LETTERA APOSTOLICA
IL RAPIDO SVILUPPO
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
AI RESPONSABILI
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
1. Il rapido sviluppo delle tecnologie nel campo dei media è sicuramente
uno dei segni del progresso dell'odierna società. Guardando a queste
novità in continua evoluzione, appare ancor più attuale quanto si legge
nel Decreto del Concilio Ecumenico Vaticano II Inter mirifica, promulgato
dal mio venerato predecessore, il servo di Dio Paolo VI, il 4 dicembre
1963: «Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto ai nostri
giorni, l'ingegno umano, con l'aiuto di Dio, ha tratto dal creato, la
Madre Chiesa accoglie e segue con speciale cura quelle che più
direttamente riguardano lo spirito dell'uomo e che hanno aperto nuove vie
per comunicare, con massima facilità, notizie, idee e insegnamenti d'ogni
genere». [1]
I. Un fecondo cammino sulla scia del Decreto Inter mirifica
2. Ad oltre quarant'anni dalla pubblicazione di quel documento appare
quanto mai opportuno tornare a riflettere sulle «sfide» che le
comunicazioni sociali costituiscono per la Chiesa, la quale, come fece
notare Paolo VI, «si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non
adoperasse questi potenti mezzi». [2]
La Chiesa, infatti, non è chiamata soltanto ad usare i media per
diffondere il Vangelo ma, oggi più che mai, ad integrare il messaggio
salvifico nella 'nuova cultura' che i potenti strumenti della
comunicazione creano ed amplificano. Essa avverte che l'uso delle tecniche
e delle tecnologie della comunicazione contemporanea fa parte integrante
della propria missione nel terzo millennio.
Mossa da questa consapevolezza, la comunità cristiana ha compiuto passi
significativi nell'uso degli strumenti della comunicazione per
l'informazione religiosa, per l'evangelizzazione e la catechesi, per la
formazione degli operatori pastorali del settore e per l'educazione ad una
matura responsabilità degli utenti e destinatari dei vari strumenti della
comunicazione.
3. Molteplici sono le sfide per la nuova evangelizzazione in un mondo
ricco di potenzialità comunicative come il nostro. In considerazione di
ciò nella Lettera enciclica Redemptoris missio ho voluto sottolineare che
il primo areopago del tempo moderno è il mondo della comunicazione, capace
di unificare l'umanità rendendola – come si suol dire – «un villaggio
globale».
I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da
essere per molti il principale strumento di guida e di ispirazione per i
comportamenti individuali, familiari, sociali. Si tratta di un problema
complesso, poiché tale cultura, prima ancora che dai contenuti, nasce dal
fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare con tecniche e
linguaggi inediti.
La nostra è un'epoca di comunicazione globale, dove tanti momenti
dell'esistenza umana si snodano attraverso processi mediatici, o perlomeno
con essi devono confrontarsi. Mi limito a ricordare la formazione della
personalità e della coscienza, l'interpretazione e la strutturazione dei
legami affettivi, l'articolazione delle fasi educative e formative,
l'elaborazione e la diffusione di fenomeni culturali, lo sviluppo della
vita sociale, politica ed economica.
In una visione organica e corretta dello sviluppo dell'essere umano, i
media possono e devono promuovere la giustizia e la solidarietà,
riportando in modo accurato e veritiero gli eventi, analizzando
compiutamente le situazioni e i problemi, dando voce alle diverse
opinioni. I criteri supremi della verità e della giustizia, nell'esercizio
maturo della libertà e della responsabilità, costituiscono l'orizzonte
entro cui si situa un'autentica deontologia nella fruizione dei moderni
potenti mezzi di comunicazione sociale.
II. Discernimento evangelico e impegno missionario
4. Anche il mondo dei media abbisogna della redenzione di Cristo. Per
analizzare con gli occhi della fede i processi e il valore delle
comunicazioni sociali può essere di indubbio aiuto l'approfondimento della
Sacra Scrittura, la quale si presenta come un «grande codice» di
comunicazione di un messaggio non effimero ed occasionale, ma fondamentale
per la sua valenza salvifica.
