Traditio

"Primo il Vangelo!"


  All'inizio  del mio ministero di Vescovo, di fronte ai tanti problemi
pastorali, alle situazioni difficili, alle urgenze che mi venivano poste,
un pensiero mi attraversava la mente ed il cuore: ripartiamo dal Vangelo!

  "Primo il
Vangelo": ancor prima di  essere il motto episcopale voleva essere un
"progetto di vita", uno stile da scegliere! Davvero, prima di ogni scelta,
di ogni organizzazione, di ogni strategia possibile: ripartiamo dal
Vangelo!

  Il Vangelo
è Gesù vissuto nell'esistenza, nelle scelte quotidiane, nelle piccole e grandi
occasioni della vita.

  La vita di
ciascuno di noi, vissuta con il Vangelo, cioè con Gesù, è il vero cammino
di Fede!

           

            Come 
Vescovo responsabile della  Santità del Popolo a me affidato mi rendo
conto che non posso tradire il mandato del Maestro : "Andate ed
Evangelizzate tutte le genti" e perciò chiedo ai miei Confratelli
Sacerdoti Parroci, alla vita Consacrata, ai fedeli battezzati tutti, di
assumere il Vangelo di Gesù come regola di vita; lasciamoci docilmente
educare dal Vangelo e, come suggerisce il Concilio Vaticano II,
EVANGELIZZATI, EVANGELIZZIAMO!

 

            Questo è
l'impegno per tutti!


 
+ Salvatore Boccaccio
                                              
                                                 
                                                   Vescovo

 

 

 

Il 2 dicembre 2000 è
stata consegnata alla Diocesi la Lettera Pastorale "Gesù nostra speranza".



Oggi viene presentato
il programma specifico per gli Ambiti dell'Evangelizzazione, della
Testimonianza della Carità e della Liturgia.

 
PERCHÉ LA PROGRAMMAZIONE?

 


Dietro ad ogni
programma c'è sempre un sogno. Il nostro è: annunciare "Gesù nostra
speranza". Far sì  che ogni uomo, iniziando da se stesso, si apra alla
speranza, senza stare a guardare chi è  che la proclama.

 

Il Padre affidò Gesù
ad una ragazza di paese, Maria. Gesù affidò la sua Parola ad un pescatore
ed a uno che si occupava di riscuotere le tasse. Affidò l'annuncio della
resurrezione alla Maddalena, di fama discutibile, disprezzata e poco
credibile.

 

            Oggi vuole
affidare a noi il suo Vangelo; a noi, così piccoli, insignificanti.

 

L'itinerario proposto
regge se la speranza è celebrata, annunciata e testimoniata nella vita di
una comunità che fa proprio il progetto per tradurlo in concrete scelte
pastorali. Non basta il singolo. E' una Chiesa "casa e scuola di
comunione" la sola che può incarnare la speranza.

 

Perciò devono avviarsi
al più presto gli organismi di partecipazione, i Consigli Pastorali
vicariali e parrocchiali, che creano un legame di servizio e gratuità con
tutto il popolo di Dio che vive in un determinato territorio.

Ognuno deve assumere
con gioia ed umiltà, con chiarezza e competenza il proprio ruolo di
servizio, senza delegare.


 

COS'
È UNA PROGRAMMAZIONE?


 


1.   È la stesura di
un piano di lavoro valido per tutta la Diocesi come punto di
riferimento per le singole parrocchie.

2.   Ha come scopo
primario suscitare nelle Vicarie e nelle Parrocchie una progettualità che
coinvolga tutti i fedeli.

3.   È lo sviluppo
della Lettera Pastorale che dà continuità a tutto il lavoro svolto in
Diocesi fino ad oggi.

4.   Vuole
essere una risposta  organica alle richieste del Convegno Pastorale
Diocesano di Casamari.



 


 


OPERATORI PASTORALI LAICI: CHI SONO?


 


            "I
fedeli laici non sono solamente gli operai che lavorano nella vigna, ma
sono parte della vigna stessa"  (Cristifideles laici ,

n. 8)

 

" I fedeli laici
proprio perché membri della Chiesa hanno la vocazione  e la missione di
essere annunciatori del Vangelo" (Cristifideles laici,

n. 33)

 

"L'apostolato dei
laici è quindi partecipazione alla stessa salvifica missione della Chiesa,
e a questo apostolato sono tutti destinati dal Signore stesso per mezzo
del Battesimo e della Confermazione" (Lumen gentium, n. 33)

 

"I laici, pertanto,
sono chiamati alla partecipazione attiva e alla corresponsabilità
pastorale della Chiesa". (Cristifideles laici,

n. 15)

 

 

La nostra pastorale ha
bisogno di operatori formati, competenti, disponibili, impegnati a tempo
pieno.

 

I
laici impegnati nelle nostre comunità ecclesiali sono chiamati
innanzitutto a vivere una forte spiritualità pastorale, poiché tutte le
attività pastorali (catechesi, carità, liturgia…)  rimandano ad una
sorgente interiore: la comunione sempre più profonda con la carità di
Cristo.

Prima di considerare
la pastorale come "strumento di apostolato" bisogna viverla anzitutto come
"fonte di spiritualità" per accogliere il dono dello Spirito.

 

D'altra parte, la
presenza di operatori pastorali laici deve contribuire a renderci più
attenti alla vita quotidiana con i suoi problemi concreti.

