
Bottega laziale, Sacra Famiglia, sec. XV Bassorilievo (Chiesa S. Pietro Ispano, Boville Ernica)Siamo in un tempo difficile. La crisi peserà su tante famiglie. Lo vediamo soprattutto per i disoccupati o i cassintegrati, ma anche per molte altre persone. La crisi rischia di rendere più difficili i rapporti e di pesare sulla convivenza. Dobbiamo vivere tutti con senso di responsabilità questo tempo e con uno spirito solidale e fraterno, altrimenti tutto diventerà ancor più pesante. Siamo rimasti tutti colpiti profondamente dai fatti di violenza nel nostro paese: a Torino l’assalto al campo rom, a Firenze l’assassinio di due immigrati senegalesi. Questi episodi sono purtroppo la conseguenza di una cultura del disprezzo che si è diffusa in questi anni: disprezzo per gli stranieri e i rom in particolare, ma anche disprezzo in genere verso gli altri, soprattutto per i più deboli. C’è una violenza diffusa anche tra noi, violenza di sentimenti, di parole, di atteggiamenti, che si manifestano nei continui litigi, nelle rabbie, nella mancanza di rispetto, nell’aggressività a fior di pelle pronta ad esplodere appena qualcuno ti tocca o ti ferisce.
Italiani, immigrati e Rom: siamo tutti nello stesso Paese e legati a un comune destino. Ogni spirito di cieco antagonismo è distruttivo e sterile e mina le basi stesse della comunità nazionale. Non si pensi che in questo momento difficile la ricerca del capro espiatorio possa essere una soluzione: ci si salva solo insieme. Razzismo e antigitanismo sono malattie che deturpano l’immagine dell’Italia e la rendono più brutta e più invivibile per tutti. L’immagine di una folla urlante e insensata che brucia un campo di Rom, fa tornare in mente tempi bui della nostra storia che portarono solo dolore e distruzione. Ciò di cui ha bisogno il nostro Paese è di una nuova cultura del dialogo, non del disprezzo. Nessuno deve cedere alla rabbia, allo spirito di vendetta o a ulteriore violenza. Occorre soprattutto una rinuncia totale alla violenza verbale: troppo spesso in questi ultimi anni le parole hanno contribuito a creare quella cultura del disprezzo che ha prodotto l’attuale clima sociale contaminato e pesante.
Per questo mi piacerebbe che il Natale fosse un’occasione per fermarsi, riflettere, ritrovare la pace del cuore, la serenità dell’anima. Questa pace si trova con Gesù. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra a gli uomini che egli ama”, cantano gli angeli sulla mangiatoria di Betlemme. La gloria di Dio è la pace sulla terra, tra gli uomini. Pensate quanto è diverso Dio da noi: lui si gloria se noi siamo in pace. Per gli uomini la gloria è spesso la conseguenza della sconfitta del nemico, e non solo in guerra, è la prova dell’affermazione di se stessi. Abbiamo bisogno di pace tra noi, di pace per i popoli in guerra (per questo faremo il 31 dicembre la consueta marcia della pace che si concluderà con il Te Deum di ringraziamento in Cattedrale ), di pace nelle famiglie, nelle città, nei paesi, nelle contrade. Quanti conflitti quotidiani e inutili liti!
Nella crisi occorre attrezzarsi. E’ necessario un sussulto di bontà, di solidarietà, di amore, di vicinanza a chi soffre. Ricordiamo sempre che la gioia viene dal dare più che dal ricevere. Per questo come ogni anno il pomeriggio del 21 andrò in ospedale a salutare i malati, il 23 mattina in carcere, mentre il giorno di Natale faremo il tradizionale pranzo con i poveri nella chiesa di San Francesco a Ferentino nello spirito di quello che la Comunità di Sant’Egidio fa da più di 20 anni a Roma e in più di 70 paesi del mondo. Domani faremo una raccolta alimentare davanti supermercati in tutta la diocesi per venire incontro alle necessità di tante persone, che quotidianamente vengono ai centri Caritas e nelle nostre parrocchie. Sono piccoli segni, ma noi abbiamo bisogno anche di segni per essere aiutati a vivere con gli altri e per gli altri, superando la cultura del disprezzo, per guardare al futuro con speranza. Se qualcosa deve cambiare, questo dipende anche da noi, anzi, direi, soprattutto da ognuno di noi. A Natale il Signore ci viene a dire che l’impossibile può diventare possibile a chi crede, come avvenne a Maria Vergine, nonostante le incertezze e le paure della nostra vita. Questo è il mio augurio a tutti, soprattutto agli anziani, ai malati, ai sofferenti, ai profughi della Libia che sono tra noi ospiti della diocesi, a chi vive nella difficoltà, ai poveri. Che il Signore conceda a tutti pace.
+ Ambrogio Spreafico
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Signore,
tu che vieni nel mondo
non come un potente o un forte,
ma nella debolezza di un bambino
che nasce povero,
perché nelle case della città
non c’era posto per te.
Anche oggi nel mondo e nel nostro cuore
c’è poco posto per te,
perché siamo tutti presi da noi stessi,
dalla prepotenza
delle nostre ragioni e abitudini.
Tanti nel mondo sono come te,
poveri e deboli, dimenticati da tutti:
bambini, anziani, malati,
carcerati, condannati a morte.
Con loro bussi al nostro cuore,
perché ci liberiamo
almeno un po’ da noi stessi.
Tu sei la Parola di Dio fatta carne.
Insegnaci ad ascoltarti
perché il cuore si allarghi all’amore.
Come i pastori
vorremmo venire tutti a Betlemme
per poter comunicare al mondo
la gioia e la speranza di un Natale di pace.
+ Ambrogio Spreafico
