Internati militari, una memoria viva

Gli amministratori di Ceccano hanno incontrato il vescovo di Frosinone, Santo Marcianò, per portare avanti nuove iniziative di ricerca e memoria degli Internati Militari Italiani (IMI), presenti il sindaco, Andrea Querqui, accompagnato dall’architetto Luigi Compagnoni, dal presidente dell’Associazione nazionale reduci della prigionia, Enzo Orlanducci, e da Luigi Francesco De Leverano, Generale di Corpo di Armata e già Consigliere Militare della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’incontro ha fatto seguito alla donazione del libro tratto dal diario clandestino del cappellano di un lager nazista, padre Luca Airoldi, un omaggio fatto dalla Città di Ceccano al vescovo Marcianò in occasione della recente Giornata degli Internati Militari nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale. La rara copia del libro, “Zeithain, campo di morte ove 900 nostri invocano ancora: Italia!”, era stata consegnata assieme a Giovanni Gianfelice, nipote di internato militare, ed è stata così tanto apprezzata che verrà prossimamente ripubblicata e resa fruibile. Seguiranno tante altre iniziative, preannuncia Querqui, anche a favore dell’istituzione di un vero e proprio albo degli IMI originari di Ceccano e dintorni.

(nella foto sopra, un momento dell’incontro dell’arcivescovo Marcianò, presente anche il segretario don Santino Battaglia, con gli amministratori di Ceccano)

La Giornata cui si faceva riferimento prima, si è tenuta lunedì 21 settembre presso il Palazzo del Governo di Frosinone ed è stata istituita con la legge 6 del 13 gennaio 2025.

Nel corso di quella cerimonia, l’arcivescovo di Frosinone e Anagni-Alatri, Santo Marcianò, ha letto e poi ha distribuito ai presenti questa “Preghiera degli Internati”:

“Dio onnipotente ed eterno, Padre di ogni uomo e Signore della storia, in questo giorno di memoria volgiamo a Te il nostro pensiero e la nostra preghiera. Ricordiamo i militari italiani condotti nei campi di internamento della Germania nazista. Essi conobbero la fame e il freddo, l’umiliazione e la violenza, la lontananza dalle loro famiglie e l’incertezza del ritorno. Posti davanti alla possibilità di tornare liberi collaborando con il nazismo e con il fascismo, in grandissimo numero scelsero di dire no. Un “no” pronunciato senza armi, ma pagato con la prigionia e la sofferenza; un “no” nel quale custodirono la dignità dell’uomo, la fedeltà alla propria coscienza e la speranza di un’Italia finalmente libera e in pace. Ricordiamo quanti morirono nei campi e quanti tornarono portando nel corpo e nell’animale ferite di quella terribile esperienza. Ricordiamo le loro famiglie, che li attesero senza sapere se li avrebbero mai più riabbracciati. E ricordiamo i cappellani che non abbandonarono gli uomini loro affidati, sacerdoti tra i prigionieri, ministri della consolazione e della speranza. Signore, fa’ che il loro sacrificio non sia dimenticato. Concedi a noi di comprendere che la libertà è anche il coraggio di dire “no” quando la coscienza domanda di non collaborare con il male. Dona alle nuove generazioni la conoscenza della storia, l’amore per la libertà, il rispetto della dignità di ogni personae il desiderio instancabile della pace. Accogli nella tua misericordia tutti coloro che morirono lontano dalla loro terra; ricompensa quanti seppero sostenere i compagni nella prova; e fa’ che dalla memoria della guerra e della prigionia nasca in noi un rinnovato impegno per la fraternità, la giustizia e la pace. A Te, Dio della vita e della pace, affidiamo i nostri Caduti, l’Italia e tutti i popoli della terra. Amen”.

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