XXV della Diocesi – Ia domenica di Quaresima – Omelia del Vescovo

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Genesi 9,8-15;
Sl. 24
1 Pt 3,18-23;
Mc 1,12-15

“… la Chiesa che vive nella contemplazione del cuore del tuo Figlio Gesù,
sorgente di vita
sappia sempre rifiutare il male per cercare ogni giorno le vie del bene”
 

Care sorelle e cari fratelli, è con grande gioia che ricordiamo oggi quel 27 febbraio 1987, quando il Vescovo Angelo Cella diede esecuzione al Decreto della Congregazione per i Vescovi, con il quale le due antiche Diocesi di Veroli-Frosinone e di Ferentino venivano costituite in un’unica Diocesi e questa Chiesa di Santa Maria Assunta diveniva la Cattedrale della nuova Diocesi. Egli ebbe a dire: “Noi, Vescovo con il presbiterio, religiosi e religiose e laici, formiamo unì’unica realtà, un solo corpo….Questa Cattedrale è segno di unità e centro delle vita liturgica diocesana”.


Ringraziamo il Signore per il dono dell’unità in un mondo di gente spesso divisa e nemica. La lode a Cristo Gesù, nostro Signore e Maestro, è il sentimento che ci unisce in profondità, rendendoci quell’unico corpo per cui egli stesso ha pregato. Ringrazio tutti voi, sacerdoti, religiosi e religiose, operatori pastorali e laici tutti nella vostra diversità, le autorità civili e militari presenti, in particolare i sindaci di Frosinone, Veroli e Ferentino. Siamo il popolo di Dio, reso tale nel giorno della Domenica, mentre celebriamo la Divina Liturgia. Non tanti io separati e paralleli, ma un “noi”, una famiglia, la famiglia di Dio. Le donne e gli uomini del nostro tempo hanno bisogno di unità, la cercano magari in maniera confusa e litigiosa, hanno bisogno di misericordia e di amore, desiderano al loro fianco padri e madri, fratelli e sorelle, amici, perché già sono tanti i nemici e le divisioni nel nostro mondo. Oggi il Signore ci ricorda che noi siamo questa risposta. Lo diciamo con umiltà, senza disprezzo e senza orgoglio, consapevoli che tanto dobbiamo ancora fare e soprattutto molto siamo chiamati ancora a dare, perché la vita con Gesù è dono e gratuità.

   Siamo entrati, fratelli e sorelle, nel tempo di Quaresima, tempo ignorato, che il mondo non conosce, ma per noi discepoli di Gesù tempo opportuno dell’incontro con Dio. Dio infatti non permette che noi siamo dominati dai nostri tempi, dal ritmo e dall’affanno delle nostre giornate e dal materialismo che inquina i cuori. Egli ci conduce mediante il suo Spirito con Gesù nel deserto della Quaresima, un tempo preciso, di quaranta giorni e quaranta notti per camminare con lui verso la Pasqua. Dio ci visita, entra nella storia per accompagnarsi agli uomini. Inizia per ognuno di noi un itinerario del cuore, nascosto al mondo, ma ricco della presenza di Dio che viene di nuovo a cercarci, a bussare alla porta del cuore. È un tempo determinato, come ogni tempo opportuno, che chiama a una decisione non dilazionabile, un tempo di verità con noi stessi, in cui guardarci in faccia mentre guardiamo il Signore che ci precede verso Gerusalemme. Dal deserto sorge una domanda precisa, che coincide anche con le prime parole di Gesù nel Vangelo di Marco: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. L’inizio della Quaresima è posto dalla liturgia come il compimento del tempo di Dio, che per gli uomini è un invito a convertirsi e a credere nel Vangelo. Si potrebbe dire che con la Quaresima siamo chiamati a cominciare sempre di nuovo ad essere discepoli, seguendo Gesù nel suo itinerario verso Gerusalemme, convertendoci e credendo. Si tratta di qualcosa di radicale, come è la conversione, cambiamento del cuore, della mentalità, del modo di vivere e di pensare, itinerario possibile solo credendo non a noi stessi, ma al Vangelo, la buona notizia di Gesù che va a morire per noi. E’ significativo che questo invito ci venga rivolto proprio oggi, all’inizio di questo nostro anniversario.

