
3 – Vivere la Domenica e la festa
La Celebrazione Eucaristica della Domenica non è solo il punto di arrivo della settimana, il settimo giorno dei cristiani, ma da lì riprende la vita di ogni giorno con uno spirito nuovo, ricevuto attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la partecipazione alla mensa del Signore. Quando si esce dalla chiesa non siamo più gli stessi. La presenza del Signore ci ha rinnovati nel cuore e si è venuto a creare qualcosa di nuovo dentro di noi, che portiamo con noi come un tesoro prezioso e una sorgente di amore da custodire durante la settimana. Sottolinea il Concilio che “la Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù” Sacrosantum Concilium (n.10).
Vorrei invitare tutti a riflettere su quanto vi ho comunicato in questa lettera. Chiedo perciò a tutti, parrocchie, Azione Cattolica, movimenti, aggregazioni laicali, consacrate e consacrati, fedeli tutti, nel rispetto dei differenti carismi, di unirvi nello sforzo comune di riscoprire la bellezza e il valore della Domenica. Vi lascio perciò in conclusione alcune indicazioni per il lavoro e la riflessione di questo tempo.
Il senso della Domenica e la centralità della Celebrazione Eucaristica
a) Ripensiamo il valore di questo giorno sia personalmente che come comunità, impegnandoci a coinvolgere in esso anche coloro che normalmente non vi prendono parte. Rendiamo la Domenica momento di incontro per le nostre comunità, offrendo luoghi e occasioni di riflessione e di fraternità.
b) Ripercorriamo insieme nelle nostre comunità e nei diversi ambiti pastorali i vari momenti della Celebrazione Eucaristica, per riscoprirne la bellezza e la ricchezza.
La Domenica e la catechesi
a) Come ho auspicato, la catechesi venga indirizzata al giorno del Signore sia come collocazione temporale sia nei suoi contenuti. È chiaro che talvolta per motivi logistici non è possibile per tutti fare il catechismo di sabato o di Domenica, ma non bisogna cedere alla mentalità ormai diffusa che impegna i bambini e i ragazzi in altre attività, impedendo loro la partecipazione alla Messa. La loro presenza alla Liturgia della Domenica assieme alle famiglie è una condizione essenziale per poter accedere ai sacramenti. Occorre perciò spiegare il senso di questo orientamento non solo della Diocesi, ma della Chiesa universale.
b) Nella catechesi parliamo innanzitutto di Gesù a partire dai Vangeli. Spesso non si conosce nulla della vita di Gesù, delle sue parole, dei miracoli, del suo amore per i poveri, i malati, i peccatori, del mistero della sua incarnazione, morte e resurrezione. Solo una lettura attenta dei Vangeli aiuterà a crescere secondo i “sentimenti” di Gesù, come direbbe l’apostolo Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù Cristo” (Fil 2,5). La catechesi deve unire infatti la conoscenza alla vita, perché quanto si apprende non sia un puro esercizio di memoria, ma aiuti a gustare la bellezza e la gioia della vita cristiana. La catechesi diventi perciò un grande momento di educazione alla vita, come esortano gli orientamenti pastorali per il prossimo decennio: “La catechesi, primo atto educativo della Chiesa nell’ambito della sua missione evangelizzatrice, accompagna la crescita del cristiano dall’infanzia all’età adulta e ha come sua specifica finalità non solo di trasmettere i contenuti della fede, ma di educare la mentalità di fede, di iniziare alla vita ecclesiale, di integrare vita e fede” (n. 39).
c) è opportuno che la catechesi segua lo sviluppo dell’anno liturgico, per poter introdurre alla comprensione delle celebrazioni a cui si partecipa. Vanno spiegati i tempi forti e le principali feste del Signore, come il Natale, la Settimana Santa e la Pasqua, la Pentecoste, le feste della Vergine Maria, come l’Immacolata e l’Assunzione, e dei santi, a cominciare dai santi patroni della Diocesi o delle diverse parrocchie, perché le feste del patrono non siano solo eventi esteriori e folcloristici, ma aiutino a vivere in maniera rinnovata la propria fede. Si coinvolgano i bambini e i ragazzi nella celebrazione, come ad esempio nella presentazione delle offerte e nel servizio all’altare come ministranti.
d) L’impegno educativo ci chiede di pensare anche a coloro che non sempre raggiungiamo attraverso le parrocchie, soprattutto per il sacramento della confermazione. Vista la grande adesione degli alunni all’insegnamento della religione nella scuola, gli insegnanti di religione potrebbero essere tramite per avvicinare ragazzi e giovani che si sono allontanati dalla Chiesa, proponendo loro la preparazione ai sacramenti.