 La famiglia, i figli,
gli anziani, la solitudine, il lavoro, lo studio, il tempo libero, i
problemi sociali ed economici esistono accanto a noi  e ci aiutano ad
essere più sensibili davanti ai grandi problemi della umanità.

 

            Per una
proposta pastorale significativa è necessario dedicare tempo ad una
seria formazione degli Operatori.



 


 


 

AMBITO
DELL'EVANGELIZZAZIONE

 


PREMESSA


 


            Il
passaggio da un contesto di "cristianità diffusa" ad una cultura ormai
"post-cristiana" richiede una Nuova Evangelizzazione, che sia
l'anima di una Nuova Pastorale, con uno spessore marcatamente
missionario.    Nella Lettera Pastorale "Gesù nostra speranza", viene
esplicitamente rivolta a tutti la chiamata ad intraprendere la Nuova
Evangelizzazione, nuova nell'ardore, nei metodi e nel
linguaggio.

            Questo compito è
coordinato dal Centro Diocesano per l'Evangelizzazione. I vari
settori pastorali, in cui esso è articolato, avranno cura che l'annuncio
di Gesù nostra speranza raggiunga non solo i fanciulli e i ragazzi, ma
anche i giovani, gli adulti, le famiglie…tutti gli uomini e le donne che
vivono nel territorio della nostra Chiesa diocesana.

 



 

QUALE
CATECHESI
PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE?


 


           

Gli
operatori e gli animatori della catechesi, siano essi presbiteri,
religiosi o laici, sono chiamati in modo particolare a fare proprio
l'impegno della Nuova Evangelizzazione.

Questo concretamente
vuol dire che:

 

Dobbiamo accogliere di
nuovo l'invito di Gesù ai suoi discepoli a "non avere paura" (cfr.
Mt 8, 26) e a "prendere il largo", ad impegnarci con
l'entusiasmo che ci viene dall'Alleluia pasquale, carico di gioia e di
speranza, portando nel cuore la certezza che il

·               
Signore
risorto è con noi sino "alla fine dei tempi" (Mt 28, 20). La gioia del
Signore risorto, tramite noi, suoi testimoni, deve contagiare le nostre
comunità, i bambini, i ragazzi, i giovani che partecipano alle nostre
catechesi, ma prima ancora le nostre e le loro famiglie.

 

·               
La nuova
Evangelizzazione deve iniziare dentro le nostre comunità cristiane,
che devono essere sempre più "casa e scuola di comunione", per poter poi
annunciare Gesù nostra speranza in tutti gli ambienti ed i contesti da
evangelizzare, con un autentico stile missionario. Pur essendo il processo
dell'Evangelizzazione una realtà più ricca e completa della sola catechesi
(cfr. Catechesi tradendae n. 18), quest'ultima riveste una funzione
insostituibile in tutta la missione evangelizzatrice della Chiesa, in
quanto esperienza di iniziazione alla pienezza della vita cristiana.
Pertanto il rinnovamento della catechesi è intimamente legato alla vita
della comunità cristiana e alla sua capacità di "conversione pastorale".


 

 

CONSEGUENZE PASTORALI

 


–     Tocca a noi,
catechisti-evangelizzatori, inventare ed utilizzare metodi e mezzi
nuovi e più adeguati alle circostanze attuali  per raggiungere ogni
uomo nella concretezza della vita ed annunciargli il Vangelo,
perché "la fede nasce dall'ascolto" (cfr. Lettera ai Romani).

Siamo chiamati a
continuare con più vigore il Rinnovamento della catechesi,
affinché, come  indicato nella Lettera Pastorale, impariamo a fare un
annuncio esperienziale della Parola di Dio attraverso una catechesi
permanente che, oltre a preparare aiSacramenti, educhi ad una fede
matura, capace di "partecipazione", "impegno", "servizio". Dobbiamo
superare il limite di una catechesi ancora troppo "scolastica" che non
sempre riesce ad essere autentica esperienza di fede e apprendistato di
vita cristiana .

 

–     D'altronde il
catechista non evangelizza a titolo personale ma a nome ed insieme a tutta
la comunità ecclesiale, quella parrocchiale in modo particolare, di cui
egli è figlio ma anche, ad un tempo, costruttore. Tutta la comunità
ecclesiale è chiamata ad essere soggetto e responsabile della catechesi,
perché il contesto naturale della catechesi è l'intera azione pastorale
della comunità cristiana.

Pertanto il mancato
rinnovamento della catechesi è uno degli ostacoli  per la costruzione di
una Chiesa-Comunità …casa e scuola di comunione.

 

–     Gli Orientamenti
pastorali dei Vescovi italiani per questo primo decennio del Duemila ci
chiamano a "comunicare il Vangelo in un mondo che cambia".

Una delle condizioni
necessarie per attuare quanto richiesto dagli Orientamenti è l'impegno da
parte nostra a conoscere ed amare il contesto della Nuova
Evangelizzazione e rafforzare la nostra capacità di dialogo, di
confronto e di annuncio, anche con chi si dichiara non credente. Oltre
alla fedeltà a Dio, pertanto, è per noi irrinunciabile la
fedeltà all'uomo.

Questo ci impegna
costantemente a non rimanere chiusi nella conservazione dell'esistente ma
a        trovare sempre nuovi linguaggi, più comprensibili e
significativi, per annunciare Cristo all'uomo di oggi.

 



 


 


 PRIORITÀ 
ED ISTANZE OPERATIVE


 


            Le
indicazioni che seguono sono emerse dall'ascolto degli Operatori pastorali
della evangelizzazione e della catechesi nel corso degli incontri di
Vicaria, del Convegno diocesano, della Commissione diocesana allargata,
dalle risposte date ai questionari.

