Il laghetto Volubro (Acuto), oasi di natura incontaminata ricca di biodiversità vegetale e animale, domenica 25 ottobre ha accolto un folto gruppo di persone, famiglie con bambini e ragazzi, gente proveniente da Acuto e dintorni, Anagni, Fiuggi, Frosinone, ma anche Roma, appartenenti a diverse Chiese, per un momento “di contemplazione, riflessione, preghiera comune”, rispondendo all’invito degli Uffici per il dialogo ecumenico e interreligioso delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Anagni-Alatri e nello spirito della celebrazione della Giornata del Creato che accomuna le Chiese cristiane e le religioni nel mondo.
Tutte le Chiese cristiane sono diventate più sensibili a questo tema, anche perché le conseguenze del cambiamento climatico si fanno sentire prepotentemente ovunque. Il carattere ecumenico – ormai consolidato in iniziative del genere nella nostra diocesi – ha avuto un valore particolare, per la partecipazione per la prima volta del sacerdote, padre Vasile, parroco della comunità rumeno ortodossa di Frosinone, insieme ai rappresentanti della Chiesa neo-apostolica, Stefano Cacciatore e Ariel, anche lui per la prima volta, venuti insieme ad alcuni membri della loro comunità. Un’amicizia consolidata da anni che continuerà.
Oltre al nuovo parroco del paese, don Pierluigi Nardi, hanno partecipato il sindaco di Acuto, Augusto Agostini, e il direttore dell’ufficio della Pastorale Sociale della diocesi di Anagni-Alatri, don Antonello Pacella, con cui ci unisce la volontà di lavorare insieme per il bene comune, significativo perché lo stato del nostro pianeta, l’ecologia, non è un tema soltanto “religioso”, ma coinvolge tutti gli aspetti della vita umana, la politica, il sociale e, non ultimi, l’economia, le scienze …
Il tema scelto dal papa Leone XIV per questa giornata celebrata nel mondo, è “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4). Con questa citazione dal Profeta Isaia che mostra un futuro in cui i mezzi di distruzione si trasformeranno in strumenti di lavoro umano e di pace, Papa Leone ha voluto legare ecologia e pace. Due temi indissolubili, ché violenza e distruzione danneggiano il genere umano e la stessa natura creata, inquinando acqua, aria, territori interi, distruggendo ecosistemi, aggravando povertà e ingiustizie.
Le cause profonde? “Una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana”, così Papa Leone. Occorre perciò una decisa conversione all’ecologia integrale che si prenda cura sia del pianeta che degli abitanti che siamo noi, lavorando per un’ autentica giustizia umana.
Le riflessioni della Giornata, alternate da momenti di preghiera e canti, hanno segnato le tappe di un piccolo percorso intorno al laghetto , contemplando la grandezza della creazione e l’unicità di un pianeta in crisi ecologica, ambientale, sociale e umana, che aspetta da noi di essere guarito. La natura ha fatto da sfondo, offrendo un contatto reale e tangibile con la sua maestà e bellezza, facendo assaporare dal vivo quanto noi creature umane siamo collegate con essa, tanto che – come si diceva in un intervento – senza di essa non potremmo esistere neanche noi. E da qui l’urgenza di riscoprire l’importanza di una “ecologia integrale” che coinvolge la ‘natura’ nel suo insieme – piante, animali e creature umane – legate indissolubilmente in un destino comune, su un pianeta che è l’unico dove ci sia la “vita”. Argomento più grande di tutti noi, che non può essere risolto se non insieme, cominciando dai piccoli gesti quotidiani per arrivare al coinvolgimento sociale, politico, internazionale. E magari imparando dalla natura – vegetazione, terra, animali – collegata in una trama di relazioni in un rapporto di reciproco aiuto.
Ogni Chiesa ha portato il suo contributo, pregando con la sensibilità ortodossa per la pace da portare nei cuori e fra i popoli, chiedendola a Dio come dono urgente e desiderato. E ricordando il Cantico delle creature di san Francesco, come ha commentato Stefano Cacciatore.
Una giornata semplice, un momento di fraternità vissuta in uno scambio fatto di ascolto e di gioia di esserci, nella cornice di una natura ancora incontaminata che parlava da sé, dove anche il silenzio era parola e si poteva respirare la presenza di Dio che nel suo Amore sorregge tutte le cose.
di Grazia Passa
(dell’Ufficio per il Dialogo Ecumenico e interreligioso Diocesi Anagni-Alatri)

