
epilogo
omiletico e traccia parziale dei lavori del Convegno di Mons. Salvatore
Boccaccio
Domenica, 16
ottobre 2005 – Convegno Ecclesiale Diocesano – Veroli
"Con
lo sguardo fisso su Gesù, Parola della Vita, impegnandoci a continuare a
guardarlo con amore finché Egli sia formato in tutti". Abbiamo voluto questo
Convegno per attivare una grande verifica anzitutto sulla nostra fede e, in modo
particolare, su questi sei anni di servizio pastorale alla Chiesa di
Frosinone-Veroli-Ferentino, scanditi dai cinque convegni ecclesiali vissuti e
dalle indicazioni che, di anno in anno, la Diocesi si è data attraverso i suoi
organismi di partecipazione.
Alla base, nel 2000, avevamo
posto in partenza due punti centrali prioritari ed irrinunciabili da perseguire
nel piano pastorale per il quinquennio (2000/2005), La Comunione e la
Formazione e, proprio su questi, abbiamo scommesso il nostro impegno. Senza
falsi trionfalismi, voglio dirvi con gioia e soddisfazione un grazie grande
per aver creduto in me e nei miei più stretti collaboratori, i Responsabili dei
Centri Pastorali e per averci seguito.
Grazie per la fatica che spesso
avete dovuto sopportare per continuare a credere, a sperare e a lavorare per la
vigna del Signore nelle innegabili difficoltà di ogni giorno. Grazie per la
fattiva collaborazione di tutti, indispensabile se volevamo andare avanti
insieme! Ci siamo riusciti abbastanza, grazie al Signore, a Maria Santissima ed
al vostro cuore generoso di laici, religiosi, sacerdoti, di appartenenti ai
gruppi ecclesiali tanto benemeriti per il vostro specifico carisma messo a
disposizione della nostra Chiesa locale. In modo particolare permettetemi di
ringraziare i referenti Vicariali dei 3 Centri Pastorali e dei due ambiti della
famiglia e dei Giovani ed anche i cari fratelli dei Consigli Pastorali
Diocesano e Vicariali.
In questi sei anni si è dunque
lavorato come manifesta il largo consenso che avete dato anche quest'anno, in
modo particolare nell'incontro con Mons. Comastri e nella Adorazione… ed ancora,
nei laboratori dei Centri di ieri, sabato 15. Ma, soprattutto, mi commuove e mi
entusiasma il fatto che sia stato un convegno frutto della stretta
collaborazione di tutti: sacerdoti, mai visti tanti preti a lavorare insieme per
il convegno assieme ai laici, alle religiose, ai giovani… il convegno l'ha fatto
la chiesa diocesana!
Più avanti mi soffermerò sulle
richieste, le domande, le prospettive che avete avanzato per compilare il piano
quinquennale prossimo 2005/2010 e del quale gli organismi competenti terranno
prezioso conto.
Io stesso ho tratto notevoli
suggestioni per presentarvi i punti programmatici dei quali è indispensabile che
noi tutti, Parroci, Religiosi, Laici impegnati, Gruppi Ecclesiali, Cammini e
Movimenti prendiamo atto per orientare in modo concreto e fattivo il
nostro impegno.
1) Ripartire da Gesù Cristo
Anzitutto c'è una grande
richiesta di centrare la figura, l'identità, la persona di Gesù Cristo.
Conoscerlo di più, approfondire il suo messaggio, comprendere le sfumature della
sua presenza, partire da Lui, il Signore della vita e della storia, per
modellare su di lui la nostra vita ed orientare la nostra presenza nel mondo.
Insomma una cristologia tutta da
ricuperare e prendere a cuore; una centralità di Lui e vivere in conseguenza.
Fissare lo sguardo su di Lui per
conoscerlo di più e meglio servirlo secondo il Suo progetto."Vogliamo vedere il
Signore!"
Egli è «la grande sorpresa di
Dio», colui che è all'origine della nostra fede e che nella sua vita ci ha
lasciato un esempio, affinché camminassimo sulle sue tracce (cfr. 1Pt 2,21).
Solo il continuo e rinnovato ascolto della Parola della vita; solo la
contemplazione costante del suo volto permetteranno ancora una volta alla
nostra Chiesa di comprendere chi è il Dio vivo e vero, ma anche chi è l'uomo (cfr.LG:21).
