PROLUSIONE
DEL CARDINALE PRESIDENTE
Venerati e cari Confratelli,
questa nostra LIV Assemblea Generale ha luogo in circostanze davvero singolari, che ci spingono a sentirci particolarmente grati e riconoscenti al Signore, ad unirci a Lui con tutto il nostro cuore e anche ad esprimere questa medesima unità nella nostra reciproca comunione. La stessa posticipazione dell’Assemblea, in conseguenza degli eventi che abbiamo vissuto, ci consente di celebrarla nell’atmosfera di fede e di preghiera che abbiamo respirato fino a ieri nel Congresso Eucaristico Nazionale, per il quale rinnoviamo la nostra gratitudine all’Arcivescovo Mons. Francesco Cacucci e a tutta la Chiesa di Bari. Ci offre inoltre, e soprattutto, l’opportunità di incontrare, già questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI, di ascoltare la Sua parola, di esprimergli il nostro affetto e la nostra devozione.
1. Cari Confratelli, l’aggravarsi della malattia e poi la morte di Giovanni Paolo II sono stati, per la Chiesa e per l’umanità intera, giorni di profondo dolore ma al contempo di altrettanto profondo e intenso rinnovamento spirituale. Nella persona del Papa che fin quasi all’ultimo respiro ha cercato di adempiere, con il gesto se non con la parola, il ministero pastorale che il Signore gli aveva affidato e che, con il suo abbandono fiducioso nelle mani del Padre, ha mostrato al mondo il senso cristiano della sofferenza e della morte e la forza di salvezza che in esse può trovare dimora, abbiamo sentito il Signore Gesù crocifisso e risorto straordinariamente vicino e abbiamo anche meglio compreso quale vita sia più degna di essere vissuta e quale promessa di eternità attenda chi vive alla presenza e al servizio del Signore.
Ricordiamo Giovanni Paolo II anzitutto come un uomo di Dio, spontaneamente e sempre di nuovo immerso nella preghiera, che si è configurato al sacerdozio di Cristo e consacrato totalmente a Maria, fino a poter dire: "la Santa Messa è in modo assoluto il centro della mia vita e di ogni mia giornata" (Discorso del 27 ottobre 1995 nel trentennale del decreto Presbyterorum ordinis). E però questa così grande vicinanza a Dio non lo ha affatto allontanato dagli uomini ma ha fatto di lui, al contrario, un fratello e un padre universalmente amato, nel quale tantissimi, anche non cattolici, si sono riconosciuti. Le folle sterminate che hanno fatto ore ed ore di fila silenziosa per dargli l’estremo saluto, e poi hanno gremito Roma per le sue esequie, sono state l’ultima e più toccante conferma di un amore e di una gratitudine che non hanno confini.
In realtà questo grande e santo Pontefice ha mostrato con la sua morte, come con tutta la sua vita, che l’uomo "è la prima e fondamentale via della Chiesa", come egli stesso aveva scritto nella sua prima enciclica, Redemptor hominis (nn. 13-14), e nello stesso tempo ha reso visibile, nella maniera più persuasiva ed efficace, il volto autentico dell’antropologia cristiana.
Egli è stato, e rimane, il grande testimone di Gesù Cristo e missionario della fede: i suoi viaggi innumerevoli, in Italia e nel mondo, sono l’espressione più evidente di questa passione evangelizzatrice che ardeva nel suo cuore. Ma tutto il suo Magistero, e d’altro lato iniziative straordinariamente feconde come le Giornate Mondiali della Gioventù, hanno la medesima radice. Al servizio della missione Karol Wojtyła ha interamente consacrato le multiformi ricchezze di umanità e di grazia che il Signore gli aveva donato. Non è dunque azzardato dire che la missione e la nuova evangelizzazione sono il testamento pastorale che egli lascia a noi Vescovi e a tutta la Chiesa.
Al contempo, fin dall’inizio del suo Pontificato, nell’omelia del 12 novembre 1978 alla presa di possesso della Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, Giovanni Paolo II aveva individuato nel comandamento della carità il contenuto essenziale del proprio ministero, ricordando le grandi parole di Gesù: "Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" (Gv 15,9) e aggiungendo: "l’amore costruisce; solo l’amore costruisce!". A una tale convinzione egli è rimasto sempre fedele e da qui scaturisce quella continua sollecitudine per l’uomo in qualunque modo minacciato che ha attraversato la sua vita e il suo Pontificato. La sua opera instancabile per scongiurare le guerre e ristabilire la pace, il grido che tante volte ha elevato per assicurare agli ultimi della terra una speranza di vita e di sviluppo, la difesa coraggiosa e tenace della dignità intangibile di ogni esistenza umana, dal concepimento fino al suo termine naturale, la tutela e la promozione della famiglia e dell’autentico amore umano hanno questa comune matrice.
Così Giovanni Paolo II è stato testimone concreto di quella divina Misericordia alla quale ha dedicato la seconda delle sue Encicliche e affidato se stesso e tutto il genere umano. E così i giorni delle sue esequie sono stati, per Roma e l’Italia e per il mondo intero, giorni di straordinaria unità, apertura a Dio e riconciliazione: nella Messa per il Papa defunto Piazza San Pietro ha potuto pertanto diventare simbolo quanto mai eloquente non dello "scontro di civiltà", ma piuttosto della grande "famiglia delle nazioni".
Non mi è possibile soffermarmi su tanti pure importantissimi aspetti del suo Pontificato, come ad esempio l’impegno incessante per l’unità dei cristiani o il grande contributo che egli ha dato alla caduta della cortina di ferro e all’unità dell’Europa. In quanto Vescovi italiani abbiamo però verso Giovanni Paolo II un debito speciale, che non posso non ricordare. Egli infatti ha profondamente amato quella sua "seconda patria" che è stata l’Italia ed ha espresso questo amore nella visita a tantissime Diocesi italiane come nella spinta propulsiva che ha dato alla nostra pastorale e nella sollecitudine per le sorti della nostra nazione, stimolando i credenti ad avere fiducia nelle possibilità dell’evangelizzazione e tutti gli italiani a valorizzare nell’Europa di oggi quella grande eredità di fede e di cultura che è la più autentica ricchezza del nostro Paese. Sia sufficiente menzionare i suoi discorsi ai Convegni ecclesiali di Loreto nel 1985 e di Palermo dieci anni dopo, la lettera a noi Vescovi italiani del 6 gennaio 1994 sulle responsabilità dei cattolici e la conseguente "Grande preghiera per l’Italia", il discorso al Parlamento della Repubblica del 14 novembre 2002.
Perciò, mentre rinnoviamo la nostra gratitudine a Dio per questo Papa che per oltre ventisei anni ci ha amato e guidato, sentiamo il bisogno di ringraziare di vero cuore anche Cracovia e la Polonia, nelle quali Karol Wojtyła ha ricevuto la vita, la fede e la sua mirabile ricchezza cristiana e umana, per essere così donato a Roma, all’Italia e al mondo intero.
Lo scorso 13 maggio, nel giorno della Vergine di Fatima, a ventiquattro anni esatti dall’attentato di cui Giovanni Paolo II fu oggetto in Piazza San Pietro, il suo Successore Benedetto XVI ha dato l’annuncio che la causa di beatificazione e canonizzazione può avere inizio subito: questa notizia corrisponde all’attesa di milioni di persone, riempie di gioia i nostri cuori, contribuirà grandemente al permanere e al diffondersi di quella testimonianza di fede e di amore che ha plasmato la vita di Karol Wojtyła e che da ultimo ha illuminato il mondo nei giorni della sofferenza e della morte di questo autentico discepolo del Signore.
2. Cari Confratelli, tra poco incontreremo il Santo Padre Benedetto XVI. Nell’attesa, consentitemi di dare voce alla nostra comune gioia e gratitudine al Signore per la sua elezione a Vescovo di Roma e Pastore universale della Chiesa: un’elezione avvenuta in tempi eccezionalmente brevi e in quell’atmosfera di amore a Cristo, all’umanità e alla Chiesa che ha preso forma negli ultimi giorni terreni di Giovanni Paolo II e poi ha intimamente caratterizzato le Congregazioni dei Cardinali e lo stesso Conclave. Così tutti noi che abbiamo preso parte a questi eventi davvero speciali abbiamo potuto quasi toccare con mano la guida dello Spirito Santo che anima e sostiene il cammino della Chiesa e siamo stati interiormente plasmati da un senso forte e consolante di responsabilità ecclesiale, che si è espresso in una concordia profonda che è anzitutto frutto di grazia.
Le parole con cui Benedetto XVI si è presentato alla grande folla accorsa per l’annuncio del nuovo Papa, sono "un semplice e umile lavoratore nella Vigna del Signore", corrispondono alla realtà e all’intenzione profonda di tutta la sua vita, e non contrastano affatto con la grandezza dei doni che il Signore gli ha dato e con l’altezza davvero straordinaria dell’opera che egli ha compiuto, come teologo, come Vescovo di una grande Diocesi e come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, perché il mistero di Cristo, nostro unico Salvatore, sia conosciuto, sia amato, sia "la misura del vero umanesimo" per ogni persona, cultura e nazione.
Le omelie e le altre parole che il Santo Padre ha pronunciato in queste prime settimane del suo ministero sono già un nutrimento quanto mai sostanzioso per la vita e la missione della Chiesa e accrescono la nostra attesa per quanto egli vorrà dirci tra poco. Dunque, non è certo il caso che io nemmeno accenni a qualche specifico contenuto. Vorrei soltanto ricordare alcune parole davvero emblematiche pronunciate dal Cardinale Ratzinger il 1° aprile a Subiaco: "Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto le porte all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri. Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini".
