Sport e spiritualità: intervento al Forum dell’informazione cattolica per la custodia del Creato

XX forum dell’informazione cattolica per la custodia del Creato
Lo sport sostenibile, inclusivo e rispettoso di tutti
Pescasseroli (AQ),  sabato 15 novembre 2025

 

Sport e spiritualità: un meraviglioso binomio!
Mi piacerebbe completare con questo sottotitolo il tema dell’intervento che mi è stato assegnato e
ringrazio particolarmente per l’invito che mi offre la possibilità di riflettervi assieme a voi. State
celebrando il Forum per la Custodia del Creato: un evento significativo perché può segnare una
tappa in un cammino di consapevolezza che tutti siamo chiamati a compiere: la missione, il
compito, potremmo dire la vocazione a custodire quel creato che è “per l’uomo” ed è stato affidato
“all’uomo”. Con il quale l’essere umano è chiamato a intessere una «relazione».
Per voi, questo evento vuole anche segnare il passo verso Cortina – Milano 2026; vuole camminare
verso tale meta allargando lo sguardo a tutta quella Bellezza che lo stesso sport ci può fare trovare,
sperimentare, contemplare.
Ed è in tale senso di Bellezza che si innesta la spiritualità: Sport-Bellezza.
Vedere la Bellezza, gustare la Bellezza, creare Bellezza è infatti prerogativa dell’essere umano.
Solo la persona, se ci pensiamo bene, possiede occhi per guardare, vedere, contemplare, cogliendo
il valore intimo delle cose e, per certi versi, conferendo ad esse valore. In questo senso “la bellezza
è l’altra forma della verità” come scrive Alejandro Rodríguez Álvarez (1903 – 1965), scrittore
spagnolo.
Infatti, tante realtà “visibili” possono costituire una sorta di orizzonte spirituale per il mondo dello
sport. Penso alla bellezza della natura, nella quale gli sportivi sono immersi, spesso a motivo delle
singole discipline: mi riferisco al rapporto con l’aria aperta, con l’acqua, con il cielo, con gli
animali… sono solo esempi di come, con ciascuna di queste realtà, essi siano chiamati a entrare il
«relazione».
E la «relazione» è il tema portante dell’Enciclica Laudato si’, pietra miliare nella quale Papa
Francesco, come sappiamo, sviluppa il concetto di «ecologia integrale», anticipato da Benedetto
XVI nella Caritas in Veritate. Riprendendo a sua volta il pensiero di Giovanni Paolo II circa la
necessita di un’«ecologia umana» 1 , Ratzinger precisava che «il libro della natura è uno e
indivisibile, sul versante dell'ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio,
della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che
abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in sé
stessa e in relazione con gli altri»
Dunque «Tutto è in relazione», spiega Papa Francesco. E, in realtà, ogni disequilibrio nella natura è,
in fondo, una rottura, una distorsione di tale relazione: è rottura, violenza, sfruttamento,
manipolazione… tutti elementi che devastano invece di custodire e promuovere la Bellezza, dunque
la Verità, per riprendere Alvarez.
Ma c’è un passo ancora più profondo che la riflessione sullo sport ci consente di fare. Se la persona
umana e solo lei, come dicevamo, possiede gli occhi per contemplare, gustare, sperimentare
bellezza; se essa possiede la capacità di rispettare e promuovere la Bellezza con il suo sport, è
perché essa stessa “è” Bellezza! E lo è nella sua essenza, nella sua peculiare unità di spirito e corpo.
La riflessione diventa, a questo punto, antropologica. Nella Laudato si’, Papa Francesco propone
alcune «linee di spiritualità ecologica», inserendole addirittura nel più ampio discorso di quella che
egli considera una necessaria «conversione ecologica»; e precisa come «la spiritualità non è
disgiunta dal proprio corpo né dalla natura o dalle realtà di questo mondo ma piuttosto vive con
esse, in comunione con tutto ciò che ci circonda» 3 .
Dunque Sport-Corpo; il corpo! Quel corpo così importante per lo sportivo può e deve essere via
attraverso cui vivere la spiritualità.
Ma questo richiede di vivere in relazione, in comunione, anche con il corpo. D’altra parte, la
relazione non è solo essenza dell’ecologia, di un’«ecologia integrale», ma è, al contempo, essenza