Solo seguendo l'itinerario della missione dell'Inviato sarà possibile per la
Chiesa assumere uno stile missionario conforme a quello del Servo perché
"miriamo a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito Santo l'opera
stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a salvare e non a condannare, a
servire e non ad essere servito" ( cfr. GS 3). Questa è la missione della
Chiesa nella storia e al cuore dell'umanità. Perciò essa medita anzitutto e
sempre "sul mistero di Cristo, fondamento assoluto di ogni nostra azione
pastorale"(Cfr..NMI, 15)
La nostra speranza si fonda unicamente sul
fatto che la via tracciata da Gesù di Nazaret è quella che conduce anche noi
alla vita piena ed eterna:"Dio, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche
noi con la sua potenza" (1Cor 6,14). Noi possiamo comprendere, di giorno
in giorno, che vivendo cristianamente si fa il bene – lo si fa emergere nella
storia -, che la vita cristiana è bella, degna di essere vissuta; possiamo anche
sperimentare umanamente che vale la pena di vivere offrendo la vita per amore.
2) Con lo sguardo fisso su
Gesù: la Conversione Pastorale
C'è poi, da parte di tutti, una
grande richiesta di novità, cambiamento di stile comportamentale tra le varie
componenti della nostra Chiesa. Viene invocato sempre più esplicitamente che
tutti, io ed il mio presbiterio -una cosa sola con me – per primi, e i laici
impegnati, le Consacrate, le Associazioni, i Gruppi, i Movimenti.. entriamo
finalmente nella coscienza di cercare la Conversione
Pastorale tanto sollecitata dai vescovi Italiani.
Di fronte alle sfide che i
fenomeni socio-culturali pongono in modo urgente e ineludibile, mentre ci si
inoltra nel terzo millennio, i cristiani non possono sottrarsi alla prova di
dire e di testimoniare la fede "con fiducioso ottimismo" (. Giovanni Paolo
11, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 6 gennaio 2001, n. 29.)
Il fondamentale atteggiamento di
chi vive la speranza che non delude, si manifesta concretamente nel produrre un
rinnovato slancio di impegno apostolico, di zelo per la causa del Vangelo, di
obbedienza a Dio, Signore dell'universo, assecondando la voce ispiratrice dello
Spirito.
(Comitato
preparatorio del IV Convegno Ecclesiale Nazionale, Testimoni di Gesù Risorto,
speranza del mondo. Traccia di riflessione in preparazione al Convegno
Ecclesiale di Verona )
In nome e in forza del "mandato"
del Signore, la Chiesa, nell'esercizio quotidiano del ministero della
Evangelizzazione (annuncio) e della Catechesi (mistagogia), della Celebrazione
dei Divini Misteri (liturgia), della Testimonianza della Carità (diaconia),
nella Famiglia e con i Giovani, attua il suo compito primario e offre la sua
testimonianza di servizio a Cristo.
La Chiesa infatti è inviata
perché Lui sia conosciuto, amato, seguito; perché la sua Parola si diffonda;
perché il suo Regno arrivi; perché la speranza di salvezza raggiunga ogni uomo e
si adempia in tutto il mondo.
Ancora risuona l'invito pressante
di Giovanni Paolo II all'inizio del terzo millennio: "Ripartire da Cristo!" e
aggiungeva: "Non ci seduce la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi
sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non una formula
magica ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa ci infonde: Io sono
con voi! (Giovanni Paolo Il, d.c. n. 29) .
Questo compito perenne della
Chiesa, perché sia più aderente alle attese, più incisivo nelle coscienze degli
uomini del nostro tempo e anche più impegnativo e organico, ha bisogno, da una
parte, che si concretizzi nella piena assunzione delle istanze della storia del
nostro tempo e, dall'altra, che si materializzi nel cercare e ritrovare nuove
modalità espressive, nuovo ardore, nuovo slancio per far calare nelle coscienze
il Vangelo di Gesù. Questo è la Conversione Pastorale!
3) Una terza istanza ho
raccolto: la Formazione di tutti!
Come a dire "Insegnateci,
formateci, educateci a saper offrire un annuncio che, partendo dalla Parola
della Vita contemplata ed amata nel volto di Gesù Cristo, possa essere efficace
in un mondo che cambia. In altre parole: che dobbiamo fare? Come? Con quali
mezzi oggi? Con quali modalità ed atteggiamenti?…"
Si tratta di comprendere
l'esigenza, anzi l'urgenza di annunciare Gesù Cristo nel tessuto vivo della
società, nei fenomeni emergenti nel tempo della mobilità – drammatico se
proviamo a considerare ad esempio il tasso di perseveranza dei nostri ragazzi al
catechismo, ai gruppi; della nostra gente alla festa della domenica.