e) I catechisti sono chiamati a conoscere la Sacra Scrittura nelle sue diverse parti assieme ai tempi dell’anno liturgico. È auspicabile che l’ufficio catechistico prepari dei sussidi utili all’approfondimento di questa conoscenza. A livello di vicarie sarebbe opportuno aiutare i catechisti con delle apposite lezioni sulla Bibbia, la Liturgia, le principali verità di fede. La Scuola di Teologia della Diocesi deve essere per i catechisti un luogo importante per far crescere la propria conoscenza biblico-teologica, liturgica e dottrinale. Sono perciò invitati a prendervi parte, anche se frequentando solo alcuni corsi appositamente indicati per voi.
La Domenica e i poveri
a) Un grande vescovo, san Giovanni Crisostomo, ci spiega il legame tra la celebrazione della Liturgia Eucaristica e l’amore per i poveri: “Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non trascurarlo quando si trova nudo. Non onorare il Cristo eucaristico con paramenti di seta, mentre fuori del tempio trascuri quest’altro Cristo che è afflitto dal freddo e dalla nudità. Colui che ha detto: «Questo è il mio corpo», è il medesimo che ha detto: «Voi mi avete visto affamato e non mi avete nutrito’ e ‘Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me»…A che serve che la tavola eucaristica sia sovraccarica di calici d’oro, quando lui muore di fame? Comincia a saziare lui affamato, poi con quello che resterà potrai onorare anche l’altare”. Non esiste vita cristiana senza amore per i poveri, perché è sull’amore per i poveri che saremo giudicati, come leggiamo nel Vangelo di Matteo nella parabola del giudizio finale:
“Il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,34-40).
b) Qualcuno potrebbe dire che dei poveri si occupano i volontari o la Caritas diocesana. Altri potrebbero chiedersi chi sono i poveri nella nostra terra. Il pensiero va agli stranieri, ai rom, spesso disprezzati, ai disabili, ai malati o alle famiglie in difficoltà. Forse ognuno conosce qualcuno bisognoso di aiuto accanto a sé o nella propria parrocchia. Certo, l’impegno della Caritas e di tante aggregazioni laicali, che in maniera gratuita aiutano i bisognosi, è una grande ricchezza per la Diocesi intera. Tuttavia non si deve dimenticare che l’amore per i poveri è parte essenziale della vita cristiana. In questo momento penso soprattutto agli anziani. Molti sono soli, spesso deboli e malati. Alcuni si trovano negli istituti, dove purtroppo sono talvolta abbandonati a se stessi o non sempre adeguatamente e degnamente assistiti. Altri vivono a casa senza l’appoggio e la compagnia necessaria. Conosco il prezioso servizio dei sacerdoti e dei ministri straordinari dell’Eucaristia, che provvedono a che malati e anziani non rimangano senza ricevere il corpo del Signore. Sarebbe bello se alcuni di loro potessero essere accompagnati alla Messa della Domenica almeno in alcune occasioni. Vorrei perciò che in ogni parrocchia ci si occupasse di più degli anziani, andandoli innanzitutto a trovare e creando una rete di amicizia e solidarietà attorno a loro. Ricordiamoci che non c’è nessuno tanto povero da non poter aiutare uno più povero di lui. E infine Gesù ci ha detto che “si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35).
Care sorelle e cari fratelli, questi sono i tre ambiti di riflessione e di impegno su cui vogliamo lavorare insieme nei prossimi tre anni a partire da questa lettera. Ovviamente essi si intrecciano a livello pastorale, e devono essere visti come delle prospettive che coinvolgono le nostre diverse realtà in maniera graduale e connessa. Ogni anno faremo una verifica di quanto si sta facendo. Prego con voi tutti il Signore perché ci sostenga nel nostro comune impegno pastorale, servizio all’amore che Dio ci ha manifestato in Cristo Gesù. Chiediamo soprattutto che ci aiuti a lavorare insieme, come parte di una stessa famiglia e non come individui o realtà che camminano da sole isolandosi o in contrasto con gli altri. La Vergine Maria, tanto venerata nella nostra Diocesi, assieme ai nostri santi patroni, accompagni il nostro lavoro, ci protegga dal male, ci renda discepoli del Figlio Gesù, per essere come Lei madri di tanti.
Dato in Frosinone, il 25 dicembre,
Solennità del Natale del Signore, dell’anno 2010.
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