuovere soluzioni appropriate, la Chiesa si mostra, attraverso i fedeli che la compongono, come una madre, che non dimentica e non abbandona, ma che si affianca a coloro che soffrono per aiutarli a superare le difficoltà. L’esempio del servizio concreto e caritatevole che Santa Maria Sàlome aveva in seno alla prima comunità dei discepoli di Gesù, aiuti tutti, sia nell’ambito civile che ecclesiale, ad essere uniti e solidali, in modo che prosperino le opere buone, e su tutto "primeggi" la carità.

La Vergine SS.ma, discepola e madre di Gesù, rivolga verso ciascuno di noi il suo sguardo benevolo, e ci aiuti a stare in piedi, in preghiera, come lei, come Santa Maria Sàlome, sotto quelle croci che a volte investono la nostra vita. Ella protegga le nostre famiglie, la nostra comunità ecclesiale e civile, l’intera Diocesi, perché possiamo essere testimoni dell’amore con il quale Dio guarda alla vostra vita.

Cardinale Tarcisio Bertone
Segretario di Stato di Sua Santità
Camerlengo di Santa Romana Chesa
Arcivescovo Emerito di Vercelli


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Cenni biografici del Card. Tarcisio Bertone
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Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, Camerlengo di Santa Romana Chiesa, Arcivescovo emerito di Genova (Italia), è nato a Romano Canavese (Provincia di Torino e Diocesi di Ivrea) il 2 dicembre 1934, quinto di otto figli, ed è stato battezzato il 9 dicembre dello stesso anno.

Ha compiuto i suoi studi medi a Torino, nell’oratorio di Valdocco, passando direttamente al noviziato di Monte Oliveto (Pinerolo) attratto dalla vocazione salesiana. Ha fatto la prima professione religiosa il 3 dicembre 1950, ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale, dalle mani di Mons. Albino Mensa, Vescovo di Ivrea, il 1° luglio 1960.

Conseguita la Licenza in S. Teologia alla Facoltà Teologica Salesiana di Torino con una dissertazione sulla tolleranza e la libertà religiosa, ha continuato gli studi a Roma, presso il Pontificio Ateneo Salesiano, ove ha ottenuto la Licenza e il Dottorato in Diritto Canonico, con la ricerca su "Il governo della Chiesa nel pensiero di Benedetto XIV – Papa Lambertini (1740-1758)".

Nel 1967 è stato chiamato a Roma, per assumere la cattedra di Teologia Morale Speciale all’Ateneo Salesiano, poi divenuto Pontificia Università Salesiana (1973), dove ha insegnato per dieci anni. Nel 1976 è stato chiamato a dirigere la Facoltà di Diritto Canonico, ove ha insegnato fino al 1991 «Diritto Pubblico Ecclesiastico», diventando Professore Ordinario di cattedra. Ha insegnato anche, tra l’altro, «Diritto Internazionale» e «Diritto dei minori» (in consonanza con la specializzazione pedagogica della Pontificia Università Salesiana), e «Legislazione e Organizzazione Catechistica e di Pastorale Giovanile». È stato dal 1978 Docente di «Diritto Pubblico Ecclesiastico» presso l’Institutum Utriusque Iuris della Pontificia Università Lateranense.

Oltre ad un’attività pubblicistica, ha svolto compiti direttivi presso le Comunità dell’Università Salesiana di Roma: è stato Direttore dei Teologi (1974-1976), Decano della Facoltà di Diritto Canonico (1979-1985), Vice Rettore (1987-1989) e poi Rettore Magnifico (1989-1991) dell’Università Salesiana.

A Roma ha collaborato anche con diverse parrocchie ed ha contribuito alla promozione dei laici (Centri di Formazione teologica e apostolica). Ha collaborato all’ultima fase della revisione del Codice di Diritto Canonico e svolto attività promozionale per la sua ricezione nelle Chiese particolari. Ha diretto il gruppo di lavoro che ha tradotto il Codice in italiano, con l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana.

Dagli anni ’80 ha esercitato, inoltre, un qualificato servizio alla Santa Sede, come Consultore in diversi Dicasteri della Curia Romana, collaborando attivamente soprattutto con la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Il 1° agosto 1991 il Santo Padre lo ha chiamato alla guida della più antica Diocesi del Piemonte, come Arcivescovo di Vercelli. Il 28 gennaio 1993 è stato nominato dalla CEI Presidente della Commissione Ecclesiale Giustizia e Pace e in tale ufficio ha promosso ricerche e iniziative per l’educazione alla legalità, alla giustizia e alla moralità.

Il 13 giugno 1995 Giovanni Paolo II lo ha nominato Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, confermando così la consegna data da S. Eusebio, protovescovo di Vercelli e assunta nel motto episcopale: "Fidem custodire, concordiam servare".

È stato incaricato dal Santo Padre di curare la pubblicazione della terza parte del «segreto» di Fatima (maggio 2000).

Il 10 dicembre 2002 Giovanni Paolo II lo ha nominato Arcivescovo di Genova, dove ha fatto l’ingresso il 2 febbraio 2003. È stato Presidente della Conferenza Episcopale Ligure.

Il 15 settembre 2006 Papa Benedetto XVI lo ha nominato Segretario di Stato.

Il 4 aprile 2007 il Santo Padre lo ha nominato anche Camerlengo di Santa Romana Chiesa.

Da Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 ottobre 2003,  del Titolo della Chiesa Suburbicaria di Frascati.
[fino al 10 maggio 2008, del Titolo di S. Maria Ausiliatrice in via Tuscolana, Diaconia elevata pro illa vice a Titolo presbiterale
.]

È Membro:

  • delle Congregazioni: per la Dottrina della Fede; per il Clero; per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti; per le Chiese Orientali; per i Vescovi; per l’Evangelizzazione dei Popoli;

  • della Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.) – Presidente.

© Sala Stampa Santa Sede


Nomi dei vescovi che saranno presenti oggi nella celebrazione Gubilare:


1. Mons. Filippo Iannoni di Sora – Aquino – Pontecorvo;

2. l’Abate di Montecassino, Dom Pietro Vittorelli;

3. l’Abate di Casamari, Dom Silvestro Buttarazzi;

4. Mons. Alexis Habiyambere, presidente della conferenza episcopale del Rwanda e vescovo della Diocesi di Nyundo, con cui la nostra è gemellata (PS: lui si trova a Roma in questi giorni per partecipare al sinodo dei vescovi africani);

5. Mons. Fabio Bernardo D’Onorio, Arcivescovo di Gaeta

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