Messaggio alla Diocesi per la S. Pasqua 2005

Nonostante i rigori di un inverno
tenace, subito dopo la neve, caduta abbondante quest'anno, coi primi caldi
raggi di sole ho visto nella vallata di Amaseno un mandorlo fiorito,
ambasciatore della primavera, primizia della Pasqua che arriva. Pasqua
cade sempre in primavera: sembra quasi che la natura si risvegli, quasi
risorga con il Signore trionfatore della morte. Le violacciocche profumate
spandono gioia, colori e fragranza: "Auguri! Buona Pasqua!" ci diciamo
respirando l'aria di festa della Risurrezione ma, forse, dimentichiamo
molto spesso che il Signore della Vittoria sulla Morte è passato per la
via dolorosa della Croce!

In realtà, con molta determinatezza, Gesù ci dice: " se qualcuno vuole
seguirmi ed essere mio discepolo, prenda la sua croce e mi segua ogni
giorno e dove sono Io sarà anche lui!" ( Luca 9, 23 + Giovanni 12,26).
Seguire Gesù, essere suo discepolo, stare dove sta Lui non è un onore è
una missione… E' strano che non si riesca a comprendere bene un discorso
così semplice ed essenziale!

Dice Gesù:" se qualcuno vuole…" quindi è un atto di libera scelta! Prenda
la sua croce" quindi è un gesto concreto, non eludibile facilmente! "e mi
segua" quindi una indicazione precisa: non ci si può confondere! "ogni
giorno" quindi non è un optional del genere " quando mi va!… se mi sento
ecc.!…

Tuttavia si rischia tranquillamente di esprimere solo a parole grandi
propositi che restano purtroppo desideri che non risultano utili a
nessuno!

Ciò che meraviglia è che, di fatto, moltissimi la croce non la prendono
volontariamente, ce l'hanno già! Penso alle mamme di famiglia che oltre il
lavoro professionale accudiscono con tanto sacrificio anche alle faccende
domestiche; penso agli anziani che tremano per la solitudine che li
attanaglia; ai malati, ai portatori di handicap che soffrono dolori e
limitazioni; penso ai carcerati che si ritrovano ristretti e sono soggetti
alle angherie dei loro stessi compagni di cella… Penso a tutti quelli che
si ritrovano ai margini della invivibilità, ai bordi degli inferi nei
quali -spesso senza loro colpa – sono stati scaraventati… Tutti costoro la
croce la portano e come! Ma, senza Gesù Crocefisso, rimangono soli con il
loro pesante dolore.

Altre volte si prende solo "Gesù senza la Croce!" Penso a quanti fanno di
tutto per edulcorare il cristianesimo riducendolo ad un devozionalismo
ricco di riti, di segni, di feste, di processioni… ma povero di Lui il
Signore Crocefisso e Risorto!

Se Lui non fosse Gesù-Crocefisso, non sarebbe il Risorto ed allora è
addirittura vana la nostra fede! ( Ia Corinzi, 15, 17).

Prendere "Gesù senza la croce" è come stare dalla sua parte quando non
costa sacrificio, impegno o fatica. E' quel genere di cristianesimo
tranquillo che non si sporca le mani; che fa anche opere buone ma solo se
c'è un tornaconto, non fosse altro che il "farsi vedere"!

Ed invece il Cristiano seguace di "Gesù Cristo il Signore Crocefisso e
Risorto" è colui che ogni giorno prende la sua croce e segue Gesù sulla
vie della quotidianità, vivendo una relazione autentica con Lui, con i
fratelli, con il Padre nell'abbraccio dello Spirito Santo.

Prendere la croce con Gesù, per il discepolo significa dunque vivere la
quotidianità, le situazioni, gli avvenimenti, le gioie ed i dolori, i
successi e gli insuccessi, la malattia e la salute, il bello e cattivo
tempo ed ogni altra cosa, facendoli diventare una immensa ostia offerta
sull'altare del mondo insieme al Signore Gesù.

E' questo che volevo dirvi con la mia lettera pastorale sull'Eucaristia
chiedendovi di passare da una messa celebrata ad una messa vissuta!
Fratelli amatissimi, il Signore ascolta il grido di quanti soffrono ed
invia proprio ciascuno di noi per rispondere e dare speranza! Non possiamo
celebrare l'Eucaristia, fare "comunione con Lui", se non condividiamo
tutte le Sue preoccupazioni per i Sui e nostri fratelli.

Perciò a Suo nome, in obbedienza a Lui "il Pastore grande delle pecore",
in comunione profonda con tutti i vostri parroci, vi affido l'impegno di
una Nuova Evangelizzazione; di una Catechesi più testimoniata che
insegnata; di una Animazione Liturgica viva ed entusiasta; di una Carità
che si fa carne e sangue per i piccoli e i poveri dai quali dovremmo
imparare ad essere coerenti nella vita!

Solo così saremo presenza viva del Signore che ama, testimoni del Risorto!

E' il mio Augurio e la mia benedizione!

+ Salvatore Boccaccio

vescovo

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