Omelia Vigilia della festa di Sant’Ambrogio martire 2023

Concattedrale di Ferentino
Domenica 30 aprile 2023

Come ogni anno lo Spirito del Signore ci raduna in questo luogo antico che porta in sé la storia di fede di tante generazioni di donne e uomini che con la loro umanità, nutrita dalla fede, hanno fatto sì che il Vangelo di Gesù arrivasse a noi. La consapevolezza di questa storia ci fa capire che siamo un popolo, non siamo i primi e non gli ultimi. Ci sono qui donne, uomini, mamme, papà, figli, nonne e nonni, nipoti, un seguito di generazioni che hanno continuato questa memoria e hanno trovato in questo martire una luce per ascoltare e seguire Gesù. Senza di loro, senza la fede del nostro martire e degli altri, che con lui non hanno rinunciato a Gesù neppure davanti ai potenti e alla violenza, non saremmo qui.

Il vangelo ci ha parlato di ladri e briganti. Il mondo è popolato di ladri e briganti, che lavorano per sé, per accrescere il loro potere e la loro ricchezza. Essi ti illudono di felicità che non sono vere, come l’alcol, la droga, il gioco d’azzardo, la facile ricchezza, la corruzione, e quanto più si potrebbe dire. Ma sono e restano ladri e briganti che ti vogliono solo raggirare, imbrogliare, rubare la vita.

Qui noi incontriamo Gesù, che è il pastore che ti fa entrare dalla porta giusta, la porta del recinto, cioè del popolo che noi siamo, che ti dà felicità e ti salva. Se lo ascolti, se accogli la sua voce tu entri e scopri che ti vuol bene, ti vuole aiutare. Gesù, il pastore, sa anche che sei fragile, a volte pieno di paure e incertezze. Per questo si mette davanti a te e a noi per guidarti, indicarti la strada giusta, quella del bene, dell’amore per gli altri, a partire dai poveri e dai bisognosi.

Poi sulla porta c’è il guardiano che ti apre e ti fa entrare. Oggi mi piace vedere in lui Sant’Ambrogio, ma anche quelli che nella Chiesa sono chiamati a essere pastori: il Papa, i vescovi, i sacerdoti. Oggi la Chiesa ci invita a pregare per vocazioni, proprio perché ci siano uomini che continuino ad aiutarci come Pastori buoni ad incontrare il Signore. Ma anche noi dobbiamo imparare ad aprire la porta, perché anche altri possano ascoltare la parola di Gesù e farsi guidare da lui, trovare in lui senso e luce. Non facciamo delle nostre comunità dei recinti chiusi, dove ci sono solo quelli che la pensano allo stesso modo, e magari senza volerlo, escludono gli altri.

La Chiesa è una famiglia universale con la porta sempre aperta, che accoglie e dialoga perché la porta è Gesù e noi siamo il suo popolo di sorelle e fratelli. Per questo siamo in festa, perché “è bello e dà gioia che i fratelli siano insieme”, come recita il Salmo 133. Gustiamo la gioia della fraternità con il nostro martire perché contagi gli altri nel bene. E con lui, che ha subìto il martirio, invochiamo il Signore della pace per la pace nel mondo, soprattutto in Ucraina; cessi finalmente il rumore assordante delle armi e si aprano vie di dialogo.

Affidiamo al Signore questa città, questa terra, noi tutti, perché ci impegniamo a volerci bene e ad essere segno di unità e di pace, e, come quella gente che ascoltava l’apostolo Pietro, anche noi ci lasciamo trafiggere il cuore dalla Parola di Dio per cambiare noi stessi e il mondo. Infatti, se ascolti la Parola di Dio, essa ti guiderà e ti farà gustare la gioia e la bellezza di essere popolo, fratelli e sorelle che si amano e che aprono la porta, come il guardiano, perché anche altri possa partecipare a questa gioia.

+ Ambrogio vescovo

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