
Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria – Cattedrale di Frosinone-Veroli-Ferentino
Cari fratelli e sorelle, è una gioia essere qui con voi oggi nella nostra cattedrale per celebrare la liturgia eucaristica dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria.
Ringrazio il Vicario Generale, Mons. Di Massa, per le sue parole e per il sapiente consiglio con il quale mi ha accompagnato in questo tempo. Ringrazio tutti per aver accolto il mio invito. Ringrazio le autorità civili e militari, il Prefetto Dott. Cesari, il presidente Marrazzo, il rappresentante della Provincia e i sindaci della nostra diocesi. Vi sono grato per la sensibilità e lo spirito di collaborazione che avete sempre mostrato verso la nostra chiesa. Ringrazio i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i rappresentanti dell’Azione Cattolica e delle varie realtà diocesane, e voi tutti, giovani e più adulti che operate nella nostra diocesi. Come alcuni di voi sanno, questa non è giuridicamente una presa di possesso – ho perciò esonerato i miei amici vescovi dal prendervi parte -, perché già dalla mia nomina in luglio ho cominciato ad esercitare con Mons. Boccaccio il mio ministero episcopale in maniera piena. Tuttavia ho voluto celebrare questa solenne liturgia con tutti voi, per significare che sono qui per voi e con voi, come vostro vescovo al servizio della Chiesa che si trova in questa piccola porzione di terra. Con tanti di voi mi sono già incontrato in diverse occasioni ed ho gioito della larghezza del vostro cuore, della calorosa e benevola accoglienza che mi avete riservato. Ho imparato a conoscervi e ad apprezzare i talenti che il Signore ha posto in ognuno di voi e i doni che ha elargito a questa bella terra. Vi ringrazio per il lavoro che fate con dedizione e spirito di servizio, ognuno nel suo campo, per il bene di tutti. Non posso non ricordare con affetto Mons. Boccaccio per l’attenzione e l’amore paterno che mi ha riservato nel breve periodo che abbiamo trascorso insieme in questa Chiesa diocesana. A lui va gratitudine di noi tutti e per si alza la nostra preghiera.
Noi viviamo un tempo difficile. Sarebbe istintivo vivere per se stessi, pensare a sé, cercare solo il proprio interesse. La paura e l’incertezza del futuro inducono a separarsi, a credere che conviene fare i propri interessi. Nei tempi di crisi diventa facile dividersi, richiudersi nel proprio angolo di benessere, dimenticare il bisogno di chi ha una vita più dura della nostra, fosse vicino o lontano dal nostro mondo. È la tentazione quotidiana della nostra società, che, dominata dal materialismo, anche se in crisi, continua ad esortarci al consumo, ignara che tanta gente non può consumare perchè non ha. Sarebbe bene ripensare il modello di società che abbiamo costruito, per vivere non solo per possedere. La nostra cattedrale è piccola, non facilmente raggiungibile, ma è sempre la cattedrale. Essa cioè rappresenta un segno di unità nella diocesi. Essa ci permette di affermare contro ogni individualismo e particolarismo che siamo un unico popolo, una comunità unita dalla Spirito di Dio, una comunione di donne e uomini che sanno che non possono vivere solo per se stessi e che sono inscindibilmente connessi agli altri; sanno che la divisione è la conseguenza del maligno, che insidia la vita degli uomini e la storia. Qui noi viviamo con più chiarezza la coscienza di essere il corpo di Cristo, piccola porzione di un popolo universale, la Chiesa, nostra madre e maestra. Non dimentichiamo mai, sorelle e fratelli, che siamo con altri e per gli altri, e che non possiamo vivere mai contro gli altri.
La solennità dell’Immacolata Concezione di Maria ci aiuta a comprendere più in profondità il senso e la bellezza del nostro essere un popolo di discepoli di Gesù. Maria fu preservata dal peccato originale, quel peccato in cui tutti siamo nati. La Madre di Dio ci risveglia al grido dell’avvento per liberarci dai confini stretti e tristi dell’amore per noi stessi ed aiutarci a volgere i nostri occhi verso il Signore che viene. Lei infatti fu discepola prima di diventare madre, perchè ascoltò la Parola di Dio. Lo dice bene Sant’Agostino: "Maria ha fatto la volontà del Padre, perciò conta di più per Maria essere stata discepola di Cristo che essere stata Madre di Cristo." Ecco la grandezza di Maria. Da lei cominciò di nuovo la storia dell’amore di Dio con gli uomini, iniziata nel giardino della creazione, quando Dio si avvicinò tanto da parlare con l’uomo e la donna, e poi continuò a parlare con Abramo, i patriarchi, i profeti, i sapienti di Israele. Dio è venuto a parlarci, per stabilire una relazione di amore con noi, affinchè lo ascoltiamo, perché non ripetiamo quel peccato dell’origine, di cui ci racconta il libro della Genesi, che ebbe inizio proprio nel rifiuto di quella parola di amore, quando l’uomo e la donna preferirono ascoltare il serpente, il diavolo, lo spirito di divisione, invece di ascoltare il Signore. Tutto sembra paradossale in quell’attribuirsi la colpa reciprocamente, perché quando non si ascolta, la colpa del male è sempre degli altri e ognuno di noi è portato a giustificare se stesso e le sue scelte. E poi l’uomo si scoprì nudo, perché senza la parola di Dio rimaniamo tutti senza protezione, senza difese di fronte al male, e nasce la paura.
