XXXIII domenica del T.O. – Chiusura della Porta Santa della Misericordia

chiusura anno giubilare 1

Malachia 3,19-20a; 2 Tessalonicesi 3,7-12; Luca 21,5-19

Care sorelle e cari fratelli,

oggi in comunione con tutte le Diocesi del mondo concludiamo l’Anno Santo della Misericordia, tempo in cui tutti abbiamo ricevuto da Dio misericordia. Infatti la misericordia anzitutto si riceve. E’ lui, il Padre nostro che è nei cieli, che ci offre la misericordia senza mai stancarsi.

La misericordia è il suo stesso modo di esistere e di comunicare con noi. Basta pensare a quante volte abbiamo chiesto perdono e il Signore lo ha donato. E in questo anno siamo stati quasi inondati dalla sua misericordia, qui nella nostra cattedrale e negli altri luoghi giubilari, oppure a Roma.

   chiusura anno giubilare 2La misericordia ci è stata concessa come un dono, in modo gratuito, senza alcun merito da parte nostra. Ma chiediamoci: abbiamo accolto questo dono? Chi infatti accoglie questo dono? Nei Vangeli i primi destinatari della misericordia sono i poveri, i malati, i pubblicani, le prostitute, i peccatori.  A coloro che si stupivano perché aveva chiamato a seguirlo un pubblicano Gesù disse: “Andate a imparare che cosa vuol dire: misericordia io voglio e non sacrifici. Io non venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13). Chi riconosce il suo bisogno, la sua fragilità, il suo peccato, anche se viene escluso dalla società, non è mai escluso da Dio, anzi proprio lui riceve la misericordia. Per questo solo gli umili e i poveri sanno accogliere la misericordia. I superbi, le donne e gli uomini troppo sicuri di sé, che si credono giusti, che pensano sempre di avere ragione e giudicano gli altri, sono del tutto incapaci di accogliere questo dono. Cari amici, quanto è facile vivere giudicando, sparlando, guardando con malevolenza, nel litigio, fomentando divisioni, alleandosi non per essere con gli altri, ma contro gli altri! Così spesso, senza accorgersi, perché chi si crede giusto non si accorge mai di quello che perde a motivo del suo senso di giustizia, molti si privano del grande dono della misericordia. Rivendicazione e tristezza ne sono la prova.

   Tuttavia ci si potrebbe chiedere: perché è cosi necessaria la misericordia? Abbiamo ascoltato il Vangelo che ci ha parlato di tempi difficili: guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze, fatti terrificanti, e poi persecuzioni. Non si tratta della fine del mondo. Sono anche i nostri tempi. Il Vangelo infatti parla a noi in questo tempo, che ci aiuta a decifrare, perché spesso non lo si comprende, lo si guarda con paura dando ragione ai profeti di sventura o ai falsi salvatori dell’umanità, che oggi sono tanti. Gesù dice davanti di loro: “Badate bene di non lasciarvi ingannare!” La terra sembra ribellarsi agli egoismi degli uomini, i popoli si combattono, le guerre sembrano senza fine come la violenza del terrorismo, le carestie e le pestilenze non mancano, anche se noi non ce ne occupiamo. Tutto questo provoca sconvolgimenti, morte, miseria. Per questo tanti fuggono, cercano di salvarsi o di mettere in salvo i loro figli, come i profughi che giungono da noi. Che fare? “Non vi terrorizzate! Dice Gesù. Non abbiate paura! Quante volte nella Bibbia ricorre questo invito: “Non abbiate paura!” Noi viviamo di paure. Paura degli altri, paura dello straniero, paura del povero, paura della sofferenza, della malattia, della morte, della solitudine, paura di non essere amati, di essere dimenticati, giudicati, allontanati. Paura di perdere quello che abbiamo, il benessere o il lavoro, la casa, gli amici. Nella paura nasce la rabbia, incolpiamo gli altri, magari i poveracci o gli stranieri, come oggi fanno in molti, senza assumerci le nostre responsabilità e riconoscere anche le nostre colpe. “Non abbiate paura!”, ci ripete oggi il Signore, “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”. Dio si ricorda di noi, persino delle piccole cose che ci angustiano. Ai suoi occhi siamo preziosi, tanto che si occupa di tutto, persino di qualcosa di così piccolo e insignificante come può essere un solo capello del capo. Allora fidiamoci di lui, affidiamoci a lui invece di fare di testa nostra, invece di nasconderci, di andarcene per fatti nostri, di chiuderci nella paura e nella tristezza. Ascoltiamo la sua parola, accogliamo la sua misericordia e assumiamola come il nostro stesso modo di vivere.

   chiusura anno giubilare 3Oggi Gesù si avvicina di nuovo a ognuno di noi, ci vuole come abbracciare con la sua misericordia per dirci: io sono con te tutti i giorni. Sono in questo mondo tribolato, sono accanto a chi soffre, anche alla tua sofferenza e alle tue paure. Non ti nascondere a me! Accogli la misericordia e impara a donarla anche tu. Così ci ripete: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso! Non giudicate per non essere giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato” (Lc 6,36-38). Viviamo la misericordia, cari amici. Includiamo gli altri, soprattutto i poveri e i bisognosi, nel nostro popolo con l’abbraccio della misericordia. Tanti aspettano questo abbraccio. Non neghiamolo a nessuno. L’abbraccio di un povero ci salverà dalla paura e ci renderà più responsabili davanti a un mondo che ci vorrebbe imprigionare nella paura e nella rabbia riducendoci a essere gli uni contro gli altri, o meglio, ognuno per il suo interesse. Non diamo mai ragione a chi fomenta la paura e la rabbia e ci vorrebbe nemici invece di amici e fratelli! La vita cristiana è solo misericordia. Sia anche la nostra vita solo misericordia e saremo così donne e uomini liberi per amare! Chiediamolo insieme questa sera al Signore perché, mentre chiudiamo questa porta della Misericordia, la possiamo tenere aperta ogni giorno nella nostra vita e in quella delle nostre comunità!

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Fotogallery a cura di Pietro Alviti disponibile qui

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