 

            1) Necessità
di una formazione seria e globale dei catechisti (che riguardi cioè
sia la conoscenza dei contenuti che i destinatari ed i metodi), attraverso
itinerari di formazione che ne promuovano una crescita non solo umana e
spirituale ma anche pastorale (rispettando le tre dimensioni 
della formazione del catechista-evangelizzatore: essere, sapere, saper
fare).

            Obiettivo
fondamentale della formazione dovrà essere la definizione di una
corretta identità del catechista: che egli, cioè, non sia solo un
"collaboratore part-time" del parroco, persona volenterosa con qualche ora
di tempo a disposizione, ma  testimone, maestro ed educatore della fede,
capace di comunicare il vangelo all'uomo di ogni età e condizione di vita,
dotato di una forte spiritualità ecclesiale e missionaria, insomma di una spiritualità pastorale.

 

            2) Necessità
di promozione e di coordinamento delle attività catechistiche della
Diocesi, all'interno di un coordinamento generale di tutta l'attività
pastorale.

Questo significherà
valorizzare le figure degli animatori parrocchiali, vicariali e diocesani
dei catechisti che svolgono il loro servizio in stretta e piena
comunione con il Pastore della Chiesa Diocesana e con i presbiteri.

            È
necessario tener presente che questi operatori pastorali con il compito di
animare e coordinare la catechesi non sono figure aggiuntive ma sono a
servizio della pastorale catechistica ordinaria!

            Appare
urgente, pertanto, che ogni comunità parrocchiale, attraverso un percorso
di discernimento comunitario, individui i propri bisogni e
incoraggi gli attuali ed i futuri operatori laici della pastorale ad una
formazione seria, anche se faticosa, da mettere poi a servizio delle
proprie comunità ecclesiali.


 

 

 

LINEE PROGETTUALI DELLA
PASTORALE CATECHISTICA

PER
IL TRIENNIO 2002 – 2005

 


Continuare il
rinnovamento della catechesi dell'iniziazione cristiana, in senso esperienziale.

Non solo istruzione
religiosa ma formazione di una mentalità di fede per la vita cristiana,
attraverso un percorso formativo che, partendo dal vissuto, lo illumini,
lo interpreti e quindi lo riprogetti alla luce della Parola di Dio.

Il principio
pedagogico della correlazione ci aiuterà ad operare un continuo confronto
tra l'esperienza biblica e la nostra attuale, personale e comunitaria.

L'equipe diocesana
sarà a disposizione per sostenere il cammino già avviato, ma non ancora
compiuto, del rinnovamento della catechesi, attraverso la promozione di
attività formative per i catechisti e la realizzazione di sussidi.

 

Catechesi
familiare:

(sperimentazione pastorale da studiare e preparare nel corso dell'anno
2001 – 2002, come primo passo di un impegno più incisivo nei prossimi anni
per la catechesi degli adulti).

La catechesi familiare
è intesa come cammino di accompagnamento dei figli nel loro cammino di
fede che si trasforma in tal modo in cammino di fede per tutta la
famiglia. Punto di partenza può essere la celebrazione dei Sacramenti dei
figli. Questa esperienza catechistica si colloca, pertanto, nel contesto
più ampio di tutta la Pastorale Familiare e  con essa andrà
progettata ed armonizzata all'interno del Centro per l'Evangelizzazione.

Saranno individuate
alcune parrocchie pilota nelle varie Vicarie, nelle quali si stanno
già realizzando esperienze di catechesi familiare.

Partendo da esperienze
pastorali sul campo, l'Ufficio Catechistico diocesano elaborerà un
progetto da proporre successivamente a tutta la Diocesi.

                                                                                                          

Catechesi degli
adulti:

soprattutto per ri-fare i cristiani, ri-formare i già battezzati, i
"ri-  comincianti". Da proporre non con l'impostazione della
catechesi ai fanciulli ma con un linguaggio e un metodo che prendano in
seria considerazione la vita delle persone adulte nella sua globalità
(essere compagni di viaggio, come Gesù con i discepoli di Emmaus).

 

Primo Annuncio:  per
passare da una pastorale catechistica intesa solo come "cura della fede" 
ad un'azione missionaria di prima evangelizzazione. La fede nasce
dall'annuncio e dall'accoglienza della Buona Notizia. L'impegno pastorale
del primo annuncio sarà portato avanti nel contesto più ampio di tutta la
pastorale di evangelizzazione, in piena sintonia con l'Ufficio
Missionario diocesano. 

 

Centri di ascolto
della Parola di Dio:
occorre dare
attuazione ad una pastorale che esprima il primato della Parola e dunque
dell'ascolto, per educare ad una fede biblica.


 

 


Formazione di
catechisti qualificati per i "diversi destinatari della catechesi":

Þ     Catechista dell'iniziazione cristiana

Þ    
Catechista per l'accompagnamento al Battesimo   dei figli e per la
catechesi familiare

Þ     Catechista degli adulti

Þ     
Animatore biblico

 

    Questo
impegno formativo coinciderà con l'ultima fase del cammino unitario di
formazione di base, che coinvolge tutti gli operatori pastorali dei
diversi ambiti di servizio ecclesiale, e  riguarderà la
specializzazione dei catechisti per i vari settori  della catechesi.


 

 

 

 

 

 

 

IL PROGETTO  DI
FORMAZIONE:

LE SCELTE DI FONDO.