Cari Confratelli, leggiamo nello Statuto della nostra Conferenza (art. 4 § 2): "Il particolare legame che unisce le Chiese che sono in Italia al Papa, Vescovo di Roma e Primate d’Italia, qualifica in maniera peculiare la comunione della Conferenza con il Romano Pontefice". Queste affermazioni hanno trovato finora puntuale conferma lungo tutto l’arco della vita della nostra Conferenza e certamente la troveranno, in maniera piena, nel Pontificato di Benedetto XVI. Il loro tono giustamente giuridico, e quindi di necessità un po’ freddo, non rende però piena ragione della forza, della profondità e del calore del rapporto che intercorre fra il Papa e l’Italia, come Chiesa ma anche come intero popolo, e naturalmente – a titolo speciale – come Vescovi italiani. Questo rapporto, tanto evidente con Giovanni Paolo II, è già ugualmente visibile con Benedetto XVI: anzi, si è trasferito con spontaneità dall’uno all’altro Pontefice. È inoltre ormai del tutto chiaro che per il popolo italiano non ha alcun rilievo la nazionalità del Successore di Pietro: del resto Benedetto XVI è un Papa che non solo vive a Roma da oltre ventitré anni, ma ha avuto una grande presenza nella Chiesa e nella cultura italiana, offrendo con esemplare disponibilità il proprio illuminato servizio di Pastore e teologo.
Nel tempo ancora tanto breve intercorso dalla sua elezione, egli ha poi già dato prova concreta di una presenza davvero eccezionale, non soltanto verso la Chiesa di Roma di cui è Vescovo, ma anche verso l’Italia e noi Vescovi italiani: ieri presiedendo a Bari la S. Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale e rendendosi personalmente presente oggi alla nostra Assemblea. Gli diremo dunque tra poco, incontrandolo, tutta la nostra gratitudine, nutrita di affetto fraterno e filiale e di docile e sincera comunione.
3. Cari Confratelli, salutiamo con vivo affetto il Nunzio Apostolico in Italia, Mons. Paolo Romeo, presente come sempre alla nostra Assemblea, e Lo ringraziamo fin d’ora per le parole che vorrà rivolgerci.
Un ricordo orante, affettuoso e grato, rivolgiamo ai nostra fratelli Vescovi deceduti in questo ultimo anno. Il Signore ricco di misericordia accolga questi suoi servi e testimoni buoni e fedeli nella sua eterna vita ed essi, nel mistero dell’economia di salvezza che tutti ci unisce, intercedano per noi e per il popolo che fu loro affidato.
Questi sono i loro nomi:
– Mons. Giuseppe Amari, Vescovo emerito di Verona;
– Mons. Antonio Vitale Bommarco, Arcivescovo emerito di Gorizia;
– Mons. Abele Conigli, Vescovo emerito di Teramo-Atri;
– Mons. Sennen Corrà, Vescovo emerito di Concordia-Pordenone;
– Mons. Aldo Del Monte, Vescovo emerito di Novara;
– Mons. Pietro Fiordelli, Vescovo emerito di Prato;
– Mons. Benito Gennaro Franceschetti, Arcivescovo di Fermo;
– Mons. Alfredo Maria Garsia, Vescovo emerito di Caltanissetta;
– Mons. Alberto Giglioli, Vescovo emerito di Montepulciano-Chiusi-Pienza;
– Mons. Francesco Minerva, Arcivescovo emerito di Lecce;
– Mons. Ferdinando Palatucci, Arcivescovo emerito di Amalfi-Cava de’ Tirreni;
– Mons. Angelo Paravisi, Vescovo di Crema;
– Mons. Domenico Picchinenna, Arcivescovo emerito di Catania;
– Mons. Ciriaco Scanzillo, Vescovo già Ausiliare di Napoli.
Uno speciale pensiero di gratitudine e vicinanza spirituale va ai Confratelli che hanno lasciato nel corso dell’anno la guida delle loro Diocesi.
Essi sono:
– Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Cosenza-Bisignano;
– Mons. Pietro Bottaccioli, Vescovo di Gubbio;
– Mons. Angelo Comastri, Arcivescovo-Prelato di Loreto, ora Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro;
– Mons. Eduardo Davino, Vescovo di Palestrina;
– Mons. Antonio Forte, Vescovo di Avellino;
– Mons. Paolo Gillet, Vescovo Ausiliare di Albano;
– Mons. Angelo Mascheroni, Vescovo Ausiliare di Milano;
– Mons. Antonino Orrù, Vescovo di Ales-Terralba;
– Mons. Edoardo Ricci, Vescovo di San Miniato;
– Mons. Bruno Tommasi, Arcivescovo di Lucca;
– Mons. Agostino Vallini, Vescovo di Albano, ora Prefetto del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica.
Ricordiamo con affetto anche tutti gli altri Vescovi emeriti e salutiamo in particolare coloro che sono presenti a questa Assemblea.
Accogliamo con gioia i nuovi Vescovi entrati a far parte nell’ultimo anno della nostra Conferenza. Domandiamo al Signore di benedire e rendere fecondo il loro ministero e confidiamo nel contributo che essi daranno al nostro comune servizio pastorale.
Li salutiamo uno ad uno:
– Mons. Francesco Alfano, Arcivescovo eletto di Sant’Angelo dei Lombardi- Conza-Nusco-Bisaccia;
– Mons. Giuseppe Andrich, Vescovo di Belluno-Feltre;
– Mons. Oscar Cantoni, Vescovo di Crema;
– Mons. Michele Castoro, Vescovo eletto di Oria;
– Mons. Mario Ceccobelli, Vescovo di Gubbio;
– Mons. Giovanni D’Alise, Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia;
– Mons. Gianni Danzi, Arcivescovo-Prelato di Loreto, in precedenza Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
– Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto;
– Mons. Francesco Marino, Vescovo di Avellino;
– Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro;
– Mons. Luigi Ernesto Palletti, Vescovo Ausiliare di Genova;
– Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina;
– Mons. Lucio Soravito de Franceschi, Vescovo di Adria-Rovigo.
4. L’anno che ci separa dalla precedente Assemblea Generale è stato ricco di appuntamenti assai significativi. Ricordiamo anzitutto la 44ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani, celebrata a Bologna dal 7 al 10 ottobre, con ampia e intensa partecipazione, sul tema tanto importante quanto impegnativo "La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri".
Grande rilievo ha avuto il terzo Convegno missionario nazionale, svoltosi a Montesilvano dal 27 al 30 settembre sul tema "Comunione e corresponsabilità per la missione". Ricordiamo inoltre con vivo apprezzamento il primo Convegno internazionale dei Missionari italiani in emigrazione, promosso dalla Fondazione "Migrantes" e dal Ministero per gli italiani nel mondo, tenutosi a Roma dal 22 al 24 febbraio.
Particolarmente ricco di riflessioni e di aperture al futuro è stato il VI Forum del Progetto culturale, che ha avuto luogo a Roma il 3 e 4 dicembre ed ha affrontato una tematica di grande portata ecclesiale e culturale: "A quarant’anni dal Concilio. Ripensare il Vaticano II, di fronte alle attuali sfide culturali e storiche".
Siamo infine appena reduci da quel grande evento ecclesiale che è stato il 24° Congresso Eucaristico Nazionale: inserito nell’Anno dell’Eucaristia e allietato dalla presenza e dalla grande testimonianza eucaristica ed ecumenica del Santo Padre, esso è stato un’autentica festa di popolo, specialmente di giovani, ed ha rappresentato per le nostre Chiese un forte stimolo ad approfondire ed irrobustire l’unione con il Signore Gesù presente e offerto per noi ed a ricevere da tale unione il coraggio e la generosità della testimonianza cristiana, in particolare a riscoprire il carattere liberante del Giorno del Signore e a salvaguardare il suo significato anche nell’organizzazione dei tempi del lavoro e del riposo.
La nostra Conferenza ha stipulato due importanti e utili Intese con i competenti Ministeri del Governo italiano: quella del 26 maggio 2004 circa gli obiettivi dell’insegnamento della religione cattolica nel primo ciclo della scuola secondaria e quella del 26 gennaio 2005 relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche.
Piuttosto numerosi sono anche i documenti pubblicati dai vari organi della nostra Conferenza. Tra essi hanno speciale rilievo quelli approvati in Assemblea Generale, come la Nota pastorale "Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia", resa pubblica il 7 giugno 2004, e il Direttorio "Comunicazione e missione" sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, uscito nel settembre 2004.
Ricordiamo poi con gioia che il 28 novembre 2004 è entrato in vigore il "Rito del Matrimonio", versione italiana della seconda edizione tipica dell’Ordo celebrandi Matrimonium.
In questi ultimi mesi sono state pubblicate la lettera ai fedeli laici "Fare di Cristo il cuore del mondo", della Commissione Episcopale per il laicato, e due Note pastorali: quella della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, "Frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Mondo rurale che cambia e Chiesa in Italia", e quella della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, "Questa è la nostra fede", riguardante il primo annuncio del Vangelo.