Annunciare Gesù Cristo nei
fenomeni emergenti
nel tempo del lavoro, nello spazio della famiglia, della scuola, dei giovani,
degli anziani; nelle situazioni molteplici del disagio e della ricerca di senso,
ma anche nello sport, nel turismo; senza dimenticare i piccoli e i poveri; i
nomadi, gli immigrati,i carcerati:
Annunciare Gesù Cristo
nella cooperazione
sinergica – non certo collaterale – con le Istituzioni Civili, per
un miglior servizio all'Uomo e per la crescita della persona;
Annunciare Gesù Cristo
affrontando il problema occupazionale
dei giovani e i rischi della
cassa integrazione degli adulti…
una Chiesa, insomma,
attenta all'Uomo della Città, del Paese, della Parrocchia, oserei dire del Vicinato
per essere partecipe delle gioie, delle speranze, delle sofferenze e delle
attese di un Mondo in fermento al quale, senza falsi timori o pudori, vogliamo
annunciare che Gesù Cristo è il Signore della Storia e della Vita, che ha
sconfitto la morte, che ama ogni uomo e che proprio per questo ha mandato
ciascuno di noi per farglielo sapere e sperimentare.
In altre parole: passare da una
parrocchia la cui pastorale è di conservazione, rivolta ai "nostri", ad una
parrocchia aperta all'azione dello Spirito Santo ove tutti vivono la piena
ministerialità e sono in servizio permanente per annunciare Gesù Cristo è il
Signore!
Formazione che in questi giorni è
stata richiesta da più parti e della quale, più avanti vi parlerò in modo più
dettagliato.
E'indispensabile perciò – ed
anche questo esige Conversione Pastorale – un nostro cambiamento di mentalità
pastorale che non si accontenta più di riti, feste, gesti sacrali… ma che invece
ci costringa a rivedere le forme molteplici, profonde e penetranti della sua
presenza e del suo agire nel mondo, così come appaiono dai vangeli e dalla
prassi della Chiesa nascente. Solo in questo impegno sarà possibile dare corpo
alla "pastorale di Nuova Evangelizzazione" richiesta oggi, urgentemente
nel mondo che non è più disposto ad ascoltare e -dolorosamente – va per le
proprie vie che non sono più quelle di Dio.
Di questo ce ne dobbiamo fare
carico ciascuno di noi se vogliamo continuare a chiamarci ed essere i seguaci
del Maestro che ci guarda e ci chiama!
"Cosa fare?" mi domandate.
Eccomi! Dobbiamo imparare a lavorare insieme ed anche dobbiamo saperne di più
sul vangelo che annunciamo! Non solo culturalmente ma esistenzialmente: cioè
la vita consegnata a Lui: " Eccomi o Dio a fare la Tua volontà" .
E' questo un principio
ineludibile: i navigatori solitari (gruppi o parrocchie che siano), non sono più
tollerabili. Chiesa è Comunione! Questo non significa perdita di identità –
tutt'altro – è invece acquisto di credibilità e fiducia perché si fonda sul
Vangelo, sul Signore Gesù che chiede per i suoi "UNITA' E COMUNIONE!" Anche
questo è conversione pastorale!. Nel testo che vi sarà consegnato ho raccolto le
vostre istanze in proposito.
Proprio per questo, chiedo ai
Confratelli Parroci di offrire catechesi degli adulti ricche di contenuti
formativi, cariche di Gesù! Chiedo altresì ai catechisti -così preziosi nelle
nostre parrocchie – di lasciarsi formare ed educare alla fede, loro stessi per
primi, se vogliono annunciare Gesù nella iniziazione cristiana della vita dei
nostri ragazzi.
Sarà cura dell'Ufficio per la
Catechesi della Diocesi – in accordo con il Centro Pastorale della Nuova
Evangelizzazione – fornire ai parroci gli orientamenti e le suggestioni
necessarie per un cammino comune in Diocesi. Dei catechisti.
Chiedo all'Istituto Superiore di
Scienze Religiose di istituire corsi paralleli, forse anche per soli uditori,
per orientare tutti verso l'acquisto di una Ecclesiologia Pastorale
indispensabile oggi.
Chiedo ai Centri Pastorali che
sulla scorta di Christifideles Laici, si attivino per la formazione degli
operatori pastorali della diocesi affinché questi possano acquisire elementi
fondamentali che facciano loro respirare la Chiesa e godere il Vangelo di Gesù.
E chiedo a tutti voi cari
fratelli, fedeli di Gesù Cristo, di lasciarvi affascinare dallo sguardo di Lui,
il Signore della Vita e della Storia ed essere pronti a partecipare alla
formazione cui vi inviteranno i vostri Pastori ed incrociare, a vostra volta,
lo sguardo del Signore!
