1.
Note conclusive circa la verifica del cammino pastorale della diocesi
negli anni 1999-2005 svoltasi tra il maggio e giugno del 2005 (cfr
Consiglio pastorale del 23 Giugno 2005)
– lettura
della sintesi delle relazioni degli organismi ecclesiali circa la verifica
del cammino pastorale (1999-2005) della Diocesi di
Frosinone-Veroli-Ferentino di Don Adriano Testani.
– riprendere la
conclusione della sintesi contenuta nel punto nr 4: "Le prospettive":
"La nuova Evangelizzazione
dovrà essere incentrata sull'esperienza di Gesù Cristo Salvatore. (…)
Quello che conta, e ciò viene affermato da tutte le relazioni, è fare
esperienza singolarmente e comunitariamente di Cristo che evangelizza, che
prega e che serve.
La prospettiva, quindi,
che si impone è Ripartire da
Cristo!"
2.
Ripartire da Gesù Cristo
nostra speranza!
"Compito assolutamente
primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che cerca ragioni per
gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione della fede, della
vita in Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla preziosa del
Vangelo." (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia Orientamenti
pastorali dell'Episcopato italiano per il
primo decennio del 2000; nr 4)
– ripartire da Gesù Cristo
per raggiungere le mete già indicate nella Lettera pastorale e
progetto diocesano per gli anni 2000/2005, Gesù nostra speranza nella
post-fazione:
1-
Passare da una dimensione prevalentemente giuridico-amministrativa della
Chiesa ad essere segno di Chiesa.
Dobbiamo
tendere ad essere tutti, in ogni momento, con tutti, icona della comunione
che non si realizza nello "stare accanto" ma nel vivere insieme il
"modello trinitario" dell'Amore che si dona. E' così che la parrocchia
diventa famiglia.
2 –
Passare da una parrocchia intesa prevalentemente come luogo dei servizi
religiosi, cioè di praticanti garantiti dalla presenza del presbitero, a
una parrocchia soggetto di pastorale.
Il Concilio
parla chiaro: i bambini sono apostoli dei loro coetanei, e così i giovani,
gli sposi, le famiglie, i malati… Questo comporta l'accettazione e la
crescita della ministerialità.
3 –
Passare da un atteggiamento di conservazione ad uno spirito più
missionario.
In una situazione di cristianità, era giustificata la conservazione e la
protezione: ma ora una Chiesa che vive nella minorità, non può non
sentirsi "mandata", cioè spinta ad aprirsi e a confrontarsi con le
persone, le culture e le religioni diverse che già sono tra noi.
4 –
Passare da una omogeneità che mortifica, all'accettazione e valorizzazione
del sano pluralismo che arricchisce.
Una comunità cristiana è tanto più autentica quanto più è una comunità
articolata e partecipata: capace cioè di accogliere e valorizzare anche il
diverso per crescere insieme verso l'acquisizione e la difesa dei valori.
(- riprendere e
riproporre le indicazioni contenute negli Orientamenti pastorali
dell'Episcopato italiano per il primo decennio del duemila: "Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia" e nella nota pastorale CEI del 2004: "Il
volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia;)
3.
La necessità di ripartire da Gesù Cristo attraverso il mettersi in
ascolto del Verbo della vita per poterlo offrire e comunicare agli altri =
condividere il dono ricevuto, di "amare come siamo stati amati": diventano
l'oggetto della riflessione, preghiera e studio di tutta la chiesa
diocesana durante il Convegno pastorale a Veroli in programma dal 14 al
16 Ottobre 2005 (N.B: contributo dei gruppi di lavoro suddivisi per
centri)
4.
Dal Convegno pastorale all'Anno pastorale 2005-2006:
– I centri pastorali,
tenendo conto delle indicazioni emerse dal lavoro del Consiglio pastorale
diocesano ed in piena sintonia con il cammino della Chiesa italiana che si
prepara al Convegno ecclesiale di Verona nel ottobre del 2006 (cfr
TESTIMONI DI GESÙ RISORTO, SPERANZA DEL MONDO. Traccia di riflessione in
preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16 – 20 ottobre 2006:
La traccia di
riflessione costituisce il punto di riferimento per l'anno di
preparazione al Convegno Ecclesiale, che coincide con l'anno pastorale
2005/2006, e viene affidato alle Chiese particolari, nelle quali i
Vescovi, con i consigli presbiterali e i consigli pastorali,
individueranno le forme più opportune perché la riflessione coinvolga
tutti e in modo particolare i fedeli laici. Le associazioni, i movimenti
laicali e le aggregazioni ecclesiali tutte contribuiranno ad arricchire
tale cammino preparatorio, inserendosi nel percorso che i Vescovi
proporranno.
settembre 2005 – maggio
2006 Approfondimento della traccia di riflessione nelle Chiese
particolari attraverso i consigli presbiterale e pastorale e nelle forme
che verranno stabilite a livello diocesano
consegneranno le linee
progettuali e proposte pastorali operative
per l'anno pastorale 2005-2006.