5. Cari Confratelli, questa nostra Assemblea sarà particolarmente breve e pertanto si è dovuto rinunciare ad affrontare l’importante tematica dei rapporti tra Chiesa e mondo della salute, che prevediamo di trattare a novembre nell’Assemblea di Assisi. Non mancano però gli argomenti di grande interesse, come il progetto di riordino della formazione teologica in Italia e la Nota normativa per gli Istituti Superiori di Scienze Religiose, e come la presentazione dello strumento di lavoro e del cammino di preparazione per il Convegno Ecclesiale dell’ottobre 2006 a Verona. Provvederemo inoltre al rinnovo di numerosi e assai significativi incarichi della nostra Conferenza e riceveremo utili informazioni, in particolare su un appuntamento ormai prossimo che ci sta molto a cuore: la Giornata Mondiale della Gioventù che avrà luogo dal 16 al 21 agosto a Colonia.
Cercherò a mia volta di essere breve nel consueto sguardo alla situazione sia italiana che internazionale. Il 25 maggio il Santo Padre, nel suo primo discorso al Corpo Diplomatico, ha sottolineato quegli orientamenti di fondo che guidano l’azione della Santa Sede e che devono anche indirizzare la vita e la testimonianza pubblica dell’intera Chiesa. È significativo anzitutto il forte auspicio di poter stabilire al più presto relazioni diplomatiche con quelle nazioni che ancora non le intrattengono con la Santa Sede. È centrale poi il rinnovato appello ed impegno, avvalorato da un toccante riferimento autobiografico, a difendere la causa della pace e a promuovere la giustizia, la fraternità e il perdono reciproco, superando la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi, e attingendo invece dal patrimonio spirituale e culturale proprio di ciascun popolo i valori migliori, per andare incontro agli altri senza paura. La difesa dei diritti umani fondamentali, purtroppo ancora violati in diversi Paesi, e il ricordo delle immense oppressioni e devastazioni provocate da ideologie ingannatrici e disumane danno ulteriore concretezza a questo appello ed impegno. Nella medesima prospettiva Benedetto XVI non ha chiesto alcun privilegio per la Chiesa, ma solo le condizioni legittime di libertà e di azione per compiere la sua missione.
Quest’anno sarà purtroppo ricordato per alcune spaventose calamità naturali, anzitutto quella davvero smisurata del maremoto che, subito dopo Natale, ha seminato lutti e rovine in molti Paesi dell’Asia meridionale giungendo anche a lambire le coste africane. Gli ha fatto seguito, il 28 marzo, un tremendo terremoto che ha ancora devastato parte dell’Indonesia. La nostra Conferenza, in queste e in altre occasioni, è stata puntuale nell’offrire il proprio aiuto.
Molto frequenti, e tali da generare quasi una triste assuefazione, sono state le stragi e le altre azioni violente compiute dalla mano dell’uomo. Tra esse particolarmente impressa nella nostra memoria rimane quella che è stata perpetrata all’inizio di settembre a Beslan in Ossezia, con l’uccisione di centinaia di persone, in gran parte bambini.
In queste ultime settimane stiamo assistendo inoltre al succedersi di sanguinosissime catene di attentati in Iraq: le grandi speranze accese dalle elezioni ivi svoltesi il 30 gennaio, con grande partecipazione di popolo che le minacce e le violenze non sono riuscite ad impedire, e poi la costituzione del nuovo governo iracheno – invero assai faticosa e ritardata -, non sono dunque state sufficienti a interrompere questa tragica spirale. Emerge pertanto sempre più chiaramente la necessità di affiancare alla repressione del terrorismo la ricerca di soluzioni e di intese che possano essere condivise da ciascuna componente della complessa società irachena: si tratta di un percorso senza dubbio difficile, ma che sembra senza alternative.
Uno sguardo complessivo alla situazione del Medio Oriente consente comunque di rilevare elementi di novità assai forti e significativi, a cominciare da quella Terra Santa che rimane la chiave principale per aprire la porta a sviluppi di pace: qui infatti, dopo le elezioni presidenziali del 9 gennaio nei Territori palestinesi e i cambiamenti intervenuti nel Governo israeliano, il dialogo tra le due parti è ripreso e ha già compiuto passi avanti significativi, sebbene i tentativi di sabotarlo non siano cessati. In quest’area, come in tutto il Medio Oriente, rimane assolutamente indispensabile e doveroso un impegno internazionale davvero concorde e convergente, per condurre finalmente a risultati concreti il processo di pacificazione.
In Libano, a seguito dell’uccisione, il 14 febbraio, dell’ex Primo Ministro Rafik Hariri, si è sviluppata un’imprevista protesta popolare, con conseguenze che prima non sembravano ipotizzabili, come il ritiro delle forze siriane. Osiamo sperare per quel martoriato Paese un futuro di libertà e indipendenza nella riconciliazione nazionale, e quindi condizioni migliori e realmente paritarie anche per le sue tuttora numerose componenti cristiane.
Purtroppo in Medio Oriente e soprattutto nell’Iraq l’Italia ha pagato un ulteriore tributo di sangue, con l’assassinio di Enzo Baldoni, l’uccisione in uno scontro a fuoco di Simone Cola, la morte di Nicola Calipari a causa di un tragico errore delle truppe americane, mentre le due giovani sorelle Jessica e Sabrina Rinaudo hanno perso la vita in un attentato terroristico compiuto in Egitto a Taba. L’odiosa pratica del sequestro di persona ha colpito a sua volta alcune nostre connazionali, poi fortunatamente restituite alla libertà – nel caso però di Giuliana Sgrena in tristissima concomitanza con l’uccisione del suo liberatore -, ed ora ci tiene in ansia e ci induce alla preghiera per Clementina Cantoni, detenuta in Afghanistan, un altro Paese dove il terrorismo sembra farsi di nuovo assai minaccioso.
Una terra nella quale il desiderio di libertà si è espresso con forza e ha prodotto risultati altamente significativi è l’Ucraina, una nazione per la quale speriamo possano aprirsi prima o poi le porte dell’Unione Europea. Anche l’Asia centrale è attraversata da forti sommovimenti, che hanno per ora esiti contrastanti, in particolare nel Kirghizistan e invece nell’Uzbekistan, teatro di una repressione terribilmente sanguinosa. Per uno sbocco pacifico di queste tensioni appare necessario da una parte stabilire un clima di maggiore intesa e reciproca fiducia tra la Russia e i Paesi occidentali, dall’altra trovare la via per costruire un rapporto nuovo e non più conflittuale con le popolazioni musulmane.
Cari Confratelli, nella nostra sollecitudine per l’umanità sofferente non possiamo certo dimenticare il continente africano, che rimane quello in cui le cause di sofferenza sono maggiori: mi limiterò qui a menzionare, tra le molte, la persistente tragica situazione del Darfur. Dall’Africa giungono però, finalmente, anche importanti notizie positive: non pochi sono infatti gli accordi e le iniziative negoziali attraverso cui si cerca di por fine a conflitti spesso incancreniti, e soprattutto emergono, pur tra mille resistenze e contrasti, quelli che possiamo chiamare i germogli di una nuova "società civile" africana, fatta di gruppi, associazioni e movimenti, molti dei quali femminili: proprio da tali forze vive dell’Africa stessa, oltre che dalla doverosa e necessaria solidarietà delle nazioni più sviluppate, può venire l’impulso per riuscire a sconfiggere quelle tragiche piaghe, come la fame, la sete, la mortalità infantile, le epidemie tra cui specialmente l’AIDS, che affliggono con la maggiore gravità gran parte di questo continente.
È grande il contributo che sia i missionari sia le giovani Chiese africane stanno dando a questi sviluppi positivi, ma è alto anche il prezzo del bene compiuto, come testimoniano i numerosi missionari e volontari laici che sacrificano la loro vita, non solo in terra africana: tra gli italiani ricordiamo in particolare il Padre Faustino Gazziero, ucciso nella Cattedrale di Santiago del Cile, e la pediatra Maria Bonino, morta in Angola per il virus di Marburg. A quei Governi e a quei gruppi che perseguitano la Chiesa, o comunque temono e osteggiano la sua presenza, per un pregiudizio antireligioso oppure per la funesta illusione di onorare così la propria cultura e religione, vorremmo ricordare, insieme al diritto alla libertà religiosa, i grandi frutti di autentica promozione delle persone e delle nazioni che il lavoro spesso silenzioso dei figli della Chiesa produce.
Il 18 giugno 2004 è stato approvato il Trattato costituzionale dell’Unione Europea, che è stato poi firmato il 29 ottobre a Roma: si tratta certamente di sviluppi importanti e positivi, anche se il testo del Trattato, e spesso la politica concreta dei Paesi membri dell’Unione, non appaiono sufficientemente consapevoli sia delle radici cristiane dell’Europa e dell’autentico umanesimo di cui essa è portatrice, sia anche di quella unità di intenti e di quella capacità di aprirsi al futuro che gli sviluppi in corso nel mondo rendono sempre più urgenti e indispensabili. Solo per questa strada l’unità dell’Europa potrà radicarsi davvero nel cuore delle popolazioni.
6. L’Italia per parte sua deve far fronte a non piccoli problemi. Dopo l’esito delle votazioni per il rinnovo dei Consigli regionali si è avuta una crisi di governo, che ha trovato rapida conclusione. La situazione rimane però incerta e attraversata da tensioni e divergenze di prospettive, sia nella maggioranza sia nell’opposizione.