Nei gruppi di laboratorio ieri
avete fatto un grande lavoro di indagine, serio, costruttivo. Grazie!
Quante cose sono emerse in questo
convegno!, quante cose tutti chiediamo! Ebbene raccogliamole tutte e mettiamole
in agenda perché siano, durante quest'anno materia di Revisione, di Verifica, di
messa a fuoco!
Colgo alcuni puntini particolare
per dare indicazioni tutte da verificare e mettere in pratica gradualmente:
A) come essere "presenti" – come
Chiesa evangelizzante, confessante e solidale – nelle diverse condizioni di vita
dell'uomo contemporaneo.
B) Come essere "significativi" e
"incisivi" sia nelle relazioni umane che nei "nuovi aeropaghi" del vivere civile
che man mano si determinano, si sviluppano, si consolidano.
C) Con quali "figure pastorali",
con quali "forme pastorali", con quali "metodi e strumenti pastorali" potremmo
essere credibili, attraenti, convincenti.
D) Con quale elaborazione etica e
culturale vogliamo affrontare le sfide già in atto e offrire risposte
soddisfacenti al cuore e alla mente degli uomini e delle donne delle diverse età
e nelle diverse condizioni di vita.
Sarà opportuno tenere presente
nei nostri lavori che la Nuova evangelizzazione si attua con un "progetto"
credibile di "pastorale integrata e articolata", nella quale si
collochi la "la risposta a tutte quelle domande!"
Integrata
significa che non ci sono pastorali distaccate perché non si potrà mai più
parlare di Giovani senza la Famiglia, senza la Evangelizzazione, la Catechesi,
la Mistagogia, senza la testimonianza della Carità e, viceversa, nei confronti
tra di loro!
Articolata,
significa che tutte le pastorali si confrontano in concrete sinergie, frequenti
e condivise in quella sussidiarietà – invocata da San Paolo in Ia Corinzi XII –
e che è la squisitezza della Comunione.
4) Dalle tante provocazioni
nei gruppi di lavoro un elemento importante finalmente è venuto fuori:
L'incontro con l'uomo di oggi…
È una domanda che denota maturità
nella compagine diocesana e che, soprattutto dopo la Lezione di S.E. Mons.
Comastri acquista un valore altissimo. Nel volto di Cristo che fissiamo
scopriamo il Padre, scopriamo i fratelli! Ne hanno parlato molto nel gruppo
della Evangelizzazione.
Va subito annotato che la
credibilità della nostra pastorale è da commisurarsi con la decisione della
Chiesa di incontrare l' ‘uomo moderno e contemporaneo, nella sua versione di
uomo segnato dalla mobilità, dal "ho tante cose da fare, tanti interessi da
espletare"…. Dobbiamo avere la pazienza di incontrare prima questo uomo qui, di
conoscerlo, di ascoltarlo, di amarlo per poi annunciargli il vangelo. ( cfr.
Luca, 24 Emmaus).
Penso all'uomo della strada,
l'uomo di ogni giorno che non sa neppure quali siano i suoi interessi; penso
all'uomo dell'immigrazione, del carcere, del mondo dello sport, della politica,
del divertimento, della malattia e della sofferenza; penso all'uomo che lavora
distante da casa; che è mal pagato o in nero o non lavora affatto; penso ai
giovani dello sballo, della devianza, dell'ozio che li consuma e che ricorrono
a sostanze eccitanti per sentirsi O.K.; a tutto questo mondo che ha
idee, problemi, preoccupazioni lontani dal Signore verso cui noi dobbiamo
andare ma con quale approccio?…
E' questa in definitiva l'idea
centrale dell'ecclesiologia conciliare, secondo la quale la Chiesa, immagine
vivente dell'amore di Dio, è nel mondo quale "sacramento di salvezza". Essa
continuamente raduna nella storia un popolo di battezzati che diventano
"corresponsabili nella comunione e nel servizio e aperti alle sorprese del Dio
che viene", in quanto "vige fra tutti l'obbligo all'azione comune di tutti i
fedeli nell'edificare il corpo di Cristo" (LG, 32).
5 )
Ruolo dei laici oggi
In tutti i gruppi ci si è
domandato, qua e là anche con un poco di polemica, quale è in questa Chiesa che
noi amiamo e vogliamo servire, il compito ed il ruolo dei laici?
Credo che tutti siamo maturati
molto per cogliere la portata altissima di questa domanda e dovrà essere tema di
studio, preghiera e riflessione da parte di tutti quest'anno.