– il cammino di
preparazione della Chiesa italiana al Convegno ecclesiale di Verona che
deve interessare e coinvolgere tutti i fedeli della comunità diocesana ad
ogni livello
si sviluppa attorno a
quattro domande
che declinano gli elementi indicati nel titolo del Convegno Testimoni
di Gesù Risorto, speranza del mondo:
–
Come Gesù
Risorto rigenera la vita nella speranza?
–
Come la fede
in Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, ci rende testimoni di speranza?
–
Come essere
uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza?
–
Come la
speranza aiuta a comprendere e vivere le situazioni che maggiormente
interpellano l'esistenza contemporanea?
Queste domande
articolano il tema del Convegno in quattro momenti: il primo
momento porta nel cuore pulsante della testimonianza, alla sorgente viva e
inesauribile della speranza, l'incontro con il Risorto; il
secondo mette a fuoco il fondamento, la radice del testimone cristiano;
il terzo narra la testimonianza del cristiano nella comunità
ecclesiale e nel mondo, mostrando come la speranza cristiana si fa vita;
il quarto prospetta l'esercizio della testimonianza come
discernimento e come ricerca di presenza significativa dei cristiani laici
che sanno mettere a fuoco le situazioni oggi più rilevanti per la vita
delle persone.
5.
Documenti da riprendere e consultare
1.
Christifideles laici (Esortazione apostolica postsinodale di Giovanni
Paolo II – 1988)
2. Novo
millennio ineunte (Lettera apostolica di Giovanni Paolo II – 2001)
3.
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia
(Orientamenti pastorali dell'Episcopato italiano per il primo decennio del
duemila – 2001)
4.
L'iniziazione cristiana (Nota pastorale della CEI – 2003)
5. Il
volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia
(Nota
pastorale CEI – 2004)
6. Mane
nobiscum Domine (Lettera apostolica di Giovanni Paolo II – 2004)
7. Questa è
la nostra fede (Nota pastorale della CEI sul primo annuncio del vangelo –
2005)
8.
Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo
(traccia di
riflessione in preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16-20 ottobre
2006 – 2005)
1. Gesù
nostra speranza
(Lettera
pastorale e progetto diocesano per gli anni 2000-2005 – 2000)
2. Feste
religiose in Diocesi (Orientamenti e norme – 2002)
3. Nel cuore
della Chiesa
(Lettera pastorale per la celebrazione dell'anno
dell'Eucaristia – 2004)
Allegato 1
COME VIVERE
NELLA NOSTRA DIOCESI IL CONTINUO RINNOVAMENTO
DELLA CHIESA
CHE LA LETTERA PASTORALE RICHIEDE
Sembra importante per far vivere la Lettera pastorale ed il
Progetto quinquennale, indicare alcuni passaggi necessari che dovranno
diventare "mete" del nostro prossimo cammino, forse faticoso, forse duro,
ma certamente entusiasmante.
1-
Passare da una dimensione prevalentemente giuridico-amministrativa della
Chiesa ad essere segno di Chiesa.
Abbiamo
visto che la Chiesa è essenzialmente comunione ed è chiamata ad essere
sempre, segno e sacramento di salvezza. Dobbiamo tendere ad essere tutti,
in ogni momento, con tutti, icona della comunione che non si realizza
nello "stare accanto" ma nel vivere insieme il "modello trinitario"
dell'Amore che si dona. E' così che la parrocchia diventa famiglia.
2 –
Passare da una parrocchia intesa prevalentemente come luogo dei servizi
religiosi, cioè di praticanti garantiti dalla presenza del presbitero, a
una parrocchia soggetto di pastorale.
Il Concilio
parla chiaro: i bambini sono apostoli dei loro coetanei, e così i giovani,
gli sposi, le famiglie, i malati… Questo comporta l'accettazione e la
crescita della ministerialità.
3 –
Passare da un atteggiamento di conservazione ad uno spirito più
missionario.