La storia della salvezza racconta e documenta la comunicazione di Dio con
l'uomo, comunicazione che utilizza tutte le forme e le modulazioni del
comunicare. L'essere umano è stato creato a immagine e somiglianza di Dio,
per accogliere la rivelazione divina e per intessere un dialogo d'amore
con Lui.
A causa del peccato, questa capacità di dialogo a livello sia personale
che sociale si è alterata, e gli uomini hanno fatto e continuano a fare
l'amara esperienza dell'incomprensione e della lontananza. Dio però non li
ha abbandonati e ha inviato loro il suo stesso Figlio (cfr Mc 12, 1-11).
Nel Verbo fatto carne l'evento comunicativo assume il suo massimo spessore
salvifico: è così donata all'uomo, nello Spirito Santo, la capacità di
ricevere la salvezza e di annunciarla e testimoniarla ai fratelli.
5. La comunicazione tra Dio e l'umanità ha raggiunto dunque la sua
perfezione nel Verbo fatto carne. L'atto d'amore attraverso il quale Dio
si rivela, unito alla risposta di fede dell'umanità, genera un dialogo
fecondo. Proprio per questo, facendo nostra, in un certo modo, la
richiesta dei discepoli «insegnaci a pregare» (Lc 11,1), possiamo
domandare al Signore di guidarci a capire come comunicare con Dio e con
gli uomini attraverso i meravigliosi strumenti della comunicazione
sociale. Ricondotti nell'orizzonte di tale comunicazione ultima e
decisiva, i media si rivelano una provvidenziale opportunità per
raggiungere gli uomini in ogni latitudine, superando barriere di tempo, di
spazio e di lingua, formulando nelle modalità più diverse i contenuti
della fede ed offrendo a chiunque è in ricerca approdi sicuri che
permettano di entrare in dialogo con il mistero di Dio rivelato pienamente
in Cristo Gesù.
Il Verbo incarnato ci ha lasciato l'esempio di come comunicare con il
Padre e con gli uomini, sia vivendo momenti di silenzio e di
raccoglimento, sia predicando in ogni luogo e con i vari linguaggi
possibili. Egli spiega le Scritture, si esprime in parabole, dialoga
nell'intimità delle case, parla nelle piazze, lungo le strade, sulle
sponde del lago, sulle sommità dei monti. L'incontro personale con Lui non
lascia indifferenti, anzi stimola ad imitarlo: «Quello che vi dico nelle
tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo
sui tetti» (Mt 10,27).
Vi è poi un momento culminante in cui la comunicazione si fa comunione
piena: è l'incontro eucaristico. Riconoscendo Gesù nella «frazione del
pane» (cfr Lc 24,30-31), i credenti si sentono spinti ad annunciare la sua
morte e risurrezione e a diventare coraggiosi e gioiosi testimoni del suo
Regno (cfr Lc 24,35).
6. Grazie alla Redenzione, la capacità comunicativa dei credenti è sanata
e rinnovata. L'incontro con Cristo li costituisce nuove creature, permette
loro di entrare a far parte di quel popolo che Egli si è conquistato con
il suo sangue morendo sulla Croce, e li introduce nella vita intima della
Trinità, che è comunicazione continua e circolare di amore perfetto e
infinito tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
La comunicazione permea le dimensioni essenziali della Chiesa, chiamata ad
annunciare a tutti il lieto messaggio della salvezza. Per questo essa
assume le opportunità offerte dagli strumenti della comunicazione sociale
come percorsi dati provvidenzialmente da Dio ai nostri giorni per
accrescere la comunione e rendere più incisivo l'annuncio.[3] I media
permettono di manifestare il carattere universale del Popolo di Dio,
favorendo uno scambio più intenso e immediato tra le Chiese locali,
alimentando la reciproca conoscenza e la collaborazione.
Rendiamo grazie a Dio per la presenza di questi potenti mezzi che, se
usati dai credenti con il genio della fede e nella docilità alla luce
dello Spirito Santo, possono contribuire a facilitare la diffusione del
Vangelo e a rendere più efficaci i vincoli di comunione tra le comunità
ecclesiali.