 


1.      
Il
progetto diocesano di formazione avrà una durata triennale.

            Per questo
primo anno pastorale la formazione sarà unitaria: tutti gli operatori
coinvolti nei vari servizi        ecclesiali saranno impegnati nella
LETTURA PASTORALE DEL VANGELO DI MATTEO (periodo   febbraio-maggio
2002, in ogni Vicaria).

 

            Mettersi
alla scuola del Vangelo è la scelta di fondo della nostra Diocesi,
perché ogni attività abbia in    Cristo l'origine e la meta.

 

2.             
La
formazione di base dei catechisti è finalizzata:

·        
alla
MATURAZIONE di una FEDE ADULTA
                                              

           (dimensione
vocazionale)

·        
alla
COMUNICAZIONE DELLA FEDE          

                
(abilitazione al servizio ecclesiale).  

 

      Si terranno
anche INCONTRI SPECIFICI per la  
formazione degli Animatori e dei Coordinatori   della catechesi
(Animatori parrocchiali, vicariali,   Equipe diocesana).

             

3.              
QUALE
METODO?

      Gli incontri di
formazione si terranno nelle Vicarie e saranno strutturati sotto forma di LABORATORIO: 

spazio di ascolto della Parola,
esperienza di fede, ricerca comune in gruppo, riflessione critica sul
proprio    servizio ecclesiale.

 

4.       
     
DIMENSIONI DA SVILUPPARE:

biblica (la formazione
biblica è stata fortemente richiesta dai catechisti),

antropologica,

ecclesiale, 

metodologica: per una
crescita umana, spirituale e  pastorale del catechista.

 



  


 


 


 


 



TESTI PER LA



RIFLESSIONE PERSONALE E COMUNITARIA


 


L'Evangelii
Nuntiandi

(Paolo
VI, 1975 –

qui
)

mette in rilievo le condizioni fondamentali
dell'Evangelizzazione e traccia alcuni tratti costitutivi della
identità personale e della spiritualità dell'evangelizzatore che,
unitamente alla fisionomia del catechista tracciata dal Documento Base, 
possono costituire un quadro di riferimento irrinunciabile per
delineare un percorso formativo per tutti gli operatori pastorali e
per i catechisti in modo particolare.



            È
opportuno riproporre alla riflessione e alla meditazione personale e
comunitaria alcuni passaggi della Esortazione Apostolica, da utilizzare
come pista di lavoro su cui verificare il proprio impegno.

N. 75  Al soffio dello Spirito Santo   

            "L'Evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione
dello Spirito Santo". (…) Le tecniche dell'Evangelizzazione sono buone, ma
neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione
discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata
dell'evangelizzatore non opera nulla senza di Lui. Senza di Lui la
dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza
di Lui, i più elevati schemi a base sociologica o psicologica si rivelano
vuoti e privi di valore.

Si
può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione:
è Lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle
coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza".


 


N. 76  Testimoni autentici

            "…Bisogna che il nostro zelo per l'Evangelizzazione scaturisca
da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla
preghiera e soprattutto dall'amore all'Eucaristia, a sua volta faccia
crescere in santità colui che la predica.

…Il
mondo (…) reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio che essi
conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l'Invisibile. Il
mondo esige e si aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera,
carità verso tutti e specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e
umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia. Senza questo contrassegno di
santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore
dell'uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda".

 

N. 77  Artefici di unità

             " La forza dell'evangelizzazione risulterà molto diminuita se
coloro che annunziano il Vangelo sono divisi tra loro da tante specie di
rottura. (…) In quanto evangelizzatori, noi dobbiamo offrire ai fedeli di
Cristo l'immagine non di uomini divisi e separati da litigi che non
edificano affatto, ma di persone mature nella fede, capaci di ritrovarsi
insieme al di sopra delle tensioni concrete grazie alla ricerca comune,
sincera e disinteressata della verità.

Sì,
la sorte dell'Evangelizzazione è certamente legata alla testimonianza di
unità data dalla Chiesa".

 

N. 78  Servitori della
verità

            "Il Vangelo che ci è stato affidato è anche parola di verità.
(…) Da ogni evangelizzatore ci si attende che abbia il culto della verità,
tanto più che la verità da lui approfondita e comunicata è la verità
rivelata e quindi parte dalla verità primordiale che è Dio stesso.

(…)
Il predicatore del Vangelo sarà dunque colui che, anche per mezzo della
rinuncia personale e della sofferenza, ricerca sempre la verità che deve
trasmettere agli altri. Egli non tradisce né dissimula mai la verità per
piacere agli uomini, per stupire o per sbalordire, né per originalità o
per desiderio di mettersi in mostra. Egli non rifiuta la verità; non
offusca la verità rivelata per pigrizia nel ricercarla, per comodità o per
paura. Non trascura di studiarla; la serve generosamente senza
asservirla".

 

N. 79  Animati
dall'amore

            "L'opera dell'evangelizzazione suppone nell'evangelizzatore un
amore fraterno sempre crescente verso coloro che evangelizza".

 

N. 80  Col fervore dei
santi

            "Non sarà inutile che ciascun cristiano e ciascun
evangelizzatore approfondisca nella preghiera questo pensiero: gli uomini
potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di
Dio, benché noi non annunziamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci
se, per negligenza, per paura, per vergogna, o in conseguenza di idee
false, trascuriamo di annunziarlo? (…) Conserviamo dunque il fervore dello
spirito. Conserviamo la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche
quando occorre seminare nelle lacrime. Sia questo per noi uno slancio
interiore che nessuno, né alcuna cosa potrà spegnere".