In una situazione di cristianità, era giustificata la conservazione e la
protezione: ma ora una Chiesa che vive nella minorità, non può non
sentirsi "mandata", cioè spinta ad aprirsi e a confrontarsi con le
persone, le culture e le religioni diverse che già sono tra noi.
4 –
Passare da una omogeneità che mortifica, all'accettazione e valorizzazione
del sano pluralismo che arricchisce.
Una comunità cristiana è tanto più autentica quanto più è una comunità
articolata e partecipata: capace cioè di accogliere e valorizzare anche il
diverso per crescere insieme verso l'acquisizione e la difesa dei valori.
A QUALI
CONDIZIONI SONO POSSIBILI QUESTI PASSAGGI?
Credo che il
punto nodale sul quale dobbiamo convertirci è il cambiamento di
prospettiva e si può sintetizzare così:
Essere attenti alle persone più che alle strutture e alle cose da fare. E'
lo spirito di servizio presentato da Gesù nel Vangelo quando afferma di
essere venuto per servire e non per essere servito. Questa conversione è
una rivoluzione copernicana perché cambia radicalmente, ed in modo
provocatorio, la prospettiva del "mondo" che invece cerca solo sé, il
proprio comodo ed il proprio tornaconto. Il cristiano, no!
Dice infatti Gesù: "Però per voi non sia così; ma chi è il più grande tra
voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve." (Lc
22, 26)
Bisogna allora imparare a scoprire quali doni lo Spirito Santo suscita
nelle persone per fare spazio al dono di Dio che è ciascuno (cfr. Gv 3,
16) per servirlo, per amarlo e per aiutarlo a crescere, affinché il
progetto di Dio si realizzi appieno.
ne consegue:
– il dovere di farci più attenti allo Spirito Santo, il vero costruttore
della Chiesa, e perciò sviluppare una pastorale che recuperi fortemente la
dimensione della "preghiera" e della "contemplazione" per cogliere le vie
di Dio.
– il bisogno di ricordare che lo Spirito Santo è dato a tutti i
battezzati: da qui l'esigenza di una forte "pastorale vocazionale", intesa
come aiuto affinché ciascuno porti a maturazione il proprio dono e lo
svolga a vantaggio della Comunità.
– la necessità di organizzare la Comunità ecclesiale, a partire dalla
"teologia dei ministeri" da proporre, servire e far crescere nella nostra
diocesi.
– l'urgenza di far crescere la maturità nella fede e nella
"partecipazione", provvedendo alla proposta di un itinerario di fede e di
catecumenato.
(dalla
Lettera pastorale e Progetto diocesano per gli anni 2000/2005, Gesù nostra
speranza)
Allegato 2
Attingendo alla Parola
della vita
3. – Ma dove potrà mai
volgersi il nostro cuore per indicare prospettive reali e concrete di
speranza a ogni uomo? Dove potremo, noi pastori, attingere le forze per
vegliare su noi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito
Santo ci ha costituiti vescovi per pascere la Chiesa di Dio (cf. At
20,28), per essere servitori della gioia? Non possiamo far altro che
sentirci affidati, come gli anziani di Efeso, «al Signore e alla parola
della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l'eredità»
(At 20,32), cioè il suo regno, vero orizzonte di speranza.
Risuonano ai nostri
orecchi le parole dell'apostolo Giovanni: «Ciò che era da principio, ciò
che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò
che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia
il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo
veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che
era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto
e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in
comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù
Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta»
(1Gv 1,1-4).
«Ciò che era fin da
principio, ciò che noi abbiamo udito…»: la fede nasce dall'ascolto della
parola di Dio contenuta nelle Sante Scritture e nella Tradizione,
trasmessa soprattutto nella liturgia della Chiesa mediante la
predicazione, operante nei segni sacramentali come principio di vita
nuova. Non ci stancheremo mai di ribadire questa fonte da cui tutto
scaturisce nelle nostre vite: «la parola di Dio viva ed eterna» (1Pt
1,23).
«…ossia il Verbo della
vita»: l'ascolto dei cristiani è rivolto soprattutto alla Parola fatta
carne, a colui che secondo l'evangelista Giovanni è la narrazione, la
spiegazione, cioè la rivelazione del Padre (cf. Gv 1,18). Tale ascolto
apre a una conoscenza esperienziale e amorosa, capace di incidere
profondamente sulle nostre vite trasmettendoci la vita stessa di Dio: «È
apparsa la grazia di Dio», dice l'apostolo Paolo, «apportatrice di
salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna… a vivere… in questo mondo»
(Tt 2,11-12).
