
Domenica 10 maggio, presso la parrocchia del Sacratissimo Cuore di Gesù a Frosinone, si è svolta la Giornata dell’Educatore e dell’Animatore promossa dall’Azione Cattolica diocesana, un appuntamento dedicato agli educatori ACR e agli animatori adulti della diocesi, occasione preziosa di formazione, confronto e condivisione.
Ospite d’onore della giornata è stata Chiara Basei, consigliera nazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, che ha guidato i partecipanti in una profonda riflessione sul significato del servizio educativo oggi. Per i lavori dedicati agli educatori ACR si sono poi susseguite Alessandra Capozio, incaricata regionale ACR del Lazio, che ha accompagnato il gruppo degli educatori junior, e Angela Renzitelli, presidente parrocchiale di una ATB della diocesi di Gaeta, che ha seguito il gruppo degli educatori senior. Per il settore adulti invece a tirare le fila è stata Elena Agostini, vicepresidente adulti diocesano.
«Cosa vi ha portati ad essere qui?». È questa la domanda con cui Chiara Basei ha aperto l’incontro, lasciando che la risposta rimanesse custodita nel silenzio e nel cuore di ciascun partecipante. Da questo interrogativo è poi partita una riflessione articolata attorno a tre parole fondamentali per chi vive il servizio educativo: gioia, cura e insieme.
La “gioia” è stata presentata non come semplice leggerezza, ma come entusiasmo autentico che nasce dal cuore e rende il servizio una vita donata e una grazia ricevuta. Essere educatori significa scegliere di esserci, dedicando tempo e presenza agli altri. «Dio ama chi dona con gioia»: è proprio questa la testimonianza che deve trasparire più delle competenze o delle attività organizzate. L’educatore, infatti, non è colui che possiede tutte le risposte, ma un testimone credibile dell’amore di Dio. Il servizio coinvolge tutta la vita e, quando viene vissuto come dono, anche la fatica trova un significato nuovo.
La seconda parola, “cura”, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di custodire sé stessi oltre agli altri. Gli educatori non sono supereroi e non sono chiamati ad esserlo. A volte il rischio è quello di lasciarsi assorbire completamente dall’organizzazione e dal “fare”, perdendo la bellezza dello stare insieme ai ragazzi e agli altri educatori. Per questo è importante lasciare spazio all’azione dello Spirito, curando sì la competenza educativa, ma senza rinunciare alla gratuità e alla fedeltà del servizio. La passione per ciò che si vive e per le persone affidate è ciò che realmente fa la differenza.
Infine, la parola “insieme” ha ricordato come nessun educatore sia un “battitore libero”. Il servizio nasce e cresce dentro una comunità che accompagna e sostiene. La forza dell’Azione Cattolica è il gruppo: un luogo dove ci si accoglie reciprocamente. L’altro diventa così un dono che alleggerisce le fatiche e rende il cammino più bello e sostenibile. Essere educatori è una scelta che arricchisce profondamente la vita di chi dice il proprio “sì”, insegnando a vivere la fede insieme agli altri, a costruire relazioni autentiche e a scoprire il proprio posto nella comunità ecclesiale.
Particolarmente significativi sono stati anche i laboratori esperienziali, che hanno permesso ai partecipanti di confrontarsi concretamente sulle sfide educative di oggi. Gli educatori junior hanno posto la loro attenzione sulla chiamata al servizio, sugli strumenti utili per la propria formazione e sull’importanza dei talenti di ciascuno, riconosciuti come dono da mettere a disposizione della comunità. Gli educatori senior, partendo dalla realtà vissuta nelle parrocchie, hanno invece riflettuto sulla responsabilità educativa, sui diversi ruoli che essa comporta e sulla necessità, talvolta, di cambiare il linguaggio con cui ci si rivolge ai ragazzi, imparando anche a invertire la prospettiva per comprendere più profondamente il loro mondo e i loro bisogni. Gli adulti, infine, hanno vissuto un momento di confronto che, più che soffermarsi esclusivamente sulla vocazione educativa, ha posto al centro la necessità di riscoprire se stessi e il senso della propria chiamata alla vita. A partire da alcune provocazioni tratte da “Il cammino dell’uomo” di Martin Buber, i partecipanti hanno dialogato sul significato più autentico della parola “vocazione”, interrogandosi sul proprio posto nel mondo, sul punto del cammino in cui si trovano e sulle priorità che caratterizzano oggi la generazione adulta. A fare da filo conduttore all’intera giornata degli animatori è stata la Parola: «Li chiamò perché stessero con lui e anche per inviarli». Una frase che ha richiamato tutti alla consapevolezza che la prima vocazione di ogni essere umano è stare con il Signore e, da questo incontro, costruire fraternità, solidarietà, amicizia, cooperazione e accoglienza vissute con empatia e amore.
La giornata si è conclusa con la consapevolezza rinnovata che il servizio educativo, vissuto nella gioia, nella cura e nella fraternità, rappresenta una delle testimonianze più belle della vita associativa e della Chiesa.
di Carla Frantellizzi