   Il male, cari fratelli, è forte nel mondo ed anche nella vita di ognuno. Lo sappiamo quando guardiamo con amore gli altri e non noi stessi. Lo conosciamo nella vita dei poveri, nell’abbandono degli anziani, nell’odio della guerra, nella violenza piccola e grande delle nostre città, nella miseria delle prigioni, nella sofferenza della malattia. Lo conosciamo anche nel peccato che segna la vita di ognuno e che ci allontana da Dio. L’inizio del Vangelo che abbiamo ascoltato afferma molto bene la presenza insidiosa e costante del male, parlando in modo più essenziale degli altri vangeli di Satana che tentò Gesù nel deserto. Satana, l’accusatore, colui che cerca di distogliere Gesù da Dio, come aveva fatto con Giobbe. La vita pubblica di Gesù viene così vista come una lotta tra lo Spirito che sospinge Gesù verso l’incontro con Dio e Satana che lo vuole allontanare. Così è la vita, cari fratelli. Ma Gesù ci aiuta a scegliere di stare con Dio, perché solo la preghiera vince il male. Il male era forte anche ai tempi di Noè, tanto che nel libro della Genesi prima del diluvio si legge: “Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre”. E il diluvio non fu altro che la conseguenza di tanta malvagità e della violenza che dominava la terra. Cari fratelli, essere consapevoli del male che è in noi e nel mondo, riconoscere e confessare il proprio peccato preserva la creazione dalla distruzione e salva la vita degli uomini.

   Il Signore sa che siamo deboli e che facilmente cediamo al male. Siamo deboli come uomini e donne, polvere, come abbiamo ricordato all’inizio della Quaresima, ma anche nei sentimenti e nelle decisioni. Per questo il Signore ci viene incontro e ci parla. In questo tempo di Quaresima ci tende la mano perché ci volgiamo a lui. Come ai tempi di Noè, stringe un’alleanza con noi per preservare gli uomini dal male e la terra dalla distruzione. Il nostro destino è legato a quello degli altri. Siamo un’unità in Cristo Signore. La scelta e la decisione di ognuno hanno delle conseguenze sul mondo. Per questo l’alleanza di Dio con Noè non riguarda solo lui e la sua famiglia, ma tutti gli esseri viventi, e persino la terra: “Questo è il segno dell’alleanza che io pongo tra me e voi e ogni essere vivente che è con voi…Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”. L’arco era un’arma per la guerra. Con esso ci si poneva di fronte agli altri come nemici. Dio trasforma l’arco in segno di alleanza universale. Esso sarà segno dell’alleanza di Dio con la terra e con l’umanità. Posto nel cielo ci ricorderà che solo alzando gli occhi verso il Signore potremo essere uomini e donne di pace, alleati e non nemici, uniti e non divisi. La Quaresima dà inizio con più decisione alla lotta del cristiano contro il male e il peccato, contro la divisione e l’inimicizia. Come Noè riceviamo una profezia di pace perché nell’amore per i nemici impariamo ad amare tutti.

   Fratelli e sorelle, siamo dei peccatori, a cui Dio ha concesso la grazia del perdono e della vita, non per nostro merito, ma solo per il suo amore. Oggi lo riconosciamo, mentre apriamo questo tempo di grazia. Il Signore ci accoglie sulla soglia della Quaresima, ci fa ascoltare di nuovo quella Parola antica con la quale Dio stabilì una nuova alleanza con l’umanità perché fosse preservata dal male. Mentre la ascoltiamo, diveniamo anche più attenti alla forza del male che opera nel mondo e che ogni giorno sembra coglierci impreparati. Non rimaniamo tuttavia rassegnati e pessimisti in questo tempo difficile di crisi, non siamo uomini e donne senza speranza. Riscopriamo che c’è una risposta al male e che essa comincia da noi stessi, dal cambiamento del cuore di chi accoglie la grazia e la misericordia di Dio. Non confidiamo quindi in noi stessi, ma ci affidiamo a quel comando che Gesù diede al tentatore: “Vattene Satana.” Sarà il Signore stesso ad aiutarci a non cedere al male, se noi ci affideremo alla sua parola, se come egli stesso ha fatto, ne faremo il pane della nostra vita. La Parola di Dio ci insegnerà a vincere il male con il bene, a gustare la forza della misericordia e della grazia di Dio, a riscoprire la gratuità dell’amore e la solidarietà, come tanti hanno fatto in queste settimane in cui la neve ha reso più complicata la vita di molte persone. Serviamo solo il Signore, fratelli e sorelle, ascoltiamo lui solo, e gli angeli di Dio si accosteranno anche a noi per servirci. Fin da oggi Dio manda l’angelo della sua parola per guidarci e nutrirci in questo tempo di elemosina, preghiera e digiuno. Il suo angelo ci guiderà in questo anno di grazia. Amen.

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Nella sezione massmedia il video e l’audio dell’omelia

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