L'apporto dei laici – che
trattano le "cose del mondo" per ordinarle al Regno di Dio – diventa espressione
adeguata del loro ruolo nella Chiesa. Infatti nel battesimo ogni fedele riceve
il dono dello Spirito che è dono di comunione, nella triplice forma di munus
regale, profetico e sacerdotale. (LG,n.8.)
Per annunciare il Vangelo della
vita piena, serena e feconda che i cristiani possono vivere sulle tracce del
Signore Gesù, la Chiesa ha bisogno soprattutto di santi. La radicalità
evangelica non va intesa come eccezionalità di opere o di gesti, come somma di
rinunce o straordinarietà di sacrifici. Il "carisma migliore" è la carità
ordinaria, feriale: è l'amore non invidioso, umile, rispettoso, tollerante. La
radice e la misura di una esistenza cristiana autentica e coerente è sempre la
croce di Gesù, che non è solo gesto di salvezza; è anche segno di rivelazione
perchè è la piena manifestazione trasparente di quanto Dio ami il mondo.
Perciò il discepolo qualificato
per annunciare il vangelo dell'amore del Padre per tutti i suoi figli, è colui
che prende la sua croce ogni giorno e segue il suo Signore (cfr Lc
9,23). "Ogni giorno"come chiede Gesù!
Infatti la via della croce non
può essere solo quella del martirio, ma anche la via del quotidiano, inteso come
la situazione normale e ordinaria, con le sue fatiche e le ardue complessità, in
cui il cristiano vive. Nella vita quotidiana, nel contatto giornaliero nei
luoghi di lavoro e di vita sociale si creano occasioni di testimonianza e di
comunicazione del Vangelo. Il Vangelo non è una proposta eccezionale per persone
eccezionali, e la Chiesa non potrà mai diventare una setta di eletti o un gruppo
chiuso di perfetti, ma sarà una comunità di salvati, peccatori perdonati, sempre
in cammino dietro all'unico Maestro e Signore.
Pertanto, perché la parola del
Vangelo sia donata a tutti coloro che l'attendono, è indispensabile la presenza
significativa dei cristiani laici nei vari ambienti di vita. "È compito
proprio del fedele laico annunciare il Vangelo con un'esemplare testimonianza di
vita, radicata in Cristo e vissuta nelle realtà temporali della famiglia;
dell'impegno professionale, nell'ambito del lavoro, della cultura, della scienza
e della ricerca; nell' esercizio delle responsabilità sociali, economiche,
politiche."
Tutte le realtà umane secolari,
personali e sociali, ambienti e situazioni storiche, strutture e istituzioni,
sono il luogo proprio del vivere e dell'operare dei cristiani laici".
Nell'esperienza del credente infatti non possono esserci due vite parallele: da
una parte la vita "cristiana", dall'altra quella cosiddetta "secolare", ossia la
vita di lavoro, di impegno, di affetti, di tempo libero.
La vita è una sola: Cristo, che vive in noi. Lo diceva
Mons. Comastri con tanta forza quando ci chiedeva di contemplare il Cristo e
viverlo in famiglia, nel lavoro, da giovani di oggi, da impegnati in politica,
da malati, carcerati, immigrati e sofferenti… da quello che ciascuno è ma,
affidato a Lui!
6) Da alcuni gruppi di
laboratorio viene la richiesta urgente di aprire alla ministerialità
Una parola sola per dire che la
ministerialità è l'esercizio degli impegni derivati dal battesimo e
confermazione per cui ogni battezzato è profeta, sacerdote e responsabile.
I fedeli chiedono di poter
partecipare all'esercizio della corresponsabilità in modo che non risultino più
compatibili esclusioni o appartenenze parziali o deleghe in bianco ad altri
soggetti ecclesiali. Con la falsa idea – ad esempio -che tutto dipenda dai
presbiteri e che solo loro se ne debbano interessare!
Rendendosi invece "visibili"
nell'attuarsi concreto dei diversi ministeri e carismi, "configurati in forma di
servizio alla comunità" i fedeli laici possono raggiungere in pienezza la loro
"fede adulta", soprattutto attraverso la "cura della coscienza cristiana".
Concretamente, di conseguenza
chiedo ai
Confratelli parroci e sacerdoti di educare i nostri fedeli laici a questa
visione di Chiesa aiutandoli gradualmente, ma fattivamente, ad assumersi
responsabilmente servizi e ministeri laicali anche, oserei dire soprattutto,
fuori della Parrocchia.
