
V Domenica di Quaresima
Trasmessa da Radio Ferentino
Care sorelle e cari fratelli, abbiamo davvero bisogno i questi giorni di ascoltare la Parola di Dio, una parola di vita e di resurrezione. Davanti alla morte di tanti in queste settimane e davanti alla malattia oggi riceviamo una profezia di vita per i vivi e per i defunti. Il profeta Ezechiele si rivolge agli esiliati a Babilonia, un popolo privato di tutto e deportato, che ha lasciato alle spalle una città distrutta e depredata delle sue ricchezze, un popolo deluso davanti a un Dio che sembra avere perso la sua forza, una città dove erano rimati solo i più poveri. Potrà di nuovo il Signore salvare quel popolo? Potrà Israele tornare a vivere sereno e in pace nella sua terra? Potrà Gerusalemme essere ricostruita e i suoi poveri sfamati?
Care sorelle e cari fratelli, sono domande che forse, seppur in maniera diversa e in un contesto differente, accompagnano anche noi in questi giorni. Chi ci salverà da questa pandemia che sta mettendo a dura prova la vita di tante persone, che provoca morte, che sta eliminando una generazione di anziani, così preziosi per la vita delle nostre famiglie, che sta moltiplicando le sofferenze dei poveri? Dov’è il Signore? Forse dorme, come nella barca mentre i discepoli stanno per essere travolti dalla tempesta? Cari fratelli, Il Signore è con noi nella barca, è con noi come era con il suo popolo in esilio e con coloro che erano rimasti a Gerusalemme. Lo dice il profeta, lo dice la Parola di Dio, quando proclama che siamo sotto il dominio dello Spirito che abita in noi. Lo Spirito è la vita di Dio, è la sua forza, che è speranza, visione, lotta per il bene.
Gesù non si rassegnò davanti alla malattia e alla morte del suo amico Lazzaro. Non rimase inerte. Decise di andare da lui, nonostante i discepoli lo sconsigliassero, perché tornare in Giudea sarebbe stato pericoloso per lui. Ecco la prima cosa da fare, cari fratelli: decidere di andare là dove qualcuno sta male, dove la malattia e il bisogno ci chiamano. Non possiamo non ricordare e affidare al Signore tutti coloro che in questi giorni lo fanno quotidianamente rimanendo vicino ai malati con dedizione e generosità negli ospedali. Gesù andò e gli vennero incontro Marta e Maria per dirgli che Lazzaro era morto. La risposta di Gesù rimase per loro incomprensibile, ma insieme andarono al sepolcro piangendo. Solo un’altra volta si parla del pianto di Gesù, quando dal monte degli ulivi guarda Gerusalemme e piange su di essa (Luca 19,41). Gesù non rimane indifferente davanti al dolore e alla morte. Partecipa al dolore di Marta e Maria, e dei “Giudei che erano venuti con lei”. E la gente dice: “Guarda come lo amava”. Gesù ama e piange. Piange perché ama. E poi, dice il Vangelo, che “fremette dentro di sé”. Gesù freme di sdegno davanti alla morte, non può accettare che la morte sia l’ultima parola della vita di un uomo. La morte è il suo e il nostro nemico. Anche noi oggi fremiamo di sdegno davanti alla morte ingiusta e improvvisa di Michele, uomo che veniva alla mensa e partecipava ai pranzi di Natale della Comunità di Sant’Egidio come un amico prezioso. Dormiva in una roulotte, che è bruciata con lui per una bombola di gas esplosa. Con Gesù lo piangiamo e lo affidiamo alla sua misericordia, lui che tanto ha sofferto in questi ultimi anni, perché viva nella pace del Paradiso.
+ Ambrogio Vescovo
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