
“Se uno mi vuol servire mi segua,
e dove sono io, là sarà anche il mio servo.
Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.” (Gv. 12,26)
Abacuc 3,17-19;
Gv 12,23-26
Care sorelle e cari fratelli,
è sempre un motivo di gioia profonda vivere questo momento comune di preghiera tra pastori e fedeli di diverse Chiese e comunità cristiane durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Se è vero che ancora molto ci separa, tanto anche ci unisce. Questa sera noi vogliamo testimoniare al mondo soprattutto ciò che ci unisce, senza certo dimenticare la strada che dobbiamo percorrere per realizzare quell’unità piena per cui il Signore stesso ha pregato. Il mondo ha bisogno di unità, per questo ha bisogno di noi cristiani, seme e segno di unità. Ne ha bisogno il nostro paese, lacerato da divisioni e scontri quotidiani, ne hanno bisogno l’Europa e il mondo intero, dove le spinte alla separazione e all’isolamento sono continue. Siamo un villaggio globale, mentre di contro si moltiplicano le tentazioni a dividersi, i ricchi dai poveri, i deboli dai forti, i malati dai sani, gli autoctoni dagli stranieri, i giovani dai vecchi, i popoli e i gruppi tra loro. Ma il segreto della vita è l’unità, che rimane quella grande visione di Dio sulla famiglia umana.
Noi siamo responsabili di custodire e costruire quotidianamente l’unità là dove siamo, non lasciandoci ingannare dallo spirito di divisione, il “diavolo”, che ogni giorno ci illude che è meglio una vita solitaria ed individualista che una con gli altri e per gli altri. Ogni comunità cristiana dovrebbe essere il segno di questa unità, imparando a combattere ogni germe di divisione che si insinua nei cuori, nei pensieri, nelle scelte di ogni giorno.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato è la risposta a delle persone che erano andate a cercare Gesù, forse incuriosite alla sua parola. Non si racconta che Gesù li abbia incontrati, ma si riportano le parole che egli pronunciò dopo la richiesta di quegli uomini in ricerca. Tanta gente cerca anche oggi. Mi chiedo se noi discepoli del Signore ne abbiamo consapevolezza. L’apostolo Filippo, a cui si erano rivolti quegli uomini, andò a riferirlo a Gesù. Cari fratelli, apriamo gli occhi alla ricerca della gente che ci circonda. In questo momento di disorientamento e di crisi usciamo dal nostro piccolo mondo, dove ci abituiamo a stare con quelli che conosciamo e che appartengono ai nostri, cogliamo le domande e la ricerca di tanti e diamo a tutti la possibilità almeno di ascoltare la parola di Gesù, perché è da essa che diventa possibile il cambiamento di se stessi e della storia.
Certo le parole di Gesù sono sorprendenti e difficili da capire e da accettare in un mondo dove ci si abitua a cercare gloria per se stessi, ostentando se stessi, cercando riconoscimenti per sé e magari giudicando o disprezzando gli altri. “E’ venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato”, afferma il Signore. Quale ora? Non l’ora dello splendore, dell’affermazione di sé e delle proprie ragioni, della sconfitta degli altri. Al contrario l’ora di una gloria che si manifesta nella sofferenza, nella condanna, nella morte dell’unico giusto. Egli è il “chicco di grano caduto in terra”, che, morto, ha prodotto molto frutto. Noi siamo il frutto del suo dono di amore, dono di un uomo che non ha rinunciato ad amare neppure nell’ora del dolore e della morte, che si è preoccupato degli altri fin sulla croce. Il mondo ci illude che amando la nostra vita la salveremo. In realtà noi spesso la perdiamo proprio perché faremmo di tutto per difenderla, tenercela, conservarcela. Quante volte la perdiamo nella rabbia, nell’ostinazione con cui difendiamo noi stessi, nei litigi, nella tenacia con cui ci trinceriamo dietro le nostre ragioni, incapaci di ascoltare e di ascoltarci. Questa sera vogliamo prendere sul serio l’invito di Gesù. “Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.” Siamo umili servi, seguendo e ascoltando il Signore invece di noi stessi, e il Padre ci onorerà, come ha onorato e esaltato il Figlio. Solo nell’umiltà e nella sequela di Gesù saremo uniti e potremo mostrare al mondo la forza della nostra vita di fede, seme di pace e di unità.
Rinunciamo perciò alla prepotente dittatura del nostro io, al calcolo, all’insensibilità, a ogni motivo di divisione. Rinunciamo all’ignoranza dell’altro, a vivere senza amore. Dobbiamo tutti convertirci all’amore, spogliandoci di questo mondo vecchio e consolidato dentro di noi, di questa corazza che allontana e ferisce, per sanare le fratture del mondo. Dobbiamo tutti convertirci con una preghiera forte a Gesù, Signore nostro, che ci ha amati e ci apre la via dell’amore. Siamo una cosa sola nell’amore: facciamo l’un l’altro un patto d’amore. Siamo una cosa sola tra cristiani e l’odio e la guerra saranno vinti dall’amore.
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