
Domenica 18 ottobre celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, un’occasione per riscoprire che la missione non è compito di pochi, ma vocazione di ogni cristiano e di ogni comunità.
La missione nasce da un incontro: quello con Cristo, che ci ama e ci insegna ad amare. Da questo incontro scaturisce il desiderio di uscire da noi stessi, di andare incontro agli altri e di annunciare, con le parole e soprattutto con la vita, la gioia del Vangelo.
La 100ª Giornata Missionaria Mondiale ci invita a rinnovare questa consapevolezza: la Chiesa è missionaria tutta intera. Non esistono comunità troppo piccole per annunciare il Vangelo, né cristiani che possano considerarsi estranei alla missione. Ogni parrocchia, ogni famiglia, ogni persona è chiamata a diventare segno di speranza, là dove vive e incontra gli altri.
Essere missionari, però, significa anzitutto imparare a guardare il fratello con gli occhi di Gesù. Prima di condividere le nostre sostanze, siamo chiamati a condividere la nostra vita; prima di offrire qualcosa, dobbiamo imparare a offrire noi stessi. La missione non comincia da ciò che abbiamo da dare, ma dalla disponibilità a lasciarci toccare dalla vita dell’altro, dalle sue ferite, dalle sue domande, dalle sue speranze.
Non basta aiutare chi è lontano se non sappiamo accogliere chi ci è vicino. Non basta sostenere le missioni con un’offerta, se il nostro cuore rimane chiuso alle necessità di chi incontriamo ogni giorno. La solidarietà diventa autenticamente cristiana quando si trasforma in fraternità, quando non crea distanze, ma costruisce legami, quando non si limita a dare qualcosa, ma sceglie di camminare insieme.
I santi patroni delle missioni, ci mostrano, con la loro vita, la bellezza e la varietà della vocazione missionaria. Santa Teresa di Gesù Bambino, monaca di clausura, ci ricorda che la missione non conosce confini e che anche una vita nascosta, vissuta nell’amore e nella preghiera, può abbracciare il mondo intero. San Francesco Saverio, missionario fino alle terre del Giappone, ci testimonia invece il coraggio di partire, di attraversare culture e distanze, per portare a tutti l’annuncio di Cristo. Due vocazioni diverse, un’unica passione: far conoscere e amare Gesù.
La loro testimonianza ci interpella. Le nostre comunità sono davvero missionarie? Sappiamo pregare per chi annuncia il Vangelo in terre lontane, sostenere concretamente le opere missionarie e, nello stesso tempo, essere vicini ai poveri, agli esclusi, agli anziani soli, ai giovani in cerca di futuro, a chi non si sente accolto? La missione universale e quella quotidiana non sono realtà separate: si alimentano a vicenda e ci aiutano a riconoscere in ogni persona un fratello, una sorella, un dono di Dio.
Come Ufficio Missionario, desideriamo che questa Giornata non sia soltanto un appuntamento da celebrare, una raccolta da fare, ma un’occasione per rimettere in cammino le nostre comunità preparandoci anche al prossimo convegno missionario nazionale che nel novembre 2027, sarà celebrato a Fiuggi.
Dobbiamo allora riscoprire il valore della preghiera, la generosità della condivisione e la credibilità di una testimonianza fatta di gesti semplici, di ascolto sincero, di servizio fedele. Il Vangelo diventa luminoso quando prende forma nelle nostre scelte e si fa vicino a chi soffre.
La missione comincia da qui: da una porta che si apre, da una mano che si tende, da un tempo donato, da una comunità che non si chiude in sé stessa. Comincia quando smettiamo di chiederci soltanto che cosa possiamo offrire e iniziamo a domandarci con chi possiamo condividere il cammino.
In questa 100ª Giornata Missionaria Mondiale chiediamo al Signore un cuore capace di amare senza confini. Perché ogni comunità diventi una casa aperta, ogni cristiano un testimone credibile e ogni incontro un’occasione per seminare speranza. La missione non è soltanto andare lontano: è imparare ad amare fino in fondo, ovunque il Signore ci chiami a vivere.
Che la preghiera ci renda uniti, la condivisione ci renda fratelli e la testimonianza della nostra vita renda il Vangelo una buona notizia per tutti. Ci doni la consapevolezza che siamo chiamati a vivere “uno in Cristo, uniti nella missione”, come ci suggerisce il Santo Padre Leone XIV.
di don Stefano Di Mario
Direttore Ufficio Missionario
(nelle foto, don Stefano Di Mario durante alcuni viaggi missionari)




