
Comunicato della Presidenza della
CEI
La speranza certa della risurrezione illumina la Chiesa italiana nel
momento del passaggio di Giovanni Paolo II, Vescovo di Roma, Primate d'Italia,
Pastore universale della Chiesa, dalla vita terrena a quella eterna. Risplendono
per lui, in tutta la loro verità, le parole di San Paolo: «Ho combattuto la
buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta
solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in
quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la
sua manifestazione» (2 Tm 4, 7-8).
La morte non
affievolisce ma rende ancora più forti i sentimenti di profondo affetto e di
immensa gratitudine verso un Pontefice che ha saputo immedesimarsi con il
sentire culturale e religioso del nostro Paese, segnandone in modo indelebile la
storia. Gli sono grati in particolare i giovani, che fino alla fine egli ha
sempre cercato e che gli sono andati incontro, riconoscendolo padre, maestro ed
amico.
Le sue parole e i suoi gesti sono stati decisivi per imprimere un
forte slancio missionario alla Chiesa italiana, incoraggiandola ad essere
esperienza vissuta di comunione, testimone coerente di Cristo, presenza viva e
culturalmente significativa nel tessuto della Nazione. La Chiesa italiana, che
ha il privilegio di vivere una vicinanza tutta particolare con il Successore di
Pietro, ha beneficiato di un'attenzione costante e di una premurosa vicinanza
del Santo Padre, che nel corso di questi 27 anni ha visitato tante diocesi della
Penisola, lasciando un segno nel cuore delle persone e nella storia delle nostre
comunità ecclesiali.
In questo momento di sofferenza, per un distacco che
tutti avremmo voluto il più lontano possibile, il pensiero e la preghiera si
innalzano a Dio Padre, perché accolga l'anima dell'amato Pontefice e lo
ricompensi per la testimonianza fulgida e coraggiosa che ha saputo dare
nell'esercizio del ministero petrino, sia mediante la proclamazione della verità
del Vangelo su Dio e sull'uomo, sia richiamando la coscienza di singoli e popoli
alle esigenze severe della carità, sia, in particolare nel modo con cui in
questi ultimi tempi ha affrontato con serenità e fiducioso abbandono al Padre la
malattia e la morte, facendosi interprete immediato e trasparente del mistero di
morte e risurrezione della Pasqua di Gesù.
Chiediamo a tutti di
raccogliersi in preghiera perché il Papa, che fin dall'inizio del suo
pontificato ha invitato a spalancare le porte a Cristo, possa ora ricevere
l'abbraccio di Lui, il Signore della vita, che egli ha annunciato in modo
instancabile ad ogni uomo e in ogni angolo della Terra. La nostra preghiera si
fa anche espressione di sentita gratitudine a Dio, per i doni straordinari che
ha fatto alla Chiesa e al mondo attraverso la persona e l'insegnamento di
Giovanni Paolo II.
Affidiamo Giovanni Paolo II alla Divina misericordia,
attraverso l'intercessione di Maria, la Santa Vergine Madre di Dio, a cui il
Santo Padre ha totalmente consacrato il suo ministero, la Chiesa e il mondo
intero.
Roma, 2 aprile 2005
