
Don Giuseppe Morosini, il religioso di Ferentino ucciso dai nazisti nel 1944 a Roma perché accusato di aver passato agli Alleati alcune informazioni sul sistema difensivo tedesco di Cassino, presto potrebbe diventare Beato. Una possibilità avanzata concretamente dall’arcivescovo Santo Marcianò, intervenuto proprio a Ferentino il 25 aprile, durante la cerimonia di commemorazione del sacerdote, presente anche il vicepremier Antonio Tajani. «Credo ci siano tutti gli elementi e le condizioni perché si avvii il processo di beatificazione di don Morosini», ha detto tra l’altro Marcianò, spiegando comunque che il tutto dovrà inizialmente trovare anche l’adesione della Congregazione della Missione (Lazzaristi) cui il religioso apparteneva.
Giuseppe Morosini fu ordinato sacerdote a San Giovanni in Laterano nel 1937. Nel 1941 fu cappellano militare nell’allora provincia di Fiume. Nel 1943 fu trasferito a Roma, per assistere i ragazzi sfollati dalle zone colpite dal conflitto. Dopo l’8 settembre entrò nella Resistenza romana, principalmente come assistente spirituale. Ottenne da un ufficiale della Wehrmacht il piano delle forze tedesche sul fronte di Cassino, ma, segnalato da un delatore, fu arrestato dalle SS il 4 gennaio del 1944. Detenuto a Regina Coeli, Morosini venne accusato anche del possesso di una pistola, rinvenuta tra la sua biancheria, e del deposito di armi ed esplosivi nascosto nello scantinato di un collegio. Sottoposto a torture perché rivelasse i nomi dei suoi complici, Morosini non parlò e il 22 febbraio il tribunale tedesco lo condannò a morte. Nonostante le pressioni del Vaticano, fu fucilato il 3 aprile 1944 a Forte Bravetta. All’ordine di aprire il fuoco, dieci componenti del plotone spararono in aria. Rimasto ferito dai colpi degli altri due, don Morosini fu ucciso dall’ufficiale che comandava l’esecuzione.
