FESTA DEI SANTI PATRONI SILVERIO ED ORMISDA

firmaboccaccio

Omelia del nostro Vescovo Don Salvatore in occasione della Festa dei Santi Patroni della Diocesi.

Insieme con voi, questa sera, voglio far memoria dei nostri Santi Ormisda e Silverio che hanno vissuto, annunciato e testimoniato con radicalità fino a dare la vita per annunciare la parola di Dio.

Annunciare il vangelo è un "servizio" reso alla comunità cristiana e a tutta l’umanità. Un compito duro soprattutto nelle situazioni attuali. D’altra parte soltanto nel vangelo l’uomo può trovare la risposta ai suoi interrogativi e la forza per il suo impegno nella Città e nella Chiesa.

 Come i discepoli di allora, come i nostri Santi Patroni, come i cristiani  di ogni tempo, tutti siamo chiamati a prendere posizione e a non fuggire di fronte alla prospettiva della croce.

Anche a noi il vangelo rivolge questa domanda di fondo, alla quale ognuno deve rispondere personalmente lasciandosi provocare "che cosa significa Gesù nella mia vita, in tutti i giorni della mia vita"?


Ogni epoca della storia ha vissuto i suoi drammi e le sue contraddizioni, ogni epoca è stata testimone della inarrestabile evoluzione delle idee e della società ma, sempre, c’è stato bisogno di confrontarsi con il punto nevralgico della Storia, Cristo Gesù. Anche i nostri patroni, ebbero a vivere in un epoca, il VI secolo, che pur essendo cronologicamente lontano da noi,  presenta innegabili analogie con il nostro tempo e guidarono la Chiesa in contingenze storiche non dissimili, dal nostro contemporaneo.

Alla morte della civiltà classica, al tempo di Ormisda e Silverio, la crisi era incarnata dalla confusione dottrinale (le eresie), dalla insicurezza sociale (le guerre; l’anarchia politica, le invasioni di popoli barbarici) e più generalmente da una profonda crisi di valori e di punti di riferimento culturali, politici e socio-economici.

Oggi nell’epoca della globalizzazione, in questo nostro tempo di postmodernità, caratterizzato dalla debolezza del pensiero e dal soggettivismo etico, le problematiche, pur con termini diversi, sono pressoché identiche:

·       una grande confusione dottrinale: le moderne "eresie" risiedono nella manipolazione delle coscienze, fino ad illudere l’uomo di essere sufficiente a se stesso, fino a stravolgere quella scala di valori che prima di essere religiosa, sociale, filosofica è innanzitutto naturale, derivante ciò dalla natura stessa dell’uomo  e delle cose che comporta inalienabili diritti ed  inderogabili. doveri .

·       una grande insicurezza sociale: la crisi economica che mina da decenni l’economia mondiale e  nazionale e che è particolarmente grave sul nostro territorio. Una crescente crisi occupazionale  frustra le giuste aspirazioni dei giovani e, come una spada di Damocle, rende insicuro il lavoro di chi, ha il diritto e il dovere di sostenere la propria famiglia. Oggi le situazioni economiche disagiate, non solo di extracomunitari, ma anche di pensionati e di famiglie della nostra città dove non pochi sono  costretti a vivere con una pensione di 500€ peggio, a mantenere la famiglia con un monoreddito al di sotto dei 1000 €!

·       E’ innegabile che i valori tradizionali sono oggi  in crisi anche nel nostro territorio. E’ in crisi il modello stesso di famiglia, è in crisi l’educazione  nella sua accezione più ampia, è in crisi  la stessa antropologia che vede l’uomo come una monade chiusa in un autosufficiente egoismo, finalizzata solo alla autosoddisfazione. Assistiamo al diffondersi di ideologie preconcette e preconfezionate che, nella logica del tutto e subito, banalizza tutto ciò che richiede responsabilità  impegno e sacrificio.

Alle istanze del loro tempo, Ormisda e Silverio seppero far fronte riproponendo il messaggio cristiano con chiarezza e senza compromessi…sporcandosi le mani con la storia…assumendo concretamente il ruolo di pontefice nella sua accezione originale di "costruttore di ponti".