«Ciò che noi abbiamo
udito… lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con
noi… Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia [di noi e di voi
tutti] sia perfetta»: grazie all'ascolto, all'esperienza e alla
contemplazione del Verbo, i nostri cuori si trasformano, sino a plasmare
le nostre vite, sino a farle diventare a loro volta capaci e desiderose di
offrire e comunicare la vita ricevuta. Nel cuore di chi ha aderito al
Signore Gesù Cristo, non può non nascere il desiderio di condividere il
dono ricevuto, di «amare come siamo stati amati».
4. – L'itinerario
dall'ascolto alla condivisione per amore – tratteggiato nel prologo della
prima lettera di Giovanni e tipico della fede cristiana – è la via che
Cristo ci ha indicato, è ciò per cui è stato inviato dal Padre, è la
ragione ultima per cui si è fatto «obbediente fino alla morte, e alla
morte di croce» (Fil 2,8). Ma un tale itinerario è in realtà eloquente per
ogni uomo, perché è una via che conduce alla speranza e alla gioia.
Permette, infatti, che gli uomini possano trovare un senso nella
tribolazione e nella sofferenza, confortandosi e perdonandosi a vicenda, e
rende loro possibile godere pienamente della gioia: perché, altrimenti,
l'uomo avrebbe l'irresistibile bisogno di far festa, se non per quel «di
più» di gioia che soltanto la condivisione può permettergli di vivere?
Per questo, ci pare che
compito assolutamente primario per la Chiesa, in un mondo che cambia e che
cerca ragioni per gioire e sperare, sia e resti sempre la comunicazione
della fede, della vita in Cristo sotto la guida dello Spirito, della perla
preziosa del Vangelo.
(Comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia, nr 3-4, Orientamenti pastorali dell'Episcopato
italiano per il primo decennio del 2000)
Allegato 3
Verso il
Convegno ecclesiale di Verona
"Nella
sua grande misericordia Dio ci ha rigenerati,
mediante
la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva"
(1Pt 1,3)
1. Cristo è Risorto. Questa è la fede della Chiesa. Questa è la speranza
che illumina e sostiene la vita e la testimonianza dei cristiani.
In questo inizio di millennio, carico di sfide e di possibilità, il
Signore Risorto chiama i cristiani a essere suoi testimoni credibili,
mediante una vita rigenerata dallo Spirito e capace di porre i segni di
un'umanità e di un mondo rinnovati. La prima lettera di Pietro, un
documento di rara bellezza e di grande efficacia comunicativa, orienterà i
passi della Chiesa italiana, perché si lasci trasformare dalla
misericordia di Dio, "per una speranza viva, per una eredità che non si
corrompe, non si macchia e non marcisce" (1Pt 1,4).
Mentre celebra i quarant'anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II,
la Chiesa vuole riprenderne gli intenti e lo slancio per annunciare il
vangelo della speranza. La "speranza viva" affonda le radici nella fede e
rafforza lo slancio della carità. In essa s'incontrano il Risorto e gli
uomini, la sua vita e il loro desiderio.
In questo orizzonte si colloca il IV Convegno Ecclesiale Nazionale, che si
terrà a Verona dal 16 al 20 ottobre 2006. Inserendosi nel cammino
pastorale di questo decennio, dedicato alla comunicazione della fede in un
contesto storico segnato da profondi mutamenti, il Convegno vuole porre al
centro dell'attenzione delle nostre comunità cristiane la virtù teologale
della speranza. Si è, infatti, consapevoli che "non è cosa facile, oggi,
la speranza. Non ci aiuta il suo progressivo ridimensionamento: è
offuscato se non addirittura scomparso nella nostra cultura l'orizzonte
escatologico, l'idea che la storia abbia una direzione, che sia
incamminata verso una pienezza che va al di là di essa" (Comunicare il
Vangelo in un mondo che cambia, 2).
Obiettivo, pertanto, del Convegno Ecclesiale è chiamare i cattolici
italiani a testimoniare, con uno stile credibile di vita, Cristo Risorto
come la novità capace di rispondere alle attese e alle speranze più
profonde degli uomini d'oggi.
Domande acute sorgono dai mutati scenari sociali e culturali in Italia, in
Europa e nel mondo, e ancor più dalle profonde trasformazioni riguardanti
la condizione e la realtà stessa dell'uomo. Nel tramonto di un'epoca
segnata da forti conflittualità ideologiche, emerge un quadro culturale e
antropologico inedito, segnato da forti ambivalenze e da un'esperienza
frammentata e dispersa. Nulla appare veramente stabile, solido,
definitivo. Privi di radici, rischiamo di smarrire anche il futuro. Il
dominante "sentimento di fluidità" è causa di disorientamento, incertezza,
stanchezza e talvolta persino di smarrimento e disperazione.
