
Troppo piccola la pur grande chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, a Frosinone, per accogliere le oltre mille persone che nella serata di sabato 23 maggio sono arrivate dalla città capoluogo e un po’ da tutti i centri delle due diocesi, per partecipare alla Veglia di Pentecoste, interdiocesana, guidata dal vescovo Santo Marcianò. Preghiera, testimonianze, canti, la meditazione del presule: una serata di quelle che difficilmente si dimenticano e che lasciano dentro un senso di “pienezza” di «vita compiuta» grazie all’azione dello Spirito Santo, come monsignor Marcianò ha poi voluto sintetizzare, in un passaggio che riprenderemo tra poco.
Preziose le quattro testimonianze, di fede e di speranza che hanno arricchito la veglia: i coniugi Amorati hanno raccontati della forza della preghiera che li ha aiutati, li sta aiutando, ad andare avanti nelle difficoltà del loro adorato Massimiliano, un amore di ragazzo che è stato sul punto di non farcela, ma sorretto proprio dall’amore fatto preghiera – e viceversa – di mamma e papà, capaci così di sopportare la pesantezza della Croce e di croci su croci,
La forza della carità, nella testimonianza di Tonino Nobile, massima espressione del diaconato, ministero che si identifica proprio nella carità, che non più giovanissimo ha lasciato la sua Agrigento con la famiglia e ora vive nella Comunità In Dialogo di padre Matteo Tagliaferri, a Trivigliano, dove è carità piena quello spendersi per i giovani in difficoltà, quelli che la società etichetta come “scarti”.
La forza della vocazione in Gabriele Marcoccia, di Castelmassimo di Veroli, che a 40 anni non ha saputo, e tantomeno voluto, restare sordo davanti alla chiamata dl Signore e che prossimi mesi entrerà in seminario, dopo aver lasciato la fidanzata e un lavoro ben avviato.
La forza della missione in risposta all’azione dello Spirito Santo da parte di Fabio e Antonella Riscica, genitori di 3 figli e professioni ben avviate, ma hanno lasciato tutto e per 10 anni sono andati missionari laici in Siberia, con la loro unione poi benedetta dal sacerdozio di uno dei figli. Come prassi del Cammino Neocatecumenale di cui fanno parte, sono andati lì andati senza nulla e ora, tornati in Italia, si sono dovuti rimettere in discussione anche con il lavoro.
Questi testimoni della discesa dello Spirto Santo sono stati poi caldamente abbracciati dal vescovo Marcianò, che nel corso del suo intervento ha poi voluto riprendere alcuni tratti salienti di storie in cui «lo Spirito Santo si è fatto alito di vita», ha rimarcato, tra la commozione generale (e in presa diretta abbiamo notato soprattutto lo sguardo attento, praticamente a bocca aperta, delle decine di scout e guide sedute ai piedi dell’altare).
«Stiamo celebrando il compimento della Pasqua – ha detto il vescovo – E’ bello pensare che Gesù stia dinanzi al Padre in una continua preghiera di intercessione, a dire “Mi sono fatto uomo, ho assunto il peccato, la storia di tutto il genere umano”, è questa è la Passione. Il dono dello Spirito diventa la presenza di Dio in noi, lo spirito che continua Cristo nella Chiesa, attraverso la celebrazione dei sacramenti e la comprensione di quanto Gesù ha detto e ha fatto: Lui vi insegnerà ogni cosa. Il compimento della Pasqua è proprio in questa presenza che è forza, che è vita, perché lo Spirito ci trasforma in Lui: non sono più io che vivo ma Cristo che vive in me. No, non si può pensare ad una vita che non trovi il proprio compimento. E queste testimonianze ci hanno offerto la parola-sintesi di questa veglia: vita e vita compiuta! Questa veglia non è un fatto esclusivamente liturgico, emozionale, di segni, luci che si spengono e accendono, creano emozioni buone per il cuore, ma di discesa dello Spirito Santo. Lo Spirito abbonda, è vita che si compie nelle esperienze ascoltate: trasformazione! Lo Spirito è vita, vita, e vita piena! Ragazzi, Dio non si lascia vincere in generosità», ha rimarcato il vescovo, tanto più che la veglia è arrivata anche a conclusione del percorso “Revolution-La rivoluzione dell’amore”, guidato dal presule assieme alle pastorali giovanili e vocazionali delle due diocesi e al centro diocesano vocazioni di Frosinone.
«Lo Spirito Santo – ha concluso così la sua meditazione il vescovo – ci ha convocati: questa è la Chiesa. E facciamo sì che queste due nostre sorelle Chiese, che stanno diventando, e di fatto sono una cosa sola, siano sempre più testimoni di questa universalità e di questo amore infinito di Dio».
Un altro pensiero, monsignor Marcianò ha voluto poi rivolgerlo, prima della benedizione finale, ringraziando i presbiteri presenti (provenienti dalle due diocesi, con i vicari generali don Angelo Conti e don Roberto Martufi) e tutti coloro che hanno organizzato la veglia interdiocesana, ovvero associazioni e movimenti «nel rispetto del carisma di ognuno, ma tutti insieme per l’unità».