 

 


 

 

 

 

 

AMBITO
DELLA        

TESTIMONIANZA DELLA CARITA'

 

 

LINEE PROGETTUALI

PER IL TRIENNIO 2002 – 2005

 

            Il Centro
pastorale per la testimonianza della carità e la ministerialità ha il
compito di promuovere e coordinare l'attenzione pastorale della diocesi
alla testimonianza della carità, al mondo della sanità, alla vita sociale,
al mondo del lavoro, alla formazione professionale, alla giustizia, alla
pace, alla salvaguardia del creato, alla condizione dei migranti, italiani
e stranieri.

            Queste
linee progettuali riguardano la pastorale della carità. Per gli altri
ambiti si procederà cammin facendo con la maturazione degli organismi
diocesani.

 

 

 

PASTORALE DELLA CARITÀ

 

            "La
Caritas è l'organismo pastorale costituito dalla Chiesa locale al fine di
promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza
della carità della comunità ecclesiale diocesana e delle comunità minori,
specie parrocchiali, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista
dello sviluppo integrale dell'uomo, della giustizia sociale e della pace,
con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione
pedagogica. È lo strumento ufficiale della Diocesi per la promozione e il
coordinamento delle iniziative caritative" (art. 1 dello Statuto)

 

 

INTRODUZIONE


La Caritas,
correttamente intesa nella sua identità non è opzionale ma
necessaria nella vita di ogni comunità.

La testimonianza della
carità non appartiene alla sfera privata dei singoli che, dopo aver
ascoltato la Parola e celebrato l'Eucaristia, decidono se vivere o meno la
Carità. È la comunità cristiana, tramite la Caritas, che si preoccupa,
come fa per la catechesi e l'animazione liturgica, di individuare le
modalità pastorali con cui formare ogni cristiano a vivere l'esperienza
della Carità. La Carità non è solo il frutto dell'incontro con Cristo, è
anche la manifestazione efficace di questo incontro. Attraverso la Carità
l'uomo viene messo in rapporto con Cristo. La comunità cristiana, nel
momento in cui pratica la Carità, annuncia Gesù Cristo, perché mette in
rapporto con Lui.

L'équipe della
Caritas non
è un gruppo (centrato sulla propria identità e appartenenza) di persone
cui è delegata la pratica della Carità o la risposta alle emergenze, ma
è una commissione (strumento per…) formata da persone che pensano a
come coinvolgere la comunità, progettano attività, danno vita ad
iniziative concrete da proporre alle persone per aiutarle a cambiare vita
e conformarsi a Gesù Cristo: è questa la pedagogia dei fatti, un
metodo di azione pastorale che non consiste né in insegnamenti teorici
sulla carità, né nell'attivismo senza criterio e riflessione. Ai poveri va
sollecitata la consapevolezza della propria dignità, per risvegliare la
capacità di far valere i propri diritti, ma anche l'assunzione
responsabile di doveri. Ai ricchi di soldi, di beni, di cultura, di tempo,
di salute, di ingegno (non solo i miliardari, ma la stragrande maggioranza
della comunità) va sollecitato un impegno diretto, che implica relazione
personale, dal quale non possono comodamente esimersi delegando altri, sia
pure contribuendo con offerte generose. L'annuncio del Vangelo non può
essere innocuo.

 

Bisogna avere il
coraggio di dire che la ricchezza mette a forte rischio la salvezza
eterna, da guadagnarsi facendosi alleati dei poveri attraverso cammini di
condivisione e liberazione.

 

La Caritas
parrocchiale o interparrocchiale è una commissione del
Consiglio pastorale parrocchiale o interparrocchiale presieduta dal
parroco e con un responsabile.

 

La Caritas
vicariale è una commissione presieduta dal Vicario foraneo e con un
responsabile vicariale. È  formata da tutti i responsabili delle Caritas
parrocchiali della Vicaria. Il responsabile vicariale è membro del
Consiglio pastorale vicariale.

 

La Caritas
diocesana è un organismo pastorale diocesano presieduto dal Vescovo e
con due direttori. Ha un consiglio di cui sono membri, tra gli altri, i
responsabili delle Caritas vicariali. I direttori sono membri del
Consiglio pastorale diocesano.

Un'attenzione
specifica: la trasparenza.Nell'ambito della carità circolano, tanti
o pochi che siano, dei soldi. La credibilità della comunità nella
testimonianza della Carità si verifica con la capacità di rendicontare
pubblicamente nei dettagli le entrate e le uscite. Ogni distrazione, anche
piccola e "con le migliori intenzioni", e disinvoltura nella gestione del
denaro destinato alla carità significa semplicemente rubare ai poveri.

 

Nel discernimento
comunitario condotto a partire dal Convegno diocesano di Casamari
dell'ottobre scorso si sono individuate cinque aree di impegno
prioritario:


 

1) FORMAZIONE


La formazione è
costitutiva dell'identità della Caritas: formazione
di tutti i cristiani alla consapevolezza di costruire, custodire,
consolidare il vincolo di fraternità che il Signore e lo Spirito hanno
posto tra loro; formazione di operatori pastorali che si impegnino
a servire la comunione ecclesiale. La prima si realizza nella comunità
parrocchiale, la seconda a livello vicariale e diocesano.