In questo contesto i cristiani, "stranieri e pellegrini" nel tempo (1Pt
2,11), sanno di poter essere rigenerati continuamente dalla speranza,
perché le tristezze e le angosce del tempo sono "gettate" nelle mani del
"Dio di ogni grazia" (1Pt 5,7.10). Essi accolgono pertanto con gioia
l'invito evangelico, rinnovato dalla lettera apostolica Novo millennio
ineunte, a "prendere il largo" (cfr Lc 5,4). Dobbiamo essere riconoscenti
al Santo Padre Giovanni Paolo II che ha ravvivato in molti modi la
coscienza cristiana e il suo traguardo di santità, aiutandoci pure a
scoprire i santi che sono in mezzo a noi, anche oggi, in ogni condizione e
stato di vita: coloro cioè che hanno "mantenuto e perfezionato" la santità
ricevuta nel Battesimo (cfr Lumen gentium, 40), vivendo in fedeltà a Dio e
all'uomo. Perciò la Chiesa italiana a Verona per prima cosa dirà grazie
allo Spirito per i doni che si sono resi visibili nella vicenda di queste
sorelle e fratelli.
L'orizzonte della santità segna il cammino nella speranza proposto dai
Vescovi italiani con gli Orientamenti pastorali per questo decennio
Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia (2001) e nelle successive
note L'iniziazione cristiana 3. Itinerari per il risveglio della fede
cristiana (2003) e Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che
cambia (2004). Tale prospettiva ci permette oggi di comprendere meglio
come i precedenti Convegni Ecclesiali nazionali di Roma (1976), Loreto
(1985) e Palermo (1995) siano stati tre tappe importanti della comune
ricezione del messaggio di rinnovamento venuto dal Concilio e abbiano
preparato la Chiesa italiana alla testimonianza della vita cristiana nel
nuovo secolo.
La scelta di meditare i temi della speranza e della testimonianza alla
luce sempre viva del Cristo Risorto è la logica conseguenza di tale
cammino: nel 2006, a Verona, i lavori del Convegno Ecclesiale saranno
ispirati e guidati dal nostro essere testimoni di Gesù Risorto, speranza
del mondo.
È un dono singolare che il tempo che ci conduce al Convegno Ecclesiale sia
dedicato all'Eucaristia. Senza l'Eucaristia nel giorno del Signore i
cristiani non possono esistere né vivere. Invocando, con Giovanni Paolo II,
Mane nobiscum Domine ("Resta con noi perché si fa sera" – Lc 24,29), i
credenti avanzano con gioia e determinazione nel loro cammino di donne e
uomini della speranza. Sarà un tempo di contemplazione e di riflessione,
per lasciarci generare dalla fede nel corpo e nel sangue del Crocifisso
Risorto.
Questa traccia di riflessione viene offerta per favorire la comune
riflessione. Si sviluppa attorno a quattro domande, che declinano gli
elementi indicati nel titolo del Convegno Testimoni di Gesù Risorto,
speranza del mondo:
– Come Gesù Risorto rigenera la vita nella speranza?
– Come la fede in Gesù Cristo, Crocifisso e Risorto, ci rende testimoni di
speranza?
– Come essere uomini e donne che testimoniano nella storia la speranza?
– Come la speranza aiuta a comprendere e vivere le situazioni che
maggiormente interpellano l'esistenza contemporanea?
Queste
domande articolano il tema del Convegno in quattro momenti: il primo
momento porta nel cuore pulsante della testimonianza, alla sorgente viva e
inesauribile della speranza, l'incontro con il Risorto; il secondo mette a
fuoco il fondamento, la radice del testimone cristiano; il terzo narra la
testimonianza del cristiano nella comunità ecclesiale e nel mondo,
mostrando come la speranza cristiana si fa vita; il quarto prospetta
l'esercizio della testimonianza come discernimento e come ricerca di
presenza significativa dei cristiani laici che sanno mettere a fuoco le
situazioni oggi più rilevanti per la vita delle persone.
(Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo, Traccia di riflessione in
preparazione al Convegno Ecclesiale di Verona 16-20 Ottobre 2006,
Introduzione)
Altri documenti allegati:
Lettera del Vescovo ai fratelli della
Diocesi
qui
Relazione realtà ecclesiali anni pastorali
1999-2005 qui
Materiale Convegno Diocesano
qui