–         Alla confusione dottrinale  seppero contrapporre un insegnamento magisteriale forte ma dialogante. La verità non ha bisogno di essere gridata…o di essere imposta con la violenza  ma solo di essere adeguatamente mostrata. Un insegnamento coerente senza ipocrisie conseguente ad una autentica sequela di Cristo. E’ facile avere successo voltandosi come bandiere al vento dominante o gridando con chi grida più forte. Silverio che diede la vita per non cedere alle imposizioni di chi,  da una situazione di potenza e privilegio (il trono imperiale) gli chiedeva di abbracciare l’errore per salvaguardare il posto (e che posto…quello di papa !) ci chiede, anche oggi una fede senza compromessi con gli interessi, una fede forte che non si spaventa…una fede che non sia un abito da indossare nei giorni di festa, una bella facciata di perbenismo ipocrita che copre un comportamento infedele, ci chiede una fede che, anche a costo del sacrificio della vita, non sia pavida e coinvolga integralmente l’esistenza.

–         Silverio e Ormisda, furono pienamente protagonisti della loro storia, cittadini del proprio tempo. Ci invitano ad una azione sociale coerente finalizzata al vero bene della Polis senza clientelismo e senza facili demagogie, senza ricerca di interesse o di successo personale, ma a servizio concreto dell’uomo

–         Silverio ed Ormisda, davanti all’urgenza di offrire punti concreti di riferimento culturale, teologico e sociale, non edulcorarono la verità ma seppero affermare e morire per la verità, per quei valori che rendono l’uomo più vero.

In questo anno pastorale la nostra Chiesa Diocesana, che nel Convegno di Verona ha voluto presentare S. Ormisda come modello del proprio impegno pastorale, si è sforzata di "tenere lo sguardo fisso su Gesù, perché la sua immagine potesse davvero incarnarsi in chi, anche qui, si sforza di essere degno del nome cristiano. Attraverso la Scuola dei ministeri, ha cercato di suscitare una sempre maggiore attenzione alla verità Cristiana rivelata dalla Scrittura ed esplicitata dalle verità teologiche perché il "servizio (ministero)" si allontanasse sempre più da una mera filantropia sociale per acquisire la connotazione della carità, perché l’annuncio, allontanandosi sempre più da una trasmissione di concetti morali e dogmatici, si trasformasse in comunicazione di esperienza vissuta. (marturìa).

Non abbiamo taciuto, e personalmente non ho taciuto, nel ribadire la dottrina cristiana sui grandi temi dell’uomo, della vita e della famiglia, coscienti del dovere di "annunciare opportunamente ed inopportunamente" la Parola e il messaggio di Gesù. Sull’esempio di Silverio martire, invito questa mia Chiesa e quanti si riconoscono membri di essa a superare paure e compromessi. Siamo Cristiani sempre, siamo cristiani ovunque !

L’attenzione alle reali esigenze e alle problematiche del territorio ha richiesto la nostra solidarietà anche in concrete situazioni di disagio sociale, penso alla vertenza unioncavi, penso alla nascita del centro interdiocesano antiusura…all’effettivo funzionamento dei centri di ascolto e di accoglienza della Caritas, in particolare la casa di Ferentino per donne abusate e per i loro figli che da qualche settimana ha iniziato ad operare fattivamente.

Silverio e Ormisda ci danno le coordinate per coniugare la necessità della testimonianza personale con quella della costruzione della comunità.

Qualche sollecitazione ulteriore per una verifica personale: quale scala di priorità consideriamo, cosa cioè anteponiamo all’amore di Cristo?

I ruoli di responsabilità pubblica portano ad una sovraesposizione che rischia di snaturare anche la vera identità delle persone. In che modo il linguaggio utilizzato costruisce una comunità o invece la distrugge con la violenza? Come l’ambizione per una poltrona si sposa con il servizio ai cittadini? Come evitare che la necessità di contemperare gli interessi pubblici legittimi non diventi mercanteggiamento continuo? Chi ha responsabilità pubblica deve sempre ricordare che ogni propria scelta, anche personale, diventa segno e simbolo per la comunità.
 

Come vescovo e padre di questa porzione di Chiesa, guardo alla testimonianza dei patroni – nostri concittadini –
Ormisda, saggio costruttore di unità e di pace,  teologo attento e apostolo della evangelizzazione;
Silverio, forte difensore della verità, pur nella debolezza del martirio,
non posso che chiedere a me stesso e a voi l’impegno ad incarnarci nel nostro tempo con la semplicità, l’umiltà, il coraggio di chi, pur nella minorità culturale, sa di essere portatore di una forza intramontabile e necessaria: la Verità che non è una dottrina ma una persona : Gesù Cristo che è lo stesso ieri, oggi e sempre.

+  Don Salvatore

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