Dio allora entrò di nuovo nella storia, e la sua parola fu "grazia", perché il Signore può essere solo "grazia" per l’umanità: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te". Possiamo comprendere il turbamento e l’interrogativo di Maria. La Parola di Dio suscita turbamento e pone domande. L’angelo della Parola di Dio ci invita a non temere, a porre la nostra fiducia nel Signore. Certo, persino a Maria parvero impossibili quelle parole. Che cosa poteva pensare quella donna piccola e giovane di uno sconosciuto villaggio di Galilea davanti ad un annuncio così grande? Quando Dio parla, ci scopriamo tutti piccoli, fragili e deboli come bambini. È la condizione del cristiano: "Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli". Il tempo di avvento è il tempo dei bambini, di chi non si chiude nell’arroganza e nella tristezza di una vita spesa per se stessi. In questo itinerario di fede e di conversione come a Maria viene data anche a noi Elisabetta, una donna più anziana, che prima di noi ha creduto nell’adempimento della Parola del Signore. Tanti testimoni dell’amore di Dio prima di noi si sono scoperti piccoli, ma non hanno vissuto nella paura, nella rassegnazione o nel vittimismo, non hanno scelto di vivere per se stessi, hanno creduto che davvero niente era impossibile a Dio. Sono i santi, i patroni della nostra diocesi, Santa Maria Salome, di cui il prossimo anno celebreremo gli 800 anni del rinvenimento del corpo e dell’edificazione della basilica a lei dedicata, e Sant’Ambrogio martire, i santi Ormisda e Silverio, Santa Maria De Mattias, la Beata Maria Fortunata Viti, la Beata Maria Caterina Troiani e il passionista Beato Crimoaldo, e tanti fratelli e sorelle che ci hanno testimoniato la forza dell’amore di Dio. La fede crea unità tra uomini e donne deboli e diversi, ci fa ritrovare in un unico popolo, anche se siamo diversi. La fiducia in quella parola antica di amore fa nascere un popolo nuovo, senza confini e distanze, che impara l’unica lingua dell’amore di Dio, di cui tutti possono nutrirsi. È la lingua della preghiera e della liturgia. Qui noi insieme, ma anche ciascuno personalmente, si unisce a Maria per dire: "Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola." Si tratta di una risposta semplice, ma essenziale, perché, al di là delle paure, delle incertezze, e anche del protagonismo nel quale talvolta si vive, lascia che sia il Signore a operare nella nostra vita e a compiere il miracolo del cambiamento del cuore. Nel tempo di avvento siamo chiamati a fermarci, a volgerci verso il Signore per imparare di nuovo ad ascoltare. Questo fa il servo del Signore, come ci testimoniano le Scritture: ascolta, vive nell’amore e comunica agli altri la parola che ha ricevuto, come fecero Maria ed Elisabetta. Egla sa che "La Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà…Realista è chi riconosce in essa il vero fondamento". Così si è espresso Papa Benedetto nel recente Sinodo sulla Parola di Dio.
In Maria si compì il miracolo della nascita del Figlio di Dio, e lei, da discepola divenne Madre perché ascoltò, e si realizzò così la risposta a quel peccato delle origini che ha segnato la storia dell’umanità fino ad oggi. Attraverso di lei il Figlio Gesù poté schiacciare la testa del serpente, lo spirito del male che insidia la vita del mondo. Dio ha fatto partecipi anche noi di questo mistero di bene rendendoci figli adottivi, come dice la lettera agli Efesini: "In Cristo ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo". Possiamo non vivere più nella paura, perché l’adozione a figli ci rende donne e uomini liberi dalla schiavitù del maligno, ci permette di ascoltare il Signore che parla, di gustare la libertà dall’amore per noi stessi, e nella carità ci rende santi e immacolati. Anch’io desidero ascoltare con voi il Signore, come ho voluto esprimesse il mio motto: "Dei Verbum Audiens" ("ascoltando la Parola di Dio"), parole che iniziano la Costituzione conciliare Dei Verbum. Con questo comune impegno rendiamo grazie al Signore con Maria, discepola e Madre, e preghiamo perché rivesta la nostra debolezza con il manto della benevolenza, protegga la nostra diocesi e la Chiesa intera, e aiuti tutti ad ascoltare il Signore che ci parla.
Amen.
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