Ciò che sembra più necessario è concentrare l’attenzione sulle sfide che l’Italia ha davanti a sé, senza lasciarsi troppo assorbire dalla competizione tra i due schieramenti, in vista delle elezioni politiche attese per il 2006, e dalla definizione degli assetti interni di ciascuno di essi: lo esige in particolare l’aggravarsi delle prospettive economiche, con il susseguirsi, proprio negli ultimi giorni, di una serie di indicazioni negative che destano indubbia preoccupazione.
Per poter affrontare con fondate speranze di successo queste difficoltà che in Italia sono più accentuate, ma che in larga misura sono comuni a vari Paesi europei, sono richieste senz’altro misure di rapida efficacia, sulle quali persistono divergenze ma vi sono anche, al di là delle polemiche, significativi punti di accordo sostanziale, che però faticano molto a trovare attuazione concreta. Ancora più necessarie appaiono tuttavia alcune scelte e indirizzi di fondo, a cui spesso non si presta sufficiente attenzione e che chiamano in causa sia la classe politica e le istituzioni sia le diverse forze e componenti economiche e sociali e il mondo della cultura e della comunicazione, sia l’impegno e la responsabilità di ciascuna persona, famiglia, comunità locale.
In concreto, quella mobilitazione delle energie che è giustamente da molte parti invocata non può prescindere da motivazioni che non sono soltanto economiche, ma più ampiamente umane e morali, tra cui il senso di una comune appartenenza e del dovere di ciascuno. Una coerente testimonianza di vita dei credenti e l’opera pastorale della Chiesa possono e devono essere di aiuto e stimolo in questa direzione.
Fattori di grande incidenza sono poi, in particolare, la solidità delle famiglie, lo sforzo per invertire il declino demografico che già condiziona pesantemente il dinamismo del nostro Paese, la serietà e coerenza dell’azione educativa. Perciò non ci stanchiamo di insistere sulla promozione di una politica organica a favore della famiglia, che comprende tra l’altro l’introduzione del "quoziente familiare" in materia fiscale e l’adozione di misure che consentano ai giovani di progettarsi un futuro e di assumere impegni a lungo termine, anche nel contesto di attività lavorative caratterizzate da forte mobilità, fornendo ad esempio opportune garanzie per la continuità del versamento dei contributi pensionistici e per i mutui finalizzati all’acquisto degli alloggi: il costo di questi ultimi, e conseguentemente degli affitti, rappresenta infatti una vera emergenza, specialmente nelle grandi città, che colpisce soprattutto le giovani famiglie, con pesanti conseguenze sulla generazione dei figli. Nel medesimo spirito la Chiesa opera in molte forme sul terreno educativo e formativo e chiede per le scuole cattoliche una parità effettiva.
Un’altra questione di primaria importanza per assicurare all’Italia nuove possibilità di sviluppo è quella del Meridione, che rappresenta un grande potenziale per l’intera nazione, purtroppo in larga misura non utilizzato, come mostra anzitutto il persistente e in certe aree drammatico fenomeno della disoccupazione. È tempo dunque di costruire un circuito virtuoso tra le molte energie e risorse umane presenti nello stesso Meridione e l’impegno complessivo per l’ammodernamento del Paese.
L’attuale contesto politico ed economico sembra aver fatto passare per ora in secondo piano il tema, aspramente dibattuto tra le forze politiche, della riforma della seconda parte della Carta costituzionale, che è stata approvata nel medesimo testo prima dalla Camera dei Deputati e poi dal Senato. Al di là delle diverse valutazioni su tale testo, rimane aperto per l’Italia il problema di darsi un assetto istituzionale che incorpori in maniera coerente alcuni cambiamenti già da tempo intervenuti e che all’atto pratico possa funzionare in maniera sufficientemente spedita, consentendo una migliore governabilità del nostro assai complesso e articolato Paese.
Cari Confratelli, nelle scorse settimane si è positivamente conclusa la lunga procedura con la quale la RAI ha accolto la richiesta di assegnare all’emittente Sat 2000 uno dei suoi canali digitali terrestri. È questo un risultato davvero importante, che apre la possibilità di raggiungere, in tempi non remoti, ogni famiglia italiana senza complicazioni strumentali, facilitando e stimolando così l’apporto dei cattolici all’animazione culturale del Paese. Proprio sul versante della tecnologia digitale terrestre si profila però un’iniziativa che dobbiamo fin da ora denunciare: quella di offrire una nuova e più largamente accessibile forma di presenza alla pornografia televisiva. Chiediamo pertanto ai gestori dei canali di non dimenticare le loro responsabilità morali e sociali e all’Autorità competente di regolare in maniera tempestiva questo settore, chiudendo la strada a uno sfruttamento commerciale tra i più deprimenti e dannosi.
7. È ormai molto vicino il referendum riguardante la procreazione assistita. La nostra posizione in merito è nota ed è quella indicata anche dal Comitato "Scienza & Vita": siamo cioè per una consapevole non partecipazione al voto, che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all’uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata. Non si tratta dunque in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma al contrario di opporsi in maniera netta ed efficace a una logica che – a prescindere dalle intenzioni dei suoi sostenitori – mette in pericolo i fondamenti umani e morali della nostra civiltà.
Il dibattito che si è sviluppato in queste settimane ha avuto il merito di evidenziare che in concreto l’unica via per opporsi effettivamente al peggioramento della legge è quella della non partecipazione al voto, mentre il votare no, dato che contribuisce al raggiungimento del quorum, di fatto è un aiuto, sia pur involontario, ai sostenitori del referendum.
Non rinunciamo a sperare in un dibattito che non eluda troppo marcatamente la vera posta in gioco e in un’informazione che rappresenti in maniera sufficientemente equilibrata le posizioni che sono davvero in campo.
Osiamo inoltre chiedere a tutti di valutare con serenità anche le ragioni di noi Pastori. Non ci muovono interessi di parte, fosse pure la parte cattolica. Non entriamo in competizioni di partiti, ma ci preoccupiamo unicamente, e concretamente, di quella difesa e promozione dell’uomo che è parte integrante dell’annuncio del Vangelo. Non siamo contro la scienza e i suoi progressi: al contrario, ammiriamo e sosteniamo i frutti della ricerca e dell’intelligenza, che è il segno dell’immagine di Dio nell’uomo. Vogliamo dunque che la scienza sia al servizio del bene integrale dell’uomo: non si tratta, pertanto, di arrestare od ostacolare il cammino della scienza, ma di orientarlo in modo che esso non perda di vista il valore e la dignità di ogni essere umano. Spingono in questa direzione non soltanto fondamentali ragioni etiche, ma anche un evidente principio di precauzione, che deve trovare applicazione anzitutto quando si agisce direttamente sulla vita umana. Solo così si avranno sicuri vantaggi, e non pericoli, anche per la nostra salute. Ci muove dunque non l’indifferenza o l’insensibilità, ma l’amore sincero per ogni donna e ogni uomo.
Le notizie, che giungono a intervalli sempre più ravvicinati, di sperimentazioni condotte sugli embrioni a prescindere dal loro carattere umano, confermano la necessità di norme che regolino questa materia in rapido sviluppo: senza di esse arriveremo, probabilmente prima del previsto, a risultati che suscitano orrore e paura. Esistono invece alternative precise, come quelle basate sulle cellule staminali ottenute senza sopprimere embrioni, che hanno già dato, a differenza dalle altre, risultati clinici concreti: al loro ulteriore sviluppo proprio la ricerca italiana, se adeguatamente sostenuta, può oggi fortemente contribuire.
Sono di buon auspicio, in un simile contesto, sia la grande consapevolezza, unità e impegno di cui stanno dando prova i cattolici italiani, in sintonia con un orientamento che è della Chiesa universale, sia il moltiplicarsi di voci autorevoli, delle più diverse competenze e matrici culturali, che si esprimono con chiarezza e forza argomentativa per il rispetto della vita umana e del diritto dei figli a conoscere i propri genitori. Queste voci interpretano certamente il sentire profondo di tanti italiani.
A tutti, anche a coloro che contestano più duramente le nostre posizioni e il nostro stesso diritto e dovere di esprimerci in questa materia, vorremmo dire che non ci può essere un futuro positivo e accettabile se si perde l’unità di misura della vita umana. Siamo dunque certi, con il nostro attuale impegno, di non essere dei sorpassati, ma di far parte invece di coloro che lavorano per il futuro.
Cari Confratelli, confidiamo come sempre nella presenza e nell’amore del Signore. Al termine di questo mese di maggio chiediamo alla Vergine Maria, nostra dolce madre, al suo sposo Giuseppe e a tutti i Santi e le Sante Patroni delle nostre Chiese di intercedere per noi e di illuminare i lavori di questa Assemblea.
Vi ringrazio di avermi ascoltato e di ciò che vorrete osservare e proporre.
Camillo Card. Ruini
Presidente
UDIENZA DEL PAPA BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA GENERALE
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Alle 11.30 di questa mattina, nell’Aula del Sinodo in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla LIV Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ed ha loro rivolto il discorso che riportiamo di seguito:
Cari fratelli Vescovi italiani, sono felice di incontrarvi qui questa mattina, riuniti nella vostra Assemblea Generale, dopo aver celebrato ieri con molti di voi a Bari la Santa Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale. Saluto il vostro Presidente, Cardinale Camillo Ruini, e lo ringrazio per le calde parole che mi ha rivolto a vostro nome. Saluto i tre Vicepresidenti, il Segretario Generale e ciascuno di voi, e desidero a mia volta esprimervi sentimenti di profonda comunione e di affetto sincero.