III. Cambiamento di mentalità e rinnovamento pastorale
7. Nei mezzi della comunicazione la Chiesa trova un sostegno prezioso per
diffondere il Vangelo e i valori religiosi, per promuovere il dialogo e la
cooperazione ecumenica e interreligiosa, come pure per difendere quei
solidi principi che sono indispensabili per costruire una società
rispettosa della dignità della persona umana e attenta al bene comune.
Essa li impiega volentieri per fornire informazioni su se stessa e
dilatare i confini dell'evangelizzazione, della catechesi e della
formazione e ne considera l'utilizzo come una risposta al comando del
Signore: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni
creatura» (Mc 16,15).
Missione certamente non facile in questa nostra epoca, in cui va
diffondendosi la convinzione che il tempo delle certezze sia
irrimediabilmente passato: per molti l'uomo dovrebbe imparare a vivere in
un orizzonte di totale assenza di senso, all'insegna del provvisorio e del
fuggevole.[4] In questo contesto, gli strumenti di comunicazione possono
essere usati «per proclamare il Vangelo o per ridurlo al silenzio nei
cuori degli uomini». [5]
Ciò rappresenta una sfida seria per i credenti, soprattutto genitori,
famiglie e quanti sono responsabili della formazione dell'infanzia e della
gioventù. Con prudenza e saggezza pastorale vanno incoraggiati nella
comunità ecclesiale coloro che hanno particolari doti per operare nel
mondo dei media, perché diventino professionisti capaci di dialogare con
il vasto mondo mass-mediale.
8. Valorizzare i media non tocca però solamente agli «addetti» del
settore, bensì a tutta la Comunità ecclesiale. Se, come è stato già
rilevato, le comunicazioni sociali interessano diversi ambiti
dell'espressione della fede, i cristiani devono tenere conto della cultura
mediatica in cui vivono: dalla liturgia, somma e fondamentale espressione
della comunicazione con Dio e con i fratelli, alla catechesi che non può
prescindere dal fatto di rivolgersi a soggetti che risentono dei linguaggi
e della cultura contemporanei.
Il fenomeno attuale delle comunicazioni sociali spinge la Chiesa ad una
sorta di revisione pastorale e culturale così da essere in grado di
affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo vivendo. Di
questa esigenza devono farsi interpreti anzitutto i Pastori: è infatti
importante adoperarsi perché l'annuncio del Vangelo avvenga in modo
incisivo, che ne stimoli l'ascolto e ne favorisca l'accoglimento.[6]
Una particolare responsabilità, in questo campo, è riservata alle persone
consacrate, che dal proprio carisma istituzionale sono orientate
all'impegno nel campo delle comunicazioni sociali. Formate spiritualmente
e professionalmente, esse «prestino volentieri il loro servizio, secondo
le opportunità pastorali […] affinché da una parte siano scongiurati i
danni provocati dall'uso viziato dei mezzi e dall'altra venga promossa una
superiore qualità delle trasmissioni, con messaggi rispettosi della legge
morale e ricchi di valori umani e cristiani». [7]
9. È proprio in considerazione dell'importanza dei media che già quindici
anni or sono giudicavo inopportuno lasciarli all'iniziativa di singoli o
di piccoli gruppi, e suggerivo di inserirli con evidenza nella
programmazione pastorale.[8] Le nuove tecnologie, in particolare, creano
ulteriori opportunità per una comunicazione intesa come servizio al
governo pastorale e all'organizzazione dei molteplici compiti della
comunità cristiana. Si pensi, ad esempio, a come internet non solo
fornisca risorse per una maggiore informazione, ma abitui le persone ad
una comunicazione interattiva. [9]
Molti cristiani stanno già utilizzando in modo creativo questo nuovo
strumento, esplorandone le potenzialità nell'evangelizzazione,
nell'educazione, nella comunicazione interna, nell'amministrazione e nel
governo. Ma a fianco di internet vanno utilizzati altri nuovi media e
verificate tutte le possibili valorizzazioni di strumenti tradizionali.