La consapevolezza di questa
configurazione spirituale spingerà ad assumere impegni caratterizzati dalla
continuità, dalla competenza e dalla gratuità come segni rivelatori della
potenza dello Spirito e della partecipazione storica alla costruzione del Regno
di Dio. Infatti nella Chiesa comunione c'è posto per tutti e tutti possono
trovare un posto, organicamente concertati da chi ha ricevuto il carisma
dell'integrità della fede, dell'unità e della comunione che è il Vescovo della
Chiesa particolare e il presbitero – in comunione con lui – nella porzione di
Chiesa che gli è stata affidata, e non solo in parrocchia – lo ripeto –
soprattutto nel vasto mondo della vita. ( cfr. Congar "Mia parrocchia vasto
mondo!!")
In questa prospettiva comunionale
è la persona che sta al centro della visione della Chiesa. Di conseguenza cambia
l'approccio pastorale e cambia il suo rapporto con il mondo.
L'azione della Chiesa s'irradia
in modo centrifugo: è proprio questo l'impegno che chiedo alla mia Chiesa:
Essere amica dell'uomo, ogni
uomo, ciociaro o immigrato che sia, perché Dio l'ha tanto amato da donargli NOI,
CHIESA DI FROSINONE-VEROLI-FERENTINO, perché credendo in noi non muoia ma abbia
la vita eterna. Vedete che responsabilità! ( cfr. Gv.3, 16 e lettera
pastorale "Gesù Nostra Speranza" 9. XII .2000) Perciò non si può che
"essere accanto" all'uomo distratto da mille interessi e preoccupazioni,
attraverso iniziative che suscitano attrattiva e interesse, sincerità di
approccio e autenticità del sentire.
Conseguentemente la nostra
pastorale si caratterizzerà nel senso del suo innestarsi nelle vicende
dell'uomo, in modo del tutto coerente con se stessa. Perciò lungi dal cadere in
una sorta di addomesticamento del vangelo e dell'etica o di una privatizzazione
della fede, porterà con coraggio, proprio in quel mondo la sua testimonianza.
Uscire dal Tempio!
Vogliamo essere una Chiesa serva
di Dio per l'uomo ma, insieme, irrinunciabile coscienza critica verso tutto ciò
che non è umano e che anzi offende Dio.
In questa visione la Chiesa non
si adegua alle logiche mondane ma, nello stesso tempo, non si ritrae quasi
inorridita, in una torre d'avorio e perciò si sforza di essere presenza
pubblica nella società, con proposte efficaci e credibili nei diversi settori
della sua concreta attività, coerente con la sua identità di comunione e
missione.
7) Particolare attenzione
alla Spiritualità.
Da due gruppi in modo particolare
si richiede attenzione alla Spiritualità.
A suo tempo, nella lettera del
2004, l'avevo chiamata "la dimensione contemplativa della vita" In un gruppo si
è addirittura coniato un termine fortissimo che coniuga la vita attiva con la
contemplazione, non in contrasto tra loro ma in piena sinergia:
La contemplattività.
E' questo un impegno che ingaggia
la nostra Chiesa a "edificare" un'evidente "spiritualità" per l'uomo di oggi.
Infatti, la Chiesa non si lascia sedurre dal clima della "perenne dissipazione",
del "vuoto spirituale" che impera sulla società ed attanaglia tutti, ma propone
un senso della vita che deriva dalla sapienza della fede ispirata dalla Parola
di Dio sotto l'azione invocata ed accolta dello Spirito Santo.
Per questo sarà suo compito
educare al silenzio e alle virtù proprie, alla contemplazione e alla preghiera,
come sarà certamente chiamata a segnalare che nella vita quotidiana, normale
delle famiglie, nel lavoro, nella scuola, nella vita relazionale, nello sport e
nel turismo…emerge la presenza della "grande tentazione" del relativismo etico,
dell'indifferentismo e dell'edonismo sfrenato.
Dovrà la nostra Chiesa ritenere
suo preciso impegno il porsi di fronte ai fenomeni sociali e culturali, in modo
costruttivo e propositivo delineando una spiritualità e un'etica con le quali
presentarsi al "mondo".
Nel suo essere "luogo dello
Spirito", nel rapporto tra Chiesa e storia, Chiesa e mondo, deve prevalere
sempre la parola di consolazione e di speranza, perchè la Chiesa è inviata, come
Gesù, non a condannare ma a salvare.
Perciò chiedo al Centro
Pastorale per il Culto e la Santificazione di farsi carico di questo invito a
camminare nelle vie dello Spirito, privilegiando, sostenendo, promuovendo la già
invocata "dimensione contemplativa della vita".