Bisogna considerare la
necessità di una formazione iniziale di base, di una formazione permanente
e di una formazione specialistica che parta dai bisogni emergenti nelle
comunità e che sia imperniata sulla Parola di Dio, il Magistero
sociale della Chiesa, le scienze sociali. La formazione deve
essere orientata all'azione pastorale da vivere nella comunità a livello
parrocchiale, vicariale e diocesano, non può essere fine a se stessa. La
scelta della nostra Diocesi è stata quella di privilegiare la formazione
degli operatori pastorali a livello vicariale: su questa strada
continueremo con un ruolo specifico della Caritas vicariale, costituita
dai responsabili di tutte le Caritas parrocchiali della Vicaria.

Nella formazione
specifica si darà prioritaria importanza all'identità della pastorale
della carità, cioè della Caritas, che, nella maggioranza dei casi, anche
tra i sacerdoti, non è molto chiara.

La Caritas diocesana
attuerà nel 2002-2003 un progetto sperimentale per la formazione
delle Caritas parrocchiali. Alcuni operatori diocesani
parteciperanno alla formazione programmata dalla Delegazione regionale
Caritas del Lazio e allo stesso tempo opereranno in alcune parrocchie
pilota che decidono di dare vita alla Caritas parrocchiale.

 

2)
ASCOLTO E ACCOGLIENZA


Le persone vengono
spinte a rivolgersi alla comunità cristiana, nelle sue diverse forme, il
più delle volte da un bisogno materiale. Tra i problemi maggiori che
vengono segnalati c'è la mancanza di lavoro e la povertà della
solitudine, soprattutto nei centri urbani. Bisogna imparare a
decodificare le richieste immediate che in genere riguardano soldi, viveri
e lavoro perché i bisogni reali sono spesso sommersi e vanno scoperti
attraverso un raccordo a rete con le istituzioni, soprattutto i servizi
sociali, sanitari e penitenziari, ed un sistema di monitoraggio a livello
parrocchiale che formi le antenne per captare le situazioni a rischio. Va
quindi totalmente ripensata la logica della distribuzione dei pacchi a
giorni fissati che non dà il tempo di entrare in relazione con le persone
e di capire il problema vero che è alla base del disagio e del bisogno.

La responsabilità
dell'ascolto è di tutta la comunità che va educata ad un
atteggiamento di ascolto ed accoglienza. Ci deve però essere un gruppo
specifico addetto all'attività di ascolto che però deve operare in nome e
per conto della comunità, non a livello individuale. La Caritas
parrocchiale deve individuare le persone adeguate al servizio di ascolto
e, con l'aiuto della Caritas diocesana, formarle adeguatamente. Le persone
che da anni si dedicano ad attività assistenziali, pur benemerite e
necessarie se rinnovate in forme consone ai tempi e ai bisogni, presentano
in genere delle difficoltà nella capacità di ascolto perché proiettate
nell'aiuto immediato. Anche i sacerdoti, per i contatti che hanno con le
persone, devono attentamente praticare l'ascolto.

L'ascolto non consiste
nell'organizzare un Centro di ascolto, è innanzitutto un atteggiamento
della comunità.

Il Centro di
ascolto non è un ufficio ma un luogo di accoglienza. Per la
nostra realtà diocesana vanno differenziate le modalità di ascolto nel
contesto urbano, di paese e delle zone rurali perché sono diverse le
modalità di relazione tra le persone. Non è opportuno pensare a dei Centri
di ascolto strutturati a livello parrocchiale se non per le grandi
parrocchie urbane. E' invece perseguibile l'idea di Centri di ascolto
zonali o vicariali. La Diocesi ha il ruolo di supporto ai centri di
ascolto, non di gestione diretta, tramite l'ufficio della Caritas, delle
situazioni di bisogno.

E' invece molto più
difficile che le persone si rivolgano ad un centro di ascolto o in
parrocchia per problemi non materiali: non si percepisce una immagine
accogliente della comunità cristiana che sembra piuttosto fredda e
indifferente. La parrocchia non dà l'idea di un luogo accogliente, in cui
si sta bene. Ognuno va per prendere qualcosa di cui ha bisogno, il più
delle volte senza entrare in relazione con gli altri.

La base per
l'accoglienza, da vivere in tutti i momenti della vita comunitaria, è
invece un clima di fraternità, cordialità e di socialità che favorisca
l'aggregazione, altrimenti l'unico momento di vita della comunità è la
messa domenicale. Bisogna far scoprire alle persone le ragioni per vivere
momenti comunitari e i gruppi che in genere si creano nelle parrocchie
sono chiamati ad aprirsi all'accoglienza. Occorre ripensare gli orari
parrocchiali per adeguarli ai tempi di vita delle persone: è fondamentale
creare la maggior parte delle opportunità e disponibilità nelle ore
pomeridiane e serali.

Un segno che
può aiutare le comunità ad una conversione pastorale all'accoglienza è
costituito dal Centro vicariale che il 16 settembre 2001 abbiamo
simbolicamente consegnato al Papa. È stata una promessa che oggi
siamo chiamati ad onorare: mettere a disposizione le strutture esistenti,
progettare comunitariamente la realizzazione del centro, rendersi
disponibili a cooperare a livello vicariale per un progetto unitario, sono
alcuni dei passi necessari su cui si misurerà la nostra coerenza di Chiesa
al progetto diocesano e all'impegno preso con il Santo Padre.