Quotidiani e giornali, pubblicazioni di varia natura, televisioni e radio
cattoliche rimangono molto utili in un panorama completo della
comunicazione ecclesiale.
Mentre i contenuti vanno naturalmente adattati alle necessità dei
differenti gruppi, il loro scopo dovrebbe sempre essere quello di rendere
le persone consapevoli della dimensione etica e morale dell'informazione.
[10] Allo stesso modo, è importante garantire formazione ed attenzione
pastorale ai professionisti della comunicazione. Spesso questi uomini e
queste donne si trovano di fronte a pressioni particolari e a dilemmi
etici che emergono dal lavoro quotidiano; molti di loro «sono sinceramente
desiderosi di sapere e di praticare ciò che è giusto in campo etico e
morale», e attendono dalla Chiesa orientamento e sostegno. [11]
IV. I media, crocevia delle grandi questioni sociali
10. La Chiesa, che in forza del messaggio di salvezza affidatole dal suo
Signore è anche maestra di umanità, avverte il dovere di offrire il
proprio contributo per una migliore comprensione delle prospettive e delle
responsabilità connesse con gli attuali sviluppi delle comunicazioni
sociali. Proprio perché influiscono sulla coscienza dei singoli, ne
formano la mentalità e ne determinano la visione delle cose, occorre
ribadire in modo forte e chiaro che gli strumenti della comunicazione
sociale costituiscono un patrimonio da tutelare e promuovere.
È necessario che anche le comunicazioni sociali entrino in un quadro di
diritti e doveri organicamente strutturati, dal punto di vista sia della
formazione e della responsabilità etica che del riferimento alle leggi ed
alle competenze istituzionali. Il positivo sviluppo dei media a servizio
del bene comune è una responsabilità di tutti e di ciascuno. [12] Per i
forti legami che i media hanno con l'economia, la politica e la cultura, è
necessario un sistema di gestione che sia in grado di salvaguardare la
centralità e la dignità della persona, il primato della famiglia, cellula
fondamentale della società, ed il corretto rapporto tra i diversi
soggetti.
11. S'impongono alcune scelte riconducibili a tre fondamentali opzioni:
formazione, partecipazione, dialogo. In primo luogo occorre una vasta
opera formativa per far sì che i media siano conosciuti e usati in modo
consapevole e appropriato. I nuovi linguaggi da loro introdotti modificano
i processi di apprendimento e la qualità delle relazioni umane, per cui
senza un'adeguata formazione si corre il rischio che essi, anziché essere
al servizio delle persone, giungano a strumentalizzarle e condizionarle
pesantemente. Questo vale, in modo speciale, per i giovani che manifestano
una naturale propensione alle innovazioni tecnologiche, ed anche per
questo hanno ancor più bisogno di essere educati all'utilizzo responsabile
e critico dei media.
In secondo luogo, vorrei richiamare l'attenzione sull'accesso ai media e
sulla partecipazione corresponsabile alla loro gestione. Se le
comunicazioni sociali sono un bene destinato all'intera umanità, vanno
trovate forme sempre aggiornate per rendere possibile un'ampia
partecipazione alla loro gestione, anche attraverso opportuni
provvedimenti legislativi. Occorre far crescere la cultura della
corresponsabilità.
Da ultimo, non vanno dimenticate le grandi potenzialità che i media hanno
nel favorire il dialogo, divenendo veicoli di reciproca conoscenza, di
solidarietà e di pace. Essi costituiscono una risorsa positiva potente, se
messi a servizio della comprensione tra i popoli; un'«arma» distruttiva,
se usati per alimentare ingiustizie e conflitti. In maniera profetica il
mio venerato predecessore, il Beato Giovanni XXIII, nell'Enciclica Pacem
in terris, aveva già messo in guardia l'umanità da tali potenziali rischi.
[13]
12. Grande interesse desta la riflessione sul ruolo «dell'opinione
pubblica nella Chiesa» e «della Chiesa nell'opinione pubblica».