A loro affido l'impegno di
avviare quest'anno, almeno un corso di esercizi spirituali per le Famiglie; per
i giovani, per i Presbiteri, per le Religiose, per gli Operatori Pastorali,
augurando loro di essere creativi nell'inventare formule e modalità innovative a
dimensione dell'uomo di oggi.
Inoltre chiedo che il Centro
verifichi il cammino spirituale dei Gruppi, delle Associazioni, dei Movimenti
che vivono nella nostra diocesi, anche se, in forza del loro carisma, dovrebbero
essere già sotto l'Ombra dello Spirito Santo.
Chiedo anche che – almeno due
volte l'anno – gli Operatori pastorali possano essere invitati ad un ritiro
spirituale ( Avvento / Quaresima).
In questa direzione, chiedo ai
sacerdoti confessori che non abbiano paura di proporre itinerari di spiritualità
e cammini di fede!
8) Apertura solidale e
missionaria con i popoli del mondo a partire dagli ultimi.
Dal Centro Pastorale per la
Ministerialità e dall'Ufficio Missionario della Diocesi l'istanza
di apertura solidale con i
popoli del mondo a partire dagli ultimi.
Dice il Signore Gesù: "Ed ho
altre pecore che non sono di quest'ovile, anche queste devo attrarre a me!" Ciò
significa che dobbiamo porci, tra gli altri, l'obiettivo di incontrare quelle
"categorie di fedeli che non sono raggiunte dalla cura pastorale ordinaria".
Infatti molti luoghi e forme di presenza e di azione sono necessari per recare
la parola e la grazia del vangelo nelle svariate condizioni di vita degli uomini
d'oggi, e molte altre funzioni di irradiazione religiosa e d'apostolato
d'ambiente, nel campo culturale, sociale, educativo, professionale" (ibidem,
26).
Chiedo ai centri Pastorali
diocesani e vicariali di lavorare assieme per ascoltare la "voce" dello
Spirito, per scoprire le strade da percorrere, le metodologie da seguire, gli
strumenti da adottare, i tempi e gli spazi da valorizzare.
Chiedo in modo particolare
all'Ufficio Missionario della Diocesi di adoperarsi per questo indirizzo che,
senza soluzione di continuità, parte dalla vita quotidiana di casa nostra
per arrivare al cuore della Missio al Mondo e, da questa, saper tornare
all'ordinario delle nostre parrocchie sapendo bene che nessuno è lontano se è
amato e cercato.
In questa linea dell'accoglienza
di tutti per annunciare tutti, dappertutto, con tutto a tutti l'amore del
Signore, del quale siamo testimoni veraci, è indispensabile che concorrano la
liturgia e la catechesi, la formazione etica e culturale, la testimonianza della
carità, le famiglie, i giovani, le associazioni, i gruppi, i movimenti.
Ho già detto – proprio all'inizio
– che questo non significa appiattire o annullare i carismi dei singoli ma
-invece – significa mettere i propri carismi al servizio di tutti per il bene
comune!
Un esempio vitale di queste
sinergie che compongono una linea di pastorale-integrata, ce lo dà la Caritas
Diocesana che assieme a tutti gli altri Centri pastorali, ha attivato serie di
gesti concreti, incarnati nel territorio, efficaci e di grande respiro: mi
limito a citare la proposta di commercio equo e solidale del quale avete avuto
in cartella il pieghevole.
Questo sforzo è vero anche per
tante altre situazioni che si stanno verificando nel tempo: ad esempio l'Unitalsi,
Siloe, ecc. come potrebbero operare, così attente, in modo globale, alle
situazioni ed alle esigenze dell'uomo in difficoltà o disagio motorio se non
avessero al contempo il sostegno fattivo della catechesi che educa, della
liturgia che sostiene l'impegno fattivo della carità, delle famiglie e dei
giovani che si offrono nel volontariato?…Dovremmo insistere maggiormente in
questa linea!
All' interno dei contesti di
vita…
In questa grande opera di
incarnazione nella vita dell'Uomo, per seguire l'esempio del Maestro, noi
dovremo saper concretizzare sul "territorio" la nostra identità di comunione, di
annuncio, di servizio; dovremo saper trovare significati e linguaggi adatti alla
situazione "missionaria"; dovremo saper inventare iniziative appropriate su
tutto l'arco dell'anno, sia dal punto di vista ecclesiale che da quello più
comunemente civile e sociale per annunciare a tutti Gesù Cristo.
