
Tra le foto che in questi giorni don Stefano Giardino sta diffondendo dal suo stato di Whatsapp per invitare tutti alla celebrazione e alla festa per il 50° di ordinazione sacerdotale, e non certo per “acchiappare” i like, ve ne è una particolarmente bella e significativa che lo ritrae nella chiesa della Madonna della Neve, a Frosinone, il giorno della sua ordinazione sacerdotale, ovvero il 25 settembre 1976, con padre Adelmo Scaccia che lo aiuta a vestirsi e che don Stefano ha voluto corredare con questa didascalia: “Padre Adelmo, il mio grande parroco che mi ha educato alla sostanza e non ai like”.
E tutta “sostanza” è stata fin qui la vita sacerdotale di don Stefano Giardino: nato a Frosinone nel maggio del 1951, a 11 anni entra nell’allora seminario minore di Veroli, per poi passare al Leoniano di Anagni. Il 25 settembre 1976, come detto, viene ordinato a Madonna della Neve (e qualcuno ricorda che quell’anno si fermarono anche le Olimpiadi Victoria, proprio per far festa al novello sacerdote). Per 21 anni ha servito la comunità di Arnara, prima come vice e poi come parroco. Dal 2002 al 2010 è stato parroco di San Michele Arcangelo, a Vallecorsa e dal 2010 è parroco di Santa Maria Maddalena, alla Roana, e ha la cura pastorale anche della Rettoria di Fatima, sempre in comune di Ferentino.
Mezzo secolo da prete “alter Christus”, sempre tra la gente delle comunità affidategli. Un percorso di fede e di vita che lo stesso don Stefano racconta così, in una lettera aperta alla comunità: «Un sacerdote è prima di tutto una persona umana, con i suoi limiti e il suo carattere, e come tale chiede soltanto di essere accolta, compresa e accettata per quello che è. Spesso le difficoltà nel fidarsi del proprio parroco non nascono da quello che il sacerdote fa o non fa, ma da una fatica più profonda: la difficoltà di fidarsi dell’altro in generale e da uno stato di vita che si respira da sempre. Quando manca questa fiducia, forse è perché nei nostri cuori si è affievolita la presenza di Cristo, che è la vera fonte dell’amore e dell’accoglienza reciproca. Se riscopriamo Lui, diventa molto più facile accoglierci gli uni gli altri con le nostre debolezze. Mentre ringrazio il Signore per il dono di questo ministero e per tutto il bene che mi ha concesso finora di vivere, ringrazio anche ciascuno di voi e in particolare a chi mi ha aiutato a maturare. Vi chiedo di continuare a pregare per me, affinché io possa camminare sempre con fedeltà ed entusiasmo sulle vie del Vangelo. Vi aspetto tutti! Pretendere che il prete ci sia quando necessita è legittimo desiderio, stargli accanto è gesto di amicizia e di abbraccio condiviso. Con affetto, dal profondo del cuore».
E c’è un invito finale, che offre un altro spaccato di questo sacerdote (sempre gioviale, anche nell’aspetto, e che faresti fatica a immaginarlo 75enne senza conoscerlo), ovvero l’invito a dare un ulteriore senso cristiano alla celebrazione per il 50° di sacerdozio – sabato 26 settembre alle 18 nella chiesa di Santa Maria Maddalena alla Roana, con la Messa presieduta dall’Arcivescovo Santo Marcianò – collaborando liberamente ad un progetto missionario avviato da anni in Mozambico.
di Igor Traboni

L’ordinazione diaconale, nella Cappella del Seminario Leoniano di Anagni