Incontrando gli editori dei periodici cattolici, il mio venerato
predecessore Pio XII ebbe a dire che qualcosa mancherebbe nella vita della
Chiesa se non vi fosse l'opinione pubblica. Questo stesso concetto è stato
ribadito in altre circostanze, [14] e nel Codice di Diritto Canonico è
riconosciuto, a determinate condizioni, il diritto all'espressione della
propria opinione. [15]
Se è vero che le verità di fede non sono aperte ad interpretazioni
arbitrarie e il rispetto per i diritti degli altri crea limiti intrinseci
all'espressione delle proprie valutazioni, non è meno vero che in altri
campi esiste tra i cattolici uno spazio per lo scambio di opinioni, in un
dialogo rispettoso della giustizia e della prudenza.
Sia la comunicazione all'interno della comunità ecclesiale che quella
della Chiesa con il mondo richiedono trasparenza e un modo nuovo di
affrontare le questioni connesse con l'universo dei media. Tale
comunicazione deve tendere a un dialogo costruttivo per promuovere nella
comunità cristiana un'opinione pubblica rettamente informata e capace di
discernimento. La Chiesa ha la necessità e il diritto di far conoscere le
proprie attività, come altre istituzioni e gruppi, ma al tempo stesso,
quando necessario, deve potersi garantire un'adeguata riservatezza, senza
che ciò pregiudichi una comunicazione puntuale e sufficiente sui fatti
ecclesiali.
È questo uno dei campi dove maggiormente è richiesta la collaborazione tra
fedeli laici e Pastori, giacché, come opportunamente sottolinea il
Concilio, «da questi familiari rapporti tra i laici e i Pastori si devono
attendere molti vantaggi per la Chiesa: in questo modo infatti si è
fortificato nei laici il senso della loro responsabilità, ne è favorito lo
slancio e le loro forze più facilmente vengono associate all'opera dei
Pastori. E questi, aiutati dall'esperienza dei laici, possono giudicare
con più chiarezza e più giustamente sia in materia spirituale che
temporale, così che tutta la Chiesa, sostenuta da tutti i suoi membri,
possa compiere con maggiore efficacia la sua missione per la vita del
mondo». [16]
V. Comunicare con la forza dello Spirito Santo
13. Per i credenti e per le persone di buona volontà la grande sfida in
questo nostro tempo è sostenere una comunicazione veritiera e libera, che
contribuisca a consolidare il progresso integrale del mondo. A tutti è
chiesto di saper coltivare un attento discernimento e una costante
vigilanza, maturando una sana capacità critica di fronte alla forza
persuasiva dei mezzi di comunicazione.
Anche in questo campo i credenti in Cristo sanno di poter contare
sull'aiuto dello Spirito Santo.
Aiuto ancor più necessario se si considera quanto amplificate possano
risultare le difficoltà intrinseche della comunicazione a causa delle
ideologie, del desiderio di guadagno e di potere, delle rivalità e dei
conflitti tra individui e gruppi, come pure a motivo delle umane fragilità
e dei mali sociali. Le moderne tecnologie aumentano in maniera
impressionante la velocità, la quantità e la portata della comunicazione,
ma non favoriscono altrettanto quel fragile scambio tra mente e mente, tra
cuore e cuore, che deve caratterizzare ogni comunicazione al servizio
della solidarietà e dell'amore.
Nella storia della salvezza Cristo si è presentato a noi come
«comunicatore» del Padre: «Dio, in questi giorni, ha parlato a noi per
mezzo del Figlio» (Eb 1,2). Parola eterna fatta carne, Egli, nel
comunicarsi, manifesta sempre rispetto per coloro che ascoltano, insegna
la comprensione della loro situazione e dei loro bisogni, spinge alla
compassione per la loro sofferenza e alla risoluta determinazione nel dire
loro quello che hanno bisogno di sentire, senza imposizioni o compromessi,
inganno o manipolazione.