Sono trascorse soltanto poche settimane dalla mia elezione e sono ben vivi in noi quei sentimenti che ci hanno accomunato nei giorni della sofferenza e della morte del mio venerato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II, per ciascuno di noi un padre, un esempio ed un amico. Vi sono particolarmente grato perché avverto che accogliete me con lo stesso animo con il quale avete accompagnato lui durante i ventisei anni del suo Pontificato.
Cari fratelli, il nostro legame ha d’altronde una precisa radice, che è quella che unisce tutti i Vescovi del mondo al Successore di Pietro, ma che in questa nazione assume un vigore speciale perché il Papa è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. La storia ha mostrato, lungo l’arco di ormai venti secoli, quanto grandi frutti di bene questo peculiare legame abbia portato, sia per la vita di fede e la fioritura di civiltà del popolo italiano sia per il ministero dello stesso Successore di Pietro. Inizio dunque il servizio nuovo e inatteso a cui il Signore mi ha chiamato sentendomi intimamente confortato dalla vostra vicinanza e solidarietà: insieme potremo adempiere la missione che Gesù Cristo ci ha affidato, insieme potremo testimoniare Cristo e renderlo presente oggi, non meno di ieri, nelle case e negli animi degli italiani.
Il rapporto dell’Italia con la fede cristiana infatti, non soltanto risale alla generazione apostolica, alla predicazione e al martirio di Pietro e di Paolo, ma anche attualmente è profondo e vivo. Certo, quella forma di cultura, basata su una razionalità puramente funzionale, che contraddice e tende ad escludere il cristianesimo e in genere le tradizioni religiose e morali dell’umanità, è presente e operante in Italia come un po’ ovunque in Europa. Qui però la sua egemonia non è affatto totale e tanto meno incontrastata: sono molti infatti, anche tra quanti non condividono o comunque non praticano la nostra fede, coloro che avvertono come una tale forma di cultura costituisca in realtà una funesta mutilazione dell’uomo e della sua stessa ragione. E soprattutto, in Italia la Chiesa conserva una presenza capillare, in mezzo alla gente di ogni età e condizione, e può quindi proporre nelle più diverse situazioni il messaggio di salvezza che il Signore le ha affidato.
Cari fratelli, conosco il vostro impegno per mantenere viva questa presenza e per incrementare il suo dinamismo missionario. Negli Orientamenti pastorali che avete consegnato alle Diocesi italiane per questo primo decennio del nuovo secolo, riprendendo l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte, ponete giustamente alla base di tutto la contemplazione, di Gesù Cristo e in Lui del vero volto di Dio Padre, il rapporto vivo e quotidiano con lui. Qui sta infatti l’anima e l’energia segreta della Chiesa, la fonte dell’efficacia del nostro apostolato. Soprattutto nel mistero dell’Eucaristia noi stessi, i nostri sacerdoti e tutti i nostri fedeli possiamo vivere in pienezza questo rapporto con Cristo: qui Egli si fa tangibile in mezzo a noi, si dona sempre di nuovo, diventa nostro, affinché noi diventiamo suoi e impariamo il suo amore. L’Anno dell ‘Eucaristia e il Congresso appena celebrato a Bari sono stimoli che ci aiutano ad entrare più profondamente in questo Mistero.
Nel contemplare il volto di Cristo, e in Cristo il volto del Padre, Maria Santissima ci precede, ci sostiene e ci accompagna. l’amore e la devozione per la Madre del Signore, tanto diffusi e radicati nel popolo italiano, sono un’eredità preziosa che dobbiamo sempre coltivare e una grande risorsa anche in vista dell’evangelizzazione. Su queste basi, cari fratelli, possiamo davvero proporre a noi stessi e ai nostri fedeli la vocazione alla santità, quale "misura alta della vita cristiana ordinaria", secondo la felice espressione di Giovanni Paolo II nella Novo millennio ineunte (n. 37): lo Spirito Santo viene infatti in noi, da Cristo e dal Padre, proprio per introdurci nel mistero della vita e dell’amore di Dio, al di là di ogni forza e attesa umana.
In concreto la presenza della Chiesa in mezzo alla popolazione italiana si caratterizza anzitutto per la fitta rete delle parrocchie e per la vitalità che esse tuttora esprimono, pur nei grandi cambiamenti della società e della cultura. In una vostra recente Nota pastorale (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia) vi siete dunque saggiamente preoccupati di sostenere le parrocchie, riaffermando il loro valore e la loro funzione e incoraggiando così in particolare i sacerdoti che hanno le non lievi responsabilità di parroci. Ma avete anche messo in luce la necessità che le parrocchie assumano un atteggiamento maggiormente missionario nella pastorale quotidiana e pertanto si aprano ad una più intensa collaborazione con tutte le forze vive di cui la Chiesa oggi dispone. È molto importante, al riguardo, che si rafforzi la comunione tra le strutture parrocchiali e le varie realtà "carismatiche" sorte negli ultimi decenni e largamente presenti in Italia, affinché la missione possa raggiungere tutti gli ambienti di vita. Al medesimo fine un contributo prezioso viene certamente dalla presenza delle comunità religiose, in Italia ancora numerose nonostante la scarsità delle vocazioni.
Un terreno decisivo, per il futuro della fede e per l’orientamento complessivo della vita di una nazione, è certamente quello della cultura. Vi chiedo dunque di proseguire nel lavoro che avete intrapreso perché la voce dei cattolici sia costantemente presente nel dibattito culturale italiano, e ancor prima perché si rafforzino le capacità di elaborare razionalmente, nella luce della fede, i molteplici interrogativi che si affacciano nei vari ambiti del sapere e nelle grandi scelte di vita. Oggi la cultura e i modelli di comportamento sono inoltre sempre più condizionati e caratterizzati dalle rappresentazioni che ne propongono i media: è benemerito pertanto lo sforzo della vostra Conferenza per avere anche a questo livello un’adeguata capacità di espressione, in modo da poter offrire a tutti un’interpretazione cristiana degli avvenimenti e dei problemi.
La situazione effettiva della Chiesa in Italia conferma e giustifica dunque l’attenzione e le attese che hanno verso di essa molte Chiese sorelle in Europa e nel mondo. Come ha più volte sottolineato il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II, l’Italia può e deve avere un grande ruolo per la comune testimonianza di Gesù Cristo nostro unico Salvatore e perché in Cristo sia individuata la misura del vero umanesimo, per la coscienza delle persone come per gli assetti della vita sociale.
Una questione nevralgica, che richiede la nostra più grande attenzione pastorale, è quella della famiglia. In Italia, ancor più che in altri Paesi, la famiglia rappresenta davvero la cellula fondamentale della società, è profondamente radicata nel cuore delle giovani generazioni e si fa carico di molteplici problemi, offrendo sostegno e rimedio a situazioni altrimenti disperate. E tuttavia anche in Italia la famiglia è esposta, nell’attuale clima culturale, a molti rischi e minacce che tutti conosciamo. Alla fragilità e instabilità interna di molte unioni coniugali si assomma infatti la tendenza, diffusa nella società e nella cultura, a contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio. Proprio l’Italia poi è una della nazioni in cui la scarsità delle nascite è più grave e persistente, con conseguenze già pesanti sull’intero corpo sociale. Perciò da molto tempo voi Vescovi italiani avete unito la vostra voce a quella di Giovanni Paolo II, anzitutto nel difendere la sacralità della vita umana e il valore dell’ istituto matrimoniale, ma anche nel promuovere il ruolo della famiglia nella Chiesa e nella società, chiedendo misure economiche e legislative che sostengano le giovani famiglie nella generazione ed educazione dei figli. Nel medesimo spirito siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine dei Pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine, come ci insegna il nostro Signore Gesù Cristo nel suo Vangelo e come ci dice la stessa ragione umana. In tale impegno, e in tutta l’opera molteplice che fa parte della missione e del dovere dei Pastori, vi sono vicino con la parola e con la preghiera, con fidando nella luce e nella grazia dello Spirito che agisce nelle coscienze e nei cuori.
La stessa sollecitudine per il vero bene dell’uomo che ci spinge a prenderci cura delle sorti delle famiglie e del rispetto della vita umana si esprime nell’attenzione ai poveri che abbiamo tra noi, agli ammalati, gli immigrati, ai popoli decimati dalle malattie, dalle guerre e dalla fame. Cari fratelli Vescovi italiani, desidero ringraziare voi e i vostri fedeli per la larghezza della vostra carità, che contribuisce a rendere concretamente la Chiesa quel popolo nuovo nel quale nessuno è straniero. Ricordiamoci sempre delle parole del Signore: quello che avete fatto "a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25, 40).
