La festa dei santi Patroni ci offre ogni anno
l'opportunità di rivolgere uno sguardo d'amore sulla nostra Città che abbiamo
affidato alla protezione dei Santi Ormisda e Silverio: due pontefici, padre e
figlio, consacrati al servizio del Signore, impegnati per la Chiesa, fino a dare
la vita per difenderla ed amarla. Un esempio ed un modello efficace che da
sempre ci accompagna e ci sprona.
Indubbiamente, invocando tale protezione, la
Comunità Cristiana della Città non si estranea dalla più ampia comunità Civile
con la quale invece si sente coinvolta nella ricerca del bene comune, nel
rispetto della Persona, nella costruzione di una Città per l'uomo, nel servizio
alle fasce più deboli e bisognose di attenzione.
Difatti il cristiano deve sapere di essere impastato
con la storia del mondo, partecipe delle gioie e delle sofferenze, delle attese
e delle speranze dell'uomo ma, al contempo, deve prendere sempre più coscienza
di essere latore di un messaggio che viene da lontano, cioè dall'Amore
stesso di Dio!
La mia domanda è se noi cristiani siamo consapevoli
di aver ricevuto questo mandato dal Signore. In realtà, spesso mi domando quale
sia l'influsso della Comunità cristiana per uno stile di servizio, di
attenzione che tutti -cristiani e no – dovremmo avere nelle scelte della vita.
Nella prima lettura viene detto" lo spirito del
Signore è su di me e mi ha mandato a liberare dal carcere quelli che sono
reclusi; a fasciare le piaghe dei cuori affranti; ad annunciare la bella
notizia ai piccoli e ai poveri…" è detto di Gesù e, di conseguenza, anche di
ciascuno di noi.
Quale è il nostro impegno di cittadini? Cosa
facciamo per costruire e fare bella la nostra città?
Ormai da tempo, l'idea
della cittadinanza intesa come sviluppo attorno ad un nucleo centrale dei valori
da perseguire è stata messa in crisi dal fatto che sono emerse dimensioni
plurali di cittadinanza.
La stessa città non ruota
più attorno al centro storico inteso come il nucleo portante delle
motivazioni culturali, delle istanze e delle attese dei cittadini ma si è
frantumata in tanti baricentri dispersi nel territorio ed incapaci,
ciascuno di essi, a ricondurre alla unità degli intenti e delle prospettive.
Di qui la necessità
che tutti – società civile e comunità chiesa – si adoperino per educare ai
valori democratici, rispettosi delle diversità culturali, religiose, di
etnia
e di nazionalità, ed anche ad una
concezione aperta e plurale della cittadinanza, in cui al centro sia la persona
umana con la sua dignità. (*)
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(*) Per il
cristiano laico, in particolare, è stato da tempo ribadito dal magistero il
significato di un impegno attivo per la città dell'uomo e per la costruzione
di un mondo più umano, privilegiando e sostenendo le realtà comunitarie a
ciascuno più vicine.
Dalla dottrina sociale
della Chiesa è stato sottolineato il dovere della partecipazione inteso come
"carità sociale"così come insegna Benedetto XVI, nella prima enciclica: Dio è
Amore.
Il Cristiano, pur nella consapevolezza di essere un
"pellegrino" nel tempo, non vive distante dalle realtà del mondo. Il mondo gli
appartiene "naturalmente" come dono di Dio fatto a l'uomo e come realtà da
costruire giorno per giorno con il suo impegno e la sua testimonianza.
Il Cristiano non vuole essere il padrone dell'agorà,
ma vuole abitarla e costruirla.
Non intende pertanto dominare sulle strutture
politiche ma ha il dovere di servire.
In questo contesto i Santi Ormisda e Silverio sono
esempi fulgidi di impegno cristiano anche per la nostra realtà contemporanea.
In un tempo segnato da divisioni e discordie, da
lotte politiche e filosofiche, il mite Pontefice Ormisda, difendendo con la
parola e con gli scritti le verità riuscì a cucire insieme due mondi ormai
inesorabilmente divisi da interessi politici. L'Oriente e l' Occidente europeo.
Ormisda ripropose la verità del vangelo. Ascoltò
pazientemente senza condannare a priori; dialogò con l'umiltà di chi presuppone
la buona fede dell'altro, senza comunque cedere ad un sincretismo facile e
conveniente.