Gesù insegna che la comunicazione è un atto morale: «L'uomo buono dal suo
buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro
trae cose cattive. Ma io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini
renderanno conto nel giorno del giudizio, poiché in base alle tue parole
sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato» (Mt
12,35-37).
14. L'apostolo Paolo ha un chiaro messaggio per quanti sono impegnati
nella comunicazione sociale – politici, comunicatori professionisti,
spettatori: «Bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio
prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri […] Nessuna parola
cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano
servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano» (Ef
4,25.29).
Agli operatori della comunicazione, e specialmente ai credenti che operano
in questo importante ambito della società, applico l'invito che fin
dall'inizio del mio ministero di Pastore della Chiesa universale ho voluto
lanciare al mondo intero: «Non abbiate paura!». Non abbiate paura delle
nuove tecnologie! Esse sono «tra le cose meravigliose» – «inter mirifica»
– che Dio ci ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la
verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli
suoi, eredi del suo Regno eterno. Non abbiate paura dell'opposizione del
mondo! Gesù ci ha assicurato «Io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
Non abbiate paura nemmeno della vostra debolezza e della vostra
inadeguatezza! Il divino Maestro ha detto: «Io sono con voi tutti i
giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Comunicate il messaggio di
speranza, di grazia e di amore di Cristo, mantenendo sempre viva, in
questo mondo che passa, l'eterna prospettiva del Cielo, prospettiva che
nessun mezzo di comunicazione potrà mai direttamente raggiungere: «Quelle
cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di
uomo: queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor 2,9).
A Maria, che ci ha donato il Verbo della vita e di Lui ha serbato nel
cuore le imperiture parole, affido il cammino della Chiesa nel mondo
d'oggi. Ci aiuti la Vergine Santa a comunicare con ogni mezzo la bellezza
e la gioia della vita in Cristo nostro Salvatore.
A tutti la mia Benedizione!
Dal Vaticano, 24 gennaio 2005, memoria di San Francesco di Sales, patrono
dei giornalisti.
IOANNES PAULUS II
NOTE
(1) Decr. Inter mirifica, 1.
(2) Esort. ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975): AAS 68 (1976), 35.
(3) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Christifideles laici
(30 dicembre 1988), 18-24: AAS 81 (1989), 421-435; cfr Pont. Consiglio
delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. Ætatis novæ (22 febbraio 1992),
10: AAS 84 (1992), 454-455.
(4) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides et ratio (14settembre 1998),
91: AAS 91 (1999), 76-77.
(5) Pont. Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. Ætatis novæ
(22 febbraio 1992), 4: AAS 84 (1992), 450.
(6) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale, Pastores gregis, 30:
L'Osservatore Romano, 17 ottobre 2003, p.6.
(7) Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale, Vita consecrata (25 marzo
1996), 99: AAS 88 (1996), 476.
(8) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris missio (7 dicembre
1990), 37: AAS 83 (1991), 282-286.
(9) Cfr Pont. Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa e internet
(22 febbraio 2002), 6, Città del Vaticano, 2002, pp.13-15.
(10) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Inter mirifica, 15-16; Pont.
Commissione per le Comunicazioni Sociali, Istr. past. Communio et
progressio (23 maggio 1971), 107: AAS 63 (1971), 631-632; Pont. Consiglio
delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. Ætatis novæ (22 febbraio 1992),
18: AAS 84 (1992), 460.
(11) Cfr Pont. Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istr. past. Aetatis
novae (22 febbraio 1992), 19: AAS 84 (1992), 460.
(12) Cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n.2494.
(13) Cfr Giovanni Paolo II, Messaggio per la 37a Giornata mondiale delle
Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2003): L'Osservatore Romano, 25 gennaio
2003, p.6.
(14) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 37; Pont. Commissione per le
Comunicazioni Sociali, Istr. past. Communio et progressio (23 maggio
1971),114-117: AAS 63 (1971), 634-635.
(15) Can. 212, §3: «In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e
al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche
il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che
riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva
restando l'integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i
Pastori, tenendo inoltre presente l'utilità comune e la dignità della
persona»; cfr Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 15, §3.
(16) Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 37.
