
O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la santa Cena
nella quale il tuo unico Figlio, prima di consegnarsi alla morte,
affidò alla Chiesa il nuovo ed eterno sacrificio,
convito nuziale del suo amore,
fa’ che dalla partecipazione a così grande mistero
attingiamo pienezza di carità e di vita. (Dalla Colletta)
Care sorelle e cari fratelli,
“Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Così iniziò quel giorno straordinario, nel quale il Signore ci ha voluto lasciare il memoriale della sua morte e resurrezione, la cena eucaristica, che questa sera celebro con voi qui a Ceprano durante il quarto centenario dell’esposizione al culto della statua lignea qui venerata di Sant’Arduino, patrono di questa città.
L’evangelista Giovanni, a differenza degli altri Vangeli, non ci trasmette le parole di Gesù sul pane e sul vino, ma dedica molto più spazio dei Vangeli sinottici alla cena del Signore con gli apostoli, nella quale ci tramanda un lungo discorso di Gesù che termina con una preghiera al Padre. Qui l’evangelista concentra il senso della missione di Gesù. Proprio le parole iniziali del racconto della lavanda dei piedi ci mostrano che in quel gesto si manifesta l’amore senza limiti di Gesù per noi, che tanto ci interroga. Certo non si può non rimanere stupiti di come un amore così grande si esprima nel lavare i piedi dei discepoli. Noi manifestiamo un grande amore con sentimenti, parole, regali, gesti magari eclatanti.
Cosa fa invece Gesù? “Si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo pose attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano”. Egli si abbassa, si china su quei discepoli, si umilia fino ai loro piedi. Quale grande della terra farebbe un gesto simile per mostrare il suo amore per i suoi amici? Chi di noi farebbe un atto così umiliante in un mondo che ti abitua ad innalzarti sugli altri, non certo a chinarti fino ai loro piedi? Eppure proprio in questo gesto di Gesù si nasconde il segreto dell’amore di Dio per noi. Per questo Egli ha inviato il suo Figlio il quale, come recita la lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato domenica, “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini…umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,6-8). Umiltà e amore sono strettamente legati l’uno all’altro. L’orgoglio, la superbia, un idea troppo alta di se stessi, impediscono un amore vero. Solo l’umile sa voler bene con gratuità, senza interesse, perché il suo interesse è quello degli altri, a cominciare dai poveri e dai bisognosi. La nostra società è piena di gente prepotente, che cerca di imporsi, che pur di fare il proprio interesse non rinuncia a nulla, rendendo amara la vita a sé e agli altri. Per questo il mondo è poco umano, per questo molte volte i deboli, i vecchi, i poveri, sono abbandonati a se stessi. L’umiltà avvicina, la superbia allontana e divide.
Gesù ci insegna che l’amore vero è fatto di piccoli gesti. Ricordiamo la parabola del buon samaritano: si fermò accanto a un uomo derubato e abbandonato curandone le ferite e facendosi carico di lui fino alla guarigione. Cari fratelli, talvolta siamo anche noi come Pietro, che non volle farsi lavare i piedi da Gesù. Non fu per rispetto al Signore, ma per orgoglio. Non credeva di avere bisogno di quel gesto. Si riteneva “puro”, cioè giusto, buono abbastanza per lavarseli da solo senza l’aiuto di Gesù. Nella vita anche i cristiani talvolta si comportano come Pietro. Sicuri di sé, sono convinti di essere già abbastanza buoni da non aver bisogno di essere perdonati e purificati. Magari giudicano gli altri invece di attirarli con pazienza all’amore di Dio. Vedete, i piedi di quei discepoli erano davvero sporchi, perché si camminava senza calze, solo coi sandali o a piedi nudi. E le strade non erano certo asfaltate. I piedi dei discepoli avevano perciò bisogno di essere lavati. Anche noi, fratelli e sorelle, siamo sempre un po’ sporchi dentro, sporchi di egoismo, di amore per noi stessi, di superbia, di piccole prepotenze, di pregiudizi e di facili giudizi, sporchi per le arrabbiature, i litigi, le divisioni. Il nostro cuore, i nostri sentimenti e pensieri, i nostri gesti, non sono sempre puliti. Insomma, siamo tutti dei poveri peccatori, bisognosi del perdono e dell’amore di Dio. Gesù si china oggi anche su di noi per purificarci ed aiutarci. Lasciamoci purificare da Gesù, lasciamoci aiutare da lui. Nessuno di noi è così buono e giusto da poter considerare inutile l’aiuto di Gesù e il suo perdono. Torniamo bambini in questa settimana santa, umili e fiduciosi davanti al Signore.
Il Vangelo termina con l’invito di Gesù: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”. Gesù ci invita ad occuparci gli uni degli altri, a cominciare da piccoli gesti di gente umile che impara ad aiutarsi. Chinarsi sugli altri, aiutarsi l’un l’altro, occuparsi dei bisognosi, è l’unica risposta possibile alla divisione che domina il mondo e che tante volte si insinua anche nelle nostre realtà ecclesiali. Proprio all’inizio di quella cena Gesù aveva parlato del “diavolo”, lo spirito di divisione, colui “che aveva messo in cuore a Giuda di tradirlo”. Cari fratelli e care sorelle, forse nella vita di tutti i giorni a fatica riusciamo a vivere come la famiglia di Dio, ma attorno alla mensa del Signore si crea di nuovo quell’unità che ci dovrebbe caratterizzare come cristiani. Quel pane e quel vino che diventano corpo e sangue di Cristo ci rendono comunità dell’alleanza, uomini e donne di un popolo al cui centro non c’è nessuno di noi né il nostro protagonismo, ma il Signore che si offre in sacrificio per la salvezza del mondo. Egli si è abbassato tanto da farsi cibo per noi, per nutrire la nostra fame e sete di amore, per salvarci da quel terribile male, che è l’amore per noi stessi. Ogni volta che ci ritroviamo nella casa di Dio, soprattutto nel giorno di Domenica, possiamo gustare la gioia dell’unità, dell’amicizia, della comunione con il Signore e tra noi.
La Chiesa italiana si sta preparando al Congresso Eucaristico. Oggi, nel giorno dell’istituzione dell’Eucaristia, insieme a tutta la Diocesi, compiamo una tappa significativa di questo itinerario e ci impegniamo personalmente e come comunità a riscoprire il senso e l’inestimabile valore del dono che Gesù ci ha lasciato. Che il corpo donato per noi e il sangue versato possano trasfigurare la nostra povera vita rendendoci sempre di più la comunità della nuova ed eterna alleanza, partecipe della morte del Signore per poter risorgere un giorno con lui, ma già fin d’ora per poter essere testimoni gioiosi della speranza della vita che ha vinto la morte e dell’amore di un uomo che non ha voluto salvare se stesso, ma noi.
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