
Mercoledì 25 dicembre 2024
Cattedrale
“il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse”. Sono le parole del profeta Isaia, che sono pronunciate in un tempo buio, di ingiustizia verso i poveri, di guerre e minacce di guerra. Sì, la violenza, la guerra, le tante ingiustizie rendono buia la vita. Eppure noi già da più di un mese camminiamo nelle nostre città circondati da tante luci. Potremmo dire: ma dov’è tutto questo buio? Cari amici, il buio è ovunque, soprattutto nei cuori e nelle menti, ma ci si illude di essere solo nella luce, così si preferisce non pensarci, perché il buio ha sempre messo paura. Chi di noi non ha avuto paura del buio soprattutto da piccolo? Il buio circonda i luoghi di dolore: gli istituti abitati da anziani spesso soli, le campagne dei lavoratori sfruttati, i campi profughi dove migliaia di persone vivono di stenti, le periferie delle grandi città, le strade e le stazioni dei Paesi ricchi abitate da centinaia di senza fissa dimora, le discariche di grandi città dell’Africa e dell’Asia percorse da povera gente che si arrangia per sopravvivere, i Paesi martoriati dalla guerra, dalla violenza del narcotraffico, da gruppi armati assoldati da ricchi padroni o depredati dallo sfruttamento delle risorse. Chiediamoci: dove nascerebbe oggi Gesù? Forse non toccherebbe a uno di questi luoghi, come gli toccò la mangiatoia di Betlemme?
Ma nasce anche qui, in mezzo a noi. Questa notte siamo qui perché cerchiamo la luce, perché vorremmo la luce. Il Signore lo sa. Iddio lo sapeva fin dall’inizio, quando diede vita al sole, alla luna e alle stelle, perché anche le tenebre fossero illuminate. Eppure, l’umanità oscurò la luce con la prepotenza e la violenza, quel male e quel peccato che vollero eliminare il Dio della luce dal suo orizzonte. La Bibbia raccoglie le tante volte in cui Dio manifestò il suo amore e parlò al suo popolo perché accogliesse la luce. Oggi lo fa di nuovo: parla noi, manda in mezzo a noi quella parola antica nel suo Figlio Gesù, perché possa essere luce di amore, di tenerezza, di perdono, per la nostra vita e l’umanità intera. E nel buio della notte un angelo ci sveglia dal sonno del vittimismo, del benessere, della chiusura in noi stessi, dove cerchiamo di proteggere solo noi: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Sì, una grande gioia! E’ la gioia di quella parola venuta tra noi, che ci vuole liberare dal buio, che ci tiene occupati nelle nostre faccende, in cui non vediamo gli altri e forse neppure Dio. “Non temere”, non avere paura di lasciare per un po’ quello che hai per paura di perderlo. Vai! Come i pastori lascia il tuo gregge, il tuo possesso, quello che sembra darti il necessario per essere felice. Lasciati guidare dalla stella, la luce di Dio, che ti porta verso la mangiatoria di Gesù, venuto a condividere la nostra vita, il dolore, la fatica, le paure, per darti la gioia di essere davanti a lui, per seguirlo, ascoltarlo, fare parte della sua famiglia senza confini. Con lui comincerai a incontrare gli altri, il loro dolore e la loro speranza, la loro tristezza e le loro attese, la loro debolezza e il loro bisogno. Li ascolterai con lui, e con lui cominceranno a far parte di una famiglia larga, la famiglia di Dio, il popolo delle nostre comunità, dove ci sarà posto per tutti, a cominciare dai poveri e dagli esclusi. E noi con loro saremo segno di quella fraternità che rende amici, felici di essere insieme, condividendo la nostra vita nella solidarietà e nell’amore reciproco.
Oggi, dopo il tempo di avvento, abbiamo di nuovo cantato il Gloria, il canto di lode dell’esercito celeste, un esercito la cui forza non è in armi che uccidono, ma nella vita che viene da Dio e che si esprime nel cantare la sua lode e non la nostra, come di consueto in un mondo di donne e uomini abituati a lodare se stessi o a farsi lodare, dispiacendosi quando gli altri non ti fanno i complimenti. Sono belle e piene di speranza le parole di questo inno che cantiamo così spesso: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini amati dal Signore”. Pensate: la gloria di Dio è la pace sulla terra. Cantiamo la sua gloria, che di solito viene cantata per chi vince una guerra, quando noi siamo capaci di essere in pace sulla terra. Ecco la speranza del Natale, sorelle e fratelli: viviamo in pace, ovunque siamo costruiamo la pace con Gesù, così renderemo gloria a Dio riconoscendolo “principe della pace”, amante della vita, nostro unico Signore e Maestro. Grazie, Signore, perché torni in mezzo a noi per renderci famiglia di Dio, sorelle e fratelli perché figli del Padre tuo, luce di vita e di speranza per l’umanità.
Il Giubileo, a cui papa Francesco ha dato inizio proprio stasera aprendo la porta Santa di San Pietro e che noi apriremo nella nostra diocesi domenica in questa Cattedrale, sia davvero la buona notizia che nella nascita di Gesù ci accompagnerà per tutto quest’anno, donandoci la felicità di essere donne e uomini di pace, solidali, amici, fratelli e sorelle, pellegrini di speranza.
+ Ambrogio Vescovo
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Di seguito si possono consultare gli interventi e delle omelie del Vescovo Ambrogio:
https://www.diocesifrosinone.it/documenti/vescovo-spreafico/