Ad agosto, come sapete, mi recherò a Colonia per la Giornata Mondiale della Gioventù e confido di incontrarmi di nuovo con molti di voi, accompagnati da un grande numero di giovani italiani. Proprio riguardo ai giovani, alla loro formazione, al loro rapporto con il Signore e con la Chiesa vorrei aggiungere un ‘ultima parola. Essi sono infatti, come ha ripetutamente affermato Giovanni Paolo II, la speranza della Chiesa, ma sono anche, nel mondo di oggi, particolarmente esposti al pericolo di essere "sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina" (Ef 4,14). Hanno dunque bisogno di essere aiutati a crescere e a maturare nella fede: è questo il primo servizio che essi devono ricevere dalla Chiesa, e specialmente da noi Vescovi e dai nostri sacerdoti. Sappiamo bene che molti di loro non sono in grado di comprendere e di accogliere subito tutto l’insegnamento della Chiesa ma proprio per questo è importante risvegliare in loro l’intenzione di credere con la Chiesa, la fiducia che questa Chiesa, animata e guidata dallo Spirito, è il vero soggetto della fede, inserendoci nel quale entriamo e partecipiamo nella comunione della fede. Affinché ciò possa avvenire, i giovani devono sentirsi amati dalla Chiesa, amati in concreto da noi Vescovi e sacerdoti. Potranno sperimentare così nella Chiesa, l’amicizia e l’amore che ha per loro il Signore, comprenderanno che in Cristo la verità coincide con l’amore e impareranno a loro, volta ad amare il Signore e ad avere fiducia nel suo corpo che è la Chiesa. Questo è oggi, cari fratelli Vescovi italiani, il punto centrale della grande sfida della trasmissione della fede alle giovani generazioni.
Per le vostre persone e per le vostre Chiese, per tutta la diletta nazione italiana, per il suo presente e il suo futuro cristiano, per il compito che essa è chiamata a svolgere in Europa e nel mondo, vi assicuro la mia quotidiana preghiera e imparto con affetto una speciale Benedizione Apostolica a voi, ai vostri sacerdoti, ad ogni famiglia italiana.
Comunicato Finale
La 54a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana ha avuto luogo in Vaticano, nell’Aula del Sinodo, dal 30 al 31 maggio, con la partecipazione di 233 vescovi, ordinari e ausiliari, di 2 amministratori diocesani, di 18 vescovi emeriti e del Nunzio Apostolico in Italia, S.E. Mons. Paolo Romeo. La scelta di dedicare, in via eccezionale, due soli giorni a questo annuale incontro è stata motivata dagli eventi che hanno segnato profondamente la vita della Chiesa universale: i giorni della sofferenza e morte di Giovanni Paolo II e l’elezione del nuovo Pontefice, Benedetto XVI. Il 30 mattina, in un clima di grande gioia e di intenso affetto, il Papa ha incontrato i vescovi rivolgendo loro il suo primo messaggio e salutandoli personalmente. Al centro dei lavori assembleari la presentazione della traccia di riflessione del prossimo Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona e il progetto di riordino della formazione teologica in Italia; tra le comunicazioni quella sulla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia e quella sulla costituzione della Fondazione Missio.
1. Il primo incontro di Papa Benedetto XVI con i vescovi italiani.
Al termine della prima mattinata dei lavori assembleari, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i partecipanti alla 54a Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, manifestando loro sentimenti di profonda comunione e di affetto sincero. Già il Cardinale Presidente, nella prolusione, dopo aver ricordato la figura e il magistero del compianto e amato Giovanni Paolo II, aveva espresso la comune gioia e gratitudine al Signore per l’elezione di Benedetto XVI e ancor più apprezzamento per una presenza già familiare nella Chiesa e nella cultura italiana, e che in questo inizio di pontificato ha già dato prova di grande vicinanza, non ultima la partecipazione a Bari, il 29 maggio scorso, per la solenne concelebrazione conclusiva del 24° Congresso Eucaristico Nazionale. Il Pontefice, nel sottolineare il profondo legame che lo unisce alla nazione italiana in quanto Vescovo di Roma e Primate d’Italia, ha rivolto ai vescovi parole di incoraggiamento per la missione di evangelizzazione del Paese, nel quale è tuttora viva l’esperienza di fede con una presenza capillare della Chiesa, animata da intenso dinamismo missionario attinto dalla contemplazione di Gesù Cristo. Richiamando la recente Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, Benedetto XVI ha sottolineato l’urgenza per le parrocchie di vivere con atteggiamento missionario la pastorale quotidiana, rafforzando la comunione tra la realtà parrocchiale e le varie espressioni "carismatiche" e valorizzando la presenza delle comunità religiose. Un richiamo particolare il Papa l’ha riservato alla cultura: "Vi chiedo – ha affermato Benedetto XVI – di proseguire nel lavoro che avete intrapreso perché la voce dei cattolici sia costantemente presente nel dibattito culturale italiano…", con un particolare plauso per l’impegno profuso dalla CEI nel campo dei media. Tra le priorità pastorali, il Papa ha voluto ricordare la famiglia, cellula fondamentale della società, da promuovere e valorizzare anche "chiedendo misure economiche e legislative che sostengano le giovani famiglie nella generazione ed educazione dei figli". In questo contesto, Benedetto XVI ha espresso vicinanza "con la parola e con la preghiera", e apprezzamento per l’impegno dei vescovi nell’"illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti in merito alla legge sulla procreazione assistita", riaffermando la "sollecitudine dei Pastori per ogni essere umano, che non può mai venire ridotto a un mezzo, ma è sempre un fine…". Dopo aver ringraziato per la generosità con cui la Chiesa italiana si fa carico dei più poveri nel mondo, il Pontefice ha ricordato il prossimo appuntamento della Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia, alle cui celebrazioni conclusive sarà presente, e soprattutto ha rinnovato l’invito ai vescovi di sostenere i giovani nella loro ricerca di Dio e nel credere con la Chiesa: "Questo è oggi – ha concluso il Pontefice – il punto centrale della grande sfida della trasmissione della fede alle giovani generazioni".
2. Lo scenario internazionale e l’impegno delle Chiese in Europa.
In piena sintonia con Benedetto XVI, i vescovi hanno auspicato a livello internazionale un più deciso impegno per la pace, la promozione della giustizia, "la fraternità e il perdono reciproco, superando la tentazione di scontri fra culture, etnie e mondi diversi, e attingendo invece al patrimonio spirituale e culturale proprio di ciascun popolo i valori migliori, per andare incontro agli altri senza paura". Nel ricordare le calamità naturali di questi ultimi mesi, i vescovi hanno espresso altresì preoccupazione e sgomento per le tante stragi e azioni violente compiute dalla mano dell’uomo: l’uccisione di centinaia di persone, in gran parte bambini, a Beslan; gli attentati in Iraq; la pratica del sequestro che più volte ha coinvolto nostri connazionali; i tanti sommovimenti e le conseguenti repressioni sanguinose nell’Asia centrale. Sono state ricordate anche le sofferenze del continente africano, con particolare riguardo alla situazione del Darfur, e, positivamente, l’emergere di una nuova "società civile" africana, animata da gruppi, associazioni e movimenti, molti dei quali femminili, con il contributo dei missionari e delle giovani Chiese africane. La testimonianza di tanti figli della Chiesa che sacrificano la loro vita in terra di missione (tra i quali padre Faustino Gazziero, a Santiago del Cile, e la pediatra Maria Bonino, morta in Angola per il virus di Marburg) è un invito – hanno ribadito i vescovi – ai governi e ai gruppi che perseguitano la Chiesa a garantire e tutelare il diritto alla libertà religiosa e a saper riconoscere nel lavoro, spesso silenzioso, di tanti credenti l’impegno per un’autentica promozione delle persone e delle nazioni. I vescovi hanno valutato con attenzione il cammino di unificazione politica dell’Europa, con riferimento sia all’iter di ratifica del Trattato costituzionale sia alle problematiche concernenti l’allargamento a nuovi Paesi, in particolare per l’ammissione della Turchia. Preoccupazione pastorale è stata espressa dai vescovi verso le dinamiche con cui in sede europea vengono affrontate le problematiche etico-antropologiche: difesa della vita, fecondazione assistita, famiglia, matrimonio… Sul fronte della evangelizzazione, i vescovi si sono impegnati ad approfondire con le proprie comunità il documento Il divenire dell’Unione Europea e la responsabilità dei cattolici, presentato all’ultima Assemblea della COMECE (Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea), che puntualizza il tema della testimonianza dei credenti nella società europea, segnata dal secolarismo e dall’edonismo.
3. Il Convegno di Verona: la traccia di riflessione e il cammino di preparazione.
In vista del Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona (16-20 ottobre 2006), ai vescovi è stata presentata la traccia di riflessione, a firma del Comitato preparatorio, che sarà pubblicata nei prossimi giorni e che accompagnerà il cammino diocesano di preparazione nel prossimo anno pastorale 2005-2006. La traccia ha come filo conduttore la Prima lettera di Pietro, testo biblico particolarmente efficace nel proporre la testimonianza dei credenti in un tempo di difficile fedeltà. Il sussidio, articolato in una introduzione, quattro capitoli e una conclusione, è uno strumento che si propone di avviare la riflessione personale e comunitaria attorno ai quattro termini del titolo del Convegno: Gesù Risorto, i testimoni, la speranza, il mondo. Il tema del Convegno, infatti, "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo", intende – come si legge nella presentazione della traccia – rispondere ad alcuni interrogativi di fondo e di grande interesse, precisati all’inizio di ogni capitolo: Che cosa il Vangelo comunica alla vita cristiana? Come Gesù Cristo può rigenerare questo vissuto, soprattutto nella sua dimensione quotidiana? Come può essere plasmata una nuova prospettiva antropologica nell’epoca della complessità? Quali forme e modalità possono caratterizzare la presenza dei cristiani in questo momento storico del nostro Paese? Il documento, a partire da Cristo Crocifisso e Risorto "centro della testimonianza cristiana e nome della speranza" (cap. 1), propone la scoperta dell’identità del cristiano come testimonianza coraggiosa (cap. 2), la concretizzazione dell’annuncio della speranza attraverso le "opere meravigliose" (cap. 3), l’esplicitazione dei luoghi fondamentali dell’esistenza in cui si incarna la speranza (cap. 4). In quest’ultimo capitolo vengono delineati i cinque ambiti che saranno approfonditi durante i giorni del Convegno e che abbracciano l’esperienza quotidiana, vero contesto nel quale costruire una civiltà a misura d’uomo e accendere la speranza che non delude. Essi sono così formulati: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità creaturale, la tradizione, la cittadinanza. Il cammino di preparazione, che sarà scandito da momenti diocesani, regionali e nazionali, intende puntare l’attenzione alle tre prospettive che fanno da sfondo al Convegno stesso: la missionarietà, il bisogno cioè di risvegliare un anelito nuovo per l’annuncio del Vangelo; la cultura, intesa come capacità della Chiesa di offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di senso pieno; la spiritualità, caratterizzata dall’impegno nel mondo e dalla simpatia per il mondo, come via di santificazione.
