Omelia del Vescovo dalla lettera ai Romani, 8 35-39 Vangelo di GV 12, 24 -27

resurrezione

Giuliano di Roma,
23 Agosto 2006 

Nelle esequie di
Domenico Celenza

 

All'inizio:
saluto ed invito alla capacità di fare silenzio orante per rispettare il dolore
di tutti.

 

°
 E' infatti i dolore e lo sgomento di una città che serra la nostra gola e non
lascia il tormento intimo: non potrebbe esserlo: quanto asbbiamo pregato!

°
Le domande si rincorrono e si accavallano …. Ma tutto sembra tacere…addirittura
sembra che le stelle -lassù – stiano solo a guardare ed un senso di rabbia, di
amarezza ci riempie.

°
 Non è il dolore di una giovane sposa, non è il pianto accoratao
di una madre straziata, non il pianto ignaro ed innocente di un bambino, così
piccolo e indifeso e già con tanti problemi.

Qui -oggi –
siamo in ballo tutti perché ciascuno di noi sa di essere padre, madre, sposa,
figlio… e trema.

Ed il
pensiero si allarga al dolore sordo del mondo nelle sue violenze, ingiustizie,
lacrime, cinismo…Ma siamo davvero abbandonati?  Che nessuno pensa a noi?

°
Il Vescovo non ha le risposte prefabbricate! Anche lui "annaspa nel dolore"
aggrappato alla sua fede: ma si sente solo.

°
Ho bisogno di voi, popolo di Giuliano che amo e stimo, perchè
preghiate con me  alla ricerca della luce.


 Omilia

Credo che una
prima risposta ci venga da San Paolo: " Chi ci separerà dall'amore?…." e Paolo
descrive una lettura oggettiva e vera degli eventi che ci assalgono:
tribolazione, angoscia, persecuzione , fame, nudità, pericolo, spada…e ci aiuta
così a capire una cosa fondamentale che tutti questi elementi nella nostra
storia personale e collettiva,comunque ci sono e, sebbene in gradi e modalità
diverse, ci riguardano direttamente.

Assieme,
naturalmente, anche se Paolo non li nomina, sono presenti gioia, festa,
benessere, salute…ed ogni cosa bella e buona che fa parte della nostra vita e
che accettiamo senza difficoltà.

Mentre, la
serie di contraddizioni dolorose – che abbiamo appena elencato – ci affliggono
ed hanno il potere di farci perdere la pace, la serenità, l'amore stesso di Dio
( Ho sentito dire: ma io mi levo dalla fede, per quello che serve…e così
riduciamo Dio ad una carta di assicurazione contro il dolore e gli incidenti….)

 

E' evidente
che ci domandiamo , angosciati e dubbiosi, ma se Dio è davvero nostro Padre
perché il dolore, la sofferenza, la croce,la morte? Lui dov'è? Che fa? Perché
non interviene?

( Il
vescovo a questo punto offre una breve catechesi  su Gesù Crocifisso e Maria
sotto la croce, prendendo spunto dal dolore del Signore per garantire a tutti
che Dio non dà lala certezza che ad essere nella fede esime il cristiano dal
dolore, dalla malattia, dalla morte: se fosse stato così, perchè la Croce di
Gesù?)

Vuol dire
allora che le sofferenze di queste due meravigliose creature, non indicano
certo  maledizione, abbandono, dimenticanza….da parte di Dio. Ma , molto più
semplicemente,  che la loro e la nostra storia è intrecciata di gioie, dolori,
attese, delusioni: Lui, Dio, non interviene -non potrebbe – ma si mette accanto
a noi e piange e soffre con noi e vuole il nostro fiducioso abbandono in  Lui.
Certo non ci lascia e ci segue con la sua misteriosa provvidenza.

(Quando è
morta mia mamma ho detto scioccamente perché proprio a me? Ma, poi,
riprendendomi, molto più seriamente ho detto "e perchè per un altro si, per me
no?)

 

Rita, Mamma:
quanta fede per dire "nel mio dolore Dio non mi abbandona, è accanto a me come
lo è stato con Maria! Non lo capisco, Padre Santo- come sono difficili i tuoi
sentieri- ma mi fido perché tu sei mio Padre!"

Quanta fede!
Grazie dell'esempio che ci date.

Mamma: quando
ti è nato Domenico hai fatto tanta festa era la gioia degli occhi tuoi, come per
Maria a Betlemme. Ora lo hai in braccio come Maria sotto la croce. La fede di
Maria non si è mutata da Betlemme al Calvario…non la mutare neppure tu.

Rita. Quando
hai sposato Domenico che felicità! Quel giorno le letture dicevano: "mettimi
come sigillo sul  tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio: perché forte come la
morte è l'Amore. Tenace e incontenibile la passione. Le grandi acque non possono
spegnere l'amore ed i fiumi travolgerlo…"

Oggi le
letture dicono "che ci separerà mi dall'amore che ci lega e ci fa uno?"

No, niente e
nessuno mai potrà separarci: non la fame, la spada, il pericolo, la
persecuzione, le altezze, le potenze e nessuna altra creatura potrà mai
separarci:

Rita, ti
giuro, qui dall'altare di Dio, che queste parole sono per sempre: davvero niente
e nessuno mari potrà dividervi: Tu, Domenico e Alessio.

E tu diventi
una sconcertante profezia a Giuliano e al mondo che non hai subito una
disgrazia, non sei da compatire, Dio non ti ha abbandonata ma, anzi, tu sei una
testimone vivente che tutto ciò che accade – se vissuto con Dio – diventa dono
al punto di dire con Gesù e con Maria " grazie papà"!

 

Se il chicco
di grano caduto in terra non muore, porta grande frutto… ma se si ribella, non
vuole… sarà un chicco sterile, inutile a tutti. E tuttavia, anche per lo stesso
Gesù è un momento terribile dice infatti; Ecco è giunta l'ora… Padre, ti prego,
passi da me quest'ora!" Ma lo stesso Gesù, subito dopo soggiunge: "ma se è per
questa ora che sono venuto, (l'ora di ciascuno di noi, l' adesso e nell'ora
della nostra morte dell'Ave Maria), Padre sia fatta la tua volontà!"

 

Fratelli
Giulianesi, questo episodio di Domenico sta certamente cambiando il nostro modo
di ragionare troppo umano: vi scongiuro per non rendere vana o impoverita la
morte di Domenico, entrate anche voi nell'atto di fede e, comunque, anche se
ancora non lo comprendete,  dite "Grazie Papà! 

+ Salvatore,  vescovo

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