della spiritualità.
Infatti, se la dimensione spirituale consente all’uomo di elevarsi oltre sé stesso, di uscire da sé
stesso, lo fa per consentire l’incontro con qualcuno, la relazione con Dio.
Il corpo può promuovere tutto ciò; un corpo da «accettare come dono di Dio»; da «imparare ad
accogliere, ad averne cura e a rispettarne i significati»; da «apprezzare nella sua mascolinità e
femminilità» , specifica ancora Laudato si’.
Un corpo da imparare a contemplare, aggiungerei, superando visioni consumistiche, edonistiche,
esibizionistiche o persino – consentitemi – pornografiche, che la nostra attuale cultura non di rado
veicola.
Ecco allora che contemplare ciò di cui è capace il corpo, quando è guidato dal talento,
dall’allenamento, dalla costanza di uno sportivo, può essere un’esperienza spirituale. D’altra parte,
con un’espressione forte e audace, Giovanni Paolo II definiva il corpo quasi un «sacramento, inteso
quale segno che trasmette efficacemente nel mondo visibile, il mistero invisibile nascosto in Dio
dall’eternità» Come dire che, guardando al corpo, possiamo intravedere qualcosa della grandezza
misteriosa dell’uomo e dello stesso mistero di Dio, di cui ogni uomo è immagine.
Che meraviglia! E che responsabilità per lo sport!
Corpo-Responsabilità. E la responsabilità diventa testimonianza di una certa sacralità del corpo
umano. Sacralità che, nei diversi tipi di sport, si lega alla dinamicità del movimento, alla forza della
resistenza, all’armonia della grazia.
Non vi è dubbio che tutto ciò richieda una relazione con il proprio corpo: pensiamo alla necessità
dell’autodominio, della disciplina, dello sforzo per superarsi… un corpo che non sia docile verso la
persona, come pure una persona che non voglia rispettare e valorizzare le potenzialità del proprio
corpo, non consente traguardi sportivi importanti. La bellezza del corpo, nello sport, sta qui, non
nella staticità. Ed è anche per questo che lo sport, ha detto Leone XIV al Giubileo degli sportivi,
«porta in sé un riflesso della Bellezza di Dio», il quale «non è statico, non è chiuso in sé. È
comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al
mondo. La teologia – ha spiegato – chiama tale realtà pericoresi, cioè “danza”: una danza d’amore
reciproco»
«Danza»… che bello! Danza come armonia, danza come relazione, danza come amore.
Cari amici, ecco, in definitiva, la bellezza spirituale dello sport, il cuore del binomio sport e
spiritualità: l’amore!
Si tratta di amore, anzi è l’amore la forza in grado di far vivere lo sport come via per «custodire» la
bellezza del corpo, dell’umano, che è la Bellezza stessa del creato, e per “ringraziare” il Creatore.
Quanto amore quando si vive così l’esperienza sportiva, nelle diverse discipline e persino
nell’agonismo, facendo sì che il “grazie” a Dio si esprima nel promuovere al massimo le capacità
del corpo che è Suo dono! E quanto amore quando tali capacità sono portate al massimo in
situazioni di fragilità, come negli sport paralimpici!
È amore. E l’amore è dono di sé, anche nello sport.
È ancora Papa Leone a ricordarci l’«espressione che, nella lingua italiana, si usa comunemente per
incitare gli atleti durante le gare: gli spettatori gridano: “Dai!”. Forse non ci facciamo caso – egli
spiega -, ma è un imperativo bellissimo: è l’imperativo del verbo “dare”» 7 .
Il mio augurio è che lo sport, attraverso una “spiritualità del corpo”, sia davvero capace di «dare»:
dare significati profondi, in risposta alla pericolosa superficialità del nostro tempo; dare l’armonia
che è pace, a un mondo segnato dal rumore dei conflitti; dare Bellezza a chi ha perso la speranza di
vederla; dare all’uomo la possibilità di vivere relazioni d’amore con se stesso, con gli altri, con Dio,
imparando a rispettare, contemplare, ringraziare, come ci ha insegnato San Francesco d’Assisi nel
Cantico delle Creature, 800 anni fa: «Laudate e benedicete mi’ Signore e ringratiate e serviteli cum
grande humilitate».
Grazie di cuore!

Santo Marcianò

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