4. La formazione teologica in Italia: progetto di riordino e rilancio culturale.
L’Assemblea ha accolto con favore il progetto di riorganizzazione degli studi teologici, elaborato dal Comitato della CEI per gli studi superiori di teologia e di religione cattolica, in collaborazione con i Presidi delle Facoltà teologiche italiane, e approvato dal Consiglio Episcopale Permanente nello scorso gennaio. Tale progetto ha due scopi fondamentali. Anzitutto intende avviare il riordino delle Facoltà teologiche sul territorio nazionale, promuovendo l’erezione di nuove facoltà dove se ne motiva la presenza (come nel recente caso della Facoltà Teologica del Triveneto e della Facoltà Teologica Pugliese), in considerazione del contesto ecclesiale e sociale, valutando le risorse ed evitando frammentazioni. In secondo luogo, vuole individuare le modalità con cui, attorno a tali Facoltà, può svilupparsi un sistema "a rete" di istituzioni accademiche, con cui favorire la formazione teologica dei candidati agli ordini sacri (mediante Istituti teologici affiliati) e quella dei laici; sempre in questa direzione si vuole anche promuovere una diffusa formazione teologica non accademica. Con i curricoli di studi proposti nelle Facoltà teologiche e negli Istituti ad essa collegati si possono conseguire i gradi accademici; a loro volta, a livello diocesano, le Scuole di formazione teologica possono conferire diplomi o attestati, che non costituiscono però titolo per una successiva iscrizione a una istituzione accademica. A tale scopo, già dallo scorso febbraio, è stata approvata dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica la Nota normativa per gli Istituti Superiori di Scienze Religiose che ne illustra la fisionomia, stabilisce i criteri e l’iter per la loro erezione accademica, definisce le competenze circa la pianificazione nazionale e regionale e dà indicazioni per la redazione degli statuti e dei regolamenti.
5. La 44a Settimana sociale dei cattolici italiani, la Giornata Mondiale della Gioventù, iniziative nell’ambito delle comunicazioni sociali.
In vista della pubblicazione del Documento conclusivo e degli Atti della 44a Settimana sociale dei cattolici italiani che si è svolta a Bologna dal 7 al 10 ottobre 2004, sul tema "Democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri", con una larga partecipazione e presenza della realtà ecclesiale e del più ampio contesto socio-culturale e politico del Paese, i vescovi hanno ribadito l’importanza che i cattolici siano presenti e operosi nelle vicende sociali e culturali del Paese, per offrire il prezioso contributo della tradizione e del pensiero cattolico. Innanzitutto, la riproposta della centralità della persona quale nodo reale della convivenza democratica, per evitare la riduzione della democrazia a semplice regola procedurale o a sola garanzia di pluralismo. A Bologna è stato ribadito che la persona umana rimane il fondamento e il cuore di ogni autentico assetto democratico e che non c’è vera democrazia se non c’è spazio per la trascendenza, giacché la dimensione trascendente fa parte dello statuto dell’esistenza umana. In piena sintonia con la consegna al mondo cattolico, fatta in quell’occasione da Giovanni Paolo II, i vescovi hanno riaffermato quanto sia imprescindibile per il credente impegnarsi per un compito di "mediazione", come rapporto, sempre vitale e spesso inedito, tra ideali e realtà concrete.
Ai vescovi è stato presentato il programma della 20a Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà in Germania, a Colonia, dal 16 al 21 agosto. Saranno giorni caratterizzati da catechesi, celebrazioni e animazione, con la partecipazione di oltre centomila giovani italiani, accompagnati da molti vescovi. La celebrazione della Giornata sarà seguita con grande impegno dai media cattolici (in particolare Sir, Sat2000, InBlu e Avvenire) e ad essa si potrà partecipare anche attraverso il sito www.gmg2005.it. La Giornata, anche questa volta, sarà un’occasione per rinsaldare i legami con i connazionali residenti nella nazione che ospita l’evento. Il 17 agosto i giovani italiani presenti a Colonia incontreranno i coetanei di origine italiana e le loro famiglie, nell’ambito della manifestazione denominata "Italyani Köln". Anche in questa edizione della GMG sarà promosso un incontro specifico per i giovani lavoratori, "Working as new people", nel corso del quale verrà presentato il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa. I vescovi, infine, hanno ribadito l’importanza di sostenere il cammino di preparazione, nonché il necessario impegno a seguire i giovani dopo l’evento stesso.
Nel prendere visione delle diverse iniziative in atto nell’ambito delle comunicazioni sociali, i vescovi hanno ribadito la necessità di rendere più incisiva la missione della Chiesa attraverso i linguaggi comunicativi del nostro tempo dentro l’odierna cultura mediatica, così come è ampiamente precisato nel documento della CEI Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, pubblicato lo scorso ottobre, e nella Lettera apostolica Il rapido sviluppo di Giovanni Paolo II. Tra le iniziative in atto si segnala il consolidarsi di Avvenire, le prospettive europee del Sir, il crescente consenso riscosso dal progetto radiofonico InBlu, le molteplici opportunità della telematica a servizio della comunità ecclesiale, e soprattutto l’accesso di Sat2000 al digitale terrestre. È stato comunicato che, nelle scorse settimane, dopo un lungo e approfondito iter di verifica, è stato perfezionato l’accordo con la RAI che consente a Sat2000 di diventare uno dei canali nazionali nell’ambito del digitale terrestre, così che potrà essere ricevuto agevolmente da tutti gli utenti quando il nuovo sistema coprirà l’intero territorio nazionale. Ma proprio sul versante della tecnologia digitale terrestre i vescovi hanno denunciato il rischio di una nuova e più accessibile offerta di pornografia televisiva: "Chiediamo – così si espresso il Cardinale Presidente a nome dell’Assemblea – ai gestori dei canali di non dimenticare le loro responsabilità morali e sociali e all’Autorità competente di regolare in maniera tempestiva questo settore, chiudendo la strada a uno sfruttamento commerciale tra i più deprimenti e dannosi".
6. La Fondazione Missio, le attività della Migrantes e della Caritas Italiana, la Giornata per la Carità del Papa.
Nel corso dei lavori dell’Assemblea è stata fornita un’ampia informazione sulla Fondazione di religione Missio, istituita dal Consiglio Episcopale Permanente lo scorso gennaio al fine – come si legge nell’art. 1 dello statuto – "di sostenere e promuovere, anche in collaborazione con altri enti e organismi, la dimensione missionaria della comunità ecclesiale italiana, con particolare attenzione alla missio ad gentes e alle iniziative di animazione, formazione e cooperazione tra le Chiese". La Fondazione è configurata come un ente "contenitore", capace di raccogliere e dare unitarietà, attraverso specifici settori, agli attuali organismi nazionali per la missione: la Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, la Fondazione Centro Unitario Missionario (CUM), l’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese. La costituzione di una struttura nazionale unitaria di servizio si pone come segno e invito perché tutti i soggetti missionari italiani possano ulteriormente crescere e svilupparsi nella comunione dell’unica missione.
L’annuale presentazione delle attività della Fondazione Migrantes ha messo in primo piano l’esigenza di collocare l’attenzione ai migranti – così come ribadito nella recente Lettera del Consiglio Episcopale Permanente su migrazioni e pastorale d’insieme Tutte le genti verranno a te – nel quadro della pastorale ordinaria, costituendo o rafforzando nelle Chiese locali un apposito segretariato o commissione, capace di favorire sintonia e collaborazione con tutte le realtà diocesane. È stato rivolto, inoltre, un particolare invito alle Conferenze Episcopali Regionali di farsi garanti dell’invio di missionari, possibilmente in numero proporzionale ai propri battezzati che vivono all’estero.
Nel resoconto delle attività della Caritas italiana per l’anno 2004, oltre all’impegno di promozione e formazione dei referenti territoriali, si segnala il rafforzamento del "Progetto rete nazionale", con l’attiva partecipazione di oltre 150 Caritas diocesane e il coerente lavoro sinergico tra il Centro di ascolto dei poveri, l’Osservatorio delle povertà e delle risorse e il Tavolo del discernimento. Nella ricognizione delle tante emergenze a livello mondiale delle quali la Caritas italiana si è fatta carico, tra le quali si segnala quella che ha colpito qualche mese fa le coste del Sud-Est asiatico, si è data evidenza anche all’intreccio tra la povertà e le tante situazioni di sfruttamento, guerra o intolleranza religiosa, aggravato dalle derive negative della globalizzazione economica. Un particolare accento è stato posto, inoltre, all’emergere della povertà in Europa, per fronteggiare la quale nei prossimi sei anni, la Caritas italiana insieme con le altre Caritas europee attuerà un piano strategico che riguarderà le politiche sociali, l’immigrazione, le emergenze, la costruzione della pace e dello sviluppo, la difesa dei diritti umani. Infine, in coincidenza con l’Anno internazionale del Microcredito, è stata riconfermata la scelta di tale strumento innovativo con specifico riferimento al "Progetto per un’economia a misura d’uomo" che, in stretta collaborazione con la Fondazione Giustizia e Solidarietà della CEI, sta offrendo ad alcuni Paesi poveri concrete opportunità di sviluppo e di restituzione del debito.