La natura del centro
deve richiamare l'idea di una casa approntata dalla comunità
cristiana per chi non ha casa; non un'istituzione di beneficenza per i
poveri, ma proprio una casa della comunità. Una casa dove
accogliere e servire quelli della comunità che ne hanno assoluto bisogno;
dove esprimere l'esigenza cristiana fondamentale del servizio ai poveri,
agli anziani, alle persone emarginate. Una casa che la comunità senta sua,
dove siano i membri della comunità che si prestano a compiere i servizi
necessari, dove i giovani fanno i turni di servizio volontario, dove i
bambini vanno come a casa propria per incontrare i poveri o gli anziani.

 

Va comunque ribadito
l'impegno per la realizzazione di un servizio di pronta accoglienza
per intervenire nelle emergenze raccordato a tutte le risorse disponibili
sul territorio.


 

3) ANIMAZIONE E PROMOZIONE
DEL VOLONTARIATO


Nel cammino di
formazione alla maturità cristiana la formazione alla Carità è un elemento
essenziale. Iniziazione alla Parola di Dio e iniziazione  ai Sacramenti
debbono essere completate da una vera iniziazione alla Carità. I
ragazzi e i giovani debbono imparare a stare con gli ammalati, con gli
anziani, coi poveri in genere; debbono imparare a vedere in queste persone
il volto del Signore; debbono imparare a spendere almeno un poco del loro
tempo a favore dei deboli. Vanno proposti ai ragazzi e ai giovani degli
"Esercizi di carità", periodo che vogliono essere esperienze di crescita
insieme nella vita cristiana che mettano al centro il servizio di carità.
Questa proposta può essere assunta come integrante del cammino di
preparazione alla Cresima e per il post-Cresima.

 

Va inoltre pensata una
esperienza simile per le giovani coppie che si preparano al matrimonio e
al battesimo dei figli.

 

Analizzando la
situazione attuale sembra sempre più difficile coinvolgere le persone,
soprattutto i giovani, in proposte concrete di impegno cristiano. L'azione
pastorale deve partire dalla conoscenza dei bisogni del territorio e
dall'informazione su tutte le realtà di volontariato esistenti, dalla più
semplice alla più organizzata. Sono soprattutto i giovani già impegnati
nel volontariato che possono  essere i primi a coinvolgere gli altri
giovani, soprattutto nelle scuole superiori.

 

Va comunque
valorizzato il volontariato di tutte le fasce di età, soprattutto dei
pensionati che hanno molto tempo a disposizione.

 

La
migliore garanzia per la promozione del volontariato è la scommessa
sulla formazione che non è solo teorica ma coinvolgente la persona nel
suo complesso per aiutarla a scoprire il valore personale, sociale e
spirituale del dono e della gratuità. Va inoltre collocato l'impegno
nel volontariato nel contesto sociale più generale: l'impegno per il
bene comune, anche nella partecipazione politica diretta, è un valore
che va necessariamente proposto come esperienza di servizio volontario
nella sua massima espressione. Come pure va proposto l'impegno per la
pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Strumenti utilissimi
per l'impegno sociale e civile dei giovani sono l'obiezione di
coscienza al servizio militare, il servizio civile volontario maschile
e femminile.

 

Le attività e le
iniziative dei gruppi e delle associazioni ecclesiali di volontariato
vanno meglio pubblicizzate per stimolare la partecipazione ed invitare al
coinvolgimento coloro che sono già sensibili.

 

L'impegno dei giovani
deve anche avere dei luoghi di aggregazione che diventano il fermento per
la condivisione e la fraternità: centri giovanili autogestiti
che rispondano con sobrietà alle esigenze attuali superando i vecchi
schemi degli oratori.

Nella progettazione
degli impegni per i giovani vanno privilegiate le ore serali e il fine
settimana per andare incontro alle esigenze di studio e di lavoro.

La Diocesi deve porre
la necessaria attenzione a tutte le realtà di volontariato esistenti e
nascenti per aiutarle ad esprimersi pienamente.

Nella promozione e
formazione del volontariato giovanile è prioritaria la collaborazione con
la Pastorale giovanile.


 

4) PACE, MONDIALITÀ, PROGETTI
ALL'ESTERO


L'educazione
alla pace e alla mondialità, soprattutto dei giovani, è prioritaria
nell'impegno della Caritas. Oggi più che mai è necessario far crescere
la consapevolezza delle ingiustizie economiche causate dai fenomeni di
globalizzazione sostenendo concretamente alcuni segni: l'apertura di
una bottega del Commercio Equo e Solidale, la promozione dell'autentica
Finanza etica, il sostegno a campagne di informazione e consumo
responsabile, la promozione della sobrietà come stile di vita e di
festa a partire dalle nostre comunità cristiane.

Va valorizzata la
collaborazione con la scuola che, per effetto dell'autonomia, è molto più
flessibile a collaborare ed interessata a queste tematiche. Bisogna però
dotarsi di adeguate competenze storiche, economiche e politiche.

Va sostenuta la
valorizzazione delle culture dei cittadini immigrati favorendo loro forme
associative e scambi culturali.

I progetti di
solidarietà all'estero devono essere generati con il coinvolgimento di
base delle comunità parrocchiali per evitare che sembrino calati
dall'alto. Anche l'adesione alle collette diocesane per la carità spesso
sembra essere solo formale da parte di diverse parrocchie, se non
addirittura assente.

Bisogna imparare a
lavorare per progetti diocesani prioritari su cui convergere per evitare
la frammentazione e la dispersione di forze. Ciò richiede sempre il
coinvolgimento diretto delle Chiese locali estere nella scelta dei
progetti perché non ci siano battitori liberi, ma si vivano esperienze di
cooperazione tra Chiese sorelle. Le esperienze all'estero devono rientrare
nel necessario coordinamento di Caritas Italiana.

