Alcune linee fondamentali concernenti i principi e i punti dottrinali
Vorrei limitarmi in questo breve intervento a tracciare soltanto alcune
linee fondamentali concernenti i principi e i punti dottrinali, che
stanno alla base della presente Istruzione a carattere prevalentemente
disciplinare e pastorale, tenendo conto dei problemi e dei fatti
emergenti dalla realtà ecclesiale odierna.
I. Mi sembra tuttavia importante premettere che in tutta questa
materiale risposte essenziali dal punto di vista dottrinale e pastorale
si trovano già, per rimanere ai documenti pontifici più recenti, nelle
Esortazioni Apostoliche di Giovanni Paolo II "Christifideles laici" e
"Pastores dabo vobis". L’opportunità e la stessa urgenza della presente
Istruzione si spiegano alla luce della situazione che di fatto si
registra in determinati e diffusi ambienti ecclesiali e che richiede di
insistere specialmente sulla applicazione fedele nella vita concreta
delle Chiese particolari, dei principi e delle norme, contenute negli
insegnamenti magisteriali e nella legislazione universale della Chiesa.
Considerata l’attuale situazione di certe aree ecclesiali, che
interessano in particolare il Centro-Nord d’Europa e in diversa misura
anche zone nel Nord America e nell’Australia, e constatato il rischio
che gli abusi nella partecipazione dei fedeli laici al ministero sacro
degli ordinati si diffondano anche in altre regioni ecclesiastiche, è
sembrato sommamente opportuno e urgente fare chiarezza sulle diverse
forme di collaborazione dei fedeli laici in aiuto dell’esercizio del
ministero sacerdotale.
Ciò appare oltremodo importante anche per evitare per un verso la
svalutazione del ministero ordinato e la caduta in una
"protestantizzazione" dei concetti di ministero e della Chiesa stessa,
e per altro verso il rischio di una "clericalizzazione" dei laici.
II. L’Istruzione fa chiarezza sia dal punto di vista dottrinale sia da
quello disciplinare e, mentre stigmatizza gli abusi e le deviazioni in
una determinata prassi attuale, illumina la direzione giusta verso una
piena valorizzazione della vocazione e della missione dei fedeli laici
nella Chiesa.
1. Almeno in alcune parti del mondo occidente si assiste ad una
progressiva relativizzazione del ministero sacerdotale, causata da una
parte da una perdita del senso del sacramento dell’Ordine sacro, e
dall’altra dal crescere di una specie di ministero parallelo, dei
cosiddetti "assistenti o lavoratori pastorali", che vengono chiamati
con gli stessi titoli propri dei sacerdoti: pastori, Seelsorger, e che
esercitano il ruolo di guida della comunità, vestono paramenti
liturgici nelle celebrazioni e non si distinguono visibilmente dai
sacerdoti. Il rischio di una clericalizzazione dei laici che esercitano
questa professione pastorale rende invisibile e quasi incomprensibile
la differenza essenziale tra sacerdozio comune e sacerdozio
ministeriale. Nello stesso tempo un fedele laico che di fatto esercita
per lungo tempo, se non a vita, i compiti pastorali propri del
sacerdote, esclusa la celebrazione della Messa e della confessione
sacramentale, in realtà non è più un vero laico, e perde la sua propria
identità nella vita e nella missione della Chiesa. Compiti e funzioni
di un "servizio di supplenza" sono spesso diventati di fatto compiti e
funzioni inerenti ad un nuovo tipo di "ministero" che si sovrappone al
ministero dei presbiteri.
2. È chiaro quindi che l’Istruzione non rappresenta nessun limite alla
promozione autentica e genuina dei fedeli laici nella partecipazione
all’apostolato evangelico ed ecclesiale, ché anzi viene rafforzata e
incoraggiata nella direzione giusta e coerente con la ecclesiologia
cattolica, ma – nella linea di quanto testualmente si menziona nella
stessa "Christifideles laici" – intende confutare e impedire "la
tendenza alla "clericalizzazione" dei fedeli laici e il rischio di
creare di fatto una struttura ecclesiale di servizio parallela a quella
fondata sul sacramento dell’Ordine" (Christifideles laici, 23, § 6).
Il principio dottrinale che sta alla base di tali preoccupazioni è la
duplice affermazione concernente l’unità di missione della Chiesa, alla
quale partecipano tutti i battezzati, ed insieme l’essenziale diversità
di ministero dei pastori, radicato nel Sacramento dell’Ordine, rispetto
agli altri ministeri, uffici e funzioni ecclesiali, che sono radicati
nei Sacramenti del Battesimo e della Confermazione.
III. L’istruzione distingue bene i tre tipi di compiti e servizi
tramite i quali i fedeli laici partecipano all’unica missione della
Chiesa:
1) compiti e servizi riguardanti l’apostolato dei laici, cioè il loro
peculiare modo di rendere presente Cristo nelle strutture dell’ordine
temporale e civile;
2) compiti e servizi nelle varie strutture organizzative della Chiesa, che
vengono affidate ai laici dalla competente autorità ecclesiastica, tramite uffici e funzioni;
3) compiti e servizi, che sono propri dei sacri ministri, ma che
tuttavia per speciali e gravi circostanze, e concretamente per mancanza
di presbiteri e diaconi (auspicabilmente transitoria), vengono
temporaneamente esercitati da laici, previa facoltà giuridica o mandato
dell’autorità ecclesiastica competente. Si tratta in questo caso dei
già accennati compiti suppletivi, che non derivano intrinsecamente dal
carattere dell’Ordine sacro.
L’Istruzione riconosce che in questi anni è cresciuta una
corresponsabilità e una partecipazione dei fedeli sia nell’ambito
dell’evangelizzazione e della catechesi, sia nell’ambito
dell’animazione della celebrazione liturgica. Si vuole tuttavia
correggere quelle tendenze che comportano un rilassamento
nell’osservanza delle leggi e delle norme canoniche e una confusione
dottrinale che di fatto induce a pensare il compito dei laici e dei
presbiteri su di un piano di sostanziale parità, generando così di
fatto una mentalità "funzionalistica" di ministero, che considera il
ministero di "pastore" nell’ottica della funzione, e non della realtà
sacramentale ontologica: "L’esercizio di questi compiti [suppletivi]
non fa del fedele laico un pastore; in realtà non è il compito a
costituire il ministero, bensì l’ordinazione sacramentale"
(Christifideles laici, 23, § 2).
Si comprende inoltre che i principi e le norme richiamate dalla
Istruzione esigono una adeguata e coerente formazione teologica e
pastorale da parte dei fedeli laici che sono impegnati nella
collaborazione del servizio pastorale del ministero ordinato. Proprio
al fine di evitare una concezione funzionalistica, pragmatistica e
utilitaristica del ministero nella Chiesa, occorre sottolineare con
chiarezza la dottrina sulla natura del sacerdozio ministeriale e
sull’unità e diversificazione dei compiti ministeriali al servizio
dell’edificazione del Corpo di Cristo. Le Chiese particolari, e in esse
specialmente i Vescovi e i presbiteri, debbono farsi carico di fornire
una accurata formazione dottrinale ai fedeli laici collaboratori,
perché possano svolgere questi servizi specifici con profondo "sensus
Ecclesiae", e nello stesso tempo debbono sentire la necessità di
promuovere una pastorale vocazionale per l’incremento e la crescita dei
candidati al sacerdozio ministeriale.
Card. JOSEPH RATZINGER Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
(L’Osservatore Romano, Mercoledì 11 Marzo 1998)