In vista della Giornata per la Carità del Papa, che si celebrerà in tutte le diocesi domenica 26 giugno, e di cui sono stati comunicati dalla Santa Sede i dati globali relativi alla raccolta del 2004, i vescovi hanno ribadito l’importanza di continuare a sostenere generosamente la sollecitudine solidale del Santo Padre nel mondo.
7. Il futuro del Paese e il referendum sulla fecondazione assistita.
Con riferimento alla situazione del Paese, i vescovi, nel rilevare le forti tensioni e le divergenze presenti fra le forze politiche, hanno auspicato un concorde impegno sulle sfide, specie di ordine economico, che l’Italia ha di fronte a sé, senza lasciarsi troppo assorbire dalla competizione dei due schieramenti. In concreto, si chiede una "mobilitazione di energie", che riscopra ragioni di comune appartenenza e di responsabilità e verso la quale i credenti sono interpellati per una coerente testimonianza. Ancora una volta i vescovi, nel ribadire alcuni fattori di grande incidenza per il futuro del Paese – quali la solidità delle famiglie, l’impegno per invertire il declino demografico, la serietà e coerenza dell’azione educativa – hanno insistito sulla promozione di una politica organica a favore della famiglia, sulla necessità di garantire certezze e futuro ai giovani pur nel contesto di attività lavorative caratterizzate da forte mobilità, sull’urgenza di una parità effettiva da riconoscere alle scuole cattoliche. Tra le questioni di primaria importanza, oltre al nuovo assetto istituzionale determinato dalla riforma della seconda parte della Carta Costituzionale, i vescovi hanno segnalato lo sviluppo del Meridione che potrà realizzarsi solo con l’attuazione di un circuito virtuoso tra le molte energie e risorse umane presenti nello stesso Meridione e l’impegno complessivo per l’ammodernamento del Paese.
In merito ai referendum concernenti la legge sulla procreazione medicalmente assistita, l’Assemblea ha espresso pieno e totale sostegno per la scelta del Comitato "Scienza & Vita" circa la non partecipazione al voto, "che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all’uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata". I vescovi hanno osservato al riguardo che tale scelta nasce non da motivi di disimpegno, ma dalla precisa intenzione di opporsi "a una logica che – a prescindere dalle intenzioni dei suoi sostenitori – mette in pericolo i fondamenti umani e morali della nostra civiltà". La difesa e la promozione dell’uomo, fin dal suo concepimento, come parte integrante dell’annuncio del Vangelo, e il sostegno alla scienza al servizio del bene integrale dell’uomo sono i valori a cui i Pastori, tanti cattolici italiani e molti esponenti delle più diverse competenze e matrici culturali stanno ispirando il loro agire e la loro parola. Si tratta di una posizione chiara e inequivocabile intesa a rivendicare che "non ci può essere un futuro positivo e accettabile se si perde l’unità di misura della vita umana".
8. L’Istruzione in materia amministrativa e il calendario 2005-2006.
I vescovi hanno approvato la nuova Istruzione in materia amministrativa, che rivede e aggiorna quella del 1992, dando spazio, con i suoi undici capitoli e quattro allegati, alle innovazioni normative di questi ultimi anni in considerazione della mutata sensibilità ecclesiale e sociale in ambito amministrativo. Il testo offre indirizzi comuni in materia giuridico-amministrativa, consentendo agli interessati – i vescovi, i loro immediati collaboratori e i parroci – di avvalersi di orientamenti chiari e aggiornati per risolvere correttamente le pratiche di loro competenza, tanto sotto il profilo canonistico quanto sotto quello civilistico.
È stata inoltre approvata la ripartizione e l’assegnazione delle somme derivanti dall’otto per mille dell’IRPEF per l’anno 2005 che, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, registrano quest’anno un aumento di circa 50 milioni di euro. La maggiore disponibilità di risorse è determinata non solo da un incremento del gettito complessivo dell’IRPEF, ma anche da un ulteriore aumento nel 2002 delle firme di contribuenti che hanno destinato alla Chiesa Cattolica l’otto per mille dell’IRPEF.
È stato approvato altresì il bilancio consuntivo della Conferenza Episcopale Italiana per l’anno 2004 ed è stato presentato ai vescovi il bilancio consuntivo dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero per l’anno 2004.
L’Assemblea ha infine approvato il calendario delle attività per l’anno pastorale 2005-2006, che prevede i seguenti appuntamenti:
Anno 2005
13 giugno: Presidenza
19 settembre: Presidenza
19-22 settembre: Consiglio episcopale Permanente
14 novembre: Presidenza
14-18 novembre: ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
(sessione residenziale: Assisi)
Anno 2006
23 gennaio: Presidenza
23-26 gennaio: CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE
20 marzo: Presidenza
20-23 marzo: Consiglio episcopale Permanente
15 maggio: Presidenza
15-19 maggio: ASSEMBLEA GENERALE
14 giugno: Presidenza
18 settembre: Presidenza
18-21 settembre: Consiglio episcopale Permanente
9. Adempimenti statutari.
L’Assemblea ha proceduto all’elezione di due Vice Presidenti della CEI, dei membri del Consiglio per gli Affari Economici e dei Presidenti delle Commissioni Episcopali.
Sono stati eletti Vice Presidenti S.E. Mons. Luciano Monari, Vescovo di Piacenza – Bobbio, per il Nord Italia e S.E. Mons. Giuseppe Chiaretti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, per il Centro Italia.
Sono stati quindi eletti i quattro membri del Consiglio per gli Affari Economici: S.E. Mons. Alfonso Badini Confalonieri, Vescovo di Susa; S.E. Mons. Domenico Calcagno, Vescovo di Savona – Noli; S.E. Mons. Francesco Coccopalmerio, Vescovo ausiliare di Milano; S.E. Mons. Gervasio Gestori, Vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
Infine sono stati eletti come Presidenti delle Commissioni Episcopali: S.E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti – Vasto, Presidente della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi; S.E. Mons. Felice Di Molfetta, Vescovo di Cerignola – Ascoli Satriano, Presidente della Commissione Episcopale per la liturgia; S.E. Mons. Francesco Montenegro, Vescovo ausiliare di Messina – Lipari – Santa Lucia del Mela, Presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute; S.E. Mons. Benvenuto Italo Castellani, Arcivescovo di Lucca, Presidente della Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata; S.E. Mons. Paolo Rabitti, Arcivescovo di Ferrara – Comacchio, Presidente della Commissione Episcopale per il laicato; S.E. Mons. Giuseppe Anfossi, Vescovo di Aosta, Presidente della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita; S.E. Mons. Luigi Bressan, Arcivescovo di Trento, Presidente della Commissione Episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese; S.E. Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni – Narni – Amelia, Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo; S.E. Mons. Diego Coletti, Vescovo di Livorno, Presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università; S.E. Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea, Presidente della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace; S.E. Mons. Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale, Presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali; S.E. Mons. Lino Bortolo Belotti, Vescovo ausiliare di Bergamo, Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni.
Nel ringraziare i Vice Presidenti, i membri del Consiglio per gli Affari Economici e i Presidenti delle Commissioni Episcopali che hanno concluso il loro mandato, i Vescovi hanno anche preso visione del lavoro svolto dalle Commissioni Episcopali attraverso le relazioni quinquennali appositamente predisposte.
10. Riunioni del Consiglio Episcopale Permanente e della Presidenza della CEI.
Martedì 31 maggio 2005 si è riunito, in sessione straordinaria, il Consiglio Episcopale Permanente che ha proceduto ai seguenti adempimenti statutari:
– S. Em. il Card. Ennio Antonelli, Arcivescovo di Firenze, è stato eletto, per un quinquennio, Consulente ecclesiastico nazionale dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti (UCID)
– Prof. Luigi Alici, dell’arcidiocesi di Fermo, è stato nominato, per un triennio, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana (ACI)
– Don Giorgio Bezze, della diocesi di Padova, è stato nominato, per un secondo triennio, Assistente ecclesiastico centrale per il settore giovani dell’Azione Cattolica Italiana (ACI)
Don Claudio Nora, dell’arcidiocesi di Milano, è stato nominato, per un secondo triennio, Assistente ecclesiastico centrale per l’Azione Cattolica Ragazzi (ACR)
– Don Adriano Caricati, della diocesi di Andria, è stato nominato, per un triennio, Assistente ecclesiastico centrale per il Movimento Studenti dell’Azione Cattolica Italiana.
La Presidenza della CEI, riunitasi a Bari il 28 maggio 2005, ha nominato, durante munere, Don Stefano Russo, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici, membro dell’Osservatorio centrale per i beni culturali di interesse religioso di proprietà ecclesiastica.
Roma, 15 giugno 2005
