
Omelia alla Veglia di Pasqua
Cattedrale di Frosinone, Sabato 4 aprile 2026
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Carissimi fratelli e sorelle,
«questa è la notte»!
Ce lo ha fatto ripetere con insistenza l’Exultet, antico e splendido Inno che abbiamo cantato all’inizio della Veglia Pasquale. E lo abbiamo cantato con le candele accese al Cero Pasquale, a sua volta acceso al Fuoco nuovo, benedetto come primo atto di questa Solenne Celebrazione che fa ripercorrere tutta la Storia della Salvezza, attraverso la Parola di Dio, la benedizione dell’Acqua Battesimale, lo stesso segno della Luce.
È notte, è “la Notte”. Ma è luce, è “la Luce”!
Tutta la Liturgia di questa Veglia è una lotta tra luce e tenebre, tra notte e giorno: fin dall’inizio della Veglia, fin dalle prime parole della Bibbia.
Nel Libro della Genesi (Gen 1,1-2,2), la luce è infatti presentata come la prima creatura di Dio: Dio
disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle
tenebre». Dio crea separando, distinguendo, anzitutto la luce dalle tenebre. In questa Santa Notte,
lasciamo che la Sua Mano, la Sua Parola, la Sua Presenza nei Sacramenti, distinguano il buio dalla
luce: dentro la coscienza, nel cuore di ciascuno di noi e di ogni uomo, dal più piccolo al più grande,
dal più debole al più potente.
Preghiamo perché ci sia sempre nell’animo umano lo spazio per lasciare che Dio separi la luce dalle
tenebre, il bene dal male, la misericordia dall’odio, il perdono dalla vendetta, la solidarietà
dall’avarizia, la fraternità dalla prevaricazione, l’accoglienza dal rifiuto, la giustizia dalla
prepotenza, la pace dalla guerra… la vita dalla morte! Invece, da quando la morte entra nel mondo,
da Caino in poi, la luce è tradita, oscurata; e si fa notte. Così, nelle notti della Bibbia vediamo le
nostre.
Nella notte di Abramo (Gen 22, 1-18) al quale viene chiesta una prova terribile: al mattino dovrà
alzarsi, prendere il figlio, salire sul monte, offrirlo al Signore.
Quante notti di prova nella vita di tanti padri e madri! Quanti figli perduti, drogati, malati,
prematuramente morti, finiti su strade di morte! Quanti figli rifiutati fin dal grembo materno, o che
rifiutano i genitori, li dimenticano, li sfruttano, li uccidono! Quanti figli o padri uccisi da guerre
decise da chi dimentica che la responsabilità civile, politica, sociale è pure esercizio di paternità…
Sì, tante notti subite da innocenti, da persone che, nonostante tutto, continuano ad amare, pur nel
buio di una prova che è prova della fede nel Dio dell’Amore! Abramo crede «sperando contro ogni
speranza» (Rm 4,18) e la sua notte si trasformerà in giorno: la luce vincerà, il figlio gli verrà
restituito.
E la luce vincerà anche nella notte del popolo di Israele, al passaggio del Mar Rosso (Es 14,15 –
15,1). La Veglia Pasquale ripropone il racconto biblico che lascia increduli: nella notte, un mare si
apre, si spalanca la via della salvezza, persino la nube diventa luminoso strumento di liberazione.
È il passaggio dal male al bene; e Pasqua significa passaggio, anzitutto per le notti di ogni peccato
umano. Il mare è segno del male che inonda il mondo ed è causa delle notti di chi fugge da
violenze, fame, dittature, persecuzioni… e lo fa forse proprio attraversando un mare che troppo
spesso non sarà salvezza, ma prigione. È segno delle notti dei nostri fratelli carcerati, talora
condannati a morte; delle notti di uomini e donne che non sanno confessare i propri crimini e
vivono una vita doppia, senza senso; o anche di coloro che cercano le luci nello sballo.
Questa è la notte in cui tutti possono, tutti possiamo uscire dal male che abbiamo causato e
scopriamo che Dio ci libera, se lasciamo le nubi della menzogna e camminiamo con Lui alla luce
della verità.
C’è poi l’ultima notte, quella in cui tutto appare finito: la morte di Gesù in Croce. La morte
dell’uomo che sembra dire l’ultima parola, quando la pietra chiude il sepolcro della nostra vita o di
quella dei nostri cari. Ma, dice il Vangelo (Mt 28,1-10), «un angelo del Signore.. si avvicinò, rotolò
la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come
neve». In questo angelo luminoso splende la Luce vera: Gesù Risorto.
Sorella, fratello, Cristo è Risorto! Sì, questa è la Notte nella quale ogni notte è vinta. Anche la tua!
Non cercare luci che ti abbagliano, che ti stordiscono, che confondono il tuo cammino. Lui
raggiunge le tue tenebre, dalle quali non puoi uscire da solo.
Non arrenderti se stai attraversando il buio del dolore, della solitudine, del rifiuto, della fuga, della
paura, del lutto, della guerra, dell’angoscia… Guarda a Lui!
Non c’è notte che il Signore abbia sentito estranea o nella quale non abbia cercato di penetrare.
Apri la porta del tuo cuore: fallo entrare, perché la Sua luce diradi paure e dubbi; ed esci attraverso
questa porta. Con la via che Cristo illumina, cerca di accorgerti delle notti di tanti fratelli e amici,
dei piccoli e degli ultimi… puoi essere tu la luce delle loro oscurità perché, creandoti a Sua
immagine, Dio ti ha affidato una scintilla del Suo essere: l’Amore!
Per tenerla accesa, tu dovrai solo consumarti nel dono di te stesso, come la candela che hai tenuto in
mano questa Notte. Sì. È questa la Luce con cui il mondo si illumina, è questa la Notte in cui
l’Amore vince. Se ti consumi in questo Amore, sarà Pasqua per tutti!
E Tu, Gesù Risorto, Luce del mondo, illumina le nostre tenebre. Facci sentire che ogni scintilla di
speranza che ha rischiarato la storia è stata la Tua fedeltà, la Tua Presenza, il raggio del Tuo Amore.
Facci sentire che la Tua è Luce che ci precede nella Galilea quotidiana: non ci forza ma ci guida,
quando i nostri passi sono incerti e i nostri occhi non vedono; che ci chiede di abbandonarci tra le
Tua braccia, se ci sembra di cadere irrimediabilmente, ricordandoci che tutte le volte che non
abbiamo inciampato sentieri bui è stata la Tua mano a togliere ogni ostacolo.
Illumina il cuore di tutti coloro che sono responsabili delle tenebre dei conflitti, in famiglia o nel
mondo.
E rendici tutti capaci di consumarci nell’amore perché davvero la nostra vita «salga a te come
profumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo trovi acceso la stella del mattino, questa
stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli
uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen»!
Santo Marcianò
Arcivescovo di Anagni-Alatri
e di Frosinone-Veroli-Ferentino
