Ho ascoltato da molto tempo il grido di
disperazione che viene dalle tante famiglie degli operai della
Teleco cavi
che non riescono più a vedere segni di speranza per il loro
domani occupazionale, per il futuro dei loro figli, per la stabilità della
loro stessa famiglia. Come Padre e Pastore, non posso lasciare inascoltato
il loro grido e, pur consapevole della esiguità dei mezzi e strumenti di
intervento, sento che non posso lasciare intentata alcuna strada.
Il Signore Gesù e la Dottrina Sociale della
Chiesa mi spingono a chiedere e supplicare tutti: la Proprietà, le
Amministrazioni Pubbliche, ed il Governo affinché si realizzi il Bene
Comune e la dignità della Persona umana. Sono profondamente convinto che
al di là delle estrazioni socio-politiche o religiose che si possano
incontrare, prioritario è l'Uomo, la sua Famiglia e la dignità del suo
lavoro.
E' evidente che ciascuno ha il diritto
inalienabile di iniziativa economica, quale valore fondamentale per
esprimere la propria creatività e capacità d' Impresa ma, al contempo, è
altrettanto diritto inalienabile che l'Impresa deve caratterizzarsi per la
capacità di servire il bene comune della società mediante la produzione di
beni e servizi autentici. In questa direzione e con tali finalità,
l'Impresa crea ricchezza per tutta la società: non solo per i proprietari
ma anche per tutti gli altri soggetti interessati alla sua attività quali
sono gli operai e gli impiegati.
In questa visione l'Azienda non può essere
considerata solo come una società di capitali perché essa al tempo stesso
è una società di persone vive
che entrano a far parte, in modo diverso e con specifiche responsabilità,
sia come fornitori dei capitali necessari per l' attività, sia come
collaboratori con il proprio lavoro proficuo.
Noi cristiani riconosciamo certamente la
giusta funzione del profitto come primo indicatore del buon andamento
dell'Azienda ma ciò non significa assolutamente che si può dimenticare il
fatto che non sempre il profitto stia
servendo adeguatamente la società!
In un suo scritto l'indimenticabile Papa
Giovanni Paolo II° a questo proposito stigmatizza:"E' possibile che i
conti economici siano in ordine e che, contemporaneamente, gli uomini che
costituiscono il patrimonio più prezioso dell'Azienda stessa, siano
umiliati ed offesi nella loro dignità" (
Giovanni Paolo II, Centesimus Annus, 35).
Perciò, a nome di Dio Benedetto e delle oltre
130 famiglie degli Operai della Teleco
cavi, con tanta umiltà ma con altrettanta insistenza,
supplico, quanti ne hanno la possibilità,
di volersi adoperare per sbloccare la tremenda situazione e salvare
l'Uomo, la sua dignità, la sua famiglia e la produttività stessa del
nostro Paese.
Frosinone 20 Aprile 2005
(+Salvatore Boccaccio, vescovo)