All'interno di questi
progetti va proposto anche l'impegno diretto di volontariato all'estero
con l'adeguata formazione ecclesiale, tecnica e politico-economica per
vivere coscientemente  e responsabilmente l'esperienza.

Una pratica piuttosto
diffusa è quella delle adozioni a distanza. Va sostenuta come
impegno costante a condividere parte dei propri beni, ma va accompagnata
da una adeguata attività di sensibilizzazione e formazione dei sostenitori
e della comunità per comprendere le cause generatrici della povertà ed
evitare che diventi un comodo strumento per mettere in pace la propria
coscienza.


 

5)
IMMIGRAZIONE


L'immigrazione è un
fenomeno caratteristico della nostra epoca. Siamo di fatto uno dei
paesi più ricchi del mondo e per questo attiriamo immigrati dai paesi più
poveri che cercano di sfuggire alla miseria. Non è quindi principalmente
un problema politico ma un problema etico e culturale che scuote le
coscienze di tutti e in particolare di noi cristiani che non possiamo
rimanere indifferenti alle parole del Vangelo "ero straniero e mi avete
accolto".

Oggi sono in aumento
gli atteggiamenti xenofobi anche tra i cristiani: se fino a ieri c'era la
paura del diverso, oggi predomina la paura del terrorismo.

Occorre quindi
intervenire a vari livelli secondo diversi percorsi:

a)      
Conoscere
il problema, attraverso incontri con "esperti", persone qualificate che
spieghino le ragioni storiche e sociali che danno origine al fenomeno
evidenziando le responsabilità delle società più ricche.

b)      
Sensibilizzare tramite incontri con immigrati disponibili a raccontare la
loro esperienza; sarebbe auspicabile un confronto tra anziani immigrati
italiani e immigrati stranieri.

c)      
Organizzare, mostre, spettacoli, feste per confrontare usi e tradizioni e
conoscere il valore di queste culture diverse dalle nostre.

d)      
Organizzare incontri di preghiera insieme, per cercare punti di unione tra
le varie religioni e non di divisione.

e)      
Lo
straniero dovrà trovare persone disponibili all'ascolto, ad un sostegno di
emergenza con eventuale inserimento in un centro di prima accoglienza.

f)       
Vanno
comunque garantiti a tutti la possibilità di alloggio, pasti e l'igiene
personale.

g)      
Collaborare con la ASL che ha istituito un Consultorio multietnico per gli
stranieri.

h)      
Occorre
studiare le possibilità di inserimento lavorativo.

 

Come Chiesa e come
cristiani abbiamo il dovere di fare pressione sui politici che ci
governano oggi e in futuro affinché le leggi sull'immigrazione favoriscano
l'inserimento degli stranieri che vengono per lavorare onestamente nel
nostro paese, per facilitare l'ottenimento dei permessi di soggiorno e non
criminalizzare chi dà lavoro ai clandestini, non per sfruttarli ma per
aiutarli.

Una legge molto
restrittiva come quella che si ha intenzione di approvare, può avere
l'effetto di favorire la clandestinità criminale: i criminali non hanno
paura di trasgredire la legge.

Va inoltre dedicata
una specifica attenzione alla tratta di immigrati a scopo di
sfruttamento sessuale con la promozione di iniziative di ascolto di
strada, prima accoglienza e protezione.

 

·               
La
Parola di Dio sia ben annunciata,
con proprietà e gusto, ben letta, con un tono che sia proclamazione densa
di speranza.

 

·               
I
canti siano
ben preparati, mai improvvisati, partecipati dal popolo. Che la gente nel
cantarli senta di ritrovare la forza della speranza quando è sommersa nel
dolore della vita.

 

·               
Tutta
la liturgia sia gioiosa.
Che la gente possa tornare a casa dicendo: "che bella Messa!"…Anche se è
difficile spiegare il perché. Che tutto, dal celebrante fino a come ci
salutiamo dopo la celebrazione, esprima serenità, gioia, speranza.

 

·               
Per
permettere che ogni Celebrazione Eucaristica possa esprimere tutta la sua
pienezza è necessario diminuire il numero delle Messe. Si chiede ai
sacerdoti di non binare per le Messe degli anniversari dei defunti, ma di
celebrarli in quelle di orario. Dobbiamo educare il popolo a non
privatizzare la Messa. Il dolore di uno è il dolore dell'altro,
condividendo la croce.

 

·               
Non
ci si può rinchiudere nei ristretti confini del rito, il ministero del
sacerdozio ordinato è a servizio di tutta la vita della comunità
ecclesiale ed umana.


 


"Ogni ministero è per l'edificazione del Corpo del Signore e perciò ha
riferimento essenziale alla Parola e all' Eucaristia, fulcro di tutta la
vita ecclesiale ed espressione suprema della carità di Cristo, che si
prolunga nel "sacramento dei fratelli", specialmente nei piccoli, nei
poveri e negli infermi, nei quali Cristo è accolto e servito. Ne consegue
che  l'opera del ministro non si rinchiude entro l'ambito puramente
rituale, ma si pone dinamicamente al servizio di una comunità che
evangelizza e si curva come il buon samaritano su tutte le ferite e le
sofferenze umane"



(
Rito
dell'istituzione degli accoliti e dei lettori. Premesse, n.3)

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