
O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
– dalla Sequenza di Pentecoste –
Omelia del nostro Vescovo S. Ecc. za Mons. Ambrogio Spreafico
Ezechièle 37, 1-14 – Salmo 50 (51) – Romani 8, 22-27 – Vangelo secondo Giovanni 7, 37-39
{wmvremote}https://www.diocesifrosinone.it/video/pentecoste-2009/pentecoste-2009-omelia-vescovo.wmv{/wmvremote}
il testo dell’Omelia
Care sorelle e cari fratelli,
oggi è festa per tutti noi, come è festa per la Chiesa. Il Signore ci dona lo Spirito Santo, per cambiare i nostri cuori e il mondo. Perciò ho voluto si celebrasse questa veglia in questa antica abbazia di Casamari, luogo di preghiera e di incontro, dove generazioni di donne e uomini prima di noi hanno sostato alla ricerca di Dio, ascoltando la sua parola, talvolta in tempi difficili, anche molto peggiori dei nostri.
Oggi lo Spirito ci porta fuori da noi stessi, dal piccolo mondo delle nostre preoccupazioni e angustie, nelle quali non vediamo che noi stessi e talvolta ci scoraggiamo, ci deprimiamo, ci sentiamo vittime di un mondo ingiusto, che non ci capisce e non ci vuol bene, fino a diventare aggressivi e violenti. Anche noi siamo come la casa di Israele e andiamo dicendo: "Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti". Nella complessità e nelle difficoltà della vita ci sentiamo perduti, spaesati, come privi di punti di appoggio e facilmente ci chiudiamo in noi stessi incolpando gli altri del nostro malessere o dei nostri insuccessi.
Lo Spirito viene a portarci fuori, come il profeta Ezechiele, e ci depone in una pianura piena di ossa inaridite. La parola di Dio non nasconde la realtà della nostra vita e quella del mondo in cui siamo, ma non lo fa per deprimerci né per condannarci a continuare come sempre. Infatti, cari amici, talvolta la vita del mondo sembra proprio come quella valle, una pianura di uomini e donne inariditi nel cuore e nello spirito, perché dominati dalle cose, dalla fretta, dall’egoismo, dall’avarizia, dal calcolo, dalla maldicenza, dal litigio, dall’affermazione di se stessi, dal giudizio malevolo, che porta all’inimicizia e alla divisione. Quando, come oggi, sappiamo fermare la fretta della vita, sostiamo a riflettere o a pregare, ci accorgiamo dell’aridità del nostro stesso cuore e del mondo che ci circonda. Sì, quando si vive concentrati su se stessi, il cuore si inaridisce, si impoveriscono i sentimenti, si pretende amore ma si fa la fatica di amare, si vuole per sé ma non si è disposti a dare, si cerca comprensione ma si è poco comprensivi, si esige attenzione ma si è poco attenti al bisogno degli altri, soprattutto dei deboli e dei poveri. L’aridità produce tristezza, ombrosità, antipatia, inimicizia, aggressività, divisione. Senza spirito, sorelle e fratelli, non si vive, non si cresce, non si ama.
Questa sera lo Spirito ci porta fuori, al di là di noi, nella grande pianura del mondo: quanta gente, quanti popoli, sono come quelle ossa inaridite!. La guerra, le ingiustizie, la fame, le malattie, l’abbandono, il disprezzo, la condanna, rendono arida la vita di molti. Il mondo è pieno di donne e uomini inariditi, perché nessuno ha profetizzato su di loro lo Spirito di Dio. "La creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Anche noi gemiamo interiormente…", dice l’apostolo Paolo. Dall’aridità della creazione si alza un gemito, un grido di dolore, che diventa domanda di aiuto. È il gemito di chi soffre, il gemito dei poveri, dei prigionieri, dei vecchi lasciati soli, dei malati, degli stranieri disprezzati e respinti, che muoiono nel Mediterraneo, dei bambini venduti e di quelli che non nascono, delle donne sfruttate; è anche il gemito della creazione, che negli anni abbiamo deturpato, inquinando l’aria, i fiumi, i campi, del cui degrado tutti si lamentano, ma del quale non ci si prende seriamente cura; è il gemito di una terra sfruttata senza custodirla e amarla. Quanta aridità, sorelle e fratelli nel nostro mondo!
Ma tu che sei qui, ti dice il Signore, non avere paura, non ti tirarti indietro, non chiuderti in te stesso; oggi il Signore ti porta lontano per renderti libero, perché tu possa vedere la condizione in cui viviamo e in cui si trova il mondo. Non far finta di niente, non rimanere indifferente come tante altre volte, come se non dipendesse anche da te l’aridità dei cuori e del mondo, come se non si potesse far nulla per cambiare; vedi, ascolta, comprendi. La parola di Dio – e per questo noi dovremmo leggerla e ascoltarla di più, non solo in alcune occasioni – ci aiuta a vedere ciò che non vediamo, a capire ciò che non capiamo, ci insegna a rispondere in maniera nuova nelle difficoltà e nelle preoccupazioni. Se non sappiamo che cosa chiedere e che cosa fare, è lo Spirito stesso che viene in aiuto alla nostra debolezza. Egli stesso intercede per noi presso Dio, perché sa quello di cui abbiamo bisogno. "Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: "dal suo seno sgorgheranno fiumi di acqua viva". Non cerchiamo di che dissetarci nelle facili illusioni della nostra società, che durano lo spazio di qualche ora o di qualche giorno, ma poi ci lasciano più aridi e insoddisfatti di prima. Vogliamo essere donne e uomini che realizzano qualcosa al di là di se stessi, del proprio tornaconto e interesse personale? Ognuno di noi ha nel suo cuore il desiderio di essere grande. Attingiamo l’acqua all’unico pozzo che disseta, il pozzo della parola di Dio, dell’amore che viene dal Signore. Attingiamo l’acqua dallo Spirito della Pentecoste, spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà, spirito del timore di Dio. Care sorelle e cari fratelli, alcuni tra voi riceveranno tra poco il sacramento della confermazione. A loro viene rinnovato il dono dello Spirito Santo, perché la loro vita sia riempita dalla forza di cambiamento dell’amore di Dio. Lo Spirito Santo rende tutti profeti, donne e uomini che sanno far sgorgare da se stessi fiumi di acqua viva. Il mondo ha bisogno di gente che sa parlare all’aridità degli altri per guarire la propria, perché da una pianura di gente inaridita e divisa possa nascere un popolo di donne e uomini che si vogliono bene, che ritrovano e costruiscono unità. Oggi lo Spirito scende sui di noi come su quelle ossa aride: "Ecco, io faccio entrare in voi lo Spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete". Lo Spirito ci fa rivivere. Ricompone e ricostruisce la nostra umanità, ci rende diversi, ci rinnova nell’intimo, nel cuore, nei sentimenti, nei pensieri, nelle abitudini, persino nel carattere.
Erano pieni di paura i discepoli nel cenacolo a Gerusalemme, ma erano insieme, come noi questa sera. Venne un vento impetuoso, scosse quella casa, e lingue di fuoco si posarono su di loro, e gli apostoli cominciarono a parlare una lingua che tutti potevano capire. Nella vita spesso ognuno parla la propria lingua, quella del proprio interesse, delle proprie ragioni e abitudini. Così non ci si capisce, si litiga, ci si divide, si diventa aggressivi e nemici. Da oggi, cari amici, impariamo a parlare l’unica lingua che viene dallo Spirito, la lingua dell’amore di Dio, la lingua del Vangelo di Gesù. Questa lingua ci aiuterà a vivere in maniera umana e a guarire l’aridità del cuore, ci aiuterà a voler bene e a capire che la gioia è nel dare più che nel ricevere, ci insegnerà a superare le divisioni e a vivere insieme, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri. Saremo così come la prima comunità di Gerusalemme un cuor solo e un’anima sola, e gli altri guarderanno a noi e troveranno in noi aiuto e amicizia. Lo Spirito che riceviamo ci aiuti e ci sostenga, protegga la nostra terra e il mondo dal male, ci renda donne e uomini liberi per amare.
Amen.
Nella sezione Massmedia anche l’intervento di Mons. Di Massa
Segue breve fotogallery per gentile concessione di Roberta Ceccarelli e Sr. Rosalba S.
© Roberta Ceccarelli – © Sr. Rosalba S.
{gallery}pentecoste-2009-gallery{/gallery}
Disclaimer
Le foto presenti in questo articolo sono state effettuate in una celebrazione ecclesiale di pubblico dominio che coinvolge tutti i fedeli della Diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino.
Se qualcuno degli interessati desiderasse fare variazioni o rivendicare diritti di immagine lo faccia presente alla Redazione