Sotto questo profilo tra
pastorale ordinaria e pastorale specializzata dei gruppi di interesse non si dà
discontinuità ma integrazione e complementarità come ho già richiesto poco sopra
quando vi parlavo di "pastorale integrata e articolata". Ciò significa che ogni
aspetto determinante del territorio va esplorato, vagliato, coordinato,
valorizzato, articolato dentro il "progetto"
Il "territorio" – stiamo ben
attenti – è un tessuto vivente che va conosciuto, analizzato, "mappato",
interpretato, interrelato in tutte le sue evidenze suscettibili di raccordo
pastorale, di relazioni significative, di puntualizzazioni tra diversi soggetti
interagenti: in definitiva il territorio comincia nel cuore dell'uomo. Bisogna
conoscere questo cuore, amarlo, pregare per lui…per annunciargli efficacemente
Gesù Cristo, mantenendo ben chiaro che non bisogna confondere la Chiesa con le
altre agenzie – scuola, famiglia, politica, vita sociale… allocate sul
territorio aventi funzioni specifiche all'interno del mondo dell'uomo. Non si
dimentichi che la parrocchia "è fondata su di una realtà teologica, perchè essa
è una comunità eucaristica, è una comunità di fede e una comunità organica" (Christfldeles
laici, 26) e quindi nel suo incontrare l'uomo ed il suo habitat non perde
affatto la sua piena e inconfondibile natura e la sua missione.
Chiedo a tutti, ma in modo
particolare ai miei confratelli Presbiteri, di voler individuare – anzi creare
– tutte le strade possibili per conoscere il territorio per incarnarvisi.
Lo ha fatto il Maestro prima di
noi, ce ne ha dato l'esempio ed il mandato!
9) Il Mandato: comunione e
corresponsabilità
Come vedete è sempre più
necessario costruire "consenso ecclesiale" frutto della comunione
e determinare un centro propulsore che progetta e anima. Esso non può collocarsi
che nei Consigli Pastorali Diocesani e parrocchiali, che si porranno in stretta
collaborazione con le varie associazioni e movimenti laicali, ed anche con gli
organismi civili.
Questo affidarsi al Consiglio
Pastorale vincerà la scommessa se la Chiesa, nella complessità e nella
articolazione delle sue componenti, si sentirà interamente investita di un
compito, ben interiorizzato e non soltanto annunciato, attraverso una specifica
preparazione, una corretta informazione, un'efficace comunicazione. Su questo
dobbiamo migliorare molto!
A sei anni dai nostri inizi, la
scommessa per proseguire coerentemente si gioca ancora in questo campo di
corresponsabilità articolata nei Consigli Pastorali Diocesani, Vicariali e
Parrocchiali.
Faccio appello ai miei
Confratelli vicari foranei, perché indicano spesso il consiglio Pastorale
Vicariale per educare i fratelli impegnati a vivere i temi di questo indirizzo
pastorale. Al contempo però devo rivolgere un pressate appello perché i fratelli
incaricati, abbiano la generosità della frequenza attiva e costruttiva coi loro
rispettivi vicari!
Per ritornare al primo giorno, in
apertura del Convegno, vorrei farvi godere la bellezza della intuizione degli
sguardi che si incrociano e noi, afferrati e affascinati dallo sguardo del
Signore, quasi lo rincorriamo per poterlo afferrare e guardare a nostra volta…
ma nello sguardo del Signore possiamo leggervi tutti gli sguardi dei nostri
fratelli, amarli come li ama il Maestro e lavorare finalmente insieme! ( cfr.
Mt. 25, 31-46).
"Finché Cristo sia formato in
noi": si racchiude in questo obiettivo il senso della contemplazione del volto
di Cristo, di aver fissato lo sguardo su di lui.
Altro non ci viene chiesto che
diventiamo sempre più simili a Lui. In altre parole conformiamo tutta la nostra
vita al vivere stesso di Gesù. E' come domandarci in ogni circostanza della
nostra esistenza: ma se Gesù fosse al posto mio, come si sarebbe comportato? E
se Gesù fosse un marito, una moglie, un parroco, un operaio, un manovale, un
bambino, una fidanzata,come lo sono io…..ma come si sarebbe comportato?
La provocazione è dell'Apostolo
San Giovanni che nella lettera ai cristiani del suo tempo scrive:" chi dice di
appartenere a Cristo, si deve comportare come Lui si è comportato!" E' il nostro
impegno di quest'anno di verifica e di formazione ed è in sintesi il progetto
che vi affido solennemente, qui, in questa antica Abbazia che risuona delle
preghiere e della fede dei nostri Padri.
Sguardo nello sguardo con il
Signore Gesù, mano nella mano coi fratelli e andare avanti insieme! AMEN.
+Salvatore Boccaccio
Vescovo di
Frosinone-Veroli-Ferentino