Non è difficile ricavare da questo un insegnamento
attuale:
La Chiesa, non deve avere paura di annunciare la
Verità, anche quando questo è "politicamente" inopportuno. I valori
antropologici che la rivelazione contiene non possono essere svenduti o taciuti
per rispetto umano o per paura di critiche da parte di chi non è in linea con la
Parola di Dio e il Vangelo di Cristo.
Il Cristiano è tenuto ad una coerenza di fondo. Non
si può servire a Dio e a Mammona.
Silverio, pontefice per pochi mesi, fu un mite, un
"perdente" (esilio…martirio…) ma non cedette di un passo dalla sua coerenza.
Non volle svendere la sua dignità; non volle asservirsi e preferì l'esilio e la
morte al compromesso.
Un Cristiano non può non comportarsi come lui:
Essere un testimone, essere un costruttore di pace e di progresso, con la
mitezza di chi non "offende" ma con la forza di chi è nel giusto. E questo, se
fosse necessario, fino all'effusione del Sangue.
La lettera di Pietro che accompagna la Liturgia
della festa, raccomanda "di non spadroneggiare nel gregge ma di servire con ogni
mansuetudine e attenzione"!: è riferito a tutti coloro che hanno la
responsabilità dell'autorità, "il servizio" dell'autorità. Penso agli educatori,
ai genitori, ai datori di lavoro, agli amministratori, ai parroci…a me vescovo.
Nel Vangelo Gesù domanda " ma tu mi ami?" Dall'amore
dichiarato di Pietro scaturisce la missione per lui. Anche a noi viene chiesto "
quanto mi ami?" La estensione della missione è determinata dall'ampiezza
dell'Amore dichiarato. Chi ama legge la storia con gli occhi di Dio, come i
SSPatroni non critica, non giudica… ama!
In questa direzione segnalo alcuni segni di
speranza che solo chi ama riesce a cogliere!
Nell'ambito ecclesiale si notano due tendenze: la
capacità faticosa ma fattiva di creare unità nella città (i parroci, le
parrocchie, i centri di ascolto,…) per contribuire a creare una identità comune.
Alcuni segni anche esteriori mostrano questa volontà: per esempio la processione
del Corpus Domini, quella che faremo stasera, quella di San Gerardo… Si nota
inoltre una crescente disponibilità dei fedeli laici a mettersi al servizio
della comunità mettendosi in gioco direttamente attivando un meraviglioso
volontariato.
In ambito civile si nota una crescente disponibilità
delle istituzioni pubbliche e private ai richiami alla solidarietà con gli
emarginati: è una disponibilità che non è ancora progetto, ma che va coltivata e
curata uscendo dalle logiche dello scambio economico o del sostegno politico cui
spesso anche chi opera nella solidarietà può incappare. Servire chi è al margine
non consente giochi economici o politici.
Noto con piacere come segno di aggregazione, la
"grinta" dei nostri Atleti del Frosinone che fanno grande richiamo
unitario…
Non mancano segnali di preoccupazione
A livello ecclesiale: il rischio di una chiusura
alla diversità, la mancanza di capacità di dialogo quotidiano con i giovani a
partire dalla normalità e non solo dalla devianza, il ritenersi a posto con lo
coscienza quando si è andati a messa o in processione, senza condividere
l'eucaristia della vita, il rischio di una comunità che si senta meglio degli
altri e che non si mette in ascolto dell'uomo di oggi.
A livello civile: la necessità di avere un tenore di
vita adeguato ad una immagine sociale accattivante porta spesso ad indebitarsi
pur di apparire (un modo di vestire, l'automobile, la casa, le vacanze, l'ultimo
telefonino…): è la logica dell'avere che prevale sulla logica dell'essere.
Spesso non si hanno le possibilità per permettersi questo tenore e quindi si
ricorre all'indebitamento, anche illegale, pur di apparire. Si va ad alimentare
il circolo perverso dell'usura, vera struttura di peccato, che interessa anche
gli insospettabili, forse anche persone che si dicono religiose e vanno a messa.
Da pastore attento a ciò che accade nella vita
quotidiana della nostra Città, con la preoccupazione di annunciare il Vangelo di
Gesù e sostenere il cammino dell'Uomo affidando ancora una volta la Città ai
santi Patroni, chiedo a tutti i cristiani delle nostre parrocchie di Frosinone,
di impegnarsi – assieme ai loro parroci – per costruire con tutti gli uomini di
buona volontà una Città a misura di uomo per avere il gusto e l'orgoglio di
esserne i cittadini.
+ Salvatore